I maschi zeta con le foto “Un paio di botte”

Resoconto di una conversazione estemporanea, tra due sconosciuti all’uscita di una palestra romana.

Il primo soggetto, circa vent’anni, muscoloso ma non sfrontato nei suoi bicipiti, lo chiameremo Luca; il secondo, 30 anni o poco meno, è Stefano.

Luca: “Quella tipa rimorchiata l’altroieri poi me la sono scopata”.

Stefano: “Di già!”

“Sì, l’ho fatta salire a casa, un paio di botte (rapporti sessuali) dopocena, ci siamo addormentati, poi la mattina mi ha preparato la colazione e mentre bevevo il caffè anche il pompino. Ah, dopo ha rifatto pure il letto”.

“Bravo, hai fatto bene”.

“Un brava ragazza, una sveglia, ci siamo sparati qualche video e un po’ di foto belle zozze”.

“Servizio completo”.

“Eh sì, abbiamo fatto tutto”.

“La rivedi?”

“No, te l’ho detto, abbiamo fatto tutto”.

Un terzo interlocutore, quarantenne, stupito interviene: “Ma come le foto? Con tutto quello che accade di questi tempi?”.

Stefano: “Vabbè, ma io gliel’ho messa giù bene, le ho spiegato che sono solo per me, che non le pubblico, che mi eccitano tantissimo… (pausa, di presunta riflessione)… guarda”.

Nessuna risposta.

“Guarda”, insiste.

Apre il cellulare e mostra il suo bottino agli interlocutori, al presunto amico e al quarantenne appena conosciuto, e il suo sorriso non si manifesta con modalità sguaiate, gli basta arricciare leggermente il lato della bocca, e una fossetta complice gli compare sulla guancia.

Così all’improvviso la morte di Tiziana Cantone per quelle maledette immagini pubblicate e circolate ovunque, i drammi dentro le scuole, le denunce per stalking e tutto il corredo, scompaiono: nella mente di quei due, forse, non hanno toccato alcun punto di riflessione; “gliel’ho messa bene”, spiega, specifica, “lei ha accettato tranquilla”, di andare molto oltre con uno conosciuto 24 ore prima; e sottolinea con semplicità “abbiamo fatto tutto”, e tutto in appena 36 ore; magari un percorso di scoperta e di gioco che coppie non intraprendono in una vita, con legittimi dubbi e timori, loro in 36 ore hanno deciso (deciso?) di chiuderlo in un giorno e mezzo, senza “se”, figuriamoci un “ma”.

Non c’è lascito, non c’è incertezza, alcuna scia di quello che accade nel mondo, il tutto e subito è quello che conta, e negli occhi dei due ragazzi (e magari della ragazza ripresa dal cellulare) non compare nessun collegamento con un pensiero collettivo, l’esperienza generale non li tocca, esistono solo dei microcosmi da soddisfare; dei microcosmi racchiusi dentro il proprio io; e i due protagonisti non sono neppure scusabili con il concetto di periferia, non sono neanche dei pariolini cinici e spietati modello anni Settanta; sono due ragazzi medi, di un quartiere medio, con istruzione media. Hanno un lavoro, a loro modo interagiscono. Sono la sintesi di una generazione cresciuta senza un concetto di nazional-popolare, senza alcuna cultura unificante, figuriamoci i benedetti ideali politici; sono quelli che non comprano i libri, la musica si scarica e si butta via in un attimo, al cinema non si va (le sale sono sempre più vuote e l’età media sempre più alta) i giornali sono noiosi, i genitori antichi (e questa volta, rispetto a loro, hanno ragione). Sono il ventre molle, sempre più molle.

Eppure sono la generazione alle porte, quella che in teoria dovrà sostituire e sostenere le precedenti; c’è da aver paura, e in quei momenti pensi che forse è giunto il momento di puntare direttamente su quella successiva.

