Centri per l’impiego, concedo per i papà, il catasto della frutta, il Numero unico europeo ma anche la succursale napoletana della Normale di Pisa e l’ecobonus per le auto non inquinanti. È lunga la serie di dubbi e richieste di chiarimenti che emergono dall’analisi sulla manovra condotta dai tecnici del Servizio di bilancio del Senato, che ha il compito di esaminare il testo votato dalla Camera analizzandone le conseguenze su economia e conti pubblici ed evidenziandone eventuali punti deboli. Con la manovra che ha iniziato il suo iter in Senato, per i tecnici di Palazzo Madama sarebbero utili “delucidazioni” sulle 4.000 assunzioni previste per i centri dell’impiego; la spesa prevista per i 5 giorni di congedo paternità sembra “sottostimata”; i calcoli relativi agli incentivi e disincentivi dell’auto potrebbero non essere esatti; le stime relative agli incentivi per le assunzioni di giovani conducenti sono soggettive e, quindi, non verificabili. Poi, la relazione tecnica si sofferma sull’introduzione del Catasto delle frutta che però “non fornisce la stima dell’onere”, così come non è chiaro il funzionamento del Numero unico rispetto agli oneri del personale delle regioni impiegato per il suo funzionamento.
Manovra, gelo dalla Ue: “Da Roma ancora nulla”
I gialloverdi trattano, riflettono, tentennano. Ma l’Europa preme, giocando sulle lancette che corrono. Ed è un lunedì da tensione gelida, quella sulla manovra prossima ventura. Perché Lega e M5S hanno disperato bisogno di un punto di caduta, prima dell’incontro di domani a Bruxelles tra Giuseppe Conte – che oggi riferirà alla Camera – e il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker.
Così lavorano a una manovra con meno deficit, magari al 2,2 come auspica il Carroccio, e più investimenti, “perché ci servono cantieri aperti da qui ai prossimi mesi”. Ed è soprattutto di questo di cui Conte discute con il ministro dell’Economia Tria e il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro ieri a Palazzo Chigi, ossia di destinare risorse per le opere pubbliche. Ma c’è anche un’altra idea che ritorna, pagare i debiti della Pubblica amministrazione tramite Cassa depositi e prestiti. Strade per rabbonire Bruxelles, ampliando la parte della crescita. Ma il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici non si intenerisce: “Da Roma non è arrivata ancora alcuna proposta”. Ossia, c’è ancora confusione. Così i commissari europei possono approfittarne, dividendosi i ruoli. Con Moscovici che fa il poliziotto buono: “Bisogna lavorare per consentire al governo italiano di perseguire le sue priorità politiche, tenendo conto dei margini che esistono e delle deviazioni che possono essere autorizzate”. Mentre Valdis Dombrovskis impersona l’agente cattivo: “Rispetti le regole del patto di stabilità, il tempo è poco. Senza correzioni considerevoli la procedura d’infrazione va avanti”. Insomma il falco lettone va in picchiata sul governo italiano che spera di giocare di sponda con i gilet gialli francesi. Ossia che il bisogno di Emmanuel Macron di sedare i tumulti nel suo Paese lo spinga a chiedere all’Europa maglie più larghe sul deficit. E sarebbe una manna, per l’Italia “populista”. Ma nell’attesa ci sono le difficoltà.
Così la riunione sugli emendamenti alla manovra, fissata dopo l’incontro Conte-Tria, salta: ufficialmente per “problemi di orario”. Mentre dentro il M5S è forte il partito del rinvio del reddito di cittadinanza, possibilmente a dopo le Europee. “Così rischiamo di andare a sbattere” è la riflessione. Alimentata anche dal pezzo sul Corriere della Sera di ieri di Milena Gabanelli, un rosario di ostacoli al varo in tempi brevi della misura. Ma il vicepremier Luigi Di Maio di slittamenti a Quarta Repubblica rilancia: “Il reddito di cittadinanza parte a fine marzo, e dai primi di gennaio si conoscerà il nuovo sito internet”. E semina particolari: “Stiamo portando avanti il progetto della stampa delle card (le tessere tramite cui spenderlo, ndr) con Poste e Anpal”.
Invece la Lega semina ottimismo, dopo l’incontro tra Conte e i sottosegretari all’Economia: “Lo smantellamento della legge Fornero partirà nei tempi previsti (per il settore privato da marzo, ndr) e sono confermati i finanziamenti per il triennio”. Mentre Chigi giura: “Il taglio alle pensioni d’ora ci sarà”. Ma l’Europa aspetta i numeri: quelli veri.
