Dopo il rinvio dei bandi di gara per il tunnel della Torino-Lione al 2019, l’Unione europea non esclude che l’Italia debba restituire una parte o tutti i fondi ricevuti per la grande opera, aumentando la pressione sulla componente M5S del governo. “Se necessario prenderemo in considerazione un nuovo calendario che consenta il mantenimento dello stanziamento dei finanziamenti”, scrivevano nei giorni scorsi il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e l’omologa francese Elisabeth Borne in una lettera a Telt, società che sovrintenderà la realizzazione della galleria internazionale. Tuttavia Bruxelles “non può escludere che potrebbe essere costretta a chiedere all’Italia di restituire i contributi già concessi nell’ambito della Connecting Europe Facility” per il Tav Torino-Lione “se non saranno spesi ragionevolmente in linea con le scadenze previste dall’accordo di finanziamento” in base al principio “o si utilizza o si perde”. A spiegarlo ieri è stato il portavoce del Commissario europeo ai trasporti precisando che “nessuna cifra può essere indicata in questa fase” (l’Italia ha già ottenuto circa 500 milioni di euro) e che l’Unione europea ritiene la Torino-Lione “un progetto importante”, non solo per Italia o Francia, ma “per l’intera Europa”.
Poche ore dopo, in Senato, Toninelli ha ribadito che la sua interlocuzione con Borne e la Commissione europea “ha lo scopo di portare avanti” la condivisione dell’analisi costi-benefici “senza compromettere la disponibilità del finanziamento europeo”. Nel frattempo l’alleato di governo Matteo Salvini continua a dimostrare la sua differenza dall’ala M5S. Se ieri il presidente del Consiglio Conte, Luigi Di Maio e Toninelli hanno incontrato una delegazione di associazioni imprenditoriali e sindacali di Torino (deluse dalle risposte ottenute), domenica il leader della Lega e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti incontreranno dodici presidenti delle associazioni che lunedì si erano riunite a Torino per esprimere il loro sostegno al Tav. D’altronde Salvini sul tema è chiaro e ieri al Forum Ansa ha ribadito di essere “sempre stato a favore delle grandi opere”.
I No Tav, secondo i quali “non ci sono governi amici”, si danno appuntamento domani alle 14 in piazza Statuto, a Torino, per una manifestazione che vuole essere una risposta a quella dei Sì Tav del 10 novembre scorso. Al movimento contrario all’Alta velocità si uniranno esponenti del M5S e dell’amministrazione di Torino, ma arriverà anche una delegazione da Napoli e un gruppo di “Gilets Jaunes” dalla Francia. “Per chi ci vuole contare non saremo mai abbastanza”, dice Lele Rizzo, esponente del centro sociale Askatasuna. “Da un lato c’è un’ideologia ottocentesca che serve a giustificare e rilanciare un tipo di economia materialmente insostenibile e socialmente ingiusta, dall’altro dati, fatti e argomenti”, ha affermato ieri Angelo Tartaglia, docente del Politecnico e componente del Controsservatorio Valsusa.