Il primo a volere una legge anti-fake news era stato Emmanuel Macron. Il presidente era stato infatti vittima di bufale durante la campagna per l’Eliseo. L’allora candidato En Marche! era stato accusato di nascondere un conto corrente alle Bahamas dalla sfidante al ballottaggio Marine Le Pen, leader del Front National (oggi Rassemblement National) che, in un dibattito tv, aveva dato adito a voci raccolte sul web.
Altre insistevano sulla presunta omosessualità di Macron. In un meeting si era lui stesso ritrovato a smentire una presunta relazione con Mathieu Gallet, ex direttore di Radio France. Si erano sospettate ingerenze russe e Macron aveva accusato i media Russia Today e Sputnik di aver diffuso falsità sul suo conto su pressione di Mosca, proprio come era successo a Hillary Clinton durante la campagna per le elezioni americane contro Donald Trump. Dopo mesi di dibattiti e polemiche, la discussione di centinaia di emendamenti e dopo essere stata bocciata due volte dal Senato, la legge contro le infox, le bufale francesi, ufficialmente “legge contro la manipolazione dell’informazione”, è stata alla fine approvata in Assemblea nazionale, che come sempre ha avuto l’ultima parola.
Ormai dipenderà dai giudici stabilire se una notizia è falsa oppure no. Il testo riguarda i periodi delicati delle campagne elettorali: prevede che, nei tre mesi prima del voto, i candidati o i partiti potranno ricorrere al tribunale per bloccare la circolazione di informazioni che ritengono false. I giudici avranno 48 ore per stabilire se l’informazione è di fatto una bufala e in questo caso decidere di ritirarla. La legge obbliga anche alla trasparenza Facebook, Twitter e le altre piattaforme digitali, che dovranno precisare se i contenuti pubblicati sono diffusi dietro remunerazione. Inoltre, il Consiglio superiore dell’audiovisivo potrà sospendere la diffusione di tv “controllate da stati stranieri o sotto la loro influenza” che diffondono fake news “in modo deliberato”. La legge è passata grazie al solo voto della maggioranza. Macron l’ha difesa “per proteggere la democrazia”. A destra e a sinistra invece o si sono astenuti o hanno votato contro. Il radicale di sinistra Jean-Luc Mélenchon (France Insoumise) ha denunciato una legge su misura contro Russia Today che “prende a bersaglio solo i media internazionali, soprattutto russi, e lascia fuori i media nazionali”. Il 21 novembre, 140 senatori del centro-destra hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale, come ultimo tentativo per bloccare il testo, puntando il dito contro i “rischi per la libertà di espressione”, già garantita, sottolineano, dalla legge sulla libertà di stampa del 1881 (aggiornata nel 2002) che punisce nel suo articolo 27 “la pubblicazione, diffusione e riproduzione con qualsiasi mezzo di notizie false”. I senatori si chiedono come 48 ore possano essere sufficienti a un magistrato per verificare la notizia e “stabilire in anticipo se essa altera uno scrutinio che non ha ancora avuto luogo”.