Tranquilla Juve, Mou castiga tutti

Se qualcuno, dopo la bufera seguita a Juventus-Manchester per i gesti irridenti di Mourinho in risposta agli insulti dei tifosi bianconeri (dopo il “tre” del Triplete, il gesto dell’orecchio), pensasse a un fatto personale tra Mou e Madama, sbaglierebbe di grosso; perchè tutto si può dire di Josè Mourinho, ma non che faccia selezione tra i suoi “nemici”.

Lui li affronta tutti, Guardiola o Beretta (ribattezzato Barnetta) per lui pari sono. E che si tratti di colleghi, dirigenti, giocatori o semplici addetti ai lavori non fa differenza. Mourinho è stato in Italia due anni, dal 2008 al 2010, e dovremmo ricordarci tutto. A cominciare dal gesto delle tre dita sfoderato per la prima volta l’8 dicembre 2010, fresco allenatore del Real Madrid, e indirizzato ai tifosi del Milan che lo stavano subissando di fischi prima della sfida-Champions; o il gesto delle manette esibito in Inter-Samp 0-0 all’indirizzo dell’arbitro Tagliavento, che espulse Samuel e Cordoba pochi giorni dopo una sua esternazione anti-arbitri, quando dopo Juventus-Genoa 3-2, decisa da un rigore concesso da Mazzoleni per un auto-sgambetto di Del Piero fuori area, aveva detto: “Nessuno dice che a Torino c’è area di rigore larga 25 metri”. Una frecciata ai media. Il giornalismo del Belpaese a Josè non piace, parla di “prostituzione intellettuale” e a chi gli dice di abbassare i toni risponde: “Certo, bassiamo i toni, è stato così che voi italiani avete costruito la storia di Calciopoli che a me mi ha fatto una vergogna terribile”.

Bordate terrificanti, lui non ha paura di scontrarsi coi giornalisti più popolari. Lo fa con Mario Sconcerti, che su Sky difende Mancini, predecessore di Josè all’Inter. “Lo so che lei è suo amico”, ironizza Mou; e poiché Sconcerti dice di essere amico di tutti: “Mio non è sicuramente, – risponde – a me mi può invitare di cenare con lei che io non vado”; lo fa con Ivan Zazzaroni che su Rai 2 stronca l’Inter dopo uno 0-0 col Barça chiedendogli un parere (“Lei ha fatto suo commento e io non commento suo commento. A lei pagano per commentare, a me non pagano per commentare lei”); lo fa anche con Maurizio Pistocchi che su Italia 1 stigmatizza una sua esultanza sfrenata dopo un gol di Maicon in Siena-Inter 1-2. Josè la rivendica: “Non è mancanza di rispetto, questo è il calcio, questa è l’emotività. Lei è troppo intellettuale per me”.

Non guarda in faccia a nessuno Mou; nemmeno ai suoi giocatori, come Mario Balotelli. “Se qualcuno lavora con gente come Zanetti e Cordoba e non impara – dice un giorno – è perché sicuramente ha un neuronio e chissà, questo neuronio è un po’ infortunato”. Al collega Claudio Ranieri, che lo biasima per non essersi presentato in sala-stampa, manda a dire: “Ho studiato 5 ore al giorno l’italiano per comunicare bene con voi e mi critica lui che dopo 5 anni in Inghilterra diceva good morning e good afternoon”. A Pietro Lo Monaco, il dirigente del Catania che gli augura bastonate nei denti, dice: “Io conosco monaco di Tibet, Principato di Monaco, Bayern Monaco, Grand Prix di Monaco, ma se signor Monaco vuole da me pubblicità deve pagarmi come Adidas paga me per parlare di Adidas”. Anni dopo, ad Antonio Conte che lo accuserà di demenza senile, Mou risponderà: “In mia vita ho fatto tanti errori, ma uno non farò mai: essere squalificato per aver combinato partite”. Uno a zero e palla al centro.

