Il governo si è ormai convinto che in un modo o nell’altro dovrà trovare l’intesa con Bruxelles sulla manovra. La trattativa prosegue. “Nei prossimi giorni faremo un nuovo passaggio con la Commissione”, ha spiegato ieri il premier Giuseppe Conte. È a lui che è stato affidato il compito di gestire il complesso negoziato.
La situazione è questa. Il governo punta a ridurre di circa 4 miliardi le spese delle misure in manovra, dal reddito di cittadinanza a Quota 100 e spostarle sulle spese “eccezionali” (infrastrutture e dissesto idrogeologico) e chiederne lo scorporo dal disavanzo, fissato dalla manovra al 2,4% del Pil per il 2019. Bruxelles vuole invece che sia anche ridotto formalmente, per essere portato sotto quota 2%, più o meno il livello previsto per il 2018. Servirebbero così 7 miliardi. A Palazzo Chigi si lavora superare lo stallo, anche riducendo formalmente il disavanzo. “Non sto lavorando a un obiettivo sotto il 2%”, ha chiarito però Conte, confermando indirettamente che si può trattare. Di certo non c’è più una chiusura totale a uno scenario alternativo rispetto a quello pensato dall’esecutivo e considerato intoccabile fino a qualche giorno fa. L’unica certezza è che si vuole evitare la procedura di infrazione, il cui passo formale verrà aperto il 19 dicembre. “Non basta il cambio dei toni, serve una correzione consistente”, ha avvisato ieri il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, che ha incontrato ieri il ministro dell’Economia Giovanni Tria all’Eurogruppo, la riunione dei ministri finanziari dell’eurozona.
I negoziati sono partiti al G20 di Buenos Aires e il mandato a trattare dato domenica a Conte da Di Maio e Salvini ha allentato le tensioni finanziarie (lo spread ieri ha chiuso in calo a 284). Restano due settimane per trovare l’intesa (il 13 Conte e Jean Claude Juncker si vedranno a Bruxelles). Intanto però aumentano le pressioni sull’Italia. Ieri ci ha pensato Goldman Sachs: “Il più probabile catalizzatore per un ritorno alla disciplina di bilancio – si legge in un report della banca Usa – sarà un’ulteriore pressione dei mercati”. In questo momento “l’Italia getta una nube scura” sullo scenario europeo e “le cose potrebbero dover peggiorare prima di vedere un miglioramento”. Secondo gli analisti di Goldman, dopo il calo del Pil nel terzo trimestre 2018 l’economia italiana all’inizio del prossimo anno “flirterà con la recessione” e il Pil nel 2019 aumenterà solo dello 0,4 per cento, contro l’1,5% previsto dal governo.