Benigni diventa Geppetto e c’è un bambino del Sud

Matteo Garrone (riprese: 2019).Le riprese di “Pinocchio” cominceranno nel 2019. Garrone aveva messo da parte il progetto per dedicarsi a “Dogman”. Il colpo di scena è il ruolo di Geppetto: si parlava di Toni Servillo ma poi è spuntato Roberto Benigni, già interprete del burattino nel suo film del 2002. Per Geppetto è rispettata la toscanità, non per Pinocchio: “Lo cerco al Sud, là si cresce più in fretta”, ha detto Garrone.

Nel 2021 arriva su Netflix ed è in epoca fascista

Guillermo del Toro e Mark Gustafson (2021). Del Toro, regista del pluripremiato “La forma dell’acqua”, a un certo punto sembrava aver rinunciato al progetto, ma poi l’avventura è cominciata e il suo “Pinocchio” d’animazione sarà disponibile su Netflix dal 2021. Questa rivisitazione della storia di Collodi ambienterà le avventure del burrattino di legno che vuol diventare bambino nell’Italia fascista degli anni Trenta.

Facce di casta

Bocciati

Fuori registro
Mentre il premier Conte si faceva intervistare da Giovanni Floris su La7, esordendo con la frase: “Ci mancherebbe, è il suo mestiere” alla premessa del giornalista che gli comunicava che avrebbe cercato di mettere in discussione la benevolenza mostrata dal pubblico in tripudio, il senatore pentastellato Elio Lannutti ha commentato così: “LaSette: il vespino del centro sinistra #Floris asfaltato dal premier Giuseppe Conte, che smaschera il giornalecchista del Pd”. La prima reazione di fronte ad un’esternazione così aggressiva, infantile e poco istituzionale è quella di pensare a un fake, ma verificando sul profilo Twitter ci si accorge che si tratta proprio di Lannutti, esponente delle istituzioni ma anche uomo verso il quale non si può avere indulgenza in virtù la giovane età. Dopo qualche minuto, non pago, Lannutti ha rincarato la dose raccogliendo in meno di 240 caratteri tutti i peggiori stereotipi con cui gli ultrà grillini si sono trasformati in macchiette: “Asfaltato #Floris, il vespino del centrosinistra tifoso di Monti, la Jena Piagnens Fornero, del Pd Ogm, dell’ebbro Juncker e della Troika, nemico del governo del cambiamento e degli italiani”. Come un uomo che dovrebbe beneficiare del buonsenso della maturità, ma soprattutto il portavoce del primo Movimento politico italiano, possa ritenere opportuno esprimersi con un linguaggio simile resta un oscuro mistero.

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Al bacio
Non sappiamo se sia stato il discussissimo selfie postato da Elisa Isoardi, in cui il segretario della Lega dorme pacioso come un bimbo, ad aver ispirato Giorgio Mulè, fatto sta che il portavoce di Forza Italia per sostenere l’urgenza che Salvini si svegli dal sogno gialloverde e finalmente torni all’ovile, si è espresso così: “Matteo è come la Bella addormentata, aspetta solo un bacio per rinsavire”. E davanti all’immagine di Mulè che scende dal cavallo bianco in cerca del Matteo addormentato, abbiamo provato il primo sussulto di solidarietà nei confronti del ministro dell’Interno.

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SI torna in Caverna
Chissà come si collocherebbe nella scala di priorità del movimento #metoo l’esclamazione del senatore Pd Mauro Laus, gridata alla pentastellata Alessandra Maiorino durante la discussione sul dl sicurezza. “Tornatene in cucina” è da considerarsi tecnicamente un suggerimento logistico rivolto ad una collega o un’affermazione da uomo delle caverne che non si sforza neanche di recitare un’attitudine da terzo millenio? E poi si parla di quote rose.

