Niente, non li vuole. I dati che i medici di base e alcuni pediatri della Terra dei Fuochi stanno meritoriamente raccogliendo sull’incidenza dei tumori nella zona, Vicenzo De Luca non li vuole vedere. È il cosiddetto “progetto Epica” che mira a mettere in Rete, in forma anonima, i dati dei pazienti per arrivare a definire la diffusione delle patologie tumorali e la loro incidenza su un territorio martoriato con estrema precisione. Per il governo, come dimostrano le parole di Costa e Di Maio di ieri, è un progetto fondamentale per conoscere le dimensioni dei problemi causati dai roghi in una Regione il cui registro dei tumori è, eufemizzando, parziale. Il governatore, però, per motivi misteriosi non ama “Epica”, tanto che ieri pomeriggio ha abbandonato la riunione col governo minacciando di non firmare il protocollo. Alla fine, è tornato al tavolo, ma il benedetto protocollo ha dovuto sdoppiarsi: in quello firmato da De Luca “Epica” non c’è; in quello del governo invece sì e dunque i medici dovranno interfacciarsi solo col ministero. Traduce De Luca: “Se lo sono firmati da soli. Io non faccio raccogliere dati oncologici a soggetti privati non riconosciuti. Per me è solo una marchetta pre-elettorale”.
I 5 Stelle campani e la battaglia campale contro l’impianto nel Comune di Di Maio
Rifiuti e rischio nuova emergenza in Campania. Va scongiurata senza gli odiati nuovi inceneritori proposti dal leader della Lega Matteo Salvini, ma con impiantistica moderna e a minor impatto ambientale, spiegano quelli del M5S regionale.
Domanda: allora perché i grillini sono contrari al progetto dell’impianto di compostaggio a Pomigliano d’Arco (Napoli), la città del vicepremier Luigi Di Maio e del capo della sua segreteria Dario De Falco, che dagli scranni dell’opposizione in consiglio comunale fa “una solenne promessa: vinceremo le prossime elezioni e non se ne farà nulla”? “Non siamo riusciti ad ottenere documentazione ufficiale, ne abbiamo capito poco, pare si tratti di un impianto anaerobico e sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del territorio”, rispondono fonti 5 Stelle del consiglio regionale della Campania per spiegare la loro contrarietà. “È un impianto di tipo aerobico, sicuro e moderno”, ribatte il sindaco Raffaele Russo, Forza Italia, che già pregusta lo stanziamento di 11 milioni di euro della Regione Campania. Per i profani, semplificando al massimo: un impianto aerobico produce compost che può essere utilizzato nella filiera agricola, con un impianto anaerobico, un biodigestore, i rifiuti hanno bisogno di ulteriori trattamenti e passaggi per arrivare a questo risultato.
Il caso Pomigliano è la spia di un problema: sulla questione rifiuti in Campania la linea del M5S è difficile da capire al primo colpo. A cominciare dal voto contrario di due anni fa in consiglio regionale al piano De Luca, che pure dice no a nuovi termovalorizzatori, linea ribadita in queste ore: “Ipotesi irrealistica – ha detto il governatore della Campania in conferenza stampa – si tratta solo di propaganda. La Regione ha già un proprio piano con investimenti per oltre un miliardo di euro che prevede 15 impianti di compostaggio, la rimozione di tutte le ecoballe, e rappresenta un modello all’avanguardia nella gestione del ciclo dei rifiuti. Al massimo è possibile realizzare una quarta linea al termovalorizzatore di Acerra, che possa servire in caso di manutenzione dell’impianto”.
“Non è proprio così – afferma il consigliere M5S Vincenzo Viglione – il piano De Luca, nello scenario più cupo di una raccolta differenziata che nel 2020 non superi il 55%, contempla la possibilità di un secondo termovalorizzatore e questa fu una delle ragioni del nostro voto contrario”. I dati Ispra fermi al 2016 inchiodano la Campania a un mesto 51,6% di differenziata e i due scenari alternativi del piano, sia se si raggiunga il 60% sia se si arrivi a un ottimistico 65%, prevedono ulteriori incrementi del carico di rifiuti su Acerra, che già ora sfiora il trattamento di 600mila tonnellate annue ed è al limite delle proprie capacità di lavoro. In soldoni: secondo il piano De Luca si eviterà un secondo termovalorizzatore soltanto facendo quasi scoppiare il primo. L’impianto, gestito da A2a (Salvini ne detiene circa 5000 euro in azioni) inizia ad avere i suoi anni. Bisognerà prima o poi affrontare la questione di petto.
