Se ci riesce plana sui problemi, altrimenti li scansa. Alla televisione del pianto (“per me pornografia”) preferisce la leggerezza, identificata come stile e compagna di vita. Quando parla quasi sempre sorride, e la sua risata si riconosce, poi gioca con i capelli, fissa negli occhi, non gli interessa apparire meglio o diverso. Va bene così. Sa esattamente chi è e cosa rappresenta; la depressione per Enrico Papi è oscura in quanto sconosciuta.
E così in trenta e passa anni di televisione è uno dei pochi, forse l’unico, ad aver attraversato tre colossi: Rai, Mediaset e ora Tv8 con due programmi, Guess My Age – Indovina l’età e La notte dei record; ha lavorato con totem come Maurizio Costanzo, Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Sandra Mondaini, “E pensare che mio padre neanche voleva, ‘rischi una delusione’. Allora mi mantenevo da solo, e quando andavo in tournée spesso dormivo in macchina”.
Quale tournée?
Ho aperto i concerti anche di Fiorella Mannoia, Ivan Graziani e Nino D’angelo.
Il ruolo?
Il comico, però tempo dopo ho capito che non mi chiamavano per le mie doti umoristiche, ma perché con me presente non pioveva.
È una battuta?
È vero! Una sera, alla fine del mio spettacolo, per caso ascolto una conversazione tra manager: “Come mai ingaggi Papi? Non fa ridere”. E l’altro: “Zitto, quello ha un culo incredibile: è da una settimana che piove, e ha smesso solo oggi. Con lui ogni volta è così”.
Ci è rimasto male?
Mica sono matto, l’importante era lavorare; per risparmiare, oltre a dormire in auto, una vecchissima Mercedes acquistata usata, accompagnavo alcuni componenti della band e da loro strappavo i soldi della benzina.
Formichina.
Andavo pianissimo per non consumare, ed era diesel.
Per i primi anni in Tv si è occupato di gossip.
La mia prima vera forma di guadagno.
Prendeva in giro i vip.
Ho cercato di spettacolarizzare il gossip, nessuno si è mai incazzato, magari si stranivano; Alba Parietti mi gridava: “Basta, mi perseguiti”, oppure Valeria Marini; però solo gli stranieri come Sylvester Stallone e Bruce Springsteen si sono realmente avvelenati.
Ha avuto una storia con la Marini.
Non ricordo, ho la memoria breve.
Notizia fake, allora.
Ho i file pieni.
Botte ne ha prese?
Una bella pizza da Beppe Grillo e dopo mi ha chiesto i soldi.
Doppietta.
Eravamo in Sardegna, lui in spiaggia. Si tuffa. Arrivo con la telecamera nuova, presa a rate e grazie a un leasing con una banca: milioni di lire; riprendiamo la scena, mi riconosce, esce dall’acqua, si avvicina sorridente, io tranquillo vado verso di lui…
E…
Neanche risponde al mio “ciao”, mi dà una pizza, il microfono cade, io sbalordito riesco solo a dire: “Ma come, l’ho pagato a rate!”. E lui: “Ora i soldi li devi dare a me: hai strappato delle immagini e un’intervista, voglio un miliardo di lire da Mediaset”.
Un miliardo?
Nel frattempo rimedia un foglio: “Firma qui, è scritto che Berlusconi mi deve un miliardo”.
Lei?
Accetto, ma era tutto provocatorio: da persona intelligente Grillo era andato oltre la mia scenetta, aveva impostato la replica.
Lei è appassionato di riviste scandalistiche.
Da sempre. Ho iniziato con i pettegolezzi del palazzo dove vivevo da bambino: parlavo con le signore della scala (altra risata); ancora oggi conosco i segreti di chiunque.
Proviamo?
So tutto!
Come mai?
Perché mi raccontano, e se non ricevo le novità, allora indago.
Sembra una minaccia.
Per me è pura goliardia.