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Promossi

Basta un leader
Commentando le elezioni americane e il successo ottenuto dai democratici, ma soprattutto analizzando gli scenari in vista delle elezioni presidenziali del 2020, il politologo Dan Slater ha espresso una verità incontestabile: “Il 2020 sarà ancor più un referendum su Trump, che resta un presidente impopolare. Vinse nel 2016 solo perchè aveva davanti Hillary Clinton, ancora più impopolare di lui. Non ci vuole un miracolo per batterlo, ci vuole un leader”. Incontrovertibile. E non solo in America, verrebbe da aggiungere.

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La settimana Incom

Bocciati

Scoppiati
Questa settimana si sono mollati: Matteo Salvini e Elisa Isoardi (addio governativo); Afef e Tronchetti Provera (addio milionario); Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti (addio cinematografico); Simona Ventura e Gerò Carraro. Questi ultimi hanno deciso di dare la notizia con un video che inaugura un genere, che avrà certamente un grande successo: il video di separazione, il lato B dell’album di nozze, che termina con un ultimo bacio tra i due ex innamorati. Il comune senso dello squallore.

Viva la Mamma

Postando la copertina dedicata al bacio tra Fabrizio Corona e la figlia Asia Argento, mamma Daria ha commentato sui social: “Due signori di mezza età con felpa e cappuccetto che si baciano. Un po’ inguaiati e inguaianti”. Il rifugio più sicuro è il cuore della mamma, vatti a fidare dei parenti.

Più bella cosa
Aurora Ramazzotti racconta a Fanpage.it le sue prime volte. Primo bacio: “Avevo 12 anni, alla festa del mio compleanno in un locale. Stavo limonando nel bagno – io con il mio amichetto, la mia amica con il suo – quando, proprio in quel momento è entrato mio padre. Ha visto quattro ragazzi che limonavano in un bagno buio e chiuso e si è detto: ‘Mia figlia è strana’”. Prima volta: “Avevo 18 anni ed è stato il giorno del compleanno di mia madre. E non lo dimenticherò mai! Mamma sa tutto, tra di noi non ci sono filtri. Lei sa tutto, possiamo dire che era tutto pianificato. Io e mia madre abbiamo sempre avuto un buon rapporto, non ci sono mai stati filtri tra noi”. Quando si dice “genitori ingombranti”.

Tecno-tg
L’agenzia di stato cinese Xinhua ha mandato in onda il primo telegiornale condotto da una intelligenza artificiale. Sullo schermo è apparso l’ologramma di un giovane cinese elegante, con un vestito grigio, la cravatta a pallini bianchi, gli occhiali con la montatura trasparente, i capelli in ordine. Il sogno di ogni politico: un giornalista che non esiste.

 

Promossi

Non ho l’età
Mauro Covacich commenta sul “Corriere della Sera”, con grande intelligenza, lo smarrimento dei ragazzi (il pezzo è a corredo della notizia della professoressa presa a sediate dai suoi alunni): “Risulta difficile per chiunque, ormai, stimare l’età di una persona. La cura del corpo, la sua meticolosa manutenzione, ma soprattutto i nuovi comportamenti volti, diciamo, a valorizzarlo, rendono pressoché invisibile il passaggio da una fase dell’esistenza all’altra. Le donne, in particolar modo, sembrano muoversi in una dimensione mentale che le rende indistinguibili dalle loro figlie e dalle loro madri; un fluido di aspettative, volizioni e impulsi assolutamente invariato dalla pubertà in poi”. Ogni tanto gli intellettuali fanno capolino.

Vergine, la bellezza ti porta in ufficio. Pesci appannato e abbagliato in amore

ARIETE – “I premurosi spesso sono i più ostinati quando sentono di essere nel giusto, non le pare?”. Jesse Ball ti consiglia di fare un bel Censimento (Nne) in ufficio prima di accordare la tua fiducia alla collega ipersensibile.

 

TORO – Ricordo di Silvana Grasso (Marsilio): “Rompevo le scatole col cazzo di metafora e il cazzo di analogia, ci vedevo il simbolo della vita che mi prendeva a sberle”. Caro, la gioventù è passata, le figure retoriche non contano più: va bene che La domenica vestivi di rosso, ma oggi è lunedì. Basta rimpianti!

