C’è una foto di un paio d’anni fa, uno dei tanti selfie scattati accanto a Matteo Salvini, in cui Jona Mullaraj cita in modo piuttosto profetico una massima di Sun Tzu: “La strategia è la via del paradosso”. Con quelle parole l’antico generale-filosofo cinese invitava “chi è abile a mostrarsi maldestro, e chi è utile a mostrarsi inutile”, suggerendo insomma che è sempre una buona tattica fingere di essere ciò che non si è per ingannare i propri interlocutori. E così sembra aver fatto anche la protagonista di questa vicenda. La facciata era quella di una militante leghista, architetto, ovviamente contro ogni droga, assidua frequentatrice della sezione del Carroccio di Saronno. Seguono stereotipi quasi scontati: il cavallo di battaglia del “prima gli italiani”, il sostegno alle politiche law and order, e a campagne contro gli immigrati (pur essendo lei stessa di origini albanesi), ultimamente anche convinta no-vax. Nell’ombra, anzi sarebbe più preciso dire in un box, nascondeva 450 chili di hashish e gestiva una rete di spacciatori radicati nell’hinterland milanese. Per la Procura di Monza non era insomma una semplice spacciatrice, ma una vera e propria signora della droga locale.
I carabinieri di Desio, guidati dal maggiore Luigi Perrone, hanno chiuso ieri il cerchio di un’operazione che aveva portato allo smantellamento di un’organizzazione in grado di muovere mezza tonnellata di droga alla volta. E se ai livelli più bassi della piramide i militari hanno ricostruito una galleria di facce piuttosto note, l’ultimo passaggio, dice un investigatore, è stato quello più sorprendente: “Quella donna era una vera propria insospettabile”. C’era lei dietro all’affitto di un garage a Cesano Maderno, reperito nel marzo scorso appositamente per far spazio al carico. Era convinta di aver pensato a tutto Jona Mullaraj, 36 anni: non compariva il suo nome nemmeno sul contratto, intestato a una prestanome che per la Procura di Monza non sapeva niente di tutta la vicenda. Ciò che la donna non è riuscita a prevedere è stato il tradimento di un complice: il custode del carico che a un certo punto ha provato a far sparire il “fumo” simulando un furto. A osservare le mosse dell’organizzazione c’erano già i carabinieri, che pezzo dopo pezzo hanno ricostruito anche il ruolo apicale della Mullaraj.
La notizia dell’arresto ha cominciato a rimbalzare nelle chat del Carroccio nel pomeriggio di ieri, creando non è pochi mal di pancia. E nel partito è subito scattata la corsa a prenderne le distanze: “Era una sostenitrice, e non una militante”, tiene a dire con un certo zelo burocratico l’ex sindaco leghista Alessandro Fagioli, che ha governato Saronno fino al 2020. Sarà. Ma questa distinzione non è colta all’interno della sezione della Lega di Saronno: “C’è stato un periodo in cui partecipava in modo molto assiduo alle attività politiche”, ammette un attivista storico. Il quale aggiunge anche: “C’è da dire che l’abbiamo mandata via in tempi non sospetti”. Non vuole spingersi a spiegare oltre, ma qualche indagine ulteriore porta a scoprire il motivo: Jona Mullaraj non era poi così ligia alle regole nemmeno quando faceva l’architetto. Aveva costruito un bagno abusivo nella casa popolare in cui alloggiava. Allora la giunta era ancora a guida leghista, e qui si può capire l’imbarazzo creato anche all’interno del partito. Certo, da un abuso edilizio alla gestione di un traffico internazionale di droga la distanza non è poca. Ma qui forse si può richiamare un’altra citazione celebre esposta fieramente su Facebook dall’insospettabile leghista-narcos: “Memento audere semper”. Ricordati di osare sempre, motto di Gabriele D’Annunzio che ha ispirato la Decima flottiglia Mas, il reparto di incursori d’élite di Mussolini che tanto piace ancora oggi ai nostalgici del Duce.
Di certo c’è che è difficile ignorare quella galleria di scatti con i rappresentanti politici leghisti che campeggia ancora oggi sul profilo di Jona Mullaraj. Con il Capitano ce ne sono svariati, anche a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, particolare che tradisce una militanza assidua. In una foto di gruppo la donna sorride durante una visita di Roberto Calderoli. Mentre in un’altra immagine posa felice a un raduno a Pontida. Dalla sezione di Saronno dicono che l’allontanamento è datato a due anni fa. Ma un’altra foto di questo settembre, a un banchetto per il referendum sulla giustizia promosso tra le altre forze politiche proprio dalla Lega, fa pensare che forse la passione politica della militante non si era mai davvero spenta. Anche se negli ultimi tempi si era dedicata di più a un’opposizione incessante ai vaccini: faceva parte della rete di manifestanti che ogni sabato scende in piazza a Milano, e in un’occasione aveva anche denunciato la presunta repressione della polizia.