Se la Chiesa è la nuova Gomorra (ma Saviano non c’entra nulla)

Mille e non più mille è l’antichissimo motto degli apocalittici di ogni tempo, soprattutto cristiani. E oggi i nuovi millenaristi sono i clericali di destra che fanno la guerra a papa Bergoglio, convinti che la Chiesa sia governata da un eretico modernista e gay friendly, un vero Anticristo (il cardinale Burke dixit) che segnerà la fine del mondo prossima ventura.

Così i crociati antifrancescani hanno persino riscoperto il Liber Gomorrhianus, vergato da San Pier Damiani nel 1049. L’anno Mille, appunto. Messo da Dante nel settimo cielo dei contemplativi in Paradiso, Damiani scrisse un violento trattato contro l’omosessualità nel clero (in quell’epoca sacerdoti e vescovi erano chiamati genericamente sodomites) e lo mandò a papa Leone IX. A citare il trattato è stato il cardinale quasi novantenne Walter Brandmüller, uno dei quattro autori dei Dubia contro l’Amoris Laetitia, pietre miliari del tradizionalismo anti-bergogliano.

Rilanciato da tutto il network dei farisei italiani, Brandmüller ha paragonato la Chiesa di oggi a quella dell’undicesimo secolo, quando il “riformatore” San Pier Damiani contribuì a fondare “un movimento laico contro l’immoralità del clero”. Ossia i patarini, in seguito dichiarati una setta eretica. Il Liber Gomorrhianus deve ovviamente il titolo all’ira di Dio contro Sodoma e Gomorra (nella Genesi biblica), distrutte da una pioggia di fuoco e zolfo a causa del “peggiore tra i vizi possibili”.

Scrisse Damiani: “La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine ecclesiastico, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia”. E si chiese: “O riprovevoli sodomiti, perché desiderate, vi chiedo, con tanto ambizioso ardore, l’alta carica ecclesiastica?”. Ora: i clericali di destra possono pensare il peggio possibile sulla Chiesa di Bergoglio, ma perché non hanno riscoperto San Pier Damiani nell’era di Ratzinger e Bertone?

Il vero pericolo della guerra di Trump contro la Cina

Sin dall’immediato dopoguerra tre aree di policy che fissano i cardini dei rapporti internazionali furono separate in compartimenti (quasi) stagni: a) le decisioni geo-strategiche, dai trattati sugli armamenti alla suddivisione delle aree di influenza; b) la politica monetaria e i sistemi di pagamento internazionali; c) i trattati commerciali multilaterali e gli standard internazionali. Le prime si fondavano esclusivamente sugli eserciti, gli arsenali e le capacità d’intervento militare nei vari scacchieri. La politica monetaria veniva determinata dell’economia nazionale. La politica commerciale puntava a stimolare la concorrenza e a integrare le catene del valore mondiale.

L’ascesa di Donald Trump ha costituito per questo costrutto pluridecennale un imprevedibile elemento dirompente come il “Mulo” nel ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov. La ripercussione più vistosa di questa biforcazione della Storia è stata proprio la contaminazione tra le tre aree di policy.

La politica commerciale viene brandita dall’amministrazione Usa come arma nella contesa geopolitica con la Cina, nel contenimento delle ambizioni della Russia di Vladimir Putin e, in modo meno urticante e plateale, nella ridefinizione dei rapporti con l’Unione europea e persino in seno alla Nato.

Ma lo scompiglio trumpiano in realtà origina da una debolezza e quindi da un’emergenza epocale, grossolanamente celate sotto una retorica aggressiva. Dopo l’implosione dell’Urss, la globalizzazione era stata concepita, perseguita e presentata come un processo che avrebbe solidificato l’egemonia americana in un mondo sgombro da rivali di peso. Un’America convinta di essere l’unica superpotenza poteva permettersi magnanimità nei trattati commerciali. Effimeri sacrifici sarebbero stati ripagati da vantaggi sostanziosi nel consolidamento dei pilastri su cui fondare il predominio Usa, ad esempio la finanza e le tecnologie avanzate. Invece la gloablizzazione ha finito per apportare vantaggi colossali ai paesi emergenti, in specie alla Cina, erodendo il primato americano. Inaspettatamente l’Impero di Mezzo da paese povero e arretrato è assurto al ruolo di potenziale rivale, spesso grazie a furti senza scupoli di proprietà intellettuale e tecnologia occidentale. Il predominio americano nei settori del futuro dall’intelligenza artificale, alle biotecnologie, dai supercomputer ai veicoli senza conducente non è più assicurato.