 

GEMELLI – Per la carriera Annie Proulx ha un’unica ricetta: fatti una Pelle di corteccia (Mondadori)! Solo così “avrai un buon reddito, e potrai vedere il mondo in modo più comodo di come lo vedresti da marinaio semplice”.

 

CANCRO – Il cervello non ha età, ma va allenato, che ti credi!? “Come un ritornello che non riusciamo a toglierci dalla testa, il cervello di notte replica infinite volte quello che è successo di giorno”: mangia più leggero la sera e vai a letto presto, consiglia John Medina (Bollati Boringhieri).

 

LEONE – Sotto Il cielo di Singapore profetizza Sharlene Teo (e/o): “Mi preparo per andare al lavoro, inghiottendo l’amarezza pungente che avverto in bocca”. Preparati a una settimana di rospi amari: passerà.

VERGINE – Il teologo Vito Mancuso cita Gesù (e chi, se no?): “Chi fa la verità viene alla luce”. È una massima un poco sibillina; hai solo pochi giorni per decrittarla e trovare La via della bellezza (Garzanti): in fondo a destra, dove sta la scrivania del/la sexy collega.

 

BILANCIA – Ti grida David Mamet da Chicago (Ponte alle Grazie): “Pensaci, cosa hai da offrire a questa vecchia strega? Non può fotterti, non può venderti, non può mangiarti, non hai niente che le interessi”. Appunto, lasciala a quel suo altro spasimante.

 

SCORPIONE – “I soldi governano anche da soli. Quelli che non hanno nulla vengono lasciati nel loro nulla, quelli che hanno già ricevono ancora di più”: ti senti tra Gli esclusi (La nave di Teseo), ma sbagli. Elfriede Jelinek prevede un tesoretto in arrivo per vie familiari.

 

SAGITTARIO – Per Stephen Greenblatt (Rizzoli), Il tiranno “è, a tutti gli effetti, il nemico della speranza”: se vuoi sbarazzartene in fretta, leggi Shakespeare. O trovati un altro lavoro: difficilmente il tuo capo rinuncerà ai suoi modi dispotici e fumantini.

 

CAPRICORNO – Tra i Nemici di Isaac Bashevis Singer (Adelphi), e pure tra i tuoi, la più temibile è una tizia che “di notte non dorme. Fuma e parla. Il demone che è in lei non le consente di riposare”. Sarà anche un’amica geniale, ma al momento ti fa solo star male.

 

ACQUARIO – “Tu dormi accanto a me così io mi inchino/ e accostato al tuo viso prendo sonno”: Valerio Magrelli sta parlando de Le cavie (Einaudi), ovvero te e il/la partner. Per ricucire dopo gli ultimi screzi passate più tempo assieme, sotto le lenzuola, a sonnecchiare.

 

PESCI – Piergiorgio Odifreddi racconta Il dio della logica (Longanesi) e molto altro: “Con Kant, la nostra intuizione spaziale è euclidea e con Einstein, non lo è”. Sarà, ma la tua intuizione ora è proprio appannata: in amore hai preso un abbaglio; correggi il tiro – ovvero tronca – il prima possibile.

Nei sotterranei dell’Umbria i segreti dell’Inquisizione

“Narni sta morendo; da quando la Terni Industria Chimica ha chiuso è la desolazione. I giovani qui studiano Scienze dell’Investigazione e poi vanno via”. Se a dipingere questo quadro è un anziano narnese doc che nel suo paese dovrebbe trovare conforto e non sconforto, si avverte tanta inquietudine. Eppure Narni è un piccolo borgo umbro in provincia di Terni che cerca in tutti i modi di risollevare la testa, tra la crisi e i terremoti degli ultimi anni. Per vedere la luce della ripresa da queste parti bisogna scendere sotto terra, dove c’è il vero tesoro di Narni.