Un Salvini di lotta da cotolette e cachi

Quanto sei bella Roma, quand’è sera. Stasera cotolette e carote coi bimbi, poi cachi e gelato. Un bacione ai buonisti e rosiconi. Un bacio dall’Osteria Italia, che chiude i porti ai buonisti e scrocconi. Un bacio alla bimba. Chi si ferma è perduto! Intanto resisto da oltre sei mesi senza fumare. Vabbè, adesso fragole al limone e un bel mirto. Avete visto su Rai Tre? Come sono andato??? Formaggio fresco di capra e stagionato di malga, pomodorini, speck, bresaola e salame a kilometro zero, spremuta d’arancia: oggi a colazione mi vizio! La mia cena: un pensiero dal Qatar. È bello avere qualche micio in pagina che porta un po’ di tranquillità serale. Non si molla. Dite quello che volete, ma #Venezia è sempre Venezia! Buona serata amici, bella Sabaudia. In attesa i ricostruire l’Italia, oggi ho costruito un castello con mia figlia. Bastardi. Sono sicuro che Putin non risponderà coi gessetti colorati. Mi sento in colpa perché ieri ho mangiato un panino con la salamella. Non ci fermeranno. Notte serena da me e da Marion Le Pen. Io non mollo. Pizza napoletana con cipolla a mezzanotte, sbaglio? Buona Pasqua amici. Buongiorno Amici, si vola a Strasburgo per combattere! Oggi proviamo a fare gli gnocchi, chissà… Nessuno potrà mai corrompermi con soldi, poltrone o potere, ma con questa pizza al formaggio… Mio figlio porta a casa la PAGELLA della prima liceo con una serie di 7, 8 e 9 (in matematica! io fui rimandato…) e la giornata si illumina. La Boldrini mi insulta? Mi godo mio figlio, e me ne frego. Alla demolizione di una villa confiscata alla mafia ci andrò guidando personalmente la RUSPA, promesso! Che il buon Dio vi regali finalmente un po’ di sole #ruspantoso! Sveglia! Le preghiere non bastano più. Autogrill direzione Roma, ma sono l’unico a non aver mai vinto un pupazzo a questo gioco??? Madonnina benedetta di Medjugorje portatami da un amico, grazie! Non prometto miracoli, ma atti concreti e PUGNO DI FERRO. Tuta della Protezione Civile e si parte direzione Belluno, per visitare le zone colpite da frane e alluvioni… Buona domenica Amici, chi si ferma è perduto! (Selfie di Matteo sorridente, ndr). Burro di malga, giallo e profumato. Buono!!! Col colesterolo a 197 me lo posso permettere. #sgonfialaboldrini. Espulsioni di massa ci vogliono, altro che palle! Bellissimi! Pare ci sia una nuova razza, il “Gatto bambino”. Ma tutti quelli che hanno un gatto lo considerano un po’ il loro bambino, no? Io vorrei una legge per togliere la cittadinanza alla Boldrini. Il Sindaco di Lodi vuole controllare che tutti quelli che devono paghino la mensa scolastica dei figli? FA BENE!!! Volere è potere! Sette risorse boldriniane senza biglietto si rifiutano di scendere e bloccano il treno. Grazie alla signora che questa mattina mi ha regalato un rosario. Da ultimo dei peccatori, lo bacio e lo porto con me. Prima galera, poi castrazione chimica, poi espulsione! Dovranno passare sui nostri corpi: nonna Peppina non si tocca!!! Febbre e raffreddore. Oltre alla tachipirina, avete altri consigli? Come D’Annunzio dico: Me ne frego! Auguri cucciola! Nata con la neve, bella come il sole (Foto della figlia di spalle, ndr). Avevo qualche anno in meno… grazie a tutti per gli auguri (Foto di Matteo bebè nudo sul letto, ndr). Bella la mia sorellina che si sposa: buona vita!!! (Selfie con sorella). I miei due grandi tesori, mano nella mano (Foto dei figli, ndr). Per educazione, carattere e rispetto non ho mai buttato in piazza la mia vita privata, non comincerò a farlo adesso, agli italiani non interessa. La coerenza prima di tutto, la preferisco a qualche ospitata. Notte Amici, vado a letto sicuramente triste ma sereno. Grazie, grazie, grazie. Stasera fagioli bianchi, rigorosamente italiani, con salsa rosa. Tiramisù: sì o no??? Pare insalata russa, mah… proviamo. La Boldrini mi denuncerà? Chi se ne frega! Per me e la bimba stasera castagne!!! Io non mi ritengo un genio, vado a fare la spesa. Ho dato del “verme” a #Renzi, ho esagerato??? Cin cin a tutti voi! Non alla Boldrini. Mamma miaaaaaa! Saranno dieci anni che non metto lo smoking, devo trattenere il fiato. E la Boldrini, che ama tanto l’Islam, tace. C’è chi chiacchiera, c’è chi fa. Chiudiamo gli aeroporti come abbiamo chiuso i porti. Per qualcuno queste “risorse” ci pagheranno pensioni, per ora ci FOTTONO I TELEFONINI e si fanno i CANNONI. Non fermeranno il nostro SORRISO. La pacchia è stra-finita! Intanto buon appetito, stasera sto leggero. Ma certi “genitori” cosa insegnano ai loro figli??? Qualche NO e qualche ceffone ogni tanto farebbero bene. E comunque BUON NATALE a tutti! Tanti nemici, tanto onore! Grazie Al Bano, n. 1! Evviva i Re Magi, evviva il Presepe, evviva i bambini in festa! Vi voglio bene Amici.

