I tormenti di Marco Minniti non finiscono mai. Dopo la riflessione durata svariate settimane e più di una presentazione del suo libro, l’ex ministro si è rimesso a pensare. E stavolta per decidere se andare avanti oppure ritirarsi. Quindi, ha annullato tutte le partecipazioni radio e tv. “Ho un fortissimo mal di schiena”, dice lui, laconico, senza smentire i suoi ulteriori dubbi. Un’indecisione che suona pure come un avvertimento: o Renzi lo sostiene davvero o lui lascia perdere.
Il termine ufficiale per la presentazione delle candidature scade mercoledì 12 dicembre: fino a quel momento, i giochi restano tutti aperti. Ma che è successo? Le voci, le interpretazioni divergono. Resta però almeno un fatto: Renzi non solo ha provato a commissariarlo, cercando di imporgli Luca Lotti come coordinatore della mozione e chiedendo il 70% dei posti in lista per i suoi uomini, ma ha anche ostentatamente iniziato a lavorare alla sua possibile uscita dal Pd. I comitati, i colloqui con esponenti di Forza Italia (a partire da Paolo Romani), ma anche l’interlocuzione continua con chiunque potrebbe confluire in un soggetto di centro, sono all’ordine del giorno. Per dire, è ricominciato il filo diretto con Denis Verdini. Non solo. L’ex segretario ha cerchiato sul calendario la data di gennaio, come momento di riflessione per decidere cosa fare. Tutto questo senza farne troppo mistero. E oggi andrà a Bruxelles: a parlare con gli europarlamentari, a incontrare Frans Timmermans, spitzenkandidat in pectore del Pse e con la Vestager: si muove da leader. Così Minniti si è trovato a dover fare i conti con una corsa senza tutto il sostegno che gli era stato promesso dai renziani (che peraltro dentro il Pd possono contare su meno truppe di quante ne millantano) e con la possibilità di trovarsi a un certo punto con un Renzi scissionista. Non solo: il duo Maurizio Martina – Matteo Richetti, che si è formato dopo il ritiro di Richetti dalla corsa, erode parte del suo elettorato. Mentre Nicola Zingaretti è in vantaggio in tutti i sondaggi.
E dunque, l’indecisione torna. L’interessato non la smentisce. Mentre i big renziani che hanno lavorato alla candidatura di Minniti, come Lorenzo Guerini, smentiscono che sia reale. Di certo, c’è in corso anche un braccio di ferro tra i due: con Renzi che pretende di dettare legge e Minniti che vuole mantenere la sua relativa autonomia.
Quello che sembra a rischio – ancora una volta – è un congresso che sia almeno vagamente credibile. E c’è persino chi si aspetta che a un certo punto possa rientrare in campo la carta Paolo Gentiloni: davanti a una richiesta di tutti, l’ex premier potrebbe persino decidere di scendere in campo.