Statuina di Hitler nel presepe, l’artigiano si difende così: “Un lavoro su commissione”

Hitler nel presepe? C’è a chi piace, ma la statuina realizzata dal maestro pastoraio Gennaro Di Virgilio nella sua bottega di San Giorgio a Cremano ha destato scalpore e indignazione a Napoli. Una miniatura alta 30 centimenti del dittatore tedesco col braccio alzato a fare il saluto nazista è stata esposta sabato 8 dicembre tra le statuine di Mauro Icardi che esulta e Valentino Rossi in sella alla sua moto. “Solo per poche ore”, ha affermato l’artigiano. Ma sono bastate perché si accendesse la polemica. Il presidente del Partito democratico di Napoli Tommaso Ederoclite ha postato per primo una foto della statuina sui social commentando: “È una vergogna per la città. Mi preoccupa che si rompano gli argini culturali della democrazia, si finisce per accettare l’inaccettabile”. Si fa sentire anche la Federazione delle associazioni Italia-Israele: “Sorprende che sia stata realizzata su commissione. Stiamo cedendo ad antisemitismo ed estremismi”. Il maestro pastoraio, nella cui bottega sono passati tra gli altri Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio, si è difeso così: “È un lavoro che ho fatto su commissione e l’acquirente lo ha apprezzato. Ho sbagliato, dovesse ricapitare non lo esporrei di nuovo”.

Indagati due medici per la morte di Davide Astori: “Svolti esami insufficienti”

Una tragedia,certo. Ma forse non inevitabile: ci sono i primi indagati per la morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina scomparso lo scorso 4 marzo in una stanza d’albergo, dove era in ritiro prima della partita di Serie A contro l’Udinese. Sono i due medici che lavorano in strutture pubbliche incaricate di certificare l’idoneità sportiva e che in passato avevano esaminato il calciatore. Uno dei due indagati è il professor Giorgio Galanti, ex collaboratore della Fiorentina in qualità di consulente scientifico: “Non so esattamente di cosa si tratta, ero fuori Firenze – dichiara – Devo vedere e capire esattamente di cosa si tratta”, spiega ancora il professore, assai noto in città in quanto ordinario di medicina interna all’ospedale di Careggi e direttore del dipartimento medicina sportiva.

“Tachiaritmia degenerata in fibrillazione ventricolare”, fu il responso dell’autopsia: Astori soffriva di una malattia che uccide progressivamente le cellule del miocardio. Nove mesi e due perizie dopo è arrivata la svolta nell’inchiesta, condotta prima dalla procura di Udine e passata per competenza a quella di Firenze. È proprio sulla seconda perizia, firmata dal professor Domenico Corrado dell’Università di Padova, che si starebbero concentrando gli inquirenti: come anticipato dal quotidiano La Nazione, due elettrocardiogrammi sotto sforzo eseguiti nel luglio 2016 e 2017 per ottenere l’idoneità sportiva, presso il centro di medicina della sport di Careggi, avrebbero evidenziato un’extrasistolia a due morfologie. “Gli esami svolti erano insufficienti per trovare la malattia che poi ha causato la sua morte, una patologia silente non facile da individuare, ma le aritmie potevano indurre a fare ulteriori approfondimenti”, il parere del perito.

Il protocollo prevede oltre alla visita del medico sportivo anche l’elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, che appunto avrebbe dato esiti sospetti. La perizia e la documentazione hanno convinto i magistrati a iscrivere nel registro degli indagati i due medici che hanno firmato l’idoneità e che sono stati raggiunti da avviso di garanzia.

Oltraggio alla Shoah: divelte 20 “pietre d’inciampo”

Nuovo oltraggio alla memoria della Shoah a Roma con il furto nella notte tra domenica e lunedì di una ventina di pietre di inciampo posizionate in via Madonna dei Monti. Si tratta di una serie di sampietrini dorati collocati sotto alle abitazioni di famiglie di deportati nei campi di sterminio nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Un tipo di installazione nata nei primi anni Novanta a opera dall’artista tedesco Gunter Demnig che nella Capitale ha visto dal 2010 in poi la posa di più di 200 pietre.