“La consultazione è un diritto dei cittadini, non una concessione che è calata dall’alto”
“Si sta recuperando la voglia di fare i referendum: da ministro della Democrazia diretta non può che farmi piacere. Non vorrei che si dimenticasse, però, che la forza della partecipazione è quando nasce dal basso, non quando è calata dall’alto”.
Riccardo Fraccaro, oltre che dei Rapporti con il Parlamento, è il ministro a cui i Cinque Stelle hanno affidato il pacchetto di riforme che va dall’introduzione del referendum propositivo all’obbligo di discussione delle leggi di iniziativa popolare. È solo che ieri, con l’uscita sulla consultazione sul Tav, Matteo Salvini ha tentato l’incursione anche sul terreno più storicamente grillino.
Ministro, è di nuovo “fuoco amico”?
Finora siamo solo a una esternazione. Ma ben venga ogni iniziativa che consenta ai cittadini di esprimersi. Il punto è che il lavoro che stiamo portando avanti non ha l’obiettivo di dire sì o no alle richieste di referendum promossi dalle istituzioni, non vuole orientare dall’alto la volontà popolare.
Ieri ha parlato il ministro Salvini. Ma se lo chiedessero i cittadini?
Saremmo certamente favorevoli. Spesso, in tema di grandi opere, il referendum è visto come una perdita di tempo. In realtà, nei casi in cui si è svolto – come in Svizzera, per esempio – ha ridotto i tempi di decisione sull’opera.
Lo riterrebbe utile anche nel caso del Tav?
Ogni consultazione andrebbe fatta solo dopo una analisi del rapporto costi/benefici, in modo che i cittadini abbiano elementi di fatto su cui decidere. È importante che se le comunità chiedono di esprimersi possano farlo. Non dev’essere intesa come una concessione, ma come un loro diritto.
Lo prevede la sua riforma, per ora ferma in Parlamento.
Spero che questo fermento referendario si traduca in una rapida approvazione delle proposte di legge per il referendum propositivo e l’abolizione del quorum nell’abrogativo che abbiamo depositato. Sono contento che governo e maggioranza ribadiscano la volontà di mettere al centro la nostra storica battaglia sulla democrazia diretta.
La consultazione popolare sul Tav, nel contratto di governo, però non c’è.
Questo non sarebbe un problema: il contratto istituisce una cabina di regia per le questioni non previste. E noi, soprattutto se si parla di democrazia diretta, siamo sempre pronti a dialogare.
Conte chiede a Tria la testa del capo gabinetto Garofoli
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei giorni scorsi ha spiegato al ministro dell’Economia Giovanni Tria che non vuole più ricevere a Palazzo Chigi il capo di gabinetto del Tesoro, Roberto Garofoli. E Conte si aspetta le sue dimissioni a breve, dopo l’approvazione della legge di Bilancio. Ecco spiegato perché viene avvistato così spesso soltanto il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, pur non amatissimo dai partiti di maggioranza, a fare la spola tra largo Chigi e il ministero nei negoziati su deficit e dintorni.
Secondo quanto riferiscono al Fatto fonti di Palazzo Chigi, la linea di Conte è inflessibile: Garofoli se ne deve andare, sono troppi gli elementi che lo rendono ormai inadatto al ruolo per i Cinque Stelle e, ora, anche per il premier. È considerato il responsabile di un emendamento non concordato a favore della Croce Rossa (lui ha smentito), la stessa Croce Rossa che gli aveva ceduto una parte dell’immobile a Molfetta che doveva diventare un bed and breakfast; poi c’è la società editoriale della moglie che pubblica libri scritti e curati da Garofoli per aspiranti avvocati e magistrati, alcuni autori hanno poi ottenuto anche incarichi al Tesoro su chiamata di Garofoli e un collaboratore ha detto di essere stato pagato in nero.