Sui quindici impianti di compostaggio promessi da De Luca, il M5S ha espresso a più riprese perplessità per tipologia, dimensioni, capacità di trattamento. È la filosofia di fondo che non convince: in Regione si punterebbe a disegnare strutture capaci di trattare grosse quantità di rifiuto umido, i grillini le preferirebbero più piccole.
Intanto di impianti in funzione ce ne sono solo due, uno in provincia di Salerno e uno in provincia di Avellino. Nessuno in provincia di Napoli. Ovviamente non bastano. Il resto dell’umido viene spedito fuori regione a 200 euro a tonnellata. “Costi assurdi” sostiene Viglione. Come assurdi sono i ritardi maturati finora. Ieri sera a Caivano Di Maio, con affianco diversi ministri, ha solo ripetuto i soliti slogan: “I camorristi dovranno morire di fame, perché bloccheremo tutti i loro business”.
Quando la Lega non voleva bruciare i rifiuti (cioè nel 2017)
No ai termovalorizzatori. Anzi, sì. Oggi il vicepremier Matteo Salvini chiede nuovi impianti. Ma le cronache ricordano che in un recente passato il leader della Lega e i suoi fedelissimi avevano un atteggiamento ben diverso: il 10 marzo 2017, per dire, il segretario del Carroccio intervenne a sostegno di Emanuele Fiorini e Valerio Mancini, due consiglieri regionali umbri del Carroccio impegnati in una guerra contro l’inceneritore di Terni. “Grazie per quello che state facendo dentro il palazzo”, diceva Salvini, “da fuori mi arrivano tante testimonianze di fiducia e solidarietà. Grazie Lega, perché sulla salute non si scherza, ci sono in ballo posti di lavoro, c’è in ballo la salute di tanti figli”.
Lega bifronte: prima ambientalista, oggi schierata a favore di nuovi impianti. Quantomeno al Sud. Prendete, per esempio, la Lombardia: “I tredici inceneritori della Lombardia non sono solo puliti, ma anche assolutamente controllati”, giura il Governatore Attilio Fontana a La Stampa. In linea con il Salvini di oggi. Eppure la Regione Lombardia (allora guidata dal leghista Roberto Maroni) puntò verso il progressivo smantellamento – decommissioning – di alcuni impianti esistenti. Lo racconta il 14 luglio 2016 l’allora assessore all’Ambiente Claudia Maria Terzi durante una seduta della commissione consigliare alle Attività Produttive: “La politica e la posizione di Regione Lombardia rispetto alla possibilità di rivedere quella che è tutta l’impiantistica relativa agli inceneritori è avviata ed è chiara”. L’assessore ricorda “un provvedimento di inizio agosto 2013 e l’approvazione del Piano rifiuti, dove si certifica una volta per tutte la sovracapacità dimensionale in termini di smaltimento per quanto riguarda gli impianti già esistenti, non si prevede la realizzazione di nuovi insediamenti e l’ampliamento degli esistenti”. Ma c’è di più: “Si è partiti poi con un confronto (riguardo agli impianti di Busto Arsizio e Cremona, ndr) sulla possibilità di addivenire a un decommissioning”.
Si potrebbero ricordare anche le polemiche che in Toscana hanno diviso l’opinione pubblica sugli impianti di Case Passerini (Firenze) e Scarlino (Grosseto). In entrambi i casi molti esponenti della Lega si sono schierati per il “no”. C’è poi, appunto, l’Umbria: Terni, ma anche Perugia dove gli stessi consiglieri regionali leghisti Fiorini e Mancini combatterono a spada tratta contro “l’inceneritore voluto da Renzi”. Sui muri del capoluogo umbro nel novembre 2016 campeggiavano manifesti con lo stemma della Lega Nord – Salvini: “Ambiente e salute, non mandiamoli in fumo”.
