Regeni, i pm egiziani: “Indagate il ricercatore”

È uno scontro non solo politico e diplomatico ma, ora, anche giudiziario quello sulla morte di Giulio Regeni. Gli inquirenti egiziani respingono la decisione della Procura di Roma di iscrivere nel registro degli indagati alcuni 007 egiziani. I magistrati del Cairo, invece, hanno chiesto ai colleghi italiani di indagare sul perché il ricercatore fosse entrato in Egitto con un visto turistico, e non con un visto per studenti, nonostante avesse in programma di condurre una ricerca accademica.

Trump-Xi, la cena al G20 ferma la guerra dei dazi

C’è chi la chiama tregua e chi evoca un patto di ferro tra due leader che vogliono passare alla storia per aver aperto una nuova era di relazioni tra Stati Uniti e Cina. Quella di Donald Trump e Xi Jinping, che per ora hanno fermato l’escalation sui dazi, è una scommessa che potrebbe rilanciare prepotentemente sulla scena globale il cosiddetto G2, un asse tra superpotenze pronto a dettare legge sul commercio mondiale e non solo. La cena argentina tra i presidenti americano e cinese è stata un successo.

La “mia” Santiago e l’Italia che non c’è più

Quando Moretti mi ha chiamato, la primavera dell’anno scorso, per intervistarmi nel suo documentario ero compiaciuto e perplesso. Compiaciuto dell’onore, curioso di conoscere da vicino il personaggio, divertito dal passaggio che mi ha dato in Vespa (!). Ma, lo confesso, ero un po’ perplesso sul senso della iniziativa di tornare a parlare del colpo di stato in Cile del 1973. Una storia importante ma del tutto passata. Tra i colpi di stato latinoamericani è stato forse il più “europeo”, qualcosa che evocava i soviet, la repubblica spagnola, il 68 in Francia, il 69 in Italia. Forse l’ultimo grande scontro civile (non nazionalista, non etnico, neanche “populista” come in Venezuela) del Novecento. Ma, per l’appunto, del Novecento. Adesso ben altre sono le questioni. All’uscita del documentario, in questo inizio di dicembre 2018, l’attualità e il senso di Santiago, Italia

sono stati oggettivamente spostati sul lato italiano della vicenda, sui diplomatici che accoglievano nel giardino della villa dell’ambasciatore, mentre oggi neghiamo i visti sistematicamente ai paesi poveri. Sull’Emilia rossa che trovava tramite il movimento cooperativo e operaio case e lavoro ai profughi cileni, mentre oggi ogni tanto ci sono addirittura le barricate per non accogliere i richiedenti asilo. Di questa esperienza rovesciata, a distanza di anni, sono testimone personale. Ricordo quando gli altri detenuti nello Stadio Nacional trasformato in campo di detenzione si complimentavano con me perchè l’Italia, unico tra i paesi europei, continuava a non riconoscere la giunta militare. E viceversa, di pochi giorni fa, a Zarzis in Tunisia ricordo l’imbarazzo quando il leader dei pescatori locali, reduce da tre settimane di carcere in Italia con l’accusa di favoreggiamento della clandestinità (poi annullata dal Riesame), mi ha detto come se fosse ormai un dato scientifico assodato che il nostro è diventato il paese più razzista del Mediterraneo. È questa l’accusa che Moretti e il film, soprattutto nelle parole di Rodrigo Vergara, muovono al salvinismo di oggi. Non quella di essere come Pinochet (non c’entra, nessuno l’ha detto), ma quella di aver completamente contraddetto e capovolto la sensibilità italiana ai diritti umani e alla solidarietà. Certo, immagino già una osservazione. È ben diverso accogliere meno di duemila cileni, ovvero bianchi, in genere colti e politicizzati, in una Italia che non conosceva immigrazione da altri continenti, e accogliere invece centomila ragazzi africani, spesso analfabeti, in un contesto dove c’è chi alimenta paura e xenofobia. Ma perchè un ragazzino del Mali o della Costa d’ Avorio, sequestrato denutrito e torturato per il solo fatto di esser andato in Libia, dovrebbe meritare meno aiuto di un professore socialista che sapeva di rischiare un colpo di stato? Torniamo a Santiago, Italia