L’ostilità dei Cinque Stelle era nota (“pezzi di merda”, disse Rocco Casalino in un audio WhatsApp), quella di Conte sorprende perché, come rivelato dal Fatto il 5 dicembre, proprio Conte nel maggio 2017 aveva guidato l’istruttoria del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (Cpga) che vigila sui magistrati amministrativi come Garofoli. Conte era membro laico, il risultato dell’analisi delle attività imprenditoriali della famiglia Garofoli fu un’assoluzione piena, verdetto che ad alcuni consiglieri di Stato sembra oggi generoso, ma le società di corsi e libri non erano intestate a lui e tanto bastava. A chi nei corridoi di Palazzo Chigi gli ha rinfacciato l’indulgenza, nei giorni scorsi Conte ha ricordato che, pur non avendo avuto elementi sufficienti per sanzionare Garofoli, aveva comunque firmato la delibera del Cpga del 7 luglio 2017 per introdurre nuovi vincoli. Gli incarichi di docenza come quelli di Garofoli ad aspiranti magistrati si devono svolgere “con modalità non assimilabili a forme imprenditoriali di attività e con modalità tali da non compromettere il prestigio e l’indipendenza della magistratura”. Seguono cinque punti di raccomandazioni che non hanno ostacolato il business della società Neldiritto Editore ma hanno imposto a Garofoli un profilo più sobrio nei corsi della Lexfor.
Il premier non vuole quindi in nessun modo passare per l’ultimo difensore di Garofoli, come la sua appartenenza al mondo della giustizia amministrativa poteva suggerire. Conte si appoggia molto ai consiglieri di Stato che ha conosciuto negli anni al Cpga, si è portato come capo dipartimento Affari legislativi Ermanno De Francisco, anche lui coinvolto nel parere favorevole sul caso Garofoli nel Cpga. La richiesta di dimissioni del capo di gabinetto che il ministro Tria ha ereditato da Pier Carlo Padoan e confermato è il segnale che Garofoli è finito ai margini di un sistema di relazioni che fino a pochi mesi fa lo considerava la sua punta più avanzata.
Anche dopo le elezioni 2018, Garofoli era considerato un buon candidato per la presidenza dell’Antitrust (poi non ha presentato domanda) e la sua stessa permanenza al ministero del Tesoro era parsa una prova di forza notevole: in pochi riescono ad attraversare quattro governi, segretario generale a Palazzo Chigi con Enrico Letta, poi capo di gabinetto al Tesoro nella fase Renzi e Gentiloni e coi gialloverdi. A 52 anni, il potente magistrato pare ora destinato a interrompere, almeno per un po’, la sua ascesa.
Per Tria questa richiesta di allontanare Garofoli è un problema che si aggiunge a una lunga lista: osteggiato dai Cinque Stelle, maltrattato dalla Lega, escluso dal negoziato con la Commissione Ue sulla manovra, costretto a subire le decisioni dei leader di maggioranza anche sui saldi della legge di Bilancio. Sembrano crescere quindi le probabilità che, dopo aver approvato la manovra, insieme alle dimissioni di Garofoli arrivino anche quelle di Tria.
“Tav, serve un referendum” Salvini la spara, M5S apre
Solo qualche giorno fa, il 4 dicembre, l’aveva escluso: “Referendum sul Tav? No, la politica deve prendersi la responsabilità” e lo stesso aveva detto il premier Giuseppe Conte il giorno dopo (“Non ci abbiamo ancora pensato”). Ieri, però, Matteo Salvini ha deciso di inasprire lo scontro con gli alleati, intenti a contendersi il favore degli imprenditori e di quell’agglomerato di interessi (Confindustria, Pmi, artigiani, associazioni varie e governatori del Nord) che si fa chiamare “il partito del Pil”.
Perché no?”, ha risposto il leader leghista a chi gli chiedeva se una consultazione popolare possa essere la strada da seguire nel caso in cui “dall’analisi costi benefici sull’Alta velocità Torino-Lione non dovesse arrivare una risposta chiara”. “L’importante – ha spiegato Salvini – è avere dei sì o dei no. Io tifo sì. Se i tecnici ci dicessero no o forse, si possono ascoltare i cittadini”. Per diverse ore i vertici del Movimento non replicano, arrivano solo le reazioni furenti dei 5Stelle piemontesi. Ma alla fine Luigi Di Maio apre alla possibilità di un referendum: “Se le comunità lo chiedono, chi siamo noi per opporci?”.
La contesa sugli imprenditori produce ogni giorno un rilancio. Ieri Di Maio ha reagito stizzito all’incontro di domenica al Viminale (sede anomala per trattare questioni economiche) dove Salvini ha incontrato le 10 associazioni imprenditoriali già schierate per il Sì alla Torino-Lione: “Hanno solo parlato, ma i fatti veri si fanno al ministero dello Sviluppo, perché è lì che ci si occupa delle imprese”, ha spiegato infastidito il vicepremier pentastellato, che ha convocato per oggi al suo ministero 30 associazioni datoriali (“contro le sole 10 viste ieri da Salvini”) e annunciato un tavolo permanente con le piccole e medie imprese, a cui domenica aveva teso la mano con una lettera aperta sul Sole 24 Ore.