Cauta, se non proprio contraria, anche la Lega veneta. Nel 2010 Unindustria Treviso lanciò un appello a Luca Zaia perché valutasse “gli effetti negativi del non fare”. Ma il governatore fu chiaro: “Nessun nuovo impianto, mancano rifiuti da bruciare”.
Dagli archivi emerge anche una presa di posizione netta contro gli inceneritori di un giovane Edoardo Rixi, allora compagno di Salvini nei giovani padani e oggi viceministro alle Infrastrutture. Così un giornale di area leghista descriveva Rixi: “È stato strenuo oppositore dell’inceneritore a Scarpino (la discarica di Genova, ndr)”. Ma in una articolo scritto di suo pugno Rixi ci andava giù ancora più pesante: “Si vuole costruire uno degli inceneritori più grandi del Paese per aiutare i compagni (Bassolino e D’Alema) a risolvere i problemi delle discariche sature del Mezzogiorno. La maggioranza di centrosinistra che governa Genova ha approvato la realizzazione dell’inceneritore nonostante le proteste… La decisione dei ‘politicanti’ del Comune sul progetto del termovalorizzatore non ha tenuto conto delle decine di migliaia di cittadini che subiranno gli effetti dell’inceneritore”. Quali effetti? “Danni alla salute”.
Conte: “Nuovi inceneritori sono esclusi dal contratto”
La situazione a Caserta ieri era quantomeno paradossale. Mezzo governo arriva nella città campana, accolto dalle proteste dei comitati ecologisti della zona e dalle bizze di Vincenzo De Luca, per firmare un protocollo sulla Terra dei Fuochi, ma tutti parlano di inceneritori che col protocollo e i roghi di rifiuti non hanno nulla a che fare. Potenza della volontà narrativa di Matteo Salvini, che s’è inventato un’emergenza in Campania il prossimo gennaio, peraltro smentita da tutti, e la vorrebbe curare con termovalorizzatori che, se va bene, entrerebbero in funzione tra 5 anni.
Luigi Di Maio continua a battagliare col gemello diverso leghista lungo tutta la giornata (“roba vintage, come il telefono a gettoni”), ma è Giuseppe Conte che prova a mettere un punto su un dibattito surreale: “La direzione di sviluppo è chiara. Non possiamo lavorare a impianti che non sarebbero nella direzione dello sviluppo dell’azione politica del contratto di governo”. E il contratto di governo sui rifiuti adotta la cosiddetta “economia circolare” prevista dalle direttive Ue e basata sulle “quattro R” (riduzione dei rifiuti, riciclo, riuso, recupero) esemplificata peraltro dal “modello Treviso”, veneto che più leghista non si può.
Insomma, niente inceneritori nel contratto di governo, tanto più che il responsabile politico della materia, cioè il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, sta preparando – e la porterà in Consiglio dei ministri dopo la sessione di bilancio – proprio una legge sulla base delle indicazioni Ue intitolata al programma end of waste, diciamo “rifiuti zero”. Però si continua a parlare di inceneritori e Salvini si è tanto appassionato alla materia che fa sapere che visiterà l’impianto di Copenaghen, famoso per la pista da sci sul tetto: tutti i fan di quell’inceneritore, però, pubblicano l’immagine del rendering con gli alberelli, perché la realtà è assai meno cool del progetto. “Ce la vedo la pista da sci ad Acerra”, lo percula comunque Di Maio.
Ma il governo a Caserta doveva discutere di inceneritori? No, nient’affatto. In prefettura il premier e i ministri dovevano firmare un protocollo di interventi sulla Terra dei Fuochi insieme al presidente della Regione Vincenzo De Luca e ai prefetti di Caserta e Napoli. La zona tra le due province, com’è noto, è famosa per lo sversamento illegale di rifiuti tossici (proveniente da imprese del Nord in larga parte) organizzato a suo tempo della camorra e poi per i roghi di rifiuti che avvelenano l’aria e fanno ammalare i cittadini: il bersaglio degli incendi ora sono gli impianti di stoccaggio tanto privati che pubblici, ma ormai il Nord Italia, e la Lombardia in particolare, vive lo stesso fenomeno della Campania.