Nella via che attraversa il centralissimo rione Monti ora una buca recintata di roso segnala l’assenza di una ventina di pietre commemorative delle famiglia ebrea Di Consiglio. Erano state poste nel 2012 in ricordo di 20 persone prese dalla furia nazista e uccise fra Auschwitz e le Fosse Ardeatine. Mosè Di Consiglio e Orabona Moscato ebbero dieci figli, fra i quali Ester, madre di Giulia Spizzichino, che è stata fra i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine più attivi al processo contro il gerarca nazista Erich Priebke.

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per furto, aggravato dall’odio razziale. Mentre i carabinieri stanno vagliando le immagini di una serie di telecamere di sorveglianza di alcuni negozi di via Madonna dei Monti, per cercare tracce che possano aiutare le indagini. Al momento non sarebbero emersi indizi tali da indirizzare le indagini ma l’orario di analisi sarebbe stato circoscritto tra le 22 di domenica sera e le 6 di lunedì mattina. A complicare l’attività degli inquirenti il luogo dove erano collocate le pietre.

Unanime lo sdegno delle istituzioni per il furto, la sindaca Virginia Raggi ha parlato di gesto “inaccettabile, che condanno con forza e profonda indignazione, la memoria esige rispetto”. Mentre la presidente della Comunità Ebraica cittadina Ruth Dureghello ha sottolineato come si tratti di “un atto grave e preoccupante” che però “non cancella la memoria”. Il presidente della Camera Roberto Fico ha parlato invece di “un oltraggio antisemita”. Tuona l’Anpi di Roma: “Si rimuova la memoria di coloro che agirono fiancheggiando i nazisti nell’abominio del razzismo, che alcuni vorrebbero essere a nome di vie e di piazze, come ad esempio tal vile Giorgio Almirante, razzista mai pentito della prim’ora”.

Anche la Comunità di Sant’Egidio esprime “sdegno e ferma condanna per il grave atto razzista costituito del furto delle pietre di inciampo che, nel rione Monti come in altre zone di Roma, ricordano la persecuzione subita dagli ebrei durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista”. Manifestando la sua vicinanza alle famiglie Di Castro e Di Consiglio che hanno perso diversi familiari sia nella deportazione del 16 ottobre 1943 sia nella strage delle Fosse Ardeatine e a tutta la comunità ebraica romana, S. Egidio assicura che “si continuerà a coltivare e a difendere una memoria che qualcuno vorrebbe cancellare, ma che oggi è ancora più preziosa di fronte al preoccupante insorgere di nuovi razzismi e discriminazioni”.

Palermo, la moglie del trafficante Mered: “L’imputato non è lui”

“Questa persona non è mio marito”. La 25enne eritrea Lydia Tesfu, in videoconferenza dalla Svezia, ripete più volte al giudice Alfredo Montalto, che l’uomo presente in aula non è il suo sposo. Sarebbe l’ennesima conferma che tra i banchi degli imputati, al processo che si celebra alla seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo, ci sarebbe la persona sbagliata. Secondo l’avvocato difensore Michele Calantropo si tratterebbe di Medhane Tesfamariam Behre, 31 enne eritreo, arrestato per errore in Sudan nel 2016 e detenuto da due anni in Italia con l’accusa di essere un trafficante di migranti. La Procura di Palermo sostiene che si tratti del vero smuggler Medhanie Yehdego Mered, detto “il Generale”. “Non ho nessuna relazione con le persone presenti in aula – aggiunge la Tesfu – nell’elenco degli imputati c’è il nome di mio marito, ma non è presente in aula”. Alla donna viene mostrata anche lo scatto di un altro uomo: “Quello nella foto è Medhanie Yehedego Mered, mio marito e anche il padre di mio figlio”.

Ex Penicillina, sgombero per Salvini e CasaPound

Più che un evento di ordine pubblico lo sgombero della ex fabbrica di Penicillina sulla via Tiburtina a Roma, abitata soprattutto da migranti, si è trasformato in un qualcosa di simile ad una passerella politica, con protagonisti il vicepremier Matteo Salvini e le ali estreme del movimentismo cittadino: “Avete fatto un bel set per un film già visto”, commenta amaro un residente del vicino quartiere di San Basilio. Una sintesi efficace visto l’imponente schieramento di uomini e mezzi delle forze dell’ordine messo in campo per liberare uno stabile enorme dalla presenza di appena una quarantina di persone. Buona parte degli ex occupanti, i residenti solo poche settimane fa erano fino a 500 contemporaneamente, erano già andati via nei giorni scorsi. Da settimane infatti si era sparsa la voce che lo stabile occupato sarebbe stato il primo ad essere sgomberato tra quelli contenuti nella lista di priorità stilata dalla Prefettura di Roma.