Fonti della Lega hanno smentito attriti e ribadito il “rispetto dei ruoli”; Di Maio ha assicurato che non c’è nessuna polemica. Salvini però non è arretrato. “Io bado alla sostanza”, ha reagito il ministro dell’Interno, che ha rilanciato facendo visita ad Assolombarda, dove ha parlato di Tav.
La Torino-Lione è un nervo scoperto dei 5Stelle: si sono infilati nell’imbuto delle grandi opere e ora è difficile uscirne. La Lega è favorevole sia al Terzo Valico ligure che al Tav. I 5Stelle no. Entrambe le opere sono sottoposte all’analisi costi-benefici affidata dal ministro Danilo Toninelli a una task force di esperti economisti. Finora un accordo informale tra alleati pareva aver fissato un punto di incontro: dare il via al Terzo valico, nonostante l’analisi (conclusa da settimane) la dipinga come uno spreco di denaro pubblico, in cambio dello stop al Tav. La scusa verrà offerta dall’analisi tecnico-giuridica del ministero che parla di un rischio penali per quasi 2 miliardi, guarda caso più o meno lo sbilancio tra costi e benefici emerso dall’analisi degli economisti.
L’analisi sulla Torino-Lione è invece in corso e in stato avanzato, verrà consegnata prima di Natale. È quasi certo, visti i numeri noti, che sarà negativa. I 5Stelle però faticano ad affrontare il peso politico della decisione. Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno difeso l’opera nell’incontro col premier Conte. Finora i grillini hanno smentito qualsiasi stop e preso tempo, ottenendo il rinvio dei bandi da 3 miliardi per l’opera. L’idea è di allungare i tempi fino ai primi mesi del 2019, ma prima o poi una decisione andrà presa.
Ieri Salvini ne ha approfittato per isolare ancora di più l’alleato, evocando la decisione diretta degli elettori, tema cui il Movimento è assai sensibile. Impresa riuscita. Per evitare di finire schiacciato, Di Maio ha aperto all’ipotesi: “Non è un ministro che può decidere – ha replicato – ma se lo chiede un numero qualificato di cittadini, i regolamenti prevedono che il referendum si deve fare. Chi siamo noi per impedirlo?”.
Un referendum consultivo a livello nazionale è però impossibile. Può essere proposto a livello Regionale, come ipotizzato dal governatore piemontese Sergio Chiamparino (Pd), ma l’opera è pagata con fondi nazionali e non dalla Regione. Tutto sommato, però, ai 5Stelle conviene prendere altro tempo, e forse anche avere in mano una via d’uscita dall’impasse. Un voto sarebbe comunque un alto rischio anche per il “partito del Pil”. “Non sia un alibi per il governo”, avverte Chiamparino.
Mediashopping
Con tutto il rispetto per Matteo Dall’Osso, il deputato affetto da una grave malattia, rieletto (per la seconda e ultima volta) con i 5Stelle e ora passato a Forza Italia, la storiella della sua folgorazione sulla via di Arcore per nobili motivi di “libertà e solidarietà verso le categorie più deboli” può raccontarla a qualcun altro. Chi milita da due legislature nel movimento più antiberlusconiano d’Italia, chi ancora nel febbraio 2018 solidarizzava su Fb con Di Battista che leggeva davanti alla villa di B. i passi della sentenza Dell’Utri sui finanziamenti di B. a Cosa Nostra, se non si riconosce più nel M5S e vuol essere coerente con la sua coscienza e i suoi elettori, trasloca nel gruppo misto. Non va in FI previo pellegrinaggio a Palazzo Grazioli chez Caimano. Basta conoscere il bignami della storia d’Italia dell’ultimo quarto di secolo per sapere che cosa accade quando qualcuno, all’improvviso, si converte al berlusconismo. Nel ’94 il primo governo B. non ha la maggioranza al Senato, ma ottiene la fiducia grazie al salto della quaglia di Tremonti e Luigi Grillo (ricompensati con una poltrona di ministro e una di sottosegretario), Cecchi Gori e altri due (venuti via gratis): tutti eletti con l’opposizione. Un bel “ribaltone”, che naturalmente B. spaccia per “amore dell’Italia”.