L’allarme rosso è scattato in quello che una volta veniva definitoil “complesso militare-industriale”, cioè il misto di interessi economici e ubbie di generali (e burocrati), che influenza scelte cruciali del sistema paese. In sostanza a Washington è maturata la convinzione che la Cina abbia imboccato una traiettoria che minaccia la sicurezza americana. Pertanto la raffica di dazi non mira semplicemente a ribilanciare il deficit commerciale, ma punta ad un obiettivo più drastico: distruggere l’integrazione della catena del valore tra Usa e Cina per spostarla in paesi amici, di trascurabile peso geostrategico tipo Canada, Messico, UK post Brexit, piccoli paesi sudamericani. Insomma erigere un muro protezionistico per separare il mondo in due aree economiche e svigorire la Cina.

Però la furia deglobalizzatrice investe la politica monetaria perché i dazi rinfocolano l’inflazione. La Federal Reserve, la banca centrale americana, si vedrebbe costretta a rialzare i tassi facendo apprezzare il dollaro ed entrando in rotta di collisione con i desiderata di Trump il quale ha già esecrato la stretta monetaria in corso. Dal canto suo, la Cina ha risposto ai dazi con una manovra difensiva orchestrata dalla sua banca centrale: una svalutazione dello yuan che ha stemperato gli effetti del neo-protezionismo (infatti il deficit commerciale non è stato scalfito).

Quando si frantumano equilibri e prassi consolidate gli smottamenti sono incontrollabili e producono risultati clamorosi. Le mosse di Trump hanno favorito un’impensabile luna di miele tra Giappone e Cina, da secoli intrisi di ostilità. L’incontro tra il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente cinese Xi Jinping il mese scorso ha aperto la strada ad un trattato commerciale tra i giganti asiatici. In pratica la Trans-Pacific Partnership (Tpp) potrebbe essere riesumata con l’ingresso della Cina. Paradossalmente il trattato di libero scambio, concepito da Barack Obama per contenere le ambizioni di Pechino – e immediatamente rinnegato da Trump – coronerebbe la potenza economica della Cina. Addirittura si ventila di inglobare l’Ue in un mega-Tpp che isolerebbe gli Usa.

Dulcis in fundo, il defict di bilancia dei pagamenti ha un corrispettivo che i mercantilisti ignorano: il Paese esportatore inevitabilmente concede prestiti all’importatore. Infatti Cina e Giappone costituiscono gigantesche carte di credito per i consumatori americani attraverso l’acquisto dei titoli del governo Usa. Con un deficit pubblico alle stelle, senza i capitali asiatici, i tassi di interesse americani sarebbero destinati a impennarsi con effetto depressivo sulla crescita e sulla montagna di bond in circolazione. Donald J. Trump, in arte Pandora.

Ossa, teschi e riti satanici: così si riapre il caso Imane

Sacchetti di plastica ritrovati nel 2006 ai bordi dell’autostrada A1. Dentro, le ossa di una ragazza, Imane Laloua, scomparsa nel 2003 e oggi identificata. Ma riaprendo quelle borse di plastica, e sfogliando il diario di un’adolescente, è emerso un dubbio terribile: Imane potrebbe essere stata uccisa per un rito satanico. Un sacrificio umano nelle campagne di Prato. Siamo all’inizio dell’estate 2003. Imane e la madre Zoubida Chakir vivono in un appartamento di Montecatini Terme. Sono arrivate in Italia dal Marocco otto anni prima. Imane, nata nel 1971, è una ragazza come tante, prima gli studi all’alberghiero, poi il lavoro negli hotel della stazione termale.