. Ai tempi, appena tornato in Italia, non avevo detto quasi nulla della esperienza della villa dell’ambasciatore trasformata in ostello e accampamento. Da un lato, un gruppo come Lotta Continua non voleva nè poteva complimentarsi con un governo democristiano. Per noi la Dc italiana era comunque sorella quindi complice della Dc cilena che aveva appoggiato, o almeno subìto e tollerato, il golpe. Dall’altra mi era stata raccomandata discrezione per evitare che la straordinaria situazione nella villa dell’ambasciatore diventasse un caso giornalistico, in un momento in cui il ministero non aveva ancora dato istruzioni. Cercai – tramite non so quale sinistra cattolica – il sottosegretario Granelli che mi ricevette a casa sua. Ho guardato il documentario con emozione. Anche la parte che considero “novecentesca”, chiusa, non più di attualità, la parabola Unidad Popular Allende Pinochet ha sempre la forza di un dramma collettivo, il fascino intellettuale di interrogativi storico-politici, l’umanità delle persone che non dimenticano le passioni anche quando l’ironia ha preso il posto dell’ideologia. Ancora un volta, dopo tanti anni, riproponiamo questa parabola cilena per un’Italia migliore.

* Giovanissimo apprendista giornalista per “Lotta Continua” in Cile, Paolo Hutter fu arrestato a Santiago dopo il colpo di Stato e detenuto per tre settimane nello Stadio Nacional.

Manovra, ancora stallo su reddito e quota 100

Si è andati avanti fino a tarda notte e si arriverà in aula alla Camera mercoledì. Ma più che un’accelerata, quella sugli emendamenti alla legge di bilancio somiglia a un’attesa. In commissione Bilancio a Montecitorio il governo e la maggioranza hanno presentato ieri 54 emendamenti alla manovra, tenendo però fuori tre delle misure più corpose: il reddito di cittadinanza, la quota 100 e il taglio delle pensioni d’oro.

Arriveranno in aula o al più tardi in Senato, sotto forma di emendamento o decreto. Ma il rinvio è sintomo di un accordo che ancora non c’è: dopo settimane di muso duro con l’Europa, il governo ha capito che limare qualche spigolo del testo può calmare i mercati. Ieri Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno elogiato il premier Giuseppe Conte, autore “di un dialogo franco e rispettoso con le istituzioni europee”, evidenziando però che “non ci saranno rinunce sul patto con gli italiani fondato su equità sociale, lavoro, crescita e sviluppo sostenibile”. Un modo per dire che la difficile trattativa europea la gestirà Conte.

Ma significa anche che si tira dritto sui temi portanti della manovra – compresi quelli ancora non presentati – pur essendo possibile che il deficit scenda un po’, forse un paio di decimali rispetto al 2,4 previsto, o che si chieda di scorporare alcuni miliardi di spesa.

Su questo, però, si tratta. E oltre al dialogo con l’Europa c’è la mediazione tra gli alleati gialloverdi su dove prendere e spostare le risorse per far tornare i conti. Servirà qualche giorno e per l’approvazione finale si finirà oltre Natale.

Intanto però c’è qualche punto fermo. Se per i dettagli del reddito di cittadinanza bisognerà aspettare, è stata già presentata la modifica che consente alle regioni di assumere fino a 4mila persone da destinare ai centri per l’impiego, necessari per avviare il sussidio. Costo previsto: 120 milioni nel 2019 e 160 dal 2020, che dal 2021 saranno parte del fondo complessivo destinato al reddito di cittadinanza.