Nel 1979 quattro speleologi scoprono degli antichi sotterranei e una stanza in cui la Santa Inquisizione svolgeva i suoi processi. Tutti negavano che l’Inquisizione fosse arrivata fino a Narni, ma i ragazzi rinvengono nell’archivio storico del paese un mandato di cattura nei confronti del bigamo Domenico Ciabocchi, che nel 1726 uccise una guardia per raggiungere la sua seconda moglie con cui doveva scappar lontano. Vedovo, risposato e omicida per amore, oggi Ciabocchi collezionerebbe ospitate, ma un tempo fu condannato all’ergastolo a navigare sulle galee.

Per capire come tutto questo sia arrivato sino a noi bisogna tornare a Napoleone che “rubò” dei documenti a Roma per poi spedirli a Parigi. In seguito la Chiesa si riappropriò di questa documentazione, ma non di tutta: quanto riferibile all’Inquisizione poteva essere mandato al macero. Un operaio svogliato della Parigi dell’800 però decise di rubare una cassetta, salvando così preziosi documenti. Rivenduta, la cassetta della proibizione finì al Trinity College di Dublino.

Un secolo dopo, una studentessa è nei sotterranei e qualcosa le suona familiare; studia al Trinity College e ha letto un libro sull’Inquisizione a Narni. Da questa intuizione parte una ricerca che ricostruisce la storia dei documenti narnesi a Dublino.

Un altro giorno, tra i visitatori c’è l’ambasciatore dell’Honduras presso la Santa Sede, per cui l’Inquisizione non è più una vergogna e mette in contatto il team del museo con la “Congregazione per la dottrina della fede”, vale a dire l’archivio dell’Inquisizione. Al suo interno viene ritrovato il microfilm sulla storia del bigamo che l’ambasciatore irlandese aveva restituito alla Chiesa. Tra i vari documenti, uno risale al 1760 e riguarda il caporale delle guardie di Spoleto: l’uomo trascorse 1400 ore in isolamento, dentro una cella in cui lasciò molteplici disegni usando la polvere di alcuni cocci e l’urina. Ancora oggi è possibile vedere l’albero della vita con le colombe incatenate, le numerose scritte e quella squadra col compasso sovrapposto. “Non dovrei dirlo, ma sono un affiliato e quello è il simbolo della massoneria”, sorrise un turista.

La prossima domenica i misteri non cercateli nelle serie tv o al cinema, ma andate a vederli da vicino tra chi sostiene progetti avvincenti come solo i segreti sanno essere.

“Io, un padre alle prese con le Lol e la réclame invasiva su YuoTube”

“Papà, però come vestono male le cinesi”. Il padre muove lo sguardo a destra: la signora con pantaloni di pile blu a pois bianchi e camicia di seta con due sbuffi sulle spalle e zoccoli ai piedi pare confermare le parole pronunciate dalla figlia di otto anni che ora lo guarda interrogativa: “Le cinesi!”, ripete. La faccia inebetita del padre richiede una ulteriore spiegazione: “Pensa che le fake Lol cinesi mettono il gilet giallo”. Si passa poi alla spiegazione delle “fake Lol” che sono per l’appunto da considerarsi “cinesi”.
Si distinguono dalle Lol originali (il padre giura di aver partecipato a questa conversazione) perchè “sono fatte in America ma vendute in Italia da Giochi Preziosi”. Le Lol sono delle bamboline di plastica dai colori vispi e l’aspetto glamour. Possono piangere, sputare e far la pipì se immerse nell’acqua e poi strizzate (nulla di entusiasmante, vero), cambiano colore con il freddo (non è raro trovarle in frigo), sono collezionabili. Dispongono di animali (Pets) e sorelle minori (Lil). Hanno gadget bizzarri e prezzi non proprio popolari. Sono un fenomeno di massa.

