Sarà che la Pasqua quando arriva, arriva. Ma la certezza del Natale è altra cosa, soprattutto perché fa rima con rincari. Quelli certissimi che entreranno in bolletta e che faranno uscire dalle tasche delle famiglie circa 100 euro in più rispetto allo scorso anno. Le ragioni sono da ricercare in primis nell’eccessivo peso in bolletta degli oneri generali di sistema, negli sconti ai grandi energivori, nella morosità e a varie altre voci che vanno ad appesantire il conto finale, tanto che già negli ultimi 7 anni le famiglie hanno pagato il 21% in più la bolletta elettrica.
Andiamo con ordine. Entro fine anno il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, dovrà comunicare l’aggiornamento tariffario trimestrale per i clienti del mercato tutelato che scatterà martedì primo gennaio. Ma il garante non può più intervenire per mitigare l’impatto dell’attuale congiuntura economica sfavorevole attraverso un congelamento degli oneri di sistema, come già fatto negli ultimi sei mesi. Questa voce, che pesa per un quarto del totale della bolletta, serve a finanziare la messa in sicurezza del nucleare, gli incentivi alle rinnovabili, il sostegno alla ricerca, il bonus sociale destinato alle famiglie meno abbienti, le agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia e per il settore ferroviario. Tanto che se non ci fosse stato il congelamento degli oneri, oltre agli aumenti registrati a luglio del +6,5% e del +7,6% a ottobre (6,1 per il gas), la bolletta sarebbe ulteriormente cresciuta di oltre 10 punti percentuali. Ma questo maquillage contabile non può più essere utilizzato, perché senza quel “tesoro” prelevato in bolletta si mette a rischio la sostenibilità della Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea) che si occupa proprio di gestire i fondi alle rinnovabili che da sempre paghiamo con gli oneri di sistema. Ed ora la loro riattivazione rischia di far esplodere la bolletta della luce con un aumento per il primo trimestre del 2019 tra il 10% e il 15% incorporando anche le altre variabili, come il fattore meteo (andando incontro al freddo si consumano più luce e gas) e il nuovo meccanismo di calcolo che da giugno 2017 causa aumenti e diminuzioni molto più sostenuti rispetto al precedente conteggio.
L’Arera per evitare la stangata ha potuto solo rimandare di un altro anno il completamento della riforma delle tariffe relativa alle componenti degli oneri generali di sistema che dal 2020 si baserà sul conteggi indifferenziate per tutti. Slittamento deciso anche per evitare che i forti aumenti si aggiungano a quelli legati agli sconti previsti per gli energivori, introdotti dall’ex ministro del ministero dello Sviluppo economico Calenda, scaricando sui consumatori un aggravio di 250 milioni di euro per le famiglie e di 450 milioni di euro per le piccole imprese.
Altra brutta notizia. Anche per il 2019 è sfumata la possibilità di far diventare automatico lo sconto in bolletta per le famiglie più povere. Il governo ha infatti ritirato l’emendamento alla manovra che le associazioni di consumatori attendevano da anni: quello che avrebbe evitato alle famiglie l’obbligo di richiedere ogni anno il bonus luce e gas, che toglie fino a 184 euro di luce e 273 di gas all’anno. “L’emendamento che non comportava alcuna uscita per lo Stato – spiega Luigi Gabriele di Adiconsum – autorizzava l’Inps a comunicare i dati Isee all’Acquirente Unico, la società pubblica che detiene le informazioni relative a tutte le utenze elettriche in Italia. Un semplice scambio di dati che avrebbe garantito ai clienti meno abbienti un’agevolazione economica, senza dover combattere con la burocrazia”. Ma alla fine è stato ritirato l’emendamento con la motivazione di “voler migliorare il testo, inserendo anche il bonus idrico che oggi stenta a decollare, e una copertura parziale fuori dagli oneri in bolletta”, aggiunge Gabriele.
Quindi ancora per l’anno nuovo 4 milioni di potenziali famiglie che vorranno fare richiesta del bonus, dovranno rivolgersi a un Caf per farsi calcolare l’Isee che verrà poi trasmesso all’Inps, e presentarsi agli sportelli comunali per compilare la richiesta. Un iter che di fatto rende il bonus un flop: dal rapporto annuale dell’Arera emerge che l’anno scorso sono sì aumentati i beneficiari della misura e anche gli importi erogati ma la percentuale di chi ne usufruisce rispetto a chi ne ha diritto è ancora molto limitata, tra il 30 per cento e il 32 per cento.
Ciliegina sulla torta. Il Tar di Milano ha confermato che “la socializzazione degli oneri di sistema non versati ai distributori è legittima”, così come aveva stabilito l’Arera. La storia è nota. Parte degli oneri di sistema (circa 200 milioni di euro) lasciati insolventi da alcuni operatori del mercato libero nei confronti dei distributori di rete, da gennaio 2019 saranno spalmati su tutti i clienti che hanno sempre pagato regolarmente e che si ritroveranno così a versare altri 2 euro in più all’anno.