Così se Salvini può esultare per lo “sgombero di un palazzo occupato da centinaia di spacciatori, non richiedenti asilo o profughi” i racconti degli ex residenti e degli abitanti del quartiere parlano di decine di migranti usciti nottetempo con pochi vestiti nei trolley per evitare l’identificazione e già sparpagliati in altre occupazioni della zona.

Lo sgombero programmato da giorni si è rivelato un assist per il Campidoglio, che difficilmente avrebbe saputo dove ricollocare una massa di 500 persone nelle strutture di accoglienza. A fine serata il Comune contava 150 persone accolte in strutture dedicate. Ma dopo il Baobab e l’ex Penicillina l’ondata di sgomberi potrebbe arrestarsi fino al nuovo anno in assenza di capacità ricettiva.

Occupato da anni l’enorme complesso sulla via Tiburtina era diventato punto di raccolta per centinaia di persone senza casa, in buon parte migranti centro africani. Negli ultimi mesi però, con l’infittirsi delle voci su uno sgombero imminente sia i “negozi” per lo scambio di piccoli beni di consumo sia la mensa interni alla ex fabbrica avevano chiuso. All’interno del manufatto, ridotto in pessime condizioni, sono state ritrovate una cinquantina di bombole di gas utilizzate per alimentare i fornelli e due gruppi elettrogeni per l’illuminazione.

Con il trascorrere della mattinata lo sgombero ha assunto contorni sempre più politici. Tra la folla si aggiravano alcuni dei leader di CasaPoud, il segretario del Pd Roma Andrea Casu, che è stato allontanato in malo modo dal presidio dove erano presenti le bandiere di Potere al Popolo. A operazione quasi ultimata è spuntato anche Salvini, che è stato contestato da alcune persone. Una ragazza gli ha urlato “sciacallo, con il tuo decreto le persone stanno rimandando per strada”.

Ora l’incognita più grande riguarda il futuro della struttura, la Commissione per l’edilizia privata ne ha consigliato l’abbattimento per le cattive condizioni statiche. Per decidere serviranno mesi, anche vista la presenza di rifiuti pericolosi all’intero della ex fabbrica.

L’accusa di Amnesty “Migranti, in Italia si fa repressione”

“L’anno della Diciotti”. È l’episodio dello sbarco, negato dal ministro degli Interni Salvini lo scorso agosto ai 177 profughi a bordo di una nave militare italiana, a rappresentare in negativo il tratto distintivo dell’anno appena concluso. Così lo vede Amnesty International nella sezione dedicata al nostro Paese del nuovo rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, che traccia un bilancio del 2018 e indica le prospettive per il 2019.

La politica dei “porti chiusi”, si legge nel rapporto, adottata dal governo giallo-verde senza averla comunicata alle autorità competenti e senza riguardo per la sicurezza delle persone coinvolte né per gli obblighi internazionali a cui il nostro Paese è vincolato, è stata sì “riattivata” dall’esecutivo attualmente in carica, ma non nasce dal nulla. Piuttosto, il caso Diciotti è in perfetta continuità con una strategia iniziata dal governo Berlusconi attraverso gli accordi con Tripoli 10 anni fa e che mirava, attraverso il controllo delle frontiere, alla riduzione degli sbarchi dei migranti in Italia.

Sotto accusa da parte dell’organizzazione internazionale la delega del problema migranti proprio alle autorità libiche. “È l’emblema di una strategia di esternalizzazione del tema migratorio in spregio al rispetto dei diritti e dell’incolumità degli migranti”, sintetizza il presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi. “Tutti gli esseri umani nascono uguali in dignità e diritti, recita la Dichiarazione universale dei Diritti umani”, sottolinea Marchesi. “Ma non tutti evidentemente, in Italia e non solo, concordano ancora con questo principio”. Non a caso, Amnesty ha lanciato il suo rapporto annuale proprio nel giorno del settantesimo anniversario della Dichiarazione, adottata dall’assemblea generale dell’Onu a Parigi il 10 dicembre 1948.

