In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Luca 21,25-28.34-36).
L’Avvento, che inizia oggi, in quattro settimane ci accompagna e prepara a celebrare il Natale di Gesù, rivivendo giorni nei quali “io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda” (Ger 33,14). Dio, fedele a ciò che promette, educa e alimenta con la sua la Parola la speranza e la fiducia in Lui che salva, perché la notte oscura della nostra oppressa umanità sembra invincibile e interminabile: fame, epidemie, guai economico-sociali, catastrofi, guerre, gente che vediamo annegare, ingiustizie d’ogni genere nel mondo dei ricchi come in quello dei poveri, il girare il volto da occhi che chiedono, magari solo ascolto!
Luca, il Vangelo che leggiamo quest’anno, ci parlerà della misericordia, della tenerezza che Dio manifesta in Gesù nato, morto e risorto per la nostra salvezza. È la Persona che nella sua carne assume ora le nostre carni dolenti per trasfigurarle in speranza certa di novità di vita eterna. La perìcope evangelica odierna annuncia tribolazioni, morte e sconvolgimenti e invita a non essere distratti, dissipati, alienati dalla nostra vita e dalle sue responsabilità. Ma non disimpegno, indifferenza, quietismo, ripiegamento, anzi: Risollevatevi e alzate il capo perché la vostra liberazione è vicina.
Bisogna essere attenti ai segni dei tempi, pazienti e vigilanti perché siamo nella dimensione del già e non ancora. Il credente è chiamato a vivere il presente, la storia, il tempo sapendo resistere nell’attesa e venendo radicato nella fedeltà di Dio alle sue promesse, custodirà il centro della propria vita da ciò che lo minaccia: con la vostra pazienza salverete la vostra vita. La vita di ognuno ci appare come un’attesa. “Il presente non basta a nessuno; l’occhio e il cuore sono sempre avanti, oltre la breve gioia, oltre il limite del nostro possesso, oltre le mète raggiunte con aspra fatica. In un primo momento pare che ci manchi qualcosa: più tardi ci si accorge che ci manca Qualcuno. E lo attendiamo. Ogni popolo, come ogni cuore, è in stato messianico. L’uomo non è mai tanto povero come quando si accorge che gli manca tutto: non è mai tanto grande come quando, da questa stessa povertà, tende le braccia e il cuore verso qualcuno. Cristo è questo qualcuno. Il profeta lo chiama il Veniente. Poiché egli è colui che viene, io sono colui che attende” (don Primo Mazzolari). Così ci si prepara ad incontrare a Natale il Figlio dell’uomo. Per san Paolo (1Ts 3,12-13) è la carità di Cristo che ci fa crescere e sovrabbondare nell’amore fra noi e verso tutti, per rendere saldi i nostri cuori e irreprensibili… alla sua venuta con tutti i suoi santi.
L’Avvento ci chiede di lasciarci avvolgere dal Mistero. Che come canta Clemente Rebora ogni vicenda di gioia e di dolore è segnata da una certezza: Del male è il bene più forte! Secondo il Natale, l’ipotesi di spiegazione della vita è positiva. E se il Mistero può sembrare una lontananza che si sposta sempre più in là, in ogni caso, il Bene è alla fine ciò che ci attende, compimento di ogni desiderio e ciò per cui siamo fatti.