Il protocollo, si diceva, prevede dunque cose semplici che dovrebbero, peraltro, essere poi applicate anche alle altre regioni: da luglio i siti di stoccaggio delle plastiche sono considerati “sensibili” e, siccome continuano ad andare a fuoco un po’ ovunque (l’ultimo a San Tammaro, proprio nel Casertano), ora a sorvegliarli arriveranno 200 militari e saranno usati anche i droni; 100 carabinieri esperti in indagini ambientali saranno distaccati sul territorio per rafforzare l’attività di intelligence e repressione; arrivano soldi (140 milioni) per censire i luoghi inquinati e far partire le bonifiche e un ruolo attivo di Ispra, ente strumentale del ministero dell’Ambiente, nel monitoraggio della situazione. “Questo non è un protocollo, ma un piano d’azione con cui lo Stato mostra i muscoli”, s’è sbilanciato Costa.
In realtà, perché lo diventi, avrà bisogno del supporto convinto della Regione e la sceneggiata messa in piedi ieri da De Luca non pare un buon viatico. La scena si svolge attorno alle 16.30, quando l’incontro va avanti da tre quarti d’ora: il governatore campano si alza e se ne va, non è d’accordo con l’inclusione nel protocollo del progetto “Epica” organizzato da medici di base e pediatri della zona e attraverso il quale vengono condivisi (anonimamente) i dati dei pazienti per arrivare a definire la diffusione delle patologie tumorali e la loro incidenza sul territorio con precisione. Il registro dei tumori, infatti, in Campania è assai parziale e la collaborazione dei Comuni non proprio a prova di bomba. C’è voluta una telefonata di Di Maio per farlo rientrare e con un bizzarro caveat: i protocolli si sono sdoppiati e quello firmato da De Luca non contiene più il lavoro dei medici di “Epica”, che i ministri hanno magnificato in conferenza stampa, e che dovranno interfacciarsi solo col ministero della Salute. Se questo è il buongiorno, tra il piano e l’azione passerà parecchia acqua.
Meglio che si salutino
Caro Pietrangelo, come sai non ho mai demonizzato qualcuno perché è di destra o di sinistra (categorie che esistono nel cuore di milioni di italiani, ma non nei programmi dei nostri attuali partiti). Ho sempre giudicato i politici, di governo e di opposizione, da ciò che dicono e soprattutto da ciò che fanno. Mi piacciono se si avvicinano a quel che penso e scrivo. E viceversa. Dopo il 4 marzo ho sostenuto, programmi alla mano, che la coalizione meno eterogenea sarebbe stata quella fra i 5Stelle e un Pd rinnovato. Poi però il Pd, pur di non rinnovarsi, s’è arroccato sull’Aventino, rendendo irrilevante se stesso e inevitabile il Salvimaio.
Così è nato questo strano – e per molti versi innaturale – governo giallo-verde, che all’epoca non aveva alternative e aveva il pregio di rappresentare la maggioranza degli elettori votanti (diversamente da quelli di minoranza di Renzi e Gentiloni, dopati dal premio incostituzionale del Porcellum bocciato dalla Consulta). E noi del Fatto ci siamo regolati come sempre: ci siamo letti il “contratto” di programma. E vi abbiamo trovato molti punti comuni alle nostre battaglie, ben più numerosi di quelli che non condividevamo.