Un’esistenza tranquilla fino a quel giorno del giugno 2003. Imane, che ha 32 anni, dice alla madre di voler andare a trovare il marito che ha sposato tre anni prima. Una relazione burrascosa. Zoubida non è d’accordo: quel tipo, sbotta, frequenta giri che non le piacciono. Madre e figlia litigano. Imane se ne va, scompare per settimane. Zoubida non ci dorme su. Alla fine chiama il marito della figlia e fa la scoperta: Imane non si è vista. È scomparsa.

Cominciano le ricerche anche se non ci sono elementi per pensare a una tragedia. Emerge che il 6 luglio, il suo compleanno, un ragazzo l’ha vista in discoteca. La storia di Imane finisce tra quelle di decine di persone scomparse.

Ma tre anni dopo, il 21 giugno 2006, un camionista si ferma in una piazzola sulla A1, dopo il casello di Barberino del Mugello. Qualcosa attira l’attenzione del camionista, somiglia a un osso. È davvero così: gli investigatori della Squadra Mobile di Firenze trovano i resti di una donna. Non solo: le ossa sono state scarnificate, le parti molli sono state messe in un’altra busta. Ma ci sono dettagli che colpiscono gli uomini della squadra anti-sette: manca la testa e gli omeri sono legati con uno spago.

Ma di chi sono quei resti? Anni di ricerche, comparazioni ed esami non hanno portato a nulla. Finché nel 2017 il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi decide di riaprire il caso. Affida una perizia genetica al professor Ugo Ricci dell’ospedale di Careggi. La polizia di Prato e Firenze stila un elenco di tutti i casi di scomparsa che potrebbero essere collegabili. C’è anche quello della giovane marocchina. Il risultato non lascia dubbi: i resti sono di Imane.

Ed ecco che si riapre la pista del sacrificio umano. A indicarla è anche il diario di una sedicenne di cui la polizia si era occupata nel 2004. In quelle pagine la ragazza, che frequentava un gruppo dark-metal, scriveva di aver partecipato a riti satanici a Prato, nell’ex Convitto Cicognini, un luogo noto per essere frequentato dalle sette (come villa Sacca e villa Filicaia, in una zona che ha spesso cercato di non vedere il problema). Non solo. La ragazza scrive di aver assistito una notte a un sacrificio umano: una giovane prelevata a forza per strada e uccisa a coltellate. I genitori della studentessa nel 2006 avevano portato il diario alla Polizia che aveva indagato. Ma la sedicenne, sentita dagli investigatori, aveva giurato e spergiurato che quel racconto era solo frutto della sua fantasia.

Oggi, però, quella spiegazione non basta più. Il pm Giuseppina Mione che indaga per omicidio volontario vuole andare fino in fondo.

Certo non sarà facile: c’è la barriera del tempo, quindici anni sono tanti. E poi ci sono l’omertà e il terrore che circonda chi partecipa ai riti satanici.

Difficile, quasi impossibile riuscire a penetrare in quel mondo che molti cercano di ignorare anche se inghiotte centinaia di giovani. È successo nel 2004: la procura di Busto Arsizio (Varese), grazie al lavoro dei carabinieri e dei pm Antonio Pizzi e Tiziano Masini, riuscì a ricostruire gli orrori compiuti dalle Bestie di Satana. Responsabili dell’omicidio di tre ragazzi. Ma il dubbio, come raccontava sempre Pizzi, “era che fosse solo la punta di un iceberg”. Lo stesso Pizzi negli anni successivi, quando dirigeva la Procura di Monza, si era poi imbattuto nel racconto di un giovane che riferiva di aver assistito al sacrificio umano di una prostituta in una fabbrica dismessa della Brianza. Seguirono mesi di indagini, di scavi, di ricerche accuratissime. Niente da fare. Il muro che protegge le sette spesso è impenetrabile.