Corretto invece uno dei cardini della Lega, ovvero la Flat tax per le partite Iva: un emendamento stabilisce che la tassa piatta non si applica alle “persone fisiche nei casi in cui l’attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro” con i quali il soggetto lavora o ha lavorato “nei due anni d’imposta precedenti”, evitando così che chi è assunto possa farsi licenziare e lavorare per la stessa azienda a partita Iva.

Deciso anche un raddoppio della deducibilità Imu sui capannoni industriali, che passa dal 20 al 40 per cento, mentre soldi freschi arrivano dalla proroga dell’asta sulle concessioni dei giochi, che saranno gestiti da Sisal fino a settembre 2019 e che porteranno maggiori guadagni per una settantina di milioni. Quasi triplicati, rispetto a quanto previsto dalla manovra, i fondi per snellire le liste d’attesa della Sanità, grazie alla riduzione del Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali.

E se per adesso non c’è traccia del taglio delle accise sulla benzina – sbandierato da Salvini in campagna elettorale – un emendamento alla manovra fa felice il governatore della Liguria Giovanni Toti: il prossimo anno la sua Regione potrà aumentare di 5 centesimi al litro il prezzo del carburante, anche per far fronte alle emergenze di Genova.

Gilet gialli, terzo morto Macron apre al dialogo

Il presidente Emmanuel Macron apre per la prima volta al dialogo coi gilet gialli, mentre i duri danno appuntamento a sabato, per “il quarto atto” della protesta. Ieri c’è stato il terzo morto, a causa dei blocchi su una strada di Arles nel sud. Marine Le Pen e Jean-Luc Melenchon, destra e sinistra estreme, invocano nuove elezioni. Macron, nella riunione di crisi all’Eliseo, ha invece chiesto al premier Edouard Philippe di incontrare i manifestanti. Dialogo respinto dai gilet gialli: “Prima ritirino la tassa sui carubanti”.

Israele, la polizia ai pm: “Incriminate il premier”

Corruzione e frode: con queste accuse la polizia israeliana ieri ha “raccomandato” alla magistratura di incriminare Benyamin Netanyahu e la moglie Sarah. I Netanyahu sono sospettati di essere intervenuti favorendo una società di telecomunicazioni e il sito Walla per un accordo da un miliardo di shekel in cambio di un trattamento informativo migliore per lui e la moglie. L’opposizione chiede elezioni anticipate e alla Knesset la maggioranza con soli 61 seggi su 120 è sempre più a rischio.

“Se cade il governo, la sinistra lavori col M5S al governo Fico”

Il profeta che ammonisce senza presentare alternative accettabili, contribuisce ai mali che enuncia, lei ha scritto.

È un pensiero di Margaret Mead e, secondo me, enuncia una grande verità.

Da un po’ di tempo Gianrico Carofiglio giudica invece di attendere l’altrui giudizio. Non c’è giorno che non faccia le pulci a questo governo, di più ancora alle parole che questo governo usa.

Non mi piace l’idea di giudicare. Annoto cercando di usare l’ironia. Mi piace usare Twitter come esercizio di scrittura essenziale.

I social ci fanno scrivere giorno e notte. E fotografare, filmare, odiare, e comunque commentare sempre. Siamo divenuti suoi sudditi. Temo però che ci tolgano il tempo di pensare.

I social canalizzano il flusso delle opinioni che prima era ristretto nella sala di un bar, nel crocchio di una piazza. Non bisogna allarmarsi di questo né tacere degli eccessi che produce. Per quanto mi riguarda cerco di denunciare l’inquinamento del discorso pubblico e la conseguente manipolazione della verità.

Il discorso politico sembra essersi trasferito sul web e tutto assume un aspetto di indistinta comicità. Una battuta bene assestata, questo sazia. Per il resto il nulla.

Forse è un giudizio un po’ duro. Il rischio della battuta per la battuta esiste. Però i social, se usati con equilibrio e consapevolezza, sono uno dei luoghi in cui è possibile esprimere il proprio pensiero, denunciare le torsioni del potere e della sua propaganda.