Non potendo contestare le nostre stesse idee, abbiamo applaudito il governo Conte ogni qual volta ne approvava o ne avviava qualcuna. E l’abbiamo contestato ogni qual volta tradiva le promesse (condono per Ischia) o manteneva quelle sbagliate (condonino fiscale, dl Sicurezza, ddl Legittima difesa). Infischiandocene dei falsari che ci gabellavano ora per governativi ora per antigovernativi. Finché ha retto quell’equilibrio – prevalenza di cose giuste su quelle sbagliate – all’Italia conveniva farsi governare dal Salvimaio per qualche anno. Perché i 5Stelle non sono ancora stati inquinati dalle lobby dell’Ancien Régime; e, fra i partiti del vecchio sistema, la Lega ne è il più distante o il meno compromesso. Insomma, dopo lo stallo post-4 marzo, i giallo-verdi erano i partner ideali per un governo di almeno parziale “cambiamento”. E nei primi mesi, pur tra mille contraddizioni, frizioni e mediazioni, lo sono stati. Poi il 14 agosto è venuto giù il ponte di Genova e dalle macerie è emerso un dato incontestabile: il “cambiamento” della Lega, quando c’è di mezzo il partito trasversale degli affari, è finto. Mille freni alla revisione delle concessioni ad Autostrade & C.. La difesa del precariato contro il pur blando dl Dignità. Lo scudo alla grande distribuzione dalle sacrosante chiusure domenicali a rotazione. La tutela degli inutilissimi e costosissimi Tav, Terzo Valico e Pedemontana. E ora degl’inceneritori. Anche l’altro partito trasversale, quello dell’impunità, un tempo presidiato da FI&Pd, ora trova protezione nella Lega: condoni fiscali e ostruzionismi vari sul blocco della prescrizione, le manette agli evasori, la legge sul conflitto d’interessi, la trasparenza sui fondi ai partiti. Tutte battaglie di retroguardia e di restaurazione che vedono un Carroccio sempre più renzusconizzato (anche per l’infezione dei riciclati berlusconiani in arrivo a frotte) a braccetto con FI, Pd e lobby retrostanti: in Parlamento, nei conciliaboli di corridoio e in piazza con la banda del buco Sì Tav. Con la benedizione urbi et orbi dei giornaloni. Impossibile non vedere la gigantesca Ammucchiata dei Gattopardi che avanza a tappe forzate per neutralizzare qualunque cambiamento e punta proprio su Salvini per salvare rendite, privilegi e soldi pubblici. Senza cambiamenti, il “governo del cambiamento” non c’è più. Anche perché prima era inevitabile per mancanza di alternative. Ma ora un’alternativa c’è: il fronte della conservazione e della restaurazione che affratella la Lega a quel che resta di Pd e FI. In politica, come nella vita, chi si somiglia si piglia. Cosa ci fanno i 5Stelle che vogliono cambiare tutto, o almeno qualcosa, al governo con chi non vuole cambiare nulla?
Il governo vada avanti
Caro Marco, l’unico governo possibile per l’Italia è quello gialloverde: cinquestelle e leghisti a Palazzo Chigi. Malgrado loro stessi che fanno maggioranza e minoranza nella stessa alleanza. Fanno anche flanella tra inceneritori e preservativi ai margini delle cose vere – il Ponte per Genova, su tutto – ma non c’è altra strada perché l’accordo si fa solo nel disaccordo, altrimenti c’è solo il ritorno dei morti vincenti. Quelli del cimitero dei poteri.
È l’unico governo possibile quello di Giuseppe Conte – è l’unica strada chiara – perché comunque, quel 18 per cento fisso rilevato da qualunque sondaggio in conto del Pd con cui tanti vorrebbero incollare un destino eventualmente redento del M5S, coincide con il vecchio regime le cui direttive sentimentali, sbrigativamente de sinistra, sono solo e sempre quelle degli attivi in bilancio grazie ai tagli, ai contratti a termine e alla macelleria sociale.
Non è un pallottoliere, la politica, e Matteo Salvini – per fatti suoi – non può cedere alle sirene di andare all’incasso facendo saltare il governo di Giuseppe Conte, magari dopo le Europee, per via di un problema proprio grosso il cui nome è “centrodestra”.
Loro stessi, i leghisti – parlano le cronache parlamentari – lo dicono: “Governare di nuovo con Berlusconi? E l’emendamento per Purpetta, e il decreto per la Pascale, e poi la legge che interessa a Letta…”.
Lo sa bene Salvini e, infatti, non ne sta facendo entrare uno dei tanti parlamentari dispersi nel limbo dei “moderati” e pronti a farsi leghisti; e ancora meglio lo sa Giancarlo Giorgetti quando già legge come un problema il crescente dato della Lega fuori dal proprio perimetro geografico “non avendo pronto un ceto dirigente” e non potendo certo farsi carico di quel centrodestra che da Roma in giù, quando non è quella fogna a cielo aperto a tutti nota, è solo una cosa inutile.
