Scene di vita domestica da Arcore, nella villa dell’ex Cavaliere Ottuagenario. Due domeniche fa, di sera. Si cena e a tavola ci sono Mariastella Gelmini, capogruppo forzista a Montecitorio; Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, e il suo compagno Alessandro Ruben, già deputato finiano, quindi Francesca Pascale, la fidanzata napoletana dell’ex Cavaliere. Si discute del gramo futuro di Forza Italia, tra ambizioni personali e scarse speranze di rilancio in questi tempi populisti e salviniani. Silvio Berlusconi ascolta, mastica, beve un sorso d’acqua, sembra quasi misurare lo scorrere dei minuti. Più noia che insofferenza. Si discute dunque dell’ex partitone dell’amore e il citato Ruben azzarda: “Presidente, forse Mara dovrebbe cominciare ad andare nei talk show da sola, come fanno i veri leader”.
Il sillogismo è evidente: Mara Carfagna da sola in tv come leader di Forza Italia. Una rinnovata aspirazione che stavolta poggia sulle macerie azzurre e soprattutto sul neonato cerchio magico che a giorni alterni circonda lo stanco Berlusconi. Un cerchio magico che ha il suo quartier generale a pochi chilometri da Arcore: villa Maria a Rogoredo, la magione che il magnanimo Silvio ha donato alla sua fidanzata Pascale. Da un po’ di settimane, a Villa Maria, si radunano a cena parlamentari, in particolare deputati, determinati a rompere l’alleanza con la tracimante Lega del Capitano Salvini. Nelle conversazioni degli azzurri Villa Maria è identificata come il “bunker”. A guidare la fronda antisalviniana, oltre a Pascale, ci sono Carfagna e Gelmini e, sorpresa, una rediviva Mariarosaria Rossi, l’ex badante casertana dell’ex Cavaliere. Con le quattro, un’altra donna di peso quasi sempre presente è la misteriosa Marta Fascina da Portici (il paesone napoletano di Noemi Letizia, per intenderci), da mesi stellina prediletta dell’inguaribile ex premier.
L’odio per Salvini, raccontano alcuni forzisti, è ormai qualcosa di ancestrale, riconducibile alla ferita ancora sanguinosa dello scorso 4 marzo, quando la Lega ha surclassato Forza Italia alle elezioni politiche. È il caso, in primis, di Pascale che quotidianamente su WhatsApp riversa sul ministro dell’Interno contumelie e insulti. Al punto che lo stesso leader leghista, domenica scorsa in un’intervista al Corriere della Sera, ha risposto duramente sullo stato dei rapporti con gli azzurri. I forzisti sono “corretti”, ha detto Salvini, “ma non tutti: c’è chi si alza col gusto di insultarmi, mi stupisce solo che siano persone anche molto vicine a Berlusconi”. Come la fidanzata, appunto.
Per strappare con la Lega, i congiurati di villa Maria hanno inquadrato nel mirino due obiettivi. Il primo è la senatrice Licia Ronzulli – come ha già raccontato Il Fatto a ottobre – che è anche l’assistente personale dell’ex Cavaliere: subentrò a Mariarosaria Rossi nella tragica estate del 2016, quando Berlusconi fu operato a cuore aperto dopo una campagna elettorale sotto il sole a fare comizi superflui in piccoli centri della provincia campana. La famiglia si schierò contro Rossi (e Pascale) e venne scelta Ronzulli come assistente. Oggi Rossi è di nuovo in partita e con l’amica Francesca sogna la vendetta. Anche perché la detestata Licia è ritenuta (insieme con Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato) l’azzurra a capo del- l’ala filoleghista, accusata pure di voler l’annessione di Forza Italia alla Lega.
Il secondo obiettivo investe più le ambizioni personali che la linea politica. Cioè scalzare il moderato Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, dal ruolo di numero due di Berlusconi. Tajani è infatti vicepresidente di Forza Italia e ha una marcata identità anti-populista. Ma il problema, per la banda delle quattro, non è questo. Piuttosto è considerato “grigio e senza carisma”. Di qui la guerra mossagli da Carfagna ma anche da Gelmini: entrambe sono convinte di poterlo sostituire.
In sfregio a Tajani, per esempio, il nuovo cerchio magico ha imposto a B. di non andare a Helsinki al recente congresso del Ppe. Per tutta risposta il gruppetto delle amazzoni azzurre ha dovuto incassare il dissenso di Gianni Letta, padrino di Tajani, e finanche di Niccolò Ghedini, altro factotum dell’ex Cavaliere. Non solo. Nelle discussioni di villa Maria è stata esaminata persino la possibilità di fondersi coi renziani in uscita dal Pd, in caso di sconfitta alle primarie, per un partitino liberale di centro.
E Berlusconi? Ascolta perlopiù e cerca di mantenere lo status quo, consapevole e timoroso che muovere qualcosa adesso possa favorire un esodo delle truppe parlamentari di FI verso la grassa Lega, candidata a un clamoroso 32-34 per cento alle prossime Europee. E così, qualche giorno fa, all’ennesima sollecitazione di Carfagna sul posto di Tajani, se l’è cavata come suo solito: “Mara, potremmo fare due vicepresidenti: tu e Tajani”.