Questo …che Dio perdona a tutti – un “Non possiamo non dirci cristiani” sotto forma di romanzo “piffizzato” – è già alla terza ristampa, in classifica da quando è uscito il 15 novembre. C’è un uomo, che si chiama naturalmente Arturo – perché tutti i protagonisti di Pif si chiamano Arturo – che s’innamora di una ragazza molto cattolica, che naturalmente si chiama Flora e che lui conquista sostituendo l’uomo che deve impersonificare Gesù nella Via Crucis. Così Arturo scopre che non si ricorda più nulla degli insegnamenti della religione cattolica.
Cominciamo dal titolo: il detto siciliano non è “Futti futti che Dio perdona a tutti”?
Sì, ho omesso la prima parte perché in Sicilia tutti capiscono il senso, ma altrove no. Poteva suonare offensivo. Per me rappresenta la sintesi di come gli italiani vivono la religione.
Arturo, si potrebbe obiettare, è opportunista. In realtà è spinto dall’amore. Molto natalizio.
Se siamo cristiani o no è una domanda che in questo periodo ci si fa più spesso, ma bisognerebbe farsela sempre. Bisognerebbe che se la ponessero anche quelli che, come me, sono agnostici. E comunque quella di Arturo è una conversione complicata, comincia con il furto di un manuale di catechismo… È ‘mediamente cristiano’, non si fa troppe domande.
Nel mettere in pratica gli insegnamenti del cristianesimo Arturo si mette nei guai.
All’inizio vuole conquistare Flora, ma poi le occasioni per essere un buon cristiano cominciano a diventare ghiotte, ci prende gusto… A un certo punto, mentre stanno andando in vacanza, Arturo si accorge che stanno passando in auto vicino a un luogo terremotato. E allora decide di uscire dall’autostrada per andare ad aiutare chi ha bisogno, ma poi la vacanza… Pure sul lavoro comincia ad avere grossi problemi. Fa l’agente immobiliare e non se n’è mai visto uno sincero, che dice davvero quali sono le magagne di una casa. La sua è una conversione all’acqua di rose, eppure è abbastanza per mettere in crisi la sua vita.
Ha messo in crisi la sua?
No. Ho messo nero su bianco una cosa che mi è successa. Ho frequentato istituti religiosi dalle elementari al liceo. Per anni, quando qualcuno mi chiedeva se credevo, rispondevo sì. Poi mi sono reso conto che non credevo ai miracoli, che non andavo mai a messa, non mi confessavo. E quindi ho capito che non ero cattolico. Mi sento agnostico. L’ho detto anche al Papa.
Scusi, ha incontrato il Papa?
Durante un’udienza privata, la primavera scorsa, eravamo più o meno 50 persone. ‘Tutti atei’, ci presentarono così. Ma io dissi la verità… Davanti al Papa non si possono dire le bugie! ‘Santità, io non sono ateo, ho fatto i Salesiani, credo faccia curriculum. Sono agnostico’. E lui mi rispose: ‘Ma sei diventato agnostico perché hai frequentato i Salesiani?’. Capito? Il Papa si abbassava al mio livello! È stato lì che mi è venuto un dubbio: forse anche noi, potenzialmente, possiamo elevarci al suo livello?
È una trovata pubblicitaria per il libro?
Ho le prove! (mostra una foto con Francesco, ndr).
Quanto siamo cristiani è una domanda di attualità, anche politica?
Una volta il Papa disse: ‘Dio è per l’accoglienza’. Per un credente diciamo che la parola del Papa dovrebbe essere abbastanza rilevante. Angelino Alfano, all’epoca ministro degli Interni e uomo di fede, disse: ‘Noi facciamo un mestiere diverso da quello dei preti’. Ed è questo un altro esempio di come si interpreta la fede ‘a seconda’. Mi sono imbattuto in una frase molto simile di Matteo Salvini, un brand che ora va per la maggiore, più recente: ‘I vescovi facciano i vescovi e non rompano le palle ai sindaci’. Non contesto la politica, non è questo il luogo né il momento perché questo non è un libro politico. È solo per dire che così è troppo facile. Uno giura sul Vangelo e poi dice ‘manderemo via i Rom dall’Italia, purtroppo quelli italiani ce li dobbiamo tenere’.
Dobbiamo chiederci quanto quel “purtroppo” è cristiano?
Esattamente. Io non contesto la legalità come principio, anzi. Contesto che s’invochi la legalità a intermittenza, cioè quando il presunto colpevole è un immigrato. Posso dire una cosa su cui sono d’accordo con Salvini?
Prego.
Qualche anno fa, Alfano disse: ‘L’Italia non ha bisogno di Salvini’. Il diretto interessato rispose: ‘Al di là della mia questione personale, può un ministro dell’Interno, responsabile della sicurezza del Paese, mettere alla gogna e rendere un bersaglio chi non la pensa come lui?’.
Cosa risponderebbe Matteo Salvini a Matteo Salvini?
E chi lo sa? Bisognerebbe chiederlo a Salvini. O al massimo ad Alfano, visto che il ministro dell’Interno attuale fa spesso le stesse cose per cui criticava il predecessore, come è accaduto ieri con il tweet sulla mafia nigeriana a operazione ancora in corso…
Ha pensato se dare retta a Matteo Renzi e chiedere, cristianamente, scusa a Berlusconi?
Ma nemmeno per sogno. Cominciai a criticare Renzi quando iniziò ad andare a braccetto con Alfano e Verdini. Chiedevo che il Pd si alleasse col Movimento 5 Stelle e loro mi dicevano: ci hanno insultati, sono diversi da noi. Come se Verdini, Alfano e B. non fossero diversi! Comunque niente scuse: B. al governo si è fatto i fatti suoi e delle sue aziende.
Un ecumenico abbraccio tra il Pd e l’ala più a sinistra dei 5stelle è possibile?
Non finché non lo vorrà una corrente del Pd che fa fatica a pronunciare la lettera ‘C’ senza aspirarla. Ma non insista, non farò mai i nomi.