Prescrizione, lo stop dal 2020 non è affatto cosa da poco
Caro Direttore, sono un “quotidiano” lettore del Fatto e, confesso, suo ex detrattore ai tempi del primo Berlusconi. Aveva ragione Lei. E ora, non posso che riconoscerle onestà intellettuale e degna coerenza. Tuttavia, non sono del tutto d’accordo con Lei sulla lettura di sostanziale approvazione per quella che secondo me, riguardo la prescrizione, è una (evitabile) débâcle dei 5S.
Di Maio ha posto, a muso duro, un ultimatum alla Lega, pretendendo l’immediata applicazione della norma, accettando poi un deludente compromesso al ribasso. Quando si minaccia di far saltare il banco e se ne esce ridimensionati, significa che l’interlocutore può anche permettersi che salti, tu no. Ora, si è ancora in tempo per cambiare registro, cercando di portare a casa risultati il più possibile concreti, senza urlare proclami che poi si ritorcono contro, traducendosi fatalmente in erosione elettorale.
Giovanni Marini
Caro Giovanni,
purtroppo nei governi di coalizione così eterogenei bisogna scegliere tra il “nulla” e il “qualcosa”. Ma il compromesso del blocco della prescrizione per i reati commessi dal 1° gennaio 2020 non è affatto “qualcosa” da poco.
M.Trav.
La Raggi ha mostrato grande forza di volontà, vada avanti
Ho appreso la graditissima e attesa assoluzione della cara Sindaca che voterò in eterno anche se ho la strada sporca (viale Vaticano), frequentata da tanti turisti che lo vedono. Ma conosco le difficoltà e gli ostacoli che i “bassifondi” morali del “generone” romano, un frullato di palazzinari, malviventi, camarille e cosche dei rifiuti, hanno posto sul cammino della sindaca che ha mostrato, diciamocelo, una bella volontà di ferro.
Vada avanti nonostante gli autobus bruciati da “manine” malavitose. Siamo con lei.
Maurizio Dickmann
Prove generali di museruola: Salvini ricorda tanto Orbán
Domenica 11 c’è stato un duro scambio di battute tra Berlusconi e Salvini sulla situazione politica in Italia: il primo che dichiarava che se il clima continua com’è oggi siamo alla vigilia di una “dittatura” e il secondo che controbatteva che chi fa di queste affermazioni è un frustrato, che vive fuori della realtà. Peccato che Berlusconi si sia lasciato sfuggire un’ottima occasione per ribattere al suo sodale di destra, non richiamando quanto è accaduto sabato scorso. Ben centomila italiani, arrivati da tutta Italia, hanno sfilato a Roma per contestare il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza. Senonché, secondo la denuncia degli organizzatori, oltre 40 pullman sono stati fermati alle porte di Roma, le persone schedate e filmate e gli striscioni srotolati dalle forze dell’ordine per poterne leggere il contenuto. A questa denuncia si sono aggiunte le proteste di parlamentari di Sinistra Italiana e di Leu, del segretario di Si Nicola Fratoianni, del senatore Francesco Laforgia, che ha dichiarato: “Ci troviamo di fronte a una grave limitazione delle libertà democratiche”. Ma in serata la Questura di Roma ha spiegato in una nota che, per carità, si è trattato di “normali controlli di sicurezza” previsti per simili eventi e, in qualche caso, i controlli sono stati “più stringenti in ragione della presenza di pullman non preventivamente segnalati e per evitare possibili criticità”. A me sembra che queste proteste siano totalmente da condividere e che ci si debba davvero preoccupare per questi segnali di prove generali di museruola da mettere alle manifestazioni di democrazia in Italia. Che da noi si mostrino piccoli apprendisti Mussolini è del tutto evidente già nel linguaggio: “molti nemici, molto onore”, “me ne frego”, poi “mitra imbracciati”, “qualche passo su un cavallo” (sbagliato il colore del pelo, quello che usava il Duce era di un bianco immacolato). Quel che ancora manca è l’affacciarsi a un balcone per comunicare la dichiarazione di guerra, che comunque c’è già stata: alla Ue. Occorrerà davvero mobilitarsi per evitare la vittoria di Salvini alle elezioni europee a maggio prossimo se non vogliamo un Orban anche in Italia.
Tommaso De Pascalis
La scelta tra sale e streaming appartiene agli spettatori
Con il decreto sulle finestre di distribuzione, i film saranno prima al cinema e poi sulle piattaforme digitali. È il risultato di un effetto nostalgia, mentre in un mondo che cambia rapidamente, è importante sempre guardare avanti. Un film sul grande schermo non è per tutti, ma solo per chi decide di andare al cinema e acquistare un biglietto. La stessa cosa vale per chi acquista un abbonamento o un ticket su una piattaforma digitale. Vale per gli acquisti sui prodotti in generale: il consumatore sceglie tra on line e il negozio; vale infine per il calcio, dove si sceglie tra divano e stadio. Sono esperienze differenti e la scelta è solo del consumatore. Oggi dobbiamo semplicemente renderci conto che è cambiato il modello di business per cui, alla base di tutto, c’è il meccanismo della gratificazione istantanea. I consumatori vogliono la loro esperienza: prodotti di qualità, immediatamente disponibili e con varie opzioni di scelta. Credo quindi che sala e web possano coesistere. Nel “mondo digitale” la personalizzazione non può più essere sottovalutata.
Andrea Zirilli