“La costante di questi gruppi: gli adepti finiscono sul lastrico”

“Il termine setta non ha una valenza scientifica, preferisco parlare di gruppi con caratteristiche costrittive e abusanti che convenzionalmente possiamo chiamare sette una volta accordatici sul senso. Si tratta di vere dittature che agiscono su base non territoriale”. Il dottor Luigi Corvaglia, psicologo e psicoterapeuta, è uno studioso ed attivista anti-sette, nonché presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici). Da anni si occupa di vittime di questi gruppi, non senza difficoltà. “Agiscono con una forma di persuasione indebita, perché finalizzata all’abuso”.

Come riescono a manipolare le persone?

Questi gruppi agiscono tramite l’isolamento, allontanando gli adepti dalla propria famiglia. Le loro conversazioni con l’esterno sono controllate, spesso impedite. Questa autoreferenzialità facilita la convinzione in quello che il leader professa e nei suoi poteri sovrumani.

Chi entra in una setta è costretto anche a pagare somme di denaro?

Sì, sempre. All’inizio si tratta di piccole cifre, proprio per non spaventare chi si sta avvicinando ai culti, man mano si arriva a chiedere percentuali sullo stipendio, la cessione dei propri beni, in alcuni casi si lavora esclusivamente per la setta.

Che tipo di sette esistono?

Ce ne sono di vario tipo. Esistono i culti religiosi, i culti per il potenziamento dello sviluppo umano e molti altri credi basati su un humus culturale ostile all’oggettività scientifica e al pensiero occidentale.

Una setta può attrarre a sé anche intere famiglie?

Assolutamente sì, ma ci sono anche famiglie che nascono all’interno di questi gruppi. Bambini che non hanno potuto scegliere e sono costretti a quella vita. Come ad esempio i “Bambini di Dio”, gruppo noto anche come The Family, in cui vige la promiscuità assoluta, e addirittura il sesso con minori è stato a lungo praticato e promosso.

Si può uscire da una setta?

Sì, è possibile anche se è molto difficile. Chi vuole uscire deve prima riconoscere di aver sbagliato e rimettere in discussione tutta la propria vita, e poi c’è la paura del mondo reale, che ormai si teme.

E allora come si fa?

Si va via in seguito a un evento che modifica la visuale, ad esempio un trauma (come quello di una madre cui viene tolto il figlio) oppure, ma è molto più difficile, grazie a un intervento esterno.

Cosa consiglia a chi è vittima di questi gruppi?

Non essendoci un reato specifico, bisognerebbe denunciare di volta in volta i singoli reati: violenza sessuale, maltrattamenti (come la privazione del cibo), riduzione in schiavitù, abusi. Consiglio ai familiari di stare attenti a repentini comportamenti di isolamento e allontanamento dalla famiglia. E, nel caso di questo e altri segni di manipolazione, di rivolgersi alle tante associazioni per affrontare questa difficile battaglia.

Lei è un medico anti-sette. Cosa significa?

Significa tollerare costantemente la diffamazione da parte di blog anonimi, subire minacce, pedinamenti, lettere di avvocati prima di una conferenza in cui mi diffidano dal parlare di questo o quell’argomento, essere fotografato per strada. Ma significa anche poter aiutare tante persone, per questo continuerò a difendere la dignità dell’individuo dagli abusi e dai soprusi.

“Vivevo nella setta e ho perso tutto”

C’è un’Italia che esiste, ma non si vede. È un’Italia che scorre parallela alla quotidianità e si affossa in riti segreti, appena palpabili, compresi fra un messaggio in codice e un sorriso. Per raccontare quest’Italia, nell’ultimo anno e mezzo ci siamo infiltrati in realtà più o meno conosciute, abbiamo provato a guardare con i nostri occhi e abbiamo incontrato decine di persone: rappresentanti di nuovi culti, esperti internazionali, membri della squadra anti-sette della polizia (Sas), avvocati e giudici, volontari delle numerose associazioni che sostengono gli ex-adepti e i loro famigliari.