Frasi scritte, pronunciate e twittate dal ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini nel 2017 e 2018.

Rivolta Casamonica contro le demolizioni: tre persone fermate

Tensione ieri sera in via del Quadraro a Roma dove era in corso la demolizione delle villette abusive dei Casamonica. Secondo quanto si è appreso dalla polizia locale, un gruppo di circa 20 persone ha cercato di forzare l’area di sicurezza e aggredendo alcuni vigili spintonandoli e buttandoli per terra. Alcune persone sono state fermate. Le tensioni sarebbero iniziate quando alcuni degli sgomberati volevano accendere dei fuochi davanti l’ingresso dell’area di sicurezza. Quando è stato detto che non era possibile sono scattati gli insulti e poi gli spintoni agli agenti della polizia locale che presidiavano l’ingresso dell’ area. Nel gruppo di circa 20 persone c’erano anche alcune donne. Gli sgomberati sono stati anche invitati a rimuovere i blocchi stradali che stanno effettuando con le auto nelle strade limitrofe.

Il clan ieri è stato anche colpito con altri due arresti: uno dei componenti è finito in manette per maltrattamenti alla moglie e alle due figlie e per violenza sessuale mentre una donna di 63 anni è in carcere per estorsione.

“XLaw”: un algoritmo può davvero prevedere (e impedire) un reato?

Mestre, piena notte, la sequenza è rapida: un ladro cerca di rubare l’incasso di un hotel, un portiere avvisa la polizia, il ladro scappa ma c’è già una volante pronta ad arrestarlo. Una fuga sfortunata? Non proprio. Il fatto è stato comunicato nei giorni scorsi come il primo reato sventato perché predetto da una macchina. La polizia era già lì perché sapeva ci sarebbe stato. Una sorta di Minority Report. Ma è davvero così? In parte.

Il sistema. Dietro il successo dell’operazione c’è un sistema chiamato XLaw, un software basato su un algoritmo che è in grado di identificare luoghi, orari e condizioni che rendono più probabile che avvenga un reato. Sulla base di questi scenarti probabilistici, vengono poi inviate le volanti della polizia. Se dovesse davvero esserci un crimine, sarebbero già nei paraggi (ottimizzando l’uso delle risorse).

Chi lo ha creato. Elia Lombardo è ispettore superiore di Polizia a Napoli e la mente che, da sola, ha creato l’algoritmo e sviluppato il programma. “L’idea – spiega al Fatto – è nata dopo vent’anni a rincorrere il crimine, letteralmente. Arrivavamo sempre dopo, dovevamo correre dietro ai malviventi ”. Così inizia a immaginare un modo per automatizzare e amplificare un lavoro che la mente umana poteva fare in modo limitato. “Ho studiato informatica e ho ideato e sviluppato XLaw ”.

