Carnivori che stanno diventando vegetariani? Sembra quello che sta accadendo nel mondo dei software con due grandi operazioni che ne stanno ridisegnando il futuro: industria e open source vanno verso la simbiosi. Le due operazioni sono multimiliardarie. Una la guida Microsoft che sta completando l’acquisto di Github: la piú grande piattaforma di sviluppo di software, disegnata, sin nella sua architettura, sulla filosofia open source. L’altra operazione l’ha annunciata Ibm. Ha acquistato la piú grande impresa di servizi open source: RedHat. GitHub é stata acquistata per 7,5 miliardi di dollari, quasi quattro volte l’ultima valutazione ricevuta dalla start up: una piattaforma con numeri da capogiro, ma bilanci in rosso cronico. Mentre RedHat é passata di mano per 34 miliardi, circa il 40 per cento di sovrapprezzo rispetto rispetto al valore di borsa: una delle piú grandi acquisizioni di sempre nel mondo della tecnologia.
Insieme le due operazioni danno la misura del cambiamento epocale che si é ormai consumato intorno all’open source. Una parabola sorprendente, per un fenomeno nato ai margini dell’industria, dentro comunitá informali di sviluppatori, inizialmente privi di organizzazioni e risorse. Le libertá di uso, modificazione, riproduzione, redistribuzione, che tutte le licenze di software libero o a codice aperto consentono, infatti rendono il software un bene accessibile a tutti: un commons moderno. Che come tale non puó essere commercializzato.
La conversione di Microsoft é quella che piú colpisce: l’azienda fondata da Bill Gates é stata la storica avversaria del software libero. Ancora oggi difende sui personal computer un monopolio di fatto, con il suo software “proprietario” Windows. La diffidenza é quindi grande e comprensibile. Però giá da diversi anni Microsoft sta provando a rovesciare la sua immagine per accreditarsi come una compagnia amica dell’open source. E in questi giorni, per rassicurare i milioni di sviluppatori e le decine di migliaia di organizzazioni ospitati su GitHub tentati dalla fuga verso piattaforme alternative, ha fatto un passo clamoroso. Ha annunciato il suo ingresso nella Open Invention Network (Oin), il consorzio di imprese che si impegnano ad astenersi da denunce per violazioni di brevetti sugli sviluppi basati su Linux, il sistema operativo base dell’open source. Inoltre ha apportato all’Oin 60.000 brevetti, un numero che dà una misura della caotica giungla che ha generato la moltiplicazione della logica proprietaria nel software – una causa non secondaria del progressivo successo dell’open source – ma anche della volontá reale di Microsoft di inserirsi nel sistema open source.
Le cause che hanno spinto l’industria verso l’adozione del modello open source sono state molte. Le imprese hanno imparato a modulare in modi nuovi, competizione e cooperazione, mercificazione e condivisione. La condanna di Google a una supermulta per abuso di posizione dominante, per il suo sistema operativo open source, Android, ne offre un esempio. I prevedibili conflitti di interesse tra Microsoft e GitHub – nonostante il nulla osta della Commissione Ue – ne lasciano intravedere un altro.
Ma ormai siamo a un punto di svolta. Si sono invertiti quegli effetti cumulativi e quelle economie di convergenza cosí importanti nell’evoluzione tecnologica e nelle economie di rete. Meccanismi di intrappolamento, dipendenze dalle traiettorie passate, interdipendenze tra sistemi e sinergie esterne, economie di scala: tutti elementi che hanno a lungo favorito le soluzioni proprietarie, come il caso di Windows esemplifica.
Solo che ora, su tutte le frontiere dell’innovazione, é l’open source che si sta imponendo come standard, beneficia di questi effetti cumulativi e costringe tutta l’industria a cambiare modelli di commercializzazione e competizione. Seguire percorsi proprietari, a questo punto significa isolarsi. E neppure la piú grande impresa di software, se lo puó permettere.
La vittoria dell’open source é stata un lunga marcia. É iniziata nei server. Ha conosciuto un primo shock con Android: un’abile strategia open source di Google, che ha rivoluzionato il mondo della telefonia mobile. Si sta adesso imponendo nell’Internet delle cose, nei centri dati, nell’intelligenza artificiale. Ma soprattutto – sospinta in questo caso da Amazon – si é giá consolidata nella “Nuvola”, la modalitá emergente di accesso a servizi software. Qui, Linux ormai domina come piattaforma e infrastruttura di base nei servizi cloud. Ed é questa la ragione piú prossima delle acquisizioni di Microsoft e Ibm.
L’open source é il terreno su cui viaggia la competizione capitalistica nel software. É peró anche un terreno collaborazione tra migliaia di imprese, a una scala senza precedenti e secondo modalitá inedite. I membri – platino, oro, argento: cosí si chiamano – della Fondazione Linux, lo dimostrano bene. C’è tutta, ma proprio tutta l’industria tech. Giganti cinesi inclusi.
Un pezzo importante dell’infrastruttura tecnologica digitale sta abbandonando la logica della proprietá intellettuale. Anche se non certo per ragioni ideali.
*ricercatore presso l’IGOP – UAB Barcellona