Soprattutto, abbiamo incontrato decine e decine di fuoriusciti. Donne e uomini che – nonostante i rischi in alcune situazioni fossero reali – hanno scelto di parlarci degli abusi verbali e psicologici, economici e fisici subiti.

“Ho perso tutto”, è stata la frase che abbiamo sentito più spesso. C’è chi ha perso la famiglia come la campana Grazia, testimone di Geova, le cui figlie hanno deciso di non rivolgerle più la parola dopo una trasfusione di sangue che le ha salvato la vita. C’è chi è stato abusato da bambino e chi da ragazzo, come Sergio al Forteto, nel Mugello. Raccontare le drammatiche storie di violenze e di pedofilia, a volte ci ha fatto perdere il fiato e il sonno.

“Completamente isolati, vietate le televisioni”

Così è successo con Valentina, tredici anni dentro “Un Punto Macrobiotico”, l’organizzazione fondata da Mario Pianesi, oggetto di una sconvolgente inchiesta giudiziaria. Valentina ha affidato a noi la sua storia, che ha deciso di non rivelare neanche agli investigatori. “Per anni ho seguito la Ma.Pi2”, una delle diete ideate dal guru, che si declinava attraverso pochi selezionatissimi elementi come riso, lenticchie, carote e cavolo. Niente acqua – perché al suo posto veniva consentito solo l’energizzante tè bancha – carne o pesce. Né olio o sale. A pranzo, colazione e cena. “Io – prosegue Valentina – per sette anni non ho usato il dentifricio perché i denti li dovevi pulire con il tè. Stesso trattamento per i capelli: l’indicazione era lavarli una volta al mese. Non si potevano utilizzare detersivi, o apparecchi elettromagnetici come televisori e frigoriferi”. Un giorno a Valentina, che per anni ha lavorato all’interno dei centri macrobiotici (“guadagnavo massimo 500 euro al mese per più di quaranta ore di fatica settimanali”), dicono che deve aiutare un affiliato “nell’espellere sale”. L’unico modo è quello di fare sesso con lei. Per le pressioni cui è sottoposta, alla fine cede. “Ci andai a letto. Fu orribile. Mi sentii una cavia. Per reazione cercai di avere con lui una relazione amicale, ma non era previsto”. Il capocentro non voleva. “Per questa ragione sono stata spedita a fare la governante-tata in un’altra regione”. In esilio. A subire altre indicibili violenze. Oggi, Valentina – che è arrivata a pesare 47 chili per assecondare la dieta del guru – è seguita da una psicologa e convive con diversi problemi fisici. Metà utero le è stato esportato: “Mi avevano diagnosticato un condiloma piano, ma in Upm mi avevano detto che sarebbe bastato seguire la dieta di Pianesi per guarire”.

Per comprendere la violenza psicologica sono necessarie le parole di Mauro Garbuglia. Per anni segretario personale di Pianesi, Garbuglia nel suo memoriale affidatoci in esclusiva racconta dello “sperma alcalino” di Pianesi “capace di resuscitare i morti”. Scrive nel dettaglio di abusi sessuali praticati a danno di donne sposate e incinta. Racconta di neonati cui era impossibile dare latte in polvere o vaccino perché “vietati dalla dieta”.

Come spesso accade quando si parla di situazioni distruttive, la facciata proposta al mondo era molto diversa: il guru Pianesi si presenta come un messia della buona alimentazione, viene insignito del titolo di cavaliere dal presidente della Repubblica, colleziona rapporti e intesse reti. Solo nell’arco del 2016 organizza eventi con il Ministero della Difesa, allora guidato da Roberta Pinotti, e con quello dell’Interno (allora c’era Angelino Alfano), passando per università (da La Sapienza al Campus Bio-Medico di Roma). C’è un libro – pubblicato da una delle tante società che la galassia Pianesi aveva creato (sono quattro gli indagati dalla Procura di Ancona) – che aiuta a comprendere la capacità del guru di alimentare il mito. Il titolo è emblematico: Il contributo di Mario Pianesi alla scienza e all’umanità. Il pamphlet si apre con l’elenco delle onorificenze (26 in tutto) e prosegue con messaggi augurali che arrivano – così viene specificato, perlomeno – dall’ex parlamentare di centrodestra Cristiana Muscardini, dal sindaco di Macerata Romano Carancini, dal presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli. Altri elogi sono firmati da Fidel Castro e Obiang Nguema, dittatore a capo della Guinea Equatoriale dal 1969. Compaiono anche la pacifista indiana Vananda Shiva e la premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchu.