Come funziona. Il sistema identifica quelle che Lombardo definisce delle vere e proprie “riserve di caccia”. Non si limita però a far dialogare tra loro i dati geografici. Il software sovrappone due livelli: il primo che ha informazioni statiche, come il numero di abitanti, il numero di negozi, di istituti di credito, di scuole, di abitazioni, di parchi pubblici, di vie di fuga, di nascondigli e di copertura criminale; il secondo che contiene invece informazioni variabili come orari di apertura e chiusura, le condizioni meteorologiche, l’orario dei traghetti, quello dei treni e degli autobus, se sia in arrivo una nave da crociera o se siano in corso manifestazioni o iniziative.

I dati.Tutti questi dati si incrociano poi con più informazioni possibili sui reati che avvengono sul territorio, reperite dai database della polizia, dai media, dai social network, dalle denunce dei cittadini. Si costruiscono così dei modelli basati su concomitanze di condizioni che – rileva la macchina – statisticamente producono un reato. Esempio semplice: ci si accorge che la probabilità di un furto aumenta alla chiusura dei negozi, in quartieri periferici con alta densità di anziani e facili vie di fuga. XLaw segnalerà la necessità di una volante nel luogo in cui dovessero manifestarsi insieme tutte queste condizioni.

Quali reati. Il metodo non ha però la stessa efficacia se applicato a tutti i reati. Riguarda soprattutto quelli predatori: rapine, scippi, borseggi, truffe agli anziani. “Sono reati ciclici e stanziali – spiega Lombardo – perché chi li compie di solito vive di questo e ha bisogno di reiterarli. Ha quindi una strategia basata su principi oggettivi che è possibile rintracciare e probabilisticamente prevedere: il territorio, le prede, le vie di fuga, il rifugio, la copertura criminale”.

Machine learning. Non è una completa novità: algoritmi simili sono già stati realizzati e utilizzati, basati sulla geolocalizzazione oppure sulla sola statistica. A fare la differenza, l’introduzione del cosiddetto “modello euristico”: l’algoritmo stesso è in grado di rintracciare nuovi modelli e nuove corrispondenze sulla base dei dati introdotti che magari l’uomo, con post-it, carte geografiche e bandierine non avrebbe individuato. “La macchina impara da se stessa – spiega Lombardo – e si evolve. Molti dei modelli criminali li ho inseriti io ma altri, come le baby gang, li ha isolati XLaw”.

Sperimentazione. Oggi XLaw è operativa a Napoli (dal 2011), a Prato (da fine 2017) e infine a Venezia (da qualche mese). L’idea è riuscire a renderla disponibile su tutto il territorio. Anche perché maggiore è la mole di dati che si raccolgono, maggiore è la precisione e la sua capacità di identificare modelli criminali e presupposti per i reati. Inoltre, l’uso è molto semplice: nelle sale operative un computer indica aree e orari in cui inviare i poliziotti, gli agenti possono consultarle con una app sullo smartphone. E aumenta l’efficienza. “Si è passati da oltre 120 km in auto al giorno a circa 20”.

Sabbioneta, incendia casa e uccide il figlio di 11 anni

Intonaci color crema, due piani, la villetta sta in via Tasso a Ponteterra una frazione di Sabbioneta in provincia di Mantova. È qua che si consuma il dramma familiare. Poco dopo le cinque del pomeriggio di ieri, le fiamme avvolgono la casa, dentro c’è un bimbo di undici anni. Quando i Vigili del fuoco arrivano è in arresto cardiaco. La corsa velocissima all’ospedale di Oglio Po sarà inutile. Il bambino morirà poco tempo. Indiziato numero uno è il padre. Sarebbe stato lui ad appiccare l’incendio. L’uomo, ieri pomeriggio, si è recato nella casa dove in quel momento c’era solo il figlio. Non avrebbe potuto farlo perché appena quattro giorni fa i carabinieri di Mantova gli hanno recapitato un’ordinanza del giudice del tribunale locale per l’allontanamento dalla casa di famiglia con il divieto di avvicinarsi a meno di cento metri dall’abitazione. Alla base del provvedimento episodi ripetuti di maltrattamenti in famiglia. Ieri, dunque, Gianfranco Zani, 53 anni, di professione imbianchino, senza precedenti penali di rilievo, sposato dal 2002, non doveva essere lì. E invece è entrato. Cosa sia successo lo stanno accertando i carabinieri agli ordini del colonnello Fabio Federici. Dalle prime ricostruzioni, l’uomo dopo aver dato fuoco alla casa è uscito in strada. Ancora da capire se fosse consapevole che dentro cera il figlio Marco rimasto intrappolato dalle fiamme mentre si trovava nella sua cameretta. Secondo la ricostruzione dei Vigili del fuoco la porta della cameretta di Marco era bloccata e così il bambino ha tentato di respirare prendendo aria dalle persiane. Fuggendo in auto, poi, Zani ha incrociato la moglie che a bordo di una Ford Transit stava rincasando dopo aver accompagnato all’oratorio l’altro figlio di 17 anni. L’uomo ha speronato l’auto della donna dopodiché si è dato alla macchia. A quel punto la moglie ha dato subito l’allarme. Da Mantova sono partite immediatamente le segnalazioni a livello nazionale. La prima però è arrivata a Casalmaggiore comune in provincia di Cremona dove l’uomo risiede.