Ma c’è una speranza, un orizzonte oltre Twitter?

Penso che sia giusto, se dico che questo governo non va, che mi si domandi: cos’hai in mente?

Questo governo non va.

Accadrà che andranno a gambe all’aria e anche in un tempo piuttosto breve.

L’M5s soffre l’alleanza con la Lega. La sua dote elettorale si assottiglia settimana dopo settimana.

Certo. Per ragioni diverse spetta a tutti lo sforzo di immaginare il dopo, senza demagogia e senza astrattezza. Lo dico senza giri di parole: il dopo non possono essere le elezioni anticipate, magari già il prossimo anno. Un evento da cui solo la destra potrebbe avvantaggiarsi. La Lega fa parte di un blocco di destra sociale strutturato, ha radici nel mondo imprenditoriale e conservatore del Nord e governa nell’alleanza tipica: Forza Italia, cioè Berlusconi, e tutti gli altri affluenti. Bisogna prepararsi a ipotesi alternative realistiche e credibili.

Mi pare che la Lega stia benone con i 5 stelle. Gode di una rendita parassitaria, aumenta i consensi invece di pagare pegno. Salvini è ministro della propaganda, ed è un compito che gli viene a meraviglia. I guai sono di Di Maio che si è assunto l’onere di azzerare in cinque mesi la povertà in Italia.

Appunto. Questa alleanza si sta rivelando costosissima per il M5S. Presto dovranno prenderne atto.

E allora il Pd?

Ecco, e allora il Pd, e tutte le altre forze alternative alla destra devono smettere di ritenere i grillini fascisti con cui non si può parlare. È una posizione che sconta un certo tasso di infantilismo politico. Dentro l’M5s c’è di tutto: destra, sinistra, moderazione, estremismo. È un movimento liquido che prende forma dal contenitore che lo ospita. Raccoglie o ha raccolto consensi di tanta gente disillusa dalla sinistra. È un mondo disperso che attende di ritrovarsi e mi sembra ingiustificabile prescindere da questa considerazione.

I 5 stelle sono sabbia, la Lega mattone.

Infatti c’è chi capitalizza il cosiddetto contratto del cambiamento e chi naufraga sotto le onde dell’impreparazione, dell’approssimazione, del velleitarismo. Sono stato contro la logica del pop corn, l’idea di godersi a casa lo spettacolo del disastro. Anche perché il disastro eccolo qua, ma le percentuali di consenso all’opposizione diminuiscono. Perciò lo sforzo deve essere quello di creare la cornice di un governo alternativo.

Come dovrebbe essere questo governo alternativo?

Un esecutivo guidato dal presidente della Camera.

Roberto Fico premier.

Un governo più strutturato, con apporti di competenze esterne e la sinistra, tutto l’arco che compone la sinistra, che accetta di farlo nascere, su un programma serio, a termine.

Il Pd neanche vuole sentirne parlare.

Non c’è dubbio che adesso è così. Ma sono convinto che esista la disponibilità di tanti a valutare questa soluzione. E del resto, nel breve periodo, quale sarebbe l’alternativa?

Ma Renzi sta costruendo la sua formazione politica, un altro mondo rispetto a quello attuale e strizza l’occhio a Forza Italia.

Renzi è un democristiano di sinistra, è sempre stato tale, e se fa chiarezza rende un servizio a se stesso e al Paese. E forse riesce a fermare lo sperpero di quello che sicuramente era un grande talento politico. Lo dice uno che vorrebbe votare un partito più nettamente di sinistra di quanto sia oggi il Pd. In un sistema proporzionale come è tornato a essere il nostro, una seria forza di centro, senza derive populiste e libera dall’eredità berlusconiana, sarebbe un interlocutore fondamentale.

Se la destra sappiamo cos’è, la sinistra dov’è?