Se chiedete a un giornalaio se ha l’album della Panini loro dedicato, quello sta per minuti a spiegarvi che sono settimane che l’ha ordinato e non si trova, di colleghi che lo hanno richiesto su Amazon ma non arriva, e che non è il caso comunque di chiedere ad alcuno se ne possegga una copia perchè non c’è, non esiste. Se chiedete alla Panini risponde cortese: “La grande richiesta purtroppo ha reso sfornite alcune zone d’Italia: sono comunque in atto riassortimenti”. Che è un po’ la stessa cosa che dice il giornalaio con meno bestemmie nel mezzo.

Ora è del tutto normale che i figli seguano delle passioni, anche spinti dalla pubblicità che li bombarda. Le Lol, però, hanno in tal senso un’arma potentissima: YouTube. Una roba che un genitore neanche prende in considerazione. E invece imbattendosi nel canale di “Glitter” (la figlia la chiama così, per nome, anche accompagnando l’espressione con urletti di gioia), si ricavano una serie di informazioni fondamentali. “Glitter – Storie di Bambole” è un canale YouTube con oltre 210mila iscritti e video anche con mezzo milione di visualizzazioni. Nel linguaggio tecnico è un “unboxing”, cioè uno “scartocciamento” in diretta video del prodotto (la Lol dispone di una serie infinita di confezioni modello matrioska, accessori, parrucche, slime). È un “unboxing” per bambini: mani in primo piano a scartare e un po’ Art Attack: le Lol fake (quelle “cinesi”), vengono trasformate in altri personaggi, le altre interagiscono tra loro creando storie, vantando acconciature, o contribuendo a rendere interessante lo scartocciamento (“bellissimo”, “magnifico”, “colorato”, “super”). La figlia preferisce queste storielle anche ai cartoni animati. Così vede una mezz’ora di pubblicità (senza interruzioni) col prodotto ben posizionato e le spiegazioni di nuovi ed entusiasmanti risvolti della produzione Lol. Quello di Glitter non è l’unico canale dedicato alle Lol. Corinne Mantineo ha oltre il doppio degli iscritti, ma la figlia non l’ha ancora scoperto. Da qualche anno l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha posto il faro sugli “influencer marketing”, dettando alcune regole di comportamento in cui chiarisce che la pubblicità, anche sui social, deve essere sempre indicata come tale. Se vi è “finalità promozionale”, anche solo se il prodotto rappresentato è stato “donato” all’influencer, dice l’Agcm, deve essere segnalato all’utente finale. La figlia questo non lo sa e quando la madre le mette un vestito che non le piace dice: “Mi vesti come una fake Lol”.

Il miracolo di Don Pino recupera il luogo della strage mafiosa

I primi freddi portano a Polistena il profumo dei camini nell’aria leggera. Le case in perenne rifacimento si alternano a quelle mai rifatte. Salite e discese si inseguono tra marciapiedi capricciosi. Don Pino saluta tutti e da tutti viene salutato. La deferenza verso chi fa di mestiere l’ambasciatore di Dio in quel fazzoletto di terra, la cordialità verso chi, sempre di mestiere, aiuta il prossimo a fronteggiare i problemi terreni.

E Polistena, 10mila abitanti in provincia di Reggio Calabria, di problemi terreni ne ha molti. Tra tutti, quello che mozza il respiro alla provincia intera, la ‘ndrangheta. Don Pino Demasi ne parla con naturalezza, non drammatizza, il racconto si mescola anzi con l’orgoglio per quel che nel suo paese sta sorgendo e che promette di cambiarlo. Pie donne che lo salutano in parrocchia, giovani dell’antimafia che vanno a cercarlo, il barista che vanta la propria pasticceria e mostra di gradire molto l’impegno civile del parroco.

Finché si arriva al luogo delle meraviglie. Una grande piazza dedicata a Peppino Valarioti, il giovane militante comunista ucciso dai mafiosi di Rosarno, fiancheggiata di lato da una struttura imponente. Dà subito l’aria di un grande luogo di amicizia, ragazzi che ci giocano dentro, poster di Libera, simboli di Emergency, annunci di dibattiti. Proprio su quella piazza e proprio davanti a quelle murature il 17 settembre del ’91 accadde l’inferno.