Ed è l’occasione per fare un bilancio severo, che vede il nostro Paese saldamente ancorato a una tendenza mondiale. Da noi come e nel resto del mondo, come è stato possibile passare dallo slancio pacifista e profondamente egualitario all’inversione di tendenza in atto, che ha portato a quella che all’indomani dell’elezione di Donald Trump è stata definita “era del post-diritti umani”?

“Dopo una prima fase storica di espansione dei diritti individuali e delle conquiste sociali – dalla fine della segregazione razziale in Usa negli anni 60 al tramonto dell’Apartheid in Sudafrica nei ’90 – il quadro è cambiato progressivamente nell’ultimo ventennio”, ricostruisce il direttore generale di Amnesty Italia Gianni Rufini.

Nonostante alcuni progressi, come la messa al bando in un numero sempre maggiore di Paesi di tortura e pena capitale o l’istituzione della Corte penale internazionale che dal 2002 è incaricata a perseguire i crimini di guerra nel mondo, le ingiustizie a livello globale hanno ripreso a crescere. Basterebbe pensare alla ricchezza concentrata nelle mani di pochissimi (67 persone possiedono il 50% della ricchezza globale e l’1% della popolazione ha le risorse del restante 99%) e alla crescita degli indicatori di chi è soggetto a disastri ambientali (250 milioni di persone) o conflitti armati (240 milioni di persone) nel mondo.

Eppure, alla base di questa involuzione nazionalista, sovranista e discriminatoria, c’è la paura innescata nella società dalla globalizzazione non governata. “La grande marcia di progresso iniziata con la Dichiarazione del ‘48 è sembrata incepparsi – conclude Rufini – quando la crisi del 2008 ha gettato tanti in una condizione di insicurezza. Gli altri portatori di diritti sono stati percepiti come concorrenti”.

Ancora gas anche nelle scuole: tre casi in Lombardia

Dopo Ancona non finiscono i casi di uso improprio di spray al peperoncino. A poche ore dalla tragedia della “Lanterna Azzurra”, si sono registrati altri tre casi. A Pavia, Cremona e Como. A Pavia è successo nell’istituto tecnico “Cardano”, dove qualcuno (in corso di identificazione) avrebbe spruzzato lo spray urticante nello spogliatoio maschile. Ma a sentirsi male sono state anche alcune ragazze nel vicino spogliatoio femminile. Alla fine otre 33 studenti sono stati trasportati al pronto soccorso del San Matteo di Pavia e dell’ospedale di Voghera (Pavia), ma le loro condizioni non sarebbero gravi. Altri 15 invece sono stati soccorsi direttamente sul posto dai medici del 118. Altro caso, a Soncino (Cremona), dove sempre all’interno di un istituto tecnico, cinque ragazzi sono stati portati in pronto soccorso, in codice verde, con sintomi da intossicazione. Infine, nella notte tra sabato e domenica, a meno di 24 ore dalla tragedia di Corinaldo, un altro giovane ha usato uno spray urticante in un locale serale gremito di giovani a Cantù (Como). L’autore del gesto è un 21enne che avrebbe detto di averlo fatto per difendersi da un’aggressione. Per fortuna non si registrano feriti e nemmeno ricoveri.

“Sfera è un artista di serie A non doveva andare laggiù”

Sarebbe potuto succedere anche a te?

No, perché io ormai faccio i palazzetti e lì ci sono più controlli. Le discoteche solo raramente, quando gestite da persone che conosco bene. Non le faccio più soprattutto dopo l’episodio di Marina di Pietrasanta. Avevano venduto molti più biglietti della capienza massima, e nel momento in cui dovevo fare le foto con i fan, tra me e loro c’era un vetro: ho visto tutta questa gente schiacciata sulla vetrata, che aveva un crepa. Rischiava di venir giù tutto… Poi Libero ha scritto che io me ne sono andato per non fare autografi – li ho anche querelati – invece me ne ero andato per la loro sicurezza, preoccupato.

