Giusti gli incentivi “green”, ma senza penalizzare nessuno
Sono d’accordo con quanto scritto dal direttore Travaglio in un recente editoriale a sostegno di una politica che incentivi l’acquisto di veicoli non inquinanti. La strada dell’ecobonus è giusta; può senz’altro essere migliorata in modo da non penalizzare chi non ha la possibilità di comprare un’auto elettrica nell’immediato, ma la direzione da seguire è quella. Al tempo stesso è necessario favorire lo sviluppo delle infrastrutture di supporto, per agevolare l’utilizzo e abbassare i costi. È inutile lamentarsi del riscaldamento globale, dello smog e delle patologie connesse, se poi varie categorie ostacolano i provvedimenti per rendere l’aria più respirabile.
Antonio Maldera
Vecchiaia è anche libertà: usiamo meglio il nostro tempo
Fini è tornato a parlare di vecchiaia, cosa che gli riesce bene. Purtroppo parlando di Seneca, morto a 69 anni, si è dimenticato di dire che ha scelto lui di morire, da perfetto stoico, tagliandosi le vene con sommo disprezzo per il dolore. Dunque non può rientrare nella casistica sulla durata media della vita nell’antichità, come risulterebbe dalle riflessioni del giornalista. Peraltro, a differenza di lui, credo che la vecchiaia – se vissuta senza gravi malattie – sia un’opportunità di libertà da non perdere. La consapevolezza che il tempo manca ci spinge a farne un uso parsimonioso, stando soltanto con chi ci piace o magari anche solo con gli animali, che non sanno fingere per loro natura, a differenza di molti umani.
Adriana Rossi
Ricordate al ministro Salvini che ci deve difendere lui
A fronte dei periodici fatti di cronaca che vedono privati cittadini farsi giustizia da soli, mi appaiono stonati i messaggi di solidarietà mandati dal ministro dell’Interno, l’onorevole Matteo Salvini, ai protagonisti. È mai possibile che nessuno gli ricordi che adesso è lui che deve garantire la sicurezza dei cittadini proprio per evitare che, giusto o sbagliato che sia, le persone debbano provvedere in proprio. Inoltre invece di solidarizzare come con il gommista di Arezzo dovrebbe prendere atto che non sta svolgendo bene il suo incarico. Altro che riprendere i suoi tweet, la stampa gli deve ricordare di limitarsi a parlare solo di quello che sa e di lavorare di più, come fa la gran parte della gente per bene in questo Paese.
Roberto Grillanda
Grazie per l’informazione documentata e seria sul Tav
Vi ringrazio per averci illustrato nel dettaglio la questione TAV. Considero il vostro numero odierno un numero storico. Dopo tutte le panzane che sono state raccontate sull’argomento, come penali da pagare e altri disastri se non si fosse fatta, spero che i vostri più che documentati articoli possano costituire una pietra tombale su questa sciagurata impresa.
Vincenzo Bruno
DIRITTO DI REPLICA
Tre piccole precisazioni: 1) Non considero il nostro giornale come una “buca delle lettere”. Ho voluto farne parte come redattore perché convinto che “I satiristi sono sacri (almeno qui al Fatto)”, titolo di un editoriale del direttore Marco Travaglio dell’agosto 2016, e perché Il Fatto è “un giornale nato per pubblicare ciò che nessuno pubblicherebbe mai in una stanza conformista e bigotta”, di Marco Travaglio dal medesimo editoriale. 2) Leggo il giornale che “ospita” le mie vignette: “Io un No Tav? Assolutamente no. Sono dalla parte degli italiani e non accetto gli sprechi”, Danilo Toninelli da Il Fatto quotidiano online del 5 Dicembre 2018. 3) Non ho “sfidato” nessuno a non pubblicare la mia vignetta, anzi, ho messo per iscritto il fatto che il direttore possa decidere in tal senso, rientra nel suo pieno diritto. Nel mio rientra quello di poter contestare questa decisione e ribadisco ambedue i concetti.
Vauro
I satiristi sono sempre sacri, tant’è che il “Fatto” ne ha in squadra un numero spropositato rispetto agli altri giornali e li ha sempre lasciati totalmente liberi (pubblicammo, addirittura a scatola chiusa, l’intero numero di “Charlie Hebdo” dopo la strage in redazione). “Il Fatto” è nato per pubblicare ciò che gli altri non pubblicano quando non vogliono dire la verità, non quando non vogliono dire bugie. La libertà di satira non c’entra nulla con la libertà di bufala. E non pubblicare un pezzo o una vignetta sbagliati non è censura: è un’opera buona (in ogni caso la vignetta in questione è stata pubblicata). Naturalmente Toninelli non c’entra nulla: l’abbiamo attaccato e sbeffeggiato in decine di articoli e vignette, e continueremo a farlo. Ma per quello che fa e dice, non per quello che qualcuno si inventa o fraintende. Quando un giornalista prende una cantonata o non scrive in italiano o usa un linguaggio criptico, oppure un satirista fa una vignetta sciatta, o poco divertente, o sconclusionata, o incomprensibile, o male informata, spetta al direttore l’ingrato compito di farglielo notare e chiedergli di riscrivere meglio l’articolo o di mandare una vignetta più azzeccata. Capita a tutti di sbagliare. Basta scendere dal piedistallo, applicare a se stessi l’ironia che si usa per gli altri e riconoscerlo serenamente. È tanto difficile ammettere di avere sbagliato vignetta?
m. trav.