L’imbianchino è stato trovato in un bar del paese e subito bloccato. A suo carico al momento non vi è alcuna accusa. Solamente viene tenuto in custodia dalla polizia stradale di Cremona, in attesa che i colleghi di Mantova eseguano i primi accertamenti per comprendere la reale dinamica dei fatti. Nessuna ipotesi viene scartata, nemmeno che l’incendio non sia doloso. Le prime analisi medico-legali e le relazioni dei Vigili del fuoco daranno un quadro più chiaro. Sul caso stanno lavorando due procure, quella di Cremona per gli accertamenti sul fermo e quella di Mantova per l’intera vicenda. Sul tavolo del colonnello Federici sono arrivate le prime testimonianze. Il vero lavoro è quello di ricostruzione della giornata dell’uomo. Da quanto si è appreso la famiglia Zani era seguita dai servizi sociali di Sabbioneta.

Tribunale di Venezia, il nuovo Csm sconfessa il vecchio

Colpo di scenaal Csm. Il nuovo Consiglio rimette in discussione la nomina del presidente del tribunale di Venezia. Nel 2016 era stata nominata Manuela Farini ma ieri la Quinta Commissione, all’unanimità, ha ritenuto valide le ragioni del ricorso amministrativo vinto dall’allora sconfitto Salvatore Laganà, attuale presidente della Seconda sezione civile della Corte d’appello di Venezia. A dare ragione a Laganà, a fine ottobre, il Consiglio di Stato che, in sostanza, chiedeva al Csm di rivalutare i criteri adottati per quella nomina e di comparare nuovamente i due magistrati. Parere unanime della Quinta: Laganà davanti a Farini. Dopo il deposito delle motivazioni, il concerto del ministro e il voto definitivo del plenum. Il voto di ieri, comunque, è significativo di un cambio di passo del Csm dato che, di fatto, i giudizi amministrativi sono sempre stati ignorati. Sempre ieri è stata riconfermata, invece, con il solo voto contrario di Suriano (Area) la nomina del procuratore di Trani Di Maio anche se il Consiglio di Stato aveva dato ragione al candidato sconfitto Nitti. Dalle motivazioni della Quinta si capirà il perché della proposta, in questo caso, di riconferma.

Lodi, l’asparago (ogm) nemico del popolo

Montanaso Lombardo, provincia di Lodi. Qui si trova uno dei siti del Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria (Crea), ente che fa riferimento al governo e che si occupa di “sostenibilità delle produzioni agroalimentari” con competenze che vanno “dalla genetica alla robotica”.