Invece quando il suo governo cade perché Bossi non ne può più di leggi vergogna, prima indica il suo ministro uscente Dini come premier di un governo tecnico di larghe intese, poi si astiene, grida al “ribaltone” e insulta Bossi: “Giuda, traditore, personalità doppia anzi tripla, ladro e ricettatore di voti”. Nel 1998 Bertinotti abbatte il governo Prodi e il ribaltone c’è per davvero: D’Alema lo rimpiazza con una nuova maggioranza senza Rifondazione e con un’infornata di voltagabbana di centrodestra che si fanno chiamare Udr al seguito del trio Cossiga-Mastella-Buttiglione. “Giuda!”, li bolla il Caimano, furioso per il “tradimento della volontà popolare”. “Puttani!”, grida Fini citando un famoso titolo del Roma sui monarchici che nel 1960 avevano tradito Achille Lauro per la Dc. E Miccichè: “Saltimbanchi, truffatori, massoni, boiardi di Stato che strisciano come vermi”. Nel 2006 B. si compra per 3 milioni il dipietrista De Gregorio per indebolire Prodi al Senato e briga per far ingaggiare da Raifiction una squinzia legata a un altro senatore (lo confessa lui stesso a Saccà in una telefonata intercettata: “Non è per me, ma per un senatore della sinistra con cui sto trattando”; ma alla fine il senatore resta con l’Unione e il forzista Innocenzi dell’Agcom mastica amaro: “Forse se lo sono ricomprato”).
Il centrosinistra lo ripaga annettendosi Marco Follini dall’Udc e lui osa pure strillare al “tradimento”. Ma Prodi cade lo stesso, grazie all’accordo segreto fra B. e Mastella, poi ricompensato con un bel seggio europeo. Guai però a parlare di ribaltone. Le inversioni a U in direzione Arcore sono sempre frutto di sincere e tormentate crisi di coscienza. Il che non accade per il percorso inverso. Nel 2010 Fini fonda Fli e porta via i suoi dalla maggioranza di centrodestra. Allora B. ingaggia una trentina di voltagabbana eletti col centrosinistra (Razzi, Scilipoti e altri statisti di chiara fame). E li ribattezza soavemente “gruppo di responsabilità nazionale”. I Responsabili. Intanto, avendo la faccia come il Polo, presenta una “legge anti-ribaltone”. Enrico Letta è sdegnato: “È un governicchio: Berlusconi si dimetta anziché cercare compravendite come al calciomercato, perché cercare parlamentari è solo mendicare una fiducia minima, lo spettacolo della compravendita è oltre la decenza, con la rottura di Fini la maggioranza non ha più il senso di esistere rispetto al voto del 2008”. Non sa che tre anni dopo, nel 2013, toccherà a lui tener in piedi un governo (anzi un “governicchio”) con i transfughi del Pdl (i poltronisti Alfano & C., riuniti nel Nuovo centrodestra) e sentirsi chiedere le dimissioni da B. perché la sua maggioranza non ha più senso di esistere rispetto al voto di febbraio. Poi arriva Renzi e imbarca anche Verdini, che prima curava il Mediashopping berlusconiano da sinistra a destra e ora dirige il traffico nell’altro senso di marcia. Con la compiacenza dei giornaloni, compresi quelli che denunciavano lo sconcio delle campagne acquisti berlusconiane.
Memorabile il Corriere della Sera, che nel 2016 definisce la compravendita renziana un “ampliamento del Pd”. L’ampliatore capo è Paolo Naccarato, cossighiano eletto nella Lega e passato a Gal, che però fa il modesto: “Siamo soltanto degli stabilizzatori”. Altri si dicono vogliosi di “concorrere alla sfida entusiasmante delle riforme”. Concorrenti. La Serracchiani preferisce “consapevoli”. Naccarato allora precisa: “Io irrobustisco il sistema”. Ecco: irrobustitore, da non confondere con Raffaele Fitto, anche lui molto disponibile come “ricostruttore”. B., sdegnato per l’ennesimo “tradimento” e “ribaltone”, il 27 novembre 2017 annuncia: “Quando saremo maggioranza introdurremo il vincolo di mandato per evitare i troppi cambi di campi e di casacca del passato”. Ora, un anno dopo, lancia l’operazione “Adotta un grillino”, affidata al duo Carfagna & Polverini. Beppe Grillo ci scherza su: “Offro il doppio di qualunque cifra possa offrire B. (The Muppet) per l’acquisto di parlamentari in saldo”. Dall’Osso fa l’offeso: “Il Presidente Berlusconi non mi ha dato nulla, solo rispetto e libertà” (di votare come dice Lui, ndr). “Mi spiace che per accendere la luce sulla disabilità io sia dovuto arrivare a un gesto così forte”. Ecco perché, dopo aver firmato un contratto con i 5Stelle che sanziona i cambi di casacca con multe fino a 100 mila euro, è passato a Forza Italia: per accendere la luce. Responsabile e pure elettricista.