“Mi hanno già tagliato i freni della macchina”

Diventa così lampante la capacità di numerose organizzazioni di attestarsi, di costruire un mito e di alimentarlo. A rendere tutto più semplice è il vuoto normativo che affligge il nostro Paese. A seguito del caso di Aldo Braibanti – che portò nel 1981 a definire incostituzionale l’articolo 603 del codice penale relativo al reato di manipolazione mentale – si è infatti creato un varco: le organizzazioni settarie si sono così moltiplicate, stringendo vincoli con la politica e con il potere, penetrando nei gangli della provincia italiana e devastandoli.

Provare a tracciare una mappa italiana di occulto e affini non è stato facile. Non è stato facile per la paura di tanti fuoriusciti che all’ultimo momento si sono tirati indietro – “mi hanno già tagliato i freni della macchina tre volte, spero capiate” ci ha detto A., poco prima di annullare per il nostro appuntamento –, per il talento camaleontico delle organizzazioni di nascondersi e di camuffarsi, per i metodi dissuasivi praticati che comprendono, nel migliore dei casi, l’uso dell’arma legale.

Nel nostro Paese, ormai il vuoto legislativo corrisponde a quello complessivo. I dati ufficiali più recenti rispetto al fenomeno appartengono all’ultima relazione del Viminale che inquadrava la presenza di 76 movimenti settari. Peccato che risalga esattamente a vent’anni fa. Oggi se ne stimano più di 500. E sono quattro milioni i nostri connazionali coinvolti.

Esiste un florilegio di “culti fatti in casa”

Adesso – grazie anche a una rete politica complessa che abbiamo documentato – a spartirsi l’Italia non ci sono solo le più celebri organizzazioni, ma anche un florilegio di sette fatte in casa altrettanto pericolose che si fanno largo da Torino a Pistoia, da Genova a Bari.

Alla fine del nostro viaggio, la profezia dell’antropologa Cecilia Gatto Trocchi pare essersi avverata: “L’Italia, un tempo feudo del cattolicesimo, tra poco non avrà più nulla da invidiare alla California, patria conclamata delle iniziazioni esoteriche”. Lo scriveva addirittura oltre venticinque anni fa.

E con Nella Setta (edito da Fandango, in libreria da giovedì prossimo) dimostriamo come, adesso più che mai, l’occulto italiano goda di eccellente, preoccupante salute.

“Da Pollari a Montante: ecco la banca dei Servizi Segreti”

Banca Nuova fu ‘pensata’ e creata dai servizi segreti di Nicolò Pollari, capo del Sismi dal 2001 al 2006, e sarebbe stata una centrale informativa del ‘lavoro’ di Antonello Montante, l’ex vicepresidente di Confindustria arrestato a maggio dai giudici di Caltanissetta con l’accusa di aver creato una rete spionistica per tenere sotto scacco politici, imprenditori e giornalisti. Lo afferma un ex manager di Banca Nuova intervistato sotto copertura da Paolo Mondani per la puntata di Report che andrà in onda stasera su Rai3. Il testimone ricorda che a Roma, a via Nazionale 230, agli inizi degli anni 2000 “c’era l’ufficio dove Pollari aveva piazzato Pio Pompa a costruire dossier e nello stesso palazzo c’era la direzione di Banca Nuova” e collega Montante alla rete di Pollari-Pompa: “Montante fu un investimento per i Servizi”.