A chi deve molto?
A Berlusconi: guardava il mio programma di gossip, trasmesso di notte sulla Rai; fu proprio lui a segnalarmi ad Adriano Galliani.
Berlusconi appassionato di gossip notturno.
Sostituii Sgarbi nella finestra dopo il telegiornale: quando me lo dissero pensai a uno scherzo, credevo di essere vittima di una candid camera; mesi dopo, alla festa per gli auguri di Natale, mi presentò Mike Bongiorno: “Lui è il mio ultimo acquisto”.
E Bongiorno?
Non ricordo la replica, ma con Mike c’era qualche problemino per un presunto scoop gossippato.
Che aveva combinato?
A Sanremo, quando Mike presentava il Festival, mandai in onda un servizio con lui che entrava in albergo accompagnato da una donna…
Beccato.
Era il suo ufficio stampa, eppure associai le immagini al commento: “Chissà quanto tempo è rimasta dentro…”. Lui manifestò un certo disappunto: “Mi fai cazziare da mia moglie!”.
Il sito “Dagospia” lo legge?
Sì, ma credo di stare sulle palle a Roberto D’Agostino.
Meritatamente?
Anni fa ho scritto un libro, Vips, dove racconto di scandali torbidi, senza i nomi ufficiali. Appena pubblicato mi chiama D’Agostino: “Bello, divertente, ma chi c’è dietro quei personaggi?”. Scoppio a ridere: “Veramente ho scritto tantissime cavolate”. Ci è rimasto male.
In casa chi leggeva i giornali scandalistici?
Nessuno, solo io. Anche quando andavo dal barbiere sceglievo le riviste patinate.
Chi è il suo mito?
Raimondo Vianello, il numero uno, in grado di abbinare come nessuno l’intelligenza alla leggerezza.
Ha condotto un programma con sua moglie.
Un giorno Maurizio mi propone un progetto estivo. Rifiuto. Non mi sentivo adatto. Insiste, allora butto lì un’idea folle, senza speranze: “Solo se c’è Sandra Mondaini”. Lei accetta, con lo stesso Maurizio stupito.
Insomma.
Chiuso l’accordo ci diamo appuntamento a Riccione, alle dieci nel suo albergo; solo che lei viaggiava in treno, mai in aereo, così la produzione mi tranquillizza: “Arriva pure dopo, dovrà sistemarsi”.
Obbedisce.
Che errore. Mi presento mezz’ora dopo e non la trovo. Chiedo alla reception: “È in camera”. La chiamo, risponde un’amica: “È arrabbiata. Non scende”. Cosa ho fatto? “È in ritardo”.
Così?
Alla fine le parlo: “Ai miei tempi non ho aspettato nemmeno Macario, per punizione ora andiamo in gioielleria, scelgo quello che voglio e tu lo paghi”.
Scherzava?
Serissima. Ha scelto la migliore di Riccione, si è piazzata davanti al negoziante e ha scandagliato una serie infinita di collezioni, le più ricche, e con tempi lentissimi. Cadenzati.
Lei sudava.
Non fiatavo. E più tacevo, più si calmava, più abbassava le pretese, fino a quando ha preso in mano un braccialetto da poco: “Questo ti piace?”. “Tantissimo, è perfetto”. Lo ha indossato e siamo usciti…
Rimpianti o sensi di colpa?
Nessuno dei due. Alla fine riesco a concludere quello che voglio.
Maurizio Costanzo.
Gli voglio bene, è il mio testimone di nozze, e rappresenta un maestro per chi vuole intraprendere questo mestiere: vicino a lui ho capito molto.
Tipo?
Nelle interviste è necessario ascoltare chi si ha di fronte.
Utile.
No davvero, spesso partono con una serie di domande prestabilite, e non capiscono quando è giusto abbandonare la scaletta e approfondire uno spunto.
Altra lezione?