Qui quattro serre del sito si affacciano sulla strada provinciale. Nessun controllo e zero telecamere. La sera del 2 ottobre un gruppo anarchico entra e danneggia parte dei campi coltivati, distruggendo anche un asparago modificato rarissimo. La rivendicazione sarà postata il 28 ottobre successivo su alcuni canali web dedicati. Tra questi il sito “Croce nera anarchica”. Si legge: “Complice una mezza luna siamo entrati nelle proprietà del centro di ricerca Crea. Abbiamo devastato le quattro grandi serre dell’istituto distruggendo la quasi totalità delle piante sperimentali contenute al loro interno. Le ultime ricerche di Crea si concentrano sullo sviluppo dei cosiddetti Ogm 2.0. Non staremo a guardare l’ennesimo progetto che annienta la spontaneità, in nome del profitto”. La firma: “Anarchici contro la miseria dell’esistente”. La rivendicazione è ritenuta credibile dall’antiterrorismo, mentre la stessa Crea conferma la devastazione con danni quantificabili in circa 80 mila euro. Tra le coltivazioni colpite quelle di anguria, melanzana e pomodoro. Distrutta anche una pianta unica di asparago, non più riproducibile e ottenuta, spiega Crea, dopo 10 anni di ricerca. Quella di Montanaso è l’ultima “azione diretta” rivendicata. A partire dall’ottobre 2017 sono 18 gli atti di questo tipo in tutta Italia, più di uno al mese. Un’escalation che preoccupa l’intelligence. Tanto che in una nota dei Servizi segreti si legge: “Alta è l’attenzione per le possibili spinte anti-sistema, soprattutto per quelle provenienti dai circuiti anarco-insurrezionalisti”. I fronti della “lotta” sono diversi. Uno si lega all’ingegneria genetica in agricoltura. Sul caso di Montanaso le indagini sono in corso. Chi abita nella zona è già stato avvertito di mantenere il più stretto riserbo. La mappa di queste azioni che comprendono atti incendiari e sabotaggi di ripetitori, va da Lecce a Roma a Genova.

Nel mirino, ad esempio, l’Eni, ma anche Poste Italiane, gruppi universitari legati alla destra, sedi di CasaPound o della Lega nord come avvenuto con le due bombe davanti agli uffici del Carroccio a Treviso.

La nuova risacca anarchica pone poi un alert preciso sulle politiche per la sicurezza del vicepremier Matteo Salvini. In questo senso l’annuncio della riapertura degli ex Cie, Centri per l’identificazione e l’espulsione di cittadini non comunitari, ridà, secondo fonti qualificate del Viminale, benzina alla campagna anarchica. I cieli bruciano. Da qui gli attentati alle Poste Italiane, società che con la sua compagnia aerea Mistral è in prima linea per riportare gli stranieri espulsi nei loro Paesi. Uno dei laboratori anarchici sotto la lente è Milano. Qui sono comparsi volantini in solidarietà della brigatista Nadia Desdemona Lioce. Un dato importante se confrontato con il documento del ministero di Giustizia che solo pochi mesi fa ha riconfermato il 41-bis per il leader delle Br-Pcc. Si legge che la Lioce “è ancora in grado di raccogliere attorno a sé e fuori dal carcere elementi dell’antagonismo”. L’attività di monitoraggio ha registrato poi la presenza in un circolo anarchico del quartiere Barona di alcuni membri del Partito comunista politico-Militare (Pcc-M) coinvolti nell’indagine milanese del 2007 chiusa con molte assoluzioni. Infine, la propaganda anarchica si arricchisce di una nuova pubblicazione. È la rivista Vetriolo dove si fa appello alla lotta armata. Si legge nel numero di ottobre 2017: “La misura di questo periodo è l’assenza di conflitto. Il rilancio dello scontro supera le nostre diverse appartenenze”. Insomma, gli asparagi di Montanaso sono solo l’ultimo capitolo di una nuova stagione di scontro.

Appaltopoli, il “re del bitume” vince anche quando perde

Tra i protagonisti di primo piano della Appaltopoli del Nordest, secondo la Procura di Gorizia, c’è Roberto Grigolin, il re del bitume. La sua azienda, fondata nel trevigiano, sulle rive del Piave, dal padre Giobatta nel 1963, oggi è un gruppo con 300 milioni di fatturato, 700 dipendenti, 850 automezzi, 88 unità produttive, filiali in Germania e in Svizzera. Calce e ghiaia, poi calcestruzzo e bitume. E tanta grinta per non mollare gare, lotti e appalti. Mai. Quando vince, ma anche quando perde.