Il programma di Sigfrido Ranucci affronterà ascesa e caduta di Antonello Montante, per anni leader di Confindustria Sicilia ed a lungo paladino dell’antimafia in nome degli imprenditori che hanno detto ‘no’ al pizzo, da maggio in carcere per associazione a delinquere e corruzione. Nella sua casa gli investigatori hanno trovato archivi e dossier sui suoi avversari e nemici, e nella sua rete di informatori figurano i vertici dei servizi segreti civili, esponenti delle forze dell’ordine, il senatore Renato Schifani e l’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Il processo di Montante inizierà il 15 novembre con il rito abbreviato.

Alla ricerca di risposte alle domande su chi abbia creato il mito di questo falso eroe antimafia e a cosa serviva davvero la rete spionistica gestita da Montante, Mondani si è imbattuto in un testimone che ha rivelato notizie inedite sui rapporti tra l’ex vicepresidente di Confindustria e Banca Nuova, l’istituto di credito siciliano fondato da Gianni Zonin, l’ex presidente della Banca Popolare Vicentina. “Fu Pollari a tenere a battesimo Banca Nuova. I conti dei servizi stavano da noi ma non si trattava di un rapporto solo fiduciario. La banca è stata una vera e propria creazione dei servizi… La fa Zonin, ma la pensano i servizi: cioè Pollari, poi Giorgio Piccirillo direttore dell’AISI e dopo di lui il generale Arturo Esposito. Erano grandi amici della banca, avevano i conti da noi ma poi appoggiavano Montante. Tanto che Esposito è indagato con lui”, dice l’uomo che il programma indica come ‘ex manager’. L’uomo poi aggiunge che Montante in Banca Nuova “aveva ereditato un meccanismo oliato. Perché Montante è stato un investimento per i servizi. Intanto, lui e Pollari si incontravano. Tanto che Banca Nuova era una centrale informativa”. Secondo la ricostruzione raccolta da Report “uomini dei servizi segreti si vedevano lì e passavano informazioni ai nostri dirigenti (di Banca Nuova, ndr), che poi le facevano filtrare ai soggetti interessati dalle indagini della magistratura. E nella nostra filiale di Roma i funzionari dell’ambasciata americana e gli agenti Cia erano di casa. Diciamo che eravamo noi la banca dei nostri servizi e della Cia”.

Banca Nuova era diventata il più grande istituto di credito del Sud e lì avevano i loro conti “la famiglia Ciancimino, l’ex ministro Alfano e la moglie, la KSM di Basile e anche Finmeccanica. Una banca di sistema? Di più. Le banche di sistema fanno favori alla classe dirigente. Noi eravamo il sistema. La classe dirigente la creavamo noi. Mangiavamo e facevamo mangiare”. Da dove proveniva tutto questo potere? “Gianni Letta presenziava ad alcuni Cda di Banca Nuova e a quale titolo me lo chiedo ancora oggi, ma la potenza della banca proveniva da lì”.

Ex campionessa di tiro, ombra di violenze in casa

Ci sono due persone indagate in merito alla vicenda della morte di Marianna Pepe, l’ex campionessa di tiro a segno. La sera prima della morte, Marianna sarebbe stata picchiata dall’ex compagno e, probabilmente, davanti al figlio di lei, di cinque anni. Per sfuggire alle botte, con il piccolo, ha chiesto ospitalità a un amico. A casa di questi la donna avrebbe assunto cocaina e probabilmente farmaci. Poche ore dopo è morta. Sembra che la donna avesse chiesto aiuto a una struttura antiviolenza.

Desirée, fermato pusher italiano: l’ultima dose?

L’uomo è stato fermato grazie a una serie di identikit. È ritenuto responsabile di aver ceduto cocaina, eroina e psicofarmaci ai frequentatori del capannone di via Dei Lucani dove è stata trovata morta la ragazza. Non si esclude che l’uomo abbia spacciato la dose letale anche se non era presente al momento della morte. Ha dichiarato di avere farmaci li ha perché li prescrivono alla madre. Si cerca di capire se fosse legato a un medico compiacente che gliene facesse avere oltre quanto prescritto alla donna.