Di rispettare l’interlocutore, chiunque sia: in quel momento è la tua star, la persona più importante.
Come andava a scuola?
In autobus.
Una volta sceso?
Non studiavo e poi dedicavo il mio tempo agli scherzi contro i professori: in classe c’era un diario con le mie cavolate, intitolato “papiadi”.
Un esempio.
Le classiche puntine sulla sedia dell’insegnante o quando ho riempito la classe di palloncini gonfiabili.
Diplomato, con?
Meglio non dirlo.
Ha mai temuto di diventare una meteora della Tv?
No, perché in qualche modo un segno l’ho lasciato, non ho mai solo condotto, ho dato il mio contributo in ogni trasmissione, a partire da Sarabanda.
Qual è il suo imprinting?
Far rilassare le persone.
Intrattenitore.
La leggerezza come punto primario.
La televisione che commuove, le piace?
La trovo pornografica. Però ha un suo pubblico.
La reti ci puntano tanto.
Costa poco: basta chiamare chi ha subito un dramma, piangono, e hai risolto il problema; e il pubblico sa con chi identificarsi o come esorcizzare.
Non ama le lacrime.
Non le sopporto, non ho mai rimproverato i miei figli e proprio per non vederli piangere; non sopporto sentir mugolare neanche il cane.
Raffaella Carrà.
Mito assoluto, per lei ho bluffato come un folle a carte.
Ha imbrogliato la Carrà?
È un’appassionata di gioco, io non capisco nulla. Un giorno mi propone: “Conosci Tresette”. “Certo”. “Giovedì organizzo un torneo, vieni?”
Soluzione?
Chiamo un amico, un professionista, e per una settimana mi chiudo in casa e studio; al torneo sono arrivato in finale, ma da quel giorno ho smesso, e non ricordo le regole.
Quanto è bugiardo?
Per niente, però a volte evito le verità (la sua assistente scoppia a ridere).
Superstizioso?
Tanto, sono quasi da curare.
Con l’età si peggiora.
È un continuo, e poi credo nei rapporti positivi e in quelli negativi: se un tipo lo inquadro come strano, scappo; se il primo giorno entro in uno studio vestito in un modo, e va bene, i successivi replico all’infinito; inoltre saluto sempre le stesse persone, e se uno mi dice “buona giornata” e poi va male, è la fine.
Non si contiene.
Lo so ed è da cretini. Se indosso una maglietta e quella giornata risulta positiva, sono capace di lavarla la sera per poi rimetterla il giorno dopo.
Quando ha detto “sono io quello famoso”.
Un giorno a Sanremo: arrivo in un ristorante per un servizio e trovo la folla. Erano lì per me. In qualche modo è stata la fine della trasmissione che conducevo in Rai
La telecamera è una droga?
La vera dipendenza è quella di parlare al buco nero.
Se n’è reso conto subito?
Immediatamente, e quello con la camera diventa un rapporto sessuale; e quando ho avvertito che questo mondo mi stava prendendo, ho mollato.
Spaventato.
Con questo lavoro non capisci mai quali sono gli amici veri, “ti voglio bene” è la frase più inflazionata, e alla terza volta che la stessa persona te la propina, sono dolori; quando ti rendi conto di vivere solo circondato da queste persone, è meglio mollare.
Si è riossigenato.
Ci sono persone che vivono un perenne “Grande fratello” e senza saperlo.
Ci andrebbe?
Mai, non sarei me stesso.
Tra la D’Urso e la Venier, chi le piace di più?
Bastardo.
Eh?
Sono amico di Barbara e nel suo genere è bravissima, però mi piace anche Mara per la sua empatia.
Cosa vuole?
Far sorridere. Quando in Rai ho partecipato a Tale e quale, ogni giorno andavo in pellegrinaggio nel camerino che un tempo è stato di Totò: è il sorriso a far andare avanti il mondo, e bene.
Twitter: @A_Ferrucci