Grigolin partecipa, per dire, anche alla mitica gara per la terza corsia della Venezia-Trieste, lotto secondo, San Donà di Piave, svincolo di Alvisopoli e canale di gronda Fosson-Loncon. È uno degli appalti al centro dell’inchiesta “Grande Tagliamento” della Procura di Gorizia, che sta indagando su gare truccate in mezza Italia. Il re del bitume concorre con la società Brussi Costruzioni, ma perde. A vincere sono la Pizzarotti e la De Eccher, due colossi delle costruzioni consorziati con Saicam. Chi è sconfitto in una gara d’appalto – dice la legge – uscito dalla porta, non può rientrare dalla finestra tramite i subappalti. Invece nel dicembre 2017 il re del bitume partecipa ai lavori (valore oltre 106 milioni di euro) come subappaltatore, con altre società della galassia Grigolin, la Ghiaie Ponte Rosso e la Superbeton spa. Ora ha ricevuto uno dei 54 avvisi di garanzia inviati dalla pm goriziana Valentina Bossi e dal procuratore Massimo Lia, che mercoledì scorso hanno fatto eseguire dalla Guardia di finanza oltre 300 perquisizioni in una dozzina di regioni italiane a proposito di 150 appalti pubblici del valore complessivo di oltre 1 miliardo di euro. Sulle regole, prevalgono “le collusioni e gli accordi preventivi”, scrivono i magistrati: la gara doveva essere vinta da Pizzarotti e De Eccher, con lo zampino del Rappresentante unico del procedimento (Rup) Enrico Razzini, espressione della stazione appaltante, l’autostrada Venezia-Trieste e Villesse-Gorizia controllata dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Ora Paolo Pizzarotti e Marco De Eccher hanno ricevuto un avviso di garanzia per turbativa d’asta, come Roberto Grigolin. La gara è stata una grande recita: i tre, secondo i magistrati goriziani, “accordandosi preventivamente tra loro, nell’ambito di una più complessiva intesa”, “turbavano la gara”. “In particolare, il Rup e la commissione giudicatrice facevano in modo che il lotto sopraindicato venisse aggiudicato” a Pizzarotti-De Eccher-Saicam. I quali poi “si accordavano con appaltatori e subappaltatori”, anche sconfitti nella gara, “con l’intenzione di cedere (nonostante il divieto di legge) completamente e irregolarmente i lavori”. Ottenendo così l’appalto e poi “scambiandosi favori reciproci” anche con gli sconfitti. Era tutto un grande tavolo delle spartizioni, alla faccia della “regola indefettibile della libera concorrenza”.

Di fronte all’accordo preventivo, riedizione veneto-friulana di quello che in Sicilia chiamavano “tavolinu”, sembra che a poco o nulla servano le regole e i controlli dell’Autorità anticorruzione. “Per contrastare questa metastasi delle gare combinate che abbiamo scoperto in mezza Italia, quello che serve davvero è una rigorosa repressione penale”, commenta il generale della Guardia di finanza Giuseppe Bottillo, comandante regionale del Friuli Venezia Giulia. “Ma ci vorrebbero leggi più efficaci. La turbativa d’asta, per esempio, è un reato essenziale per scoprire se vi siano state anche corruzioni. Ma è punito troppo debolmente, non offre la possibilità di eseguire intercettazioni, si prescrive rapidamente e non permette di contestare anche alle aziende la responsabilità per reati commessi da amministratori o dipendenti, né di escludere dalle gare future chi sia stato condannato in passato per aver vinto appalti in modo illegale”.

Genova, la ditta del carroponte: “Non siamo indagati”

Weico SRL,la ditta che ha curato l’installazione del carroponte accanto al pilone 9 del Ponte Morandi, non è indagata dalla Procura di Genova per il crollo avvenuto il 14 agosto. Lo ha chiarito la stessa in una nota in cui ha precisato di essere “al momento chiamata, come tutte le altre ditte al tempo impegnate in cantiere, a collaborare nello svolgimento delle indagini in corso, avendo eseguito a regola d’arte i previsti, richiesti e approvati interventi di posa del carroponte, non ancora entrato in funzione alla data del 14.08.2018, giorno della tragedia”. Ieri il Fatto e altri quotidiani hanno riferito di una perquisizione effettuata nei locali della ditta, a Bressanone (Bz), dalla Guardia di Finanza. E già il 20 agosto scorso il Fatto aveva rivelato che l’attenzione dei pm genovesi si era concentrata sul carroponte che da tempo era posizionato accanto al pilone poi crollato. La società aveva già allora escluso che il macchinario potesse essere la causa del crollo in quanto “pesa qualche tonnellata, meno di un trasporto pesante”. La Weico ha inoltre precisato di essere “un’azienda di assoluta competenza e riferimento su scala nazionale”.