Quindi la doppia/tripla serata in più locali come Sfera Ebbasta non la fai?

Questo giro qui che si stanno facendo i nuovi trapper io ho smesso di farlo da un po’ perché ti consuma, ti mette davanti a cose ingestibili e imprevedibili. E poi ormai ho un seguito troppo largo. La differenza tra un concerto e una discoteca sta nelle persone che gestiscono queste situazioni. È lampante che quando vai in una discoteca sei spesso nelle mani di pr adolescenti, di gestori poco professionali.

Sfera era annunciato alle 22,00 e due ore dopo ancora non si vedeva. Pare sia la prassi. Mi dicono sia successo spesso anche in alcune tue date in locali.

Mi è capitato che per contratto io avessi stabilito l’orario del mio arrivo, ma che la discoteca lo avesse annunciato per molto prima. Lo fanno per far venire più ragazzini che all’una nei locali non vanno.

Sfera non doveva essere lì?

No. È un artista di serie A che riempie il Forum di Milano, non può più andare in un posto del genere. Parliamo di una persona che vende 200 mila copie, che smuove le masse. Portarlo in discoteca tra l’altro presumo abbia un prezzo notevole.

Si parla di 20 mila euro per mezz’ora.

Ecco. Basta farsi due conti… Sicuramente hanno riempito il locale a tappo… per carità, io capisco che si voglia fare cassa, ma un artista del suo livello lì non ci deve andare, perché lo spray non sarà prevedibile, ma quello scenario di folla ammassata lo era.

Allora di chi è la colpa?

L’unico che non deve essere cosciente dello scenario probabile è l’artista. Io Sfera lo difenderò sempre e mai avrei pensato di difenderlo nella vita. Lui si assume le responsabilità di ciò che scrive, di ciò che dice e di ciò che fa sul palco. Tutto quello che è relativo all’organizzazione ricade sulle spalle di gestore, booking e nel caso in cui coincide col booking, anche del management.

Sì, però tu artista ti rendi conto che passi da un Forum a una ex balera a Corinaldo. Non dici nulla?

Ma io delego queste decisioni a un management. Mica chiedo che capienza ha un locale o dove sono le uscite di sicurezza. Quelli che si occupano di booking devono controllare. E in questo caso non saranno responsabili legalmente, ma moralmente sì.

Chi altro doveva controllare?

La Siae, per esempio. Perché “gli esattori”, come li chiamo io, vanno a fare le multe nelle scuole per le canzoncine nelle recite e quando ci sono eventi del genere non c’è mai un loro responsabile?

A Sfera la faccenda dello spray era già capitata 15 volte e così a Ghali, Elisa, Pequeno, Marracash… non pensi che voi artisti avreste dovuto fare informazione sul tema? Non è che non l’avete fatto per non vendere meno biglietti?

Ai miei concerti non è mai successo. Avevo sentito due episodi in tutto, l’ultimo a Sfera questa estate. Ma non penso che più comunicazione avrebbe salvato quei ragazzi a Corinaldo. E poi, vedi, a un mio concerto anche sold out non vedrai mai la gente stipata, perché, per le norme anti-terrorismo, anche se per dire il Forum può contenere 14 mila persone, ne fanno entrare massimo 11 mila per favorire il deflusso.

Questo episodio cambierà l’attenzione per la sicurezza nelle discoteche?

Per forza. Non deve più succedere di riempire le discoteche oltre il consentito e bisogna cominciare con CONTROLLI seri perché oggi nei locali sono pari a zero. So che stanno intensificando i controlli nei tour, ci adegueremo volentieri.

Qualcuno ha detto o scritto che è anche un po’ colpa di Sfera, dei suoi testi violenti, della trap…

Questa cosa mi sta profondamente sul cazzo, anche perché sono stupito che ci si accorga solo ora di quello che canta. L’unica cosa per cui ce l’ho con la trap è che hanno importato questa roba del LEAN che citano nelle canzoni (il lean è sciroppo per la tosse contenente codeina che, mescolato con bevande gassate, diventa una droga, ndr). In America col lean c’è crepata della gente, qui è un altro disastro annunciato. Mi sono stupito quando al Concertone su Rai 1 Sfera ha cantato “Sciroppo” e tutti si sono concentrati sul fatto che avesse due Rolex, e non che stesse cantando “sciroppo cade in basso come l’MD”…

Se quello che è accaduto a lui fosse successo a te?