Non è stata certo funzionale alla stagione del cambiamento la vittoria del centrodestra in Sicilia – appunto, una cosa inutile – se ancora domenica scorsa il suo più autorevole dante causa, Gianfranco Micciché, radunando il notabilato centrista abbia detto chiaramente di Salvini che “è un pericolo” e che è prioritario, “in alleanza con la sinistra, battere il M5S”. Alla Lega mancano i dirigenti politici che possano farsi carico del territorio sovrano dal Lazio fino a Lampedusa. Non può improvvisare e neppure diventare, con la dipartita di FI, il refugium peccatorum.
A Salvini non conviene manco metterci mano e sempre vale quel che la realtà dei fatti ha già stabilito: laddove non può la Lega, nei territori, specialmente al Sud potrà solo il M5S. Non c’è da scomodare il centrodestra, ormai, figurarsi il centrosinistra. Di Maio e Salvini sono a capo di due opposti, ma complementari blocchi sociali, questo è il vero unico governo possibile, e sono entrambi – ciascuno col proprio radicamento geografico – l’espressione di quella maggioranza silenziosa che ha finalmente guadagnato una strada per incollare l’eterno Sud in ritardo al Nord produttivo.
P.s. C’è anche chi non vede l’ora di rimettere insieme i cocci del politicamente corretto per gettare nell’inferno del cattiverio Salvini ed elevare ai cieli celesti del buonisimo Di Maio. Ma è solo la scodella del riflesso condizionato del mainstream per il quale, impreparato ad affrontare la realtà – nonostante le molteplici “competenze” – altro non resta che il lucente fulgore de La Bontà S.P.A. Hanno per esempio il libro, buon ultimo, di Paolo Gentiloni Silverj se proprio non bastano più i tweet clinici del dottor Roberto Burioni, sempre di più lanciato come il Dr. Tersilli della mutua ideologicamente corretta…
É il Telegatto, ma credono sia l’Oscar…
Nelle case contadine avevano l’agio di entrare e uscire a piacimento come fossero divinità antiche, procacciatori di prosperità: i gatti. Da mia nonna ce ne erano una dozzina, sui davanzali, sulle tegole, sulle panche, e sotto e sopra i letti. Pacifici e dormienti, fusanti e rampicanti, affettuosi o indifferenti, ci vivevano accanto, intenti a cacciare topastri e a contendere lo spazio e il primato del cane. Sono a una festa a casa di un noto personaggio televisivo, un Vippone, uno di quelli con la Vip maiuscola, guardo al di là di una teca di cristallo e vedo una dozzina di Tele-gatti, dei feticci contemporanei, una specie di divinità dei noantri. Pare che non sei nessuno nel mondo dello spettacolo se non hai almeno un Telegatto per casa. Uno di quelli che “…vive sopra i tetti appoggiato all’antenna centrale, con la pancia a Tv, i baffi all’insù-ù-ù-ù e gli occhi blu blu blu blu di Paul Newman. Super tele gattoneee… Maoooo!” La sigla cantata da Franco Rosi è troppo spiritosa, una canzone quasi per bambini, la fischietto sempre, mio padre la canticchia all’orecchio di mia madre per farla ridere e sinceramente anche a me viene molto da ridere a vedere sotto vetro queste statuette feline in simil oro. “Macchè, sono di oro puro…”. Pure! Non mi trattengo e gli canto in faccia: “Io per Pippo, Mike e Corrado, sono meglio di un corredo, senza me Claudio Cecchetto non sarebbe che un pupettooo. Maooo!”. Il padrone di casa impassibile mi fa l’elenco delle trasmissioni che tanto premio gli valsero, tronfio come un generale davanti a un bottino di guerra, raccontando particolari e dettagli non richiesti, oddio mi gira la testa, non so più che facce fare, le espressioni di ammirazione le ho esaurite, ma lui continua imperterrito. Pensa se avesse vinto un Oscar! Maooo.