Dalla piana di Gioia Tauro arrivarono in sedici armati, divisi per quattro su quattro auto, e tentarono lo sterminio del clan Versace, il cui “Bar 2001” dominava da un angolo il paese. Due dei fratelli restarono uccisi, un terzo si salvò fingendosi morto. Spuntò dalla strage un nuovo locale, “au Petit Bijou”, delicata insegna per nascondere i traffici negli scantinati. L’immobile ospitava anche una grande sala matrimoni. La festa di nozze bisognava celebrarla lì, e se a sposarsi erano “loro”, ecco la fila in strada per omaggiare le famiglie con buste di denaro.

“Vede?”, indica don Pino, “tutta la struttura adesso ha grandi vetri trasparenti. Li abbiamo voluti così perché chiunque possa guardare che cosa c’è dentro. Ma prima erano tutti a specchio, perché nessuno dalla strada vedesse nulla. Era un modo per proteggersi dai nemici, fossero i carabinieri o i clan rivali”. Il potere mafioso schiaffato in faccia ai passanti. Un potere anche suadente, però. Don Pino ricorda bene quando vent’anni fa centinaia di ragazzi dell’antimafia si radunarono sulla piazza per “Estate ragazzi”. A un certo punto, racconta, comparve tra i giovani il cameriere del bar: offriva gratuitamente la colazione per conto del boss. Il prete fece un segno e il dono di pace fu rifiutato.

Poi un giorno, perché questi giorni per fortuna ogni tanto arrivano, l’intero complesso venne confiscato. E la fondazione “Con il Sud” finanziò lasua riconversione. E le tante funzioni del palazzo furono cambiate. Una per una. Don Pino gira come un Virgilio soddisfatto, incedendo, mostrando e salutando i presenti.

“Questa è la sala giochi, questa è la biblioteca, qui si vendono i beni delle cooperative di Libera, qui loro si fanno da mangiare”, e così l’ospite va scoprendo angoli cucina ovunque. C’è anche un poliambulatorio. E questa è davvero una sorpresa. Lo gestiscono volontari di Emergency: “Ci ha aiutato Gino Strada, a cui avevo chiesto una mano”. Medici, infermieri, assistenti, diversi sono di colore. La Calabria mostra una volta di più la sua anima accogliente. “Vengono migranti, anche dalle tendopoli: noi li aiutiamo, anche se possiamo fare pronto soccorso e basta”, perché se fanno ginecologia poi scattano le rivalità di chi si fa pagare.

Si respira gentilezza a ogni piano, in ogni stanza, anche nella parte dedicata a ostello, dove vengono gli scout e non solo. Qualche letto a castello è stato regalato da un ostello milanese – è Giuseppe che li mostra – e ti rendi conto che quando il bene si organizza sa tenere testa al male. Bene, male. Parole che don Pino non pronuncia ma che si affacciano alla mente del visitatore.

In una sala (questa senza cucina…) c’è un dibattito. Arrivano a decine e decine: cittadini, insegnanti, gente delle associazioni, fedeli del don, studenti. Sembra che la società civile abiti da un secolo in quel palazzo che fu un giorno arroganza e delitto. Dopo la morte di don Gallo a Genova questo giornale titolò ammirato in prima pagina: “L’Italia dei don”. Ecco, quel titolo va a pennello anche a Polistena.

Quando fare coming out “Mio padre sta morendo e io, lesbica, non so se parlargli”

Cara Selvaggia, ho 25 anni e sono lesbica. Lo sono sempre stata, già a 6 anni ero innamorata della ragazzina due file dietro di me e i cuoricini che le disegnavo sul diario furono ragione di strani interrogatori da parte dei miei genitori. Mio padre ai tempi era un assessore, anni dopo è diventato sindaco nel nostro paese. Uomo rigido, tutto d’un pezzo. In questi giorni ho letto l’ennesimo coming out del cantante di successo (Marco Carta, questa volta) con le frasi di rito “finalmente sono libero” e “ora vivo la mia vita alla luce del sole”. E mi sono incazzata. Io per anni, al liceo, ho presentato ai miei genitori amiche del cuore sperando che capissero da soli. Per un po’, quando con l’ultima amica del cuore, smettemmo di vederci da un giorno all’altro (mi aveva lasciata) e io piansi ininterrottamente per un mese accampando come scusa un litigio, mi convinsi che ormai sapessero. Invece non sapevano. O almeno fingevano.