La Vergine è inebriata da una tresca, lo Scorpione da una principessa fresca
ARIETE – Piero Dorfles spiega Pinocchio: “Nell’ambiguità tra burattino e ragazzo Collodi dà un’immagine di quanto fosse difficile essere diversi dalla maggioranza”. Per preservare la tua biodiversità in ufficio rimedia da un pusher Le palline di zucchero della Fata Turchina (Garzanti).
TORO – “Il mercato di amuleti si pone alle soglie della truffa, ma non diversamente da chi offre la perdita di 20 chili in una settimana”: occhio a non finire Nella setta come F. Piccinni C. Gazzanni (Fandango). In azienda c’è chi ti sta intortando bellamente.
GEMELLI – “I. non riuscì a guardarlo negli occhi; poi, finalmente lo fissò. Era così attraente, così gentile”. Kevin Wilson racconta un Piccolo mondo imperfetto (Fazi) simile al tuo: accontentati, la gabbia che il partner ti ha costruito intorno è dorata e confortevole.
CANCRO – Non hai bisogno di Cancellare la città (Transeuropa), o di traslocare, per stare meglio: Marco Aragno ti ricorda che “la felicità somiglia a un ordine perfetto, intatto”. Fai pulizia fuori e dentro tutto s’aggiusta.
LEONE – Nel Furland di Tullio Avoledo (Chiarelettere) “l’era degli ingegneri era passata. Ora toccava ai laureati in arte drammatica, agli sciamani da quattro soldi”: spetta anche a te questa parte in commedia, o non entrerai nelle grazie nel nuovo capo.
VERGINE – “Anni a lottare per l’emancipazione femminile e poi, alle prime insicurezze del matrimonio, vado a cercare soddisfazione altrove”. Non far finta di avere La paura della coccinella (La nave di Teseo): Guido Tortorella è a conoscenza della tua fresca tresca.
BILANCIA – Se vuoi vivere felice imita Fortunato Cerlino (Einaudi): “Sorridiamo, come sorride un pollo in batteria prima di essere scelto per diventare brodo”. Sul lavoro fai buon viso a cattiva sorte, o finirai spennato da una collega famelica.
SCORPIONE – Le Fiabe faroesi (Iperborea) somigliano a quelle dei Grimm, truci e macabre. Nel fac-simile di Cenerentola, ad esempio, “il principe tolse la scarpa alla ragazza e vide che era piena di sangue”. Per meritarti il ruolo di principessa devi rinunciare a qualcosa, non necessariamente un pezzetto di piede.
SAGITTARIO – Secondo Gioele Dix La Bibbia ha (quasi) sempre ragione (Claudiana), ma “è difficile credere che prima dell’arrivo delle cavallette la zona fosse un idilliaco giardino. Probabilmente era già un desolato deserto”. Qualcuno sta tentando di raggirarti: pensaci bene prima di controfirmare l’accordo.
CAPRICORNO – Anche Superman era un rifugiato (Unhcr – Il battello a vapore) e un’altra eroina, nella sua stessa condizione, “disse che sarebbero rimaste con lei tre cose fino alla fine: la speranza, la determinazione e la musica”. Fai incetta di questi ingredienti: ti serviranno per raddrizzare una relazione storta.
ACQUARIO – Una Perla per te da John Steinbeck (Bompiani): “La puntura dello scorpione ha strani effetti. C’è un miglioramento apparente, poi, quando meno lo si aspetta, puff!”. Ora che lo sai, aspettatelo: hai un rivale in amore molto velenoso e pronto a pungere.
PESCI – Una delle parole raccolte da Giuseppe Antonelli nel Museo della lingua italiana (Mondadori) è “assassino, la cui base araba (hašišiya) sta per ‘fumatore di hashish’: la droga con cui gli assassini si inebriavano”. Non hai modo di fronteggiare un nemico siffatto: stagli alla larga in azienda.