Io Sfera non lo conosco, non ci siamo mai parlati, ma gli ho scritto l’altro giorno per la prima volta per esprimergli la mia solidarietà: deve essere difficile alla sua età avere un peso del genere sulle spalle. Non deve colpevolizzarsi, è successa la cosa peggiore che potesse succedere. Mi ha ringraziato. Io col mio carattere, la mia sensibilità, sarei distrutto.

Discoteca, indagati i gestori e un pusher 17enne per lo spray

Le testimonianze di tre ragazzi, presenti venerdì sera nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, verbalizzate dai carabinieri, pongono il 17enne indagato (e arrestato in un residence di Senigallia per la detenzione di 170 grammi di eroina, 20 di cocaina e 2.000 euro) in posizione di unico sospettato per la diffusione dello spray al peperoncino. Testimonianze deboli e non circostanziate. Uno dei due filoni di indagine riguarda la sostanza urticante che ha scatenato la fuga impazzita di decine di persone verso l’unica porta di sicurezza aperta, sul retro del locale. Le sei vittime sono rimaste schiacchiate tra l’uscita e la rampa esterna, le cui balaustre sono crollate, ma solo tre di loro, a quanto riferito ieri dagli inquirenti, sono state ritrovate con certezza fuori dall’edificio. La seconda parte dell’inchiesta, quella sul rispetto delle norme di sicurezza, è ancora più complessa e vede indagati i tre gestori e quattro soggetti legati alla proprietà dell’ex balera.

L’unico elemento certo è che sulla pista della Lanterna Azzurra i carabinieri hanno trovato una bomboletta di spray al peperoncino. Nessun testimone a quanto pare ha riferito di aver visto il 17enne di origine sudamericana, ora indagato per omicidio preterintenzionale e lesioni dolose e colpose, utilizzare lo spray. Gli inquirenti sono quasi certi che sia stato spruzzato peperoncino. Alcuni giovani, tuttavia, hanno parlato di ammoniaca, di un fumogeno, ma anche di un’esplosione. La nonna del giovanissimo indagato assicura che il nipote “quella sera non era in discoteca, era con la sua ragazza”. Lo dicono anche altri giovani.

Il procuratore Monica Garulli e la collega dei minorenni, Giovanna Lebboroni, hanno confermato che le altre due uscite del locale erano chiuse. È stata fatta parziale chiarezza sui biglietti. Quelli richiesti alla Siae e stampati per lo show-case di Sfera Ebbasta sono 1609, di cui 690 venduti, 466 sul posto e 224 in prevendita online. Altri 919 sono rimasti invenduti. Altri, in numero da accertare, erano entrati con sola consumazione o gratis.

Legnini (Pd) si candida a guidare l’Abruzzo: “Sarò indipendente”

Giovanni Legninicambia idea e si candida alla presidenza del “suo” Abruzzo, dove si voterà il 10 febbraio. Vicepresidente del Csm fino al settembre scorso, confidava a persone vicine che non voleva candidarsi perché riteneva, con lo sfacelo in atto del Pd , il suo partito, di non avere alcuna possibilità: ci sono almeno 20 punti percentuali da recuperare, impresa impossibile. Ma adesso le cose devono sembrargli cambiate e fa capire che vuole andare oltre il Pd: “Cercherò di dar vita ad una iniziativa politica che mi consenta di coltivare indipendenza e inclusività”. Sostiene che la decisione l’ha presa dopo una chiamata a suo favore: “L’appello della maggioranza dei sindaci alla mia candidatura a Presidente della Regione ha suscitato in me grande emozione… si tratta di una volontà diffusa che non posso ignorare”. Ex vicepresidente del Csm arrivato a Palazzo dei Marescialli direttamente dal governo (era sottosegretario con Letta e Renzi), Legnini dice che per l’Abruzzo vuole mettere a disposizione “l’esperienza e le relazioni istituzionali costruite in questi anni”. I maligni mormorano che si candidi perché gli è sfumata la presidenza dell’Antitrust.