A 20 anni presi mia madre da parte e glielo dissi. “Mamma sono lesbica”. “Sabrina, tu quello che dici a me non dovrai mai dirlo a tuo padre”. Mia madre mi spiegó che quando ero piccola (il diario, i cuoricini) lei e papà fecero venire a casa a mia insaputa un loro amico psicologo che a 11 anni mi parló come fosse un amico. Invece mi stava analizzando. Poi riferì a loro che con ottime probabilità ero lesbica, o comunque avevo un’attrazione per le femmine. Mio padre disse a mamma che se si fosse avverata questa disgraziata previsione, non mi avrebbe accettata. Il discorso morì quel giorno e tra loro due non ne parlarono più. Decisero di non sapere. Mia madre, a 20 anni, a quel “sono lesbica” mi ha chiesto di continuare a tacere con papà. Per lei non faceva niente, diceva, ma “ti prego non rovinare l’armonia familiare”. Così è stato.

Quasi 5 anni dopo mio padre sta morendo di una malattia sbucata fuori all’improvviso, mesi fa. Io da quasi un anno ho una compagna che amo con cui pensiamo di sposarci. Volevo dirgli tutto quando avremmo fissato la data. Non c’è più tutto quel tempo. Vorrei però comunque dirgli la verità, fargli conoscere Adele. Solo che sta morendo. Non so che fare. Se lasciarlo andare così, o raccontandogli chi è sua figlia, oltre le cose che di me ha voluto sapere

 

Cara Sabrina mi affidi la responsabilità di una decisione che potrebbe accelerare la dipartita di papà di qualche ora, giorno o perfino mese. La mia risposta è dunque “non lo so”. Credo che la domanda da porti sia la seguente: sei certa che il dirgli la verità in punto di morte sia il desiderio di fargli sapere chi sia tu e non che padre sia stato lui?

 

Adesso gli anziani del bar sotto casa si esaltano con la retorica di Salvini

Cara Selvaggia, il bello della vita in provincia è che ti tiene ancorato, spesso, a modi di vivere molte volte oscurati dalla preponderanza dei nuovi modi di comunicare e che invece rappresentano ancora il tessuto fondamentale delle relazioni umane sulle quali si basa, per esempio, la formazione del consenso politico. Ho scelto questo incipit ampolloso per addolcire la verità: vivo in un buco di culo di paesino alle falde dell’appennino tosco-emiliano e in paese ci sono solo due bar, pertanto il mio caffè della mattina è arredato da bische di ultrasettantenni che smadonnano davanti a un mazzo di carte da briscola e a troppi Cicchetti di vino bianco ben prima delle dieci di mattina.

Ho scelto di far tesoro di questa mia condizione della quale non ti sto a spiegare i motivi e di affrontarla con il piglio dell’antropologo, e per questo ho capito con esattezza il successo della politica di Salvini, che non è tanto la potenza degli slogan quanto il fatto che funzioni benissimo come argomento di conversazione al bar tra i vecchi rincoglioniti. Ti faccio un esempio: la proposta di aumentare il limite di velocità in autostrada ai 150 all’ora. Una trovata geniale. L’altra mattina li sentivo lì tutti gasati, pure se il più tecnologico ha una panda 4×4 con il santino di Padre Pio come unico sistema di sicurezza, riportati in un istante alla gioventù più impetuosa. La velocità, la forza, l’autodeterminazione. La reazione a decine di governi di fighette che a forza di cintura di sicurezza, marmitta antirumore e terza luce del freno hanno castrato l’esuberante potenza stradale del maschio italico, finalmente liberata da Salvini.