Facce di casta
Bocciati
Il “teenager” degli interni Il vizietto di Matteo Salvini ha colpito ancora: il ministro degli Interni è stato nuovamente vittima della sua incontinenza verbale e, come ormai d’abitudine, ha twittato a sproposito. Questa volta però la sua compulsività da social network ha rischiato addirittura di compromettere un’operazione di Polizia volta al fermo di 15 mafiosi nigeriani. A far notare al vicepremier leghista il suo infantilismo da adolescente con ambizioni da influencer c’ha pensato il procuratore capo di Torino Armando Spataro, la serietà e il valore del quale sono dimostrati da decenni di onorato servizio. Al rimprovero di Spataro, Salvini ha poi replicato tenendo fede alle premesse puerili del tweet precedente: “Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo di Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato”. Lasciate ogni speranza, o voi che entrate.
voto 4
Promossi
Un romantico a tutto tondo Anna Falchi, interpellata ai microfoni di Un giorno da pecora, su Radio Uno, ha risposto così: “Con chi farei un calendario tra i politici attuali? Con Roberto Fico. Lo vedo molto ‘easy going’ come genere, mi piace. Mi sembra un romantico, mi ricordo come difese a spada tratta la sua compagna, una cosa che mi piace molto in un uomo”. Effettivamente Anna Falchi ha ragione: Roberto Fico è proprio un romantico, perchè ha difeso a spada tratta non solo la sua compagna, ma anche l’anima del Movimento Cinque Stelle che dall’inizio di questo governo con la Lega ha rischiato di essere tradita tante volte.
voto 8
I tweet della verità Le due migliori fotografie della debacle conclusiva del Partito democratico, data dal ritiro della candidatura di Marco Minniti dovuto al mancato appoggio di Renzi, a sua volta dovuto all’ipotesi sempre più probabile che l’ex segretario si faccia un partito tutto suo, si trovano sul profilo Twitter di Carlo Calenda. La prima è un’efficacissima sintesi dello status quo che l’ex ministro dello Sviluppo condensa in un tweet: “Emiliano non è più iscritto al Pd ma è il candidato del Pd. Renzi è un senatore del Pd ma si candiderà con un suo partito. Minniti è candidato alla segreteria indipendente da Renzi ma si ritira perché non ha l’appoggio di Renzi. Bello. Altre idee?”. La seconda è la risposta ad un follower che scrive “Caro Calenda non è questione di partito personale ma di anime diverse: socialisti da un lato (non dico ex pci) democratici progressisti liberali da altra…si fa scissione si fa chiarezza e ci allea dopo elezioni su temi. O no?”. La replica di Calenda è definitiva: “Secondo me si manda a carte 48 tutto il fronte progressista e si garantisce la vittoria della destra per 300 anni ma magari mi sbaglio”. Purtroppo mi sa proprio che non si sbaglia.
voto 7
Meno zuccheri e latte. “Mangiar bene aiuta a prevenire il cancro”
Se è vero che la Natura non ammette scherzi e ha sempre ragione – “i vizi e gli errori vengono sempre dall’uomo” scriveva Goethe – allora diventa fondamentale avere consapevolezza di quali comportamenti quotidiani possiamo adottare per prevenire uno dei peggiori nemici della nostra salute: il cancro. Cento domande e cento risposte su come prevenire, conoscere e combattere i tumori è il sottotitolo di Sconfiggere il male (Mind Edizioni), il nuovo libro di Maria Rosa Di Fazio, l’oncologa che qualche tempo fa fece parlare di sé per il best-seller Mangiar bene per sconfiggere il male.
Un libro che vuole rispondere a domande su cosa sia, come si manifesti e, soprattutto, quale stile di vita possa aiutare a prevenire un tumore, partendo da analisi scientifiche capillari fino ad arrivare a quei comportamenti, alimentari e non, che possiamo adottare ogni giorno. Laddove una prevenzione detta “secondaria”, cioè diagnostica, ci aiuterà a individuare la “bestia” prima che sia troppo tardi, c’è ne è infatti anche una – detta “primaria” – che ci aiuterà, soprattutto attraverso l’alimentazione, a non esporre troppo il nostro organismo a rischi inutili. Partendo dall’assunto che “il 45% dei tumori”, scrive la Di Fazio, “dipende da una cattiva alimentazione”.
E allora vediamo alcune (sono tantissime) di queste regole per migliorarci, alcune sorprendenti. La macedonia, ad esempio, è il “peggio del peggio”, perché ciascun frutto ha un diverso pH quindi manda il tilt il nostro intestino. La frutta contiene alta quantità di zucchero (fruttosio), quindi meglio all’inizio della giornata – lo bruciamo più velocemente. Da mezzogiorno in poi “il nostro metabolismo via via si addormenta e non brucia rapidamente ciò che ingeriamo”, quindi anche i carboidrati meglio non di sera. Il libro poi racconta di quanto sia importante il nostro intestino, “il nostro secondo cervello”.
