In Italia – La depressione “Celia” centrata intorno a Gibilterra ci ha portato più polvere sahariana che pioggia. La nube giallastra spingendosi dal Nord Africa alla Scandinavia è giunta anche sulle Alpi, dove il fenomeno – benché naturale e già visto, come nel febbraio 2021 – ha generato atmosfere surreali e “marziane”. Tra lunedì 14 e martedì 15 marzo fino a 30 cm di neve, colorati proprio dalla polvere desertica, hanno finalmente coperto le Alpi occidentali, ma la pianura piemontese si è dovuta accontentare di pochi millimetri d’acqua, inefficaci contro la siccità. Solo l’Ogliastra, in Sardegna orientale, ha ricevuto un centinaio di millimetri di pioggia nello scorso weekend. Le correnti meridionali hanno portato una parentesi tiepida, fino a 22 °C ad Alghero, in un marzo finora dominato da venti freddi balcanici che ieri sono tornati a soffiare. Oggi con l’equinozio comincia la primavera astronomica, e un tempo più mite ma sempre secco prevarrà verso fine mese. Continua a preoccupare la scarsità di neve in montagna, sia nell’immediato sia per il futuro, eppure su Alpi e Appennini si continuano a sprecare soldi nell’ampliamento di comprensori sciistici, come denuncia il dossier Nevediversa 2022 di Legambiente. Dovremmo invece concentrare gli sforzi sull’abbandono dei combustibili fossili a favore delle fonti rinnovabili, da cui dipenderà il contrasto al caro-energia e la mitigazione di cambiamenti climatici e guerre per le risorse: si tende peraltro a guardare solo la convenienza economica delle rinnovabili dimenticando troppo spesso il beneficio collettivo ambientale e di autosufficienza. Lo dice il comunicato “Energia: affrontare subito la transizione” del comitato scientifico di Aspo Italia, Associazione per lo studio del picco del petrolio, che da 15 anni si batte per una vera rivoluzione energetica ancora in attesa di decollare.
Nel mondo – Febbraio ha sperimentato intense anomalie calde in Russia e fredde in Canada, ma a scala planetaria hanno prevalso gli eccessi termici, +0,8 °C sulla media secolare e settima posizione tra i mesi di febbraio più caldi dal 1880, stando all’agenzia meteo-oceanografica Noaa. Inoltre il trimestre dicembre-febbraio ha rappresentato il sesto inverno boreale e la settima estate australe più caldi. Ancor più che sulle Alpi la polvere sahariana ha reso incredibilmente rossa la neve dei Pirenei e della Sierra Nevada, mentre i termometri salivano a 25 °C in Andalusia. Temperature ben sopra media anche in Asia e nelle regioni polari: nuovi record per marzo di 28 °C nel Sud del Giappone, 5,5 °C a Ny Ålesund (Svalbard, Artico norvegese), -17,7 °C alla base antartica Vostok (valore gelido ma 35 °C sopra media!), e straordinari pure i 44 °C in Pakistan e i 39 °C nel Sud della Cina. Ancora alluvioni nel Nuovo Galles del Sud (Australia), e nel Malawi al passaggio del ciclone tropicale “Gombe”. Lo scongelamento del permafrost artico è una grande minaccia: lo studio “Imminent loss of climate space for permafrost in Europe and Western Siberia”, pubblicato dall’Università di Leeds su Nature Climate Change, dice che in assenza di adeguate politiche climatiche entro questo secolo potrebbe scomparire tutto il ghiaccio sotterraneo tra Scandinavia e Siberia, liberando in atmosfera fino a 40 miliardi di tonnellate di carbonio, il doppio di quanto immagazzinato dalle foreste europee, alimentando ulteriormente l’effetto-serra. Stiamo devastando gli oceani, il clima e la biosfera acquatica, ne fa un quadro narrativo molto scorrevole Nicola Nurra, biologo marino all’Università di Torino, nel libro Plasticene (il Saggiatore). E il 23 marzo si celebrerà la Giornata mondiale della Meteorologia, dedicata quest’anno alle “allerte e azioni tempestive” per fronteggiare gli eventi atmosferici resi più estremi dai cambiamenti climatici e più impattanti in un mondo sovraffollato e urbanizzato.