I casseurs si sono presi Parigi, a cominciare dall’Arco di Trionfo, dove sono arrivati ieri di primo mattino. “I Gilet gialli trionferanno”, hanno scritto sul monumento, dove meno di un mese fa 72 capi di Stato e di governo si sono riuniti per i 100 anni della fine della Grande guerra.
Portano il gilet fluorescente ma si coprono il volto con cappucci e sciarpe o maschere, e si mescolano a chi è venuto per manifestare in pace, ed è difficile distinguere chi è manifestante e chi è casseur.
Un gruppetto si è seduto intorno alla tomba del milite ignoto, dove la fiamma è accesa dal 1923, e ha cantato la Marsigliese. Poi, quando i lacrimogeni non bastavano più, i poliziotti hanno respinto i violenti con i cannoni ad acqua e la rabbia ha invaso le strade vicine, quelle della Parigi dei bei palazzi, delle ambasciate, delle banche.
Il caos ieri è durato fino a sera. Tra l’avenue Foch e Friedland decine di auto sono state rovesciate e incendiate, obbligando i pompieri a correre ovunque per spegnere i roghi. Sul boulevard Haussmann le Galeries Lafayette sono state evacuate. I casseur si sono spinti fino alla rue de Rivoli, vandalizzando delle boutique, penentrando nel giardino delle Tuileries, incendiando un veicolo della polizia in place Vendôme. Altri hanno raggiunto il Trocadero, che si affaccia sulla Tour Eiffel. Colonne di fumo nero hanno oscurato il cielo grigio di pioggia di Parigi.
È stato il terzo giorno di blocco nazionale contro il caro-carburante e il carovita e il terzo sabato di guerriglia nella Capitale. I Gilet parlano ormai di rivoluzione, i poliziotti di insurrezione e chiedono l’aiuto dell’esercito. Si pensa subito al maggio ’68. Eppure la Capitale si era preparata. Gli Champs Elysées erano stati blindati. Vi si poteva entrare solo dopo i controlli delle borse e dei documenti. Tutti gli arredi urbani, i gazebo dei caffè, i cantieri erano stati smontati. Ma la guerriglia è esplosa fuori dal perimetro di sicurezza e si è sparsa a macchia d’olio nella città, in modo incontrollato, mettendo a dura prova i 4000 agenti mobilitati. I casseurs, forse 1500 individui, non hanno neanche provato a passare i controlli. Molti avevano martelli, tenaglie, spranghe e non sarebbero mai passati.
Forse il perimetro era troppo stretto, forse il rischio è stato sottovalutato, hanno detto i primi critici. “Ma non è possibile blindare tutta Parigi”, ha reagito Johanna Primevent, portavoce della prefettura. Ai manifestanti i casseurs hanno lasciato gli Champs Elysées e le loro rivendicazioni scritte a mano sui Gilet: l’aumento del minimo salariale e delle pensioni, il gelo delle tasse sul carburante e la tenuta di referendum popolari. Gli slogan sono diretti: “Macron sparisci” e “Macron dimettiti”. Ma le loro richieste, che più dell’80% dei francesi dice di comprendere, sembrano perdersi dietro la guerriglia.
“I poliziotti sono stati bersaglio di attacchi che loro stessi hanno definito di rara violenza”, ha detto il premier Edouard Philippe, parlando nella sede della prefettura, scioccato dagli attacchi “ai simboli” del Paese. Chi sono gli individui che infiltrano la protesta? Tra i più di 5.000 manifestanti, la prefettura ha individuato almeno 200 militanti dell’ultradestra. Una bandiera con la croce celtica è stata montata su una barricata.
Nella folla è stato visto anche il controverso comico Dieudonné, vicino all’estrema destra, che ha postato diverse foto sui social di lui col Gilet e messaggi: “Paralizziamo le amministrazioni dello Stato”. Su Bfm Tv, Laurent Nunez, il numero due del ministero dell’Interno, ha parlato di “estremisti” arrivati a Parigi attrezzati e pronti agli scontri.
Nel frattempo Emmanuel Macron era lontano migliaia di chilometri, in Argentina, per partecipare al G20 di Buenos Aires. “Rispetterò sempre le contestazioni, ascolterò sempre l’opposizione. Ma non accetterò mai la violenza” ha detto in conferenza stampa. Al suo ritorno troverà una città devastata che si lecca le ferite e un popolo che vuole risposte concrete subito. Lui e i suoi ministri sono il bersaglio di chi protesta ma anche dei politici di destra e sinistra. “Il potere spera in un grave incidente per far montare la paura”, ha accusato Jean-Luc Mélenchon della France Insoumise, che ha manifestato a Marsiglia, dove altri incidenti si sono verificati nella zona del porto. La sua presenza non è stata gradita da tutti i Gilet.
E di fronte ai gravissimi incidenti di Parigi, i partiti che avevano sposato la protesta si sono tirati indietro: la leader del Rassemblement National (ex Front National) Marine Le Pen, così come l’ex presidente François Hollande, hanno definito le violenze “inammissibili, intollerabili e inqualificabili”.