Come aiutarlo? Dandogli pochissimo glutine, perché questo va a “intorpidire” la sua grande funzione di stimolatore del sistema immunitario. E per dargli poco glutine bisogna usare farine antiche o integrali, perché nelle nuove farine il tasso di questa proteina è esorbitante.
Quindi al bando soprattutto i prodotti da forno industriali. Altro nemico giurato della nostra salute: lo zucchero. Le cellule tumorali ne vanno ghiotte, ne consumano 20 volte rispetto a quelle normali. Altri nemici: latte e derivati in età adulta, perché lattosio (zucchero), ormoni e caseina fanno crescere solo le cose brutte. Per questo vanno ridotti al massimo. E poi ci sono le bevande gassate zuccherate, peggio se si chiamano diet, qui – come per le sigarette – nessuna deroga: vanno abolite. Ma allora cosa resta da mangiare, chiederete? Tantissimo, basta sfogliare questo libro, che vi aiuterà a essere più consapevoli di cosa sia un tumore e di come tentare di prevenirlo. E vi insegnerà un regime alimentare più sano. Poi sceglierete voi quanto e come. Magari ricordandovi di Goethe.
La Settimana Incom
Bocciati
Fare meno Intervista intima di Leonardo Pieraccioni a Oggi. “Ero stanco di pensare che fossi adatto a un lungo fidanzamento. Ora, quando esco con una donna, dico: ‘Ti dispiace se ti presento come la mia prossima ex?’. Sono uno che gioca a carte scoperte e di cui non bisogna avere paura. Al contrario di chi dice: ‘Vivremo sempre insieme, con cinque pargoli’, mentre dentro di sé sa che il suo fiato è corto assai”. Facciamo che più che una minaccia è una promessa?
Maschio omega Durante una puntata di Hell’s Kitchen, Carlo Cracco assaggia il piatto di uno dei concorrenti e decreta: “Il tuo piatto era buonissimo”, con il solito tono, un po’ sufficiente un po’ disgustato. Al povero Rudy da Lodi si bagna il ciglio. Lo chef, manco fosse nel suo living, s’indigna: “Ma che cosa fai, ti metti a piangere? Sembri un barboncino…Oh, sei un maschio cazzo! Ma quale emozione!”. Piccoli De Falco crescono.
In cerca di guai A Cr4 di Piero Chiambretti una soi-disant scrittrice vuole moltissimo far parlare di sé. Quando non mostra le chiappe, si esibisce in polemiche “femministe” (Simone de Beauvoir si rivolterà nella tomba). Questa settimana ha litigato con Vladimir Luxuria e Malgioglio. É finita così: “Non potete parlare per le donne perché non siete una donna”. E Luxuria: “È vero, essere donna è il più gran bel dono che mi sono fatta da sola e mi sento molto più dignitosa io a difendere le donne di quello che sta facendo lei”. Dell’operaismo parlano solo gli operai.
Promossi
Che classe
Mitica, ma già lo sapevamo, Amanda Lear a Domenica In: “La mia ambiguità mi ha aiutato tantissimo. Da dove nasce? Da me! Per farmi pubblicità: una che non ha voce e non sa cantare, qualcosa deve fare. Mi serviva per provocare, altrimenti sarei stata dimenticata completamente”. Su Dalì: “Era molto tirchio, mai un regalo, mai dato niente, neanche un quadretto, solo dei fiori. Gli piaceva molto il mio osso del bacino. Mi ha insegnato l’arte e la filosofia della vita. Io facevo la modella e stavo a Londra, nel mio giro si fumavano le canne e lui mi disse ‘basta, d’ora in poi devi bere solo acqua naturale non gasata’. Mi ha ripulita completamente, mi ha cambiato, ero molto rock”. Enfin, la battuta definitiva: “La boutique è chiusa, il prossimo uomo a vedermi nuda sarà il medico legale”.
Sempre geniale Continua il successo, più che meritato, de L’amica geniale su RaiUno (7.045.000 spettatori, 30.1% di share. Naturalmente continuano anche i commenti con la puzza al naso. Tenetevi La Dama velata.
Checco forever Con il vero nome,Luca Medici, Zalone ha scritto la colonna sonora di “Moschettiere del Re”, il prossimo film di Giovanni Veronesi. In un’intervista a Rolling Stone: “Non è più irriverente prendere per il culo Salvini o Di Maio. Già si prendono per il culo da soli”.