Cucchi: “Ecco il registro sbianchettato”

C’è un falso sul quale la Procura di Roma sta cercando di fare chiarezza. E riguarda il registro di foto-segnalamento della stazione Casilina. Un atto dove Stefano Cucchi non compare mai. All’apparenza. Infatti il pm Giovanni Musarò ha scoperto che in realtà il nome del geometra era stato sbianchettato, inserendo quello di un serbo fermato la stessa sera del 16 ottobre 2009. Per capire che cosa sia realmente avvenuto quindi il pm sta conducendo, nel massimo riserbo, una serie di accertamenti. Con tanto di interrogatori. Due giorni fa è stato sentito, ma solo come persona informata sui fatti, il capitano Carmelo Beringheli. Completamente estraneo alle indagini, non era lui a comandare la stazione Casilina nel 2009 (all’epoca c’era Paolo Unali, non indagato). Ma Beringheli, ora a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria), era a Casilina nel 2015, quando il pm delega, il primo dicembre di quell’anno, il Nucleo investigativo ad acquisire di nuovo le carte relative alla vicenda in tutte le caserme dove era passato Cucchi. A Casilina chiede di prendere il registro delle persone sottoposte a foto-segnalamento tra il 15 e il 16 ottobre 2009.

Beringheli lo consegna e così gli investigatori scoprono che è stato manomesso. L’unico fotosegnalato del 16 ottobre 2009 è infatti un serbo, Zoran Misic. Questo nome, come poi scoprirà la Procura, era stato scritto su altri dati “cancellati col bianchetto”. Quelli di Cucchi.

Il Fatto ha contattato uno dei militari che la sera del 16 ottobre 2009 ferma il serbo Zoran per capire come andarono le cose: “Noi dopo il fermo abbiamo solo portato il serbo a Casilina per il foto-segnalamento, non abbiamo compilato i registri. Li ha compilati qualcuno della Casilina, ma non ricordo chi”.

Berighieri ovviamente arriva in un momento successivo alla vicenda Cucchi. Quindi non sa nulla di quanto accaduto ormai quasi dieci anni fa. Ma è stato sentito dal pm Musarò anche per spiegare come andarono le acquisizioni del 2015. Chi va a prendere quel registro alla stazione Casilina è Tiziano Testarmata. Si tratta del capitano, nel frattempo indagato per favoreggiamento, ma per una vicenda completamente diversa.

Infatti, per ordine della procura, Testarmata acquisisce tre anni fa alcuni atti a Tor Sapienza. Qui incontra il comandante Massimiliano Colombo Labriola, lo stesso che ai pm ha parlato di due relazioni del 2009 che furono modificate nella parte che riguardava lo stato di salute di Cucchi, a sua detta, per ordini superiori. Colombo dice ai pm che a rinviargli le annotazioni modificate fu il tenente colonnello Francesco Cavallo (ora indagato per falso), nel 2009 capo dell’ufficio comando del Gruppo Roma. Glieli invia con una mail, con scritto “Meglio così”. Qui si innesta un nuovo filone investigativo. Colombo infatti dice di aver mostrato la mail di Cavallo a chi poi nel 2015 va ad acquisire gli atti: “Presero tutto ma non la email”. Da qui, l’iscrizione di Testarmata. E così mentre è in corso un processo in corte d’Assise a carico di cinque carabinieri, tre accusati di omicidio preterintenzionale, la Procura continua le indagini anche su questi nuovi filoni.

Nel frattempo è stato identificato l’autore della telefonata minacciosa a Eugenio Pini, legale di Francesco Tedesco (il carabiniere ora a processo che ha accusato i colleghi del pestaggio). “Lei mi ricorda Rosario Livatino”, gli aveva detto un uomo facendo riferimento al giudice ucciso dalla mafia. L’identificato è un siciliano che non ha nessun contatto con la vicenda Cucchi.