La sinistra deve ripartire dal discorso sul metodo. Nella parte finale del mio libro Con i piedi nel fango cerco di spiegare cosa intendo raccontando la storia, apparentemente lontana dai temi della politica, di un funzionario di Save the Children. Jerry Sternin, praticamente da solo, all’inizio degli anni Novanta affrontò e risolse il problema della malnutrizione infantile in Vietnam. Per cambiare il mondo più che cercare di riparare le molte cose che non funzionano o affidarsi agli strumenti della demagogia, è necessario scoprire cosa va bene – in termini di efficacia e di umanità – e cercare di riprodurlo. Le cosiddette buone pratiche, le soluzioni intelligenti che mettono insieme l’efficacia con il senso di umanità e solidarietà. Le soluzioni si trovano, anche nella difficoltà di un tempo così impoverito, impaurito e perciò incattivito. Bisogna avere la voglia di cercarle.

Nuovi vertici per i Verdi “Cavalchiamo l’onda”

Cambio generazionalenei Verdi italiani. Eletti nuovi portavoce Elena Grandi, da anni assessore nel Municipio 1 di Milano, e Matteo Badiali, ingegnerie ambientale. “Si sono confrontate, seppur serratamente, diverse posizioni ma una cosa è chiara: il Movimento 5 Stelle ha sprecato la sua quinta stella sull’ambiente” ha affermato il leader storico Angelo Bonelli: “Ora costruiamo una nuova forza ambientalista e civica, importante il messaggio ricevuto dal sindaco di Parma Pizzarotti”.

De Magistris: “Lista sì, non vado a Strasburgo”

“I Cinque stelle hanno tradito” il loro elettorato, “sono io l’anti-Salvini”. Così ieri all’Adnkronos il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Sabato ha lanciato una nuova formazione politica, presto il nome e simbolo. In tempo per le Europee, anche se De Magistris lascerebbe ad altri lo scranno a Strasburgo. E sul decreto sicurezza dice: “Questa legge vada cancellata al più presto, se qualcuno si dovesse far carico di promuovere un referendum abrogativo sicuramente noi lo sosterremo”.

Salvini in affanno al Nord scrive lettere ai giornali: “Le grandi opere le faremo”

Anche Salvini non molla la “battaglia del Nord”. E come per rispondere alla trasferta di sabato dell’alleato-competitor Di Maio dagli imprenditori veneti, ieri l’altro vicepremier ha sceltro un “dialogo” diretto – diversificando quindi rispetto alle solite offensive social – con i territori attraverso 4 lettere ad altrettanti quotidiani locali lombardi (La Provincia di Como, il Giornale di Brescia, La Provincia di Cremona e L’Eco di Bergamo) più un’altra manciata destinata al Piccolo di Trieste e ancora all’Arena di Verona, alla Gazzetta di Mantova, alla Nazione di Firenze, alla Nuova Ferrara, al Messaggero Veneto (e pure a La Sicilia in realtà…) per spiegare le misure prese dal governo e l’impatto che avranno. Il leader della Lega assicura di “non aver sottovalutato i dibattiti locali degli ultimi mesi” e di aver “preso nota”. Dalle misure sull’immigrazione al potenziamento degli organici delle forze dell’ordine, passando per il mantra del “fare”: “In sintesi – conclude Salvini – vogliamo passare dalle parole ai fatti. Il dialogo col territorio e gli amministratori sarà sempre aperto”. Un modo per marcare il “sì” rispetto all’alleato che invece pone ancora “no”. Innanzitutto sulle grandi opere. Concetto che Salvini ha ribadito in maniera esplicita in serata in tv su La7. “La Lega è per il sì alle grandi opere, questo è il governo dei sì. La Tap si farà, io bado ai risultati non alla forma. L’Italia ha bisogno di si, di andare avanti, di ferrovie, per fare questo devo spendere dei soldi e chiedo ai signori di Bruxelles di aiutarci ad aiutare gli italiani”.