Come Shakespeare, come Molière, anche Agatha Christie – sul palco – sta in piedi da sola: funziona con poco, ma anche con il troppo di un allestimento libero e iconoclasta. Giochi di prestigio – diretto da Pierpaolo Sepe, adattato da Edoardo Erba e in tour fino a metà marzo – è un giusto compromesso, anche se ai puristi (della giallista) potrebbero non tornare i conti.
Indubbiamente originale è la Miss Marple di Maria Amelia Monti, svanita e cinica al punto giusto, sbevazzona un po’ oltre il consentito. La signora è qui alle prese con un delitto spiazzante, coperto da un altro, mancato omicidio: siamo nella desolata e lugubre campagna inglese degli anni Quaranta, in una famiglia molto allargata, di cui “capo” è Lewis, filantropo e utopista, e consorte è Caroline, ex compagna di college di Jane Marple, più codazzo di figli e figliastri (Gina, Mildred, Alex, Christian) e un poco commendevole segretario, Edgard, autistico e violento.
Essendo un giallo, ma essendo pure una pièce tradizionale, vi è unità di tempo, luogo e azione, e non è l’unica convergenza tra thriller e arte drammatica: una, ad esempio, ha talento per la recitazione; un altro sta imbastendo uno spettacolino con i ragazzi borderline aiutati da Lewis; la tenuta ospita al suo interno un palcoscenico; l’assassino, infine, come un abile mago o uno scafato commediante, fa fessi tutti con un trucco risibile. Potente, fatale è la scena della ricostruzione del delitto ma, dal titolo alla trama, tutto rimanda al metateatro, rendendo la storia qualcosa di più pensoso e universale rispetto a una, pur intrigante, pistolettata. Il regista è esplicito: “Bisogna essere grandi prestigiatori per raccontare i gialli, e dove, se non a teatro – il luogo della dissimulazione per eccellenza – può riuscire il trucco più rischioso di tutti?”.
Energico il cast (Roberto Citran, Sabrina Scuccimarra, Sebastiano Bottari, Marco Celli, Giulia De Luca, Stefano Guerrieri, Laura Serena) e agile e divertente la riscrittura di Erba, nonostante l’umorismo (pseudo)inglese non sia sempre colto dal pubblico italiano. L’atmosfera, però, è talvolta spinta, tesa, cupa: d’accordo che sono tutti un po’ pazzi, e/o papabili omicidi, ma le “telefonate” e gli ammiccamenti sono eccessivi, così come l’onnipresente sottofondo musicale e i gridati dei già microfonati interpreti.
Monti/Marple è una vecchia conservatrice, pettegola, deliziosa e acida in egual dosi: ama l’ordine imposto dalle classi sociali, “non ha categoricamente fiducia nel genere umano” ed è così intelligente da sentirsi libera di dire stupidaggini, sulle lumache come sulle talpe, sull’oca in giardino, sul maglione del nipote, sui vicini di casa di St. Mary Mead… Ha capito ogni cosa lei: non perché non reciti una parte una commedia, ma perché finge molto meglio degli altri. Ah, gli attori, “tutti criminali mancati”.