Due settimane fa, con l’aumento del perimetro della legittima difesa, lo stesso discorso. Spariamogli, difendiamo le nostre case e le nostre donne, io se uno entra nel mio giardino senza permesso lo riduco a un colabrodo, e giù a parlare di armi, che qui sono tutti cacciatori. D’altra parte di cosa vuoi parlare a un tavolo di alluminio dove cerchi di accelerare, giorno per giorno, il decorso della tua cirrosi epatica? Di macroeconomia, di impoverimento sociale, delle crisi umanitarie? Ma va: macchine veloci e pistole fumanti. Anche se guidi un calesse trainato da un asino bolso e l’unica cosa a cui hai mai sparato, al massimo, è un fagiano, la politica del governo del cambiamento ti promette di poter essere, almeno dentro di te, tutto ciò che la società civile non ti ha mai permesso di diventare. Cioè un completo stronzo.

Giovanni

Tanto le ruspe a più di 30 km orari non vanno, possiamo continuare a dormire tranquilli.

 

Inviate le vostre lettere a: il Fatto Quotidiano 00184 Roma, via di Sant’Erasmo,2. selvaggialucarelli @gmail.com

Compro oro: chi gli faceva concorrenza è stato sbaragliato dalla normativa

É normalmente il bisogno a spingere le persone a privarsi di gioielli, vendendoli come rottame d’oro. Cioè per il valore del metallo prezioso in essi contenuto e non come monili veri e propri. Si rivolgono così ai famigerati compro oro e gli pare che questi si siano accordati per tenere bassi i prezzi, assicurandosi così alti margini di profitto. E dall’anno scorso la situazione è ulteriormente peggiorata, perché una nuova normativa ha di fatto sbaragliato chi gli faceva concorrenza.

Nei cosiddetti distretti orafi (Valenza, Vicenza, Arezzo e Napoli-Marcianise) vi sono infatti parecchi banchi metalli. Rivolti in primo luogo agli operatori professionali, potevano però comprare anche da privati. Si saltava così un’intermediazione e veniva meno ogni incertezza sull’effettiva percentuale di oro fino, che veniva determinata in misura esatta. Logico quindi che offrissero regolarmente di più. Alcuni pagavano l’oro anche al 95% del prezzo di mercato del momento. Ovvero provvigioni e spese di fatto a carico di chi vendeva oggetti preziosi si attestavano complessivamente sul 5%.

Poi è arrivato il decreto legislativo 25-5-2017 n. 92, con la finalità di contrastare gravi reati, e la situazione è cambiata. Ha introdotto vari obblighi normativi e operativi anche per chi svolge l’attività di acquisto da privati in via secondaria, come nel caso dei banchi metalli. Così quasi tutti costoro, magari per un eccesso di prudenza, hanno sospeso tale attività. E i pochi che l’hanno continuata hanno alzato i prezzi, avvicinandoli a quelli dei normali compro oro.

Al riguardo pochi giorni fa costoro offrivano anche solo 20 euro al grammo di oro cosiddetto legato, cioè la lega aurea gioielli col 750 per mille di metallo prezioso. Il che corrisponde a 26,7 euro al grammo di oro fino a fronte a una quotazione del momento sui 34,5 euro. Ciò significa addebitare una provvigione sul 23% o, in altri termini, che l’oro che ritirano vale il 30% in più del prezzo pagato. Un bel guadagnare.

Va bene che lo Stato cerchi di contrastare il riciclaggio e la ricettazione, anche se viene il dubbio che la normativa emanata possa funzionare solo nei riguardi della piccola criminalità. Non guasterebbe però un qualche provvedimento a tutela invece di chi si trova in necessità di vendere i gioielli, propri o di famiglia. Già servirebbe imporre obblighi di trasparenza sui prezzi d’acquisto al grammo di oro fino e altri metalli nobili.

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