Supplica del 1785 per la circolazione libera dei libri
Quando si redigono “liste” un brivido corre sempre lungo la schiena, perché la Storia è ricchissima di liste. Non parliamo di semplici e innocui elenchi, seppure anche questi talvolta possano essere nefasti, come quelli delle opere d’arte o dei libri razziati dagli invasori e conquistatori di terre. Parliamo, per esempio, di liste di proscrizione, come quelle terribili dell’età dei triumviri (Antonio, Ottaviano e Lepido), che provocarono nell’ultimo secolo della repubblica romana un autentico dissesto politico, sociale ed economico: cittadini contro cittadini, mogli contro mariti, figli contro padri, schiavi contro padroni. Oppure, parliamo dei libri e autori messi all’Indice. L’attacco mosso da alcuni esponenti della maggioranza e del governo ai giornalisti, con improperi inaccettabili, in occasione dell’assoluzione di Virginia Raggi, ha segnato ancora una volta un brutto episodio. E non è meno grave invertire il metodo, cioè fare l’elenco dei “buoni” e dunque per converso sapere che chi non è compreso è “cattivo”. E allora ha un senso ricordare, su questa testata libera che accoglie penne dalle più svariate provenienza politiche e culturali, uno scorcio di un aureo appello del 1785 sulla libertà di stampa quando a Roma fu istituita una Congregazione dell’Indice: “Senza una saggia libertà di pensare non ci possono essere più buoni scrittori, e in conseguenza più alcuna verità”; e a proposito dell’autore libero: “È egli un uomo pericoloso, per cui convenga erigere un Tribunale, onde invigilare sopra la sua condotta?” (Anonimo, Supplica degli stampatori e libraj d’Italia al papa Pio VI per il libero smercio dei loro libri. Dal Torchio al Sacro Fuoco è breve il passo).
Toro, niente cene (e risse) coi parenti. Leone: screma le cattive compagnie
ARIETE – “Non sarei mai riuscito a smettere di pensare a te: ti avrei desiderata fino al mio ultimo respiro”: questa è la Risposta a una lettera di Helga (Bompiani) che Bergsveinn Birgisson (chi?) scrive all’amata dopo anni e anni, quando lei è già morta. Tu, al contrario, sii più solerte nel dichiararti o la tua Helga si stuferà.
TORO – Roberto Alonge studia le ossessioni pirandelliane: “Il Padre soffre visibilmente di delirio di onnipotenza, sforzandosi di celare una sindrome veterotestamentaria accentuata”. Per evitare, con lui, la Discesa nell’inferno familiare (Utet), stai alla larga dalle cene coi parenti.
GEMELLI – Prova per una volta a calarti Nel cuore di Yamato, o di Aki Shimazaki (Feltrinelli), o di cippalippa: “Prima di lasciare il paese vorrei che tu la vedessi almeno una volta. Cercherò di organizzare l’incontro nel modo più discreto possibile”. Affronta chi sai tu a testa alta, o l’addio sarà più amaro del previsto.
CANCRO – Scrive Paolo Isotta ne La dotta lira (Marsilio): “Rilke si è ispirato sia a Shakespeare che a Ovidio. E certo traduce il sentimento che ha guidato Liszt”. È tutto un plagio, insomma: anche tu faresti bene a copiare l’idee e i modi brillanti del collega.
LEONE – Gli uomini non sono isole, sostiene Nuccio Ordine (La nave di Teseo): “Il viaggio del capitano Marlow è anche nei meandri dell’anima, nella doppiezza della psicologia umana”. Imbarcati con lui: ti servirà a scremare dalla cerchia di amici chi amico non è.
VERGINE – “La stanza si riempì del suono dei nostri respiri. Non c’era nessun posto dove andare se non il letto dove di solito dormiva da solo”. Seee, smettila di atteggiarti a Vergine, quando sei Cacciatrice: in azienda lo sanno tutti, anche Jamey Bradbury (e/o).
BILANCIA – Tra i Dieci personaggi in cerca di vodka ce n’è “uno molto complicato, ma anche io non scherzo. Ho paura a dire alle amiche che ci frequentiamo”. Fai bene: acqua in bocca, altro che vodka. Non fidarti di Matteo Morbici (Rizzoli), o come si chiama quel tale.
SCORPIONE – Tornerà; non si sa chi, ma tornerà. Così prevede L’apprendista geniale di Anna Dalton (Garzanti): “Erano tanti mesi che non lo vedevo. Mi fece mille domande alle quali risposi che era andato tutto bene e che ero felice di essere tornata”. Evita di mentire, però: con lui/lei puoi finalmente confidarti.
SAGITTARIO – Sbotta Léo Malet in Nestor Burma e il mostro (Fazi): “Quante volte devo ripeterglielo? Non posso avere più niente a che fare con lei. Chiaro?”. Invece a te toccherà averci ancora a che fare: perciò ingoia il rospo e tessi una trama di validi alleati in ufficio.
CAPRICORNO – “Sei un egoista che si prende tutto ciò che vuole, senza curarsi delle conseguenze!”: non prendertela con me ma con Min Jin Lee (Piemme), La moglie coreana o qualsiasi altra spasimante. Epperò hanno ragione loro.
ACQUARIO – Deve Eggers descrive Il monaco di Mokha (Mondadori), un tizio non proprio specchiato e pio: “Doveva smetterla di fare il furbo. Lì non poteva cavarsela continuando a bluffare”. È tempo anche per te di calare la maschera: al tuo amore monastico non crede più nessuno.
PESCI – Uno “non vedeva l’ora di tornarsene a casa dal lavoro”; l’altro sarebbe “stato pagato per fare cose che avrebbe fatto gratis nel tempo libero”: sono entrambi Squali, ti avverte Giacomo Mazzarol (Einaudi). Gira alla larga dalle loro scrivanie.
Facce di casta
Bocciati
La donna giusta al posto giusto Stefania Pucciarelli, senatrice leghista, nota alle cronache per essere finita in tribunale a causa del like a un post sulla sua pagina Facebook che suggeriva “forni” per i migranti in lista per l’assegnazione di una casa popolare, è diventata presidente della commissione per la Tutela dei diritti umani. Humour nero? Sì, ma non il mio purtroppo, piuttosto quello di chi ha scelto una fan delle ruspe, convocata in tribunale per istigazione all’odio razziale e poi archiviata perchè “il fatto penalmente non sussiste” (penalmente è una cosa, eticamente e politicamente è ben altra), come figura deputata a tutelare i diritti di tutti, compresi quelli delle minoranze. Che humour, davvero, quante risate.
voto 3
L’élite è morta lunga vita all’élite Emanuele Filiberto di Savoia comunica in un’intervista rilasciata al settimanale Oggi di guardare con favore il “Governo del Popolo” Lega- Cinque Stelle.”Le élite? Da un punto di vista politico hanno fallito. L’unica cosa elitaria che hanno saputo fare è stata riempirsi le tasche”: ha commentato il principe. Dunque bando alla borghesia e finalmente largo all’unica vera comprimaria del popolo: la nobiltà.
voto 4
Promossi
Fischia che ti passa Di questi tempi il vento non si azzarda a fischiare e a quanto pare fa bene, visto cosa succede a chi accenna fischi anche molto meno ambiziosi. Eleonora è una donna di 59 anni che, mentre portava a spasso il cane sotto casa, ha incrociato Matteo Salvini che passava dal lato opposto della strada: la signora, storicamente e fieramente di sinistra, ha fischiato il ministro e gli ha gridato “buffone”: per questo motivo è stata portata in commissariato e successivamente denunciata per non aver esibito i documenti. Guido Crosetto, non esattamente un “compagno”, ha commentato l’episodio con un tweet: “Chiunque può esprimere le proprie idee. Basta che stia nei limiti della legge. Quindi chiunque di noi può urlare il suo disprezzo verso chiunque. Se, mentre lo fa, senza arrecare danno a nessuno e senza violenza, viene portato via dalla polizia, muore un pezzo di democrazia”. Nulla da aggiungere.
voto 7
Quando la legge ha ragione “In Toscana preservativi gratis a tutti gli under 26. Una decisione che abbiamo fortemente voluto e fondamentale per contrastare malattie sessualmente trasmissibili, evitare gravidanze indesiderate, ridurre il ricorso all’aborto. Non solo profilattici: la gratuità riguarderà moltissimi altri metodi anticoncezionali come pillola, cerotto, anello, pillola del giorno dopo, spermicidi, spirale…”. Così il presidente della Regione Enrico Rossi ha annunciato come la Toscana abbia deciso di mobilitarsi concretamente per facilitare l’approccio dei ragazzi alla contraccezione, per riportare l’attenzione ad una profilassi che eviti la diffusione di malattie a trasmissione sessuale e per ridurre concretamente il rischio che le donne debbano trovarsi ad abortire. Quando si dice essere al passo coi tempi.
voto 8