“Sono tornato dalla Cina e ho trovato il macello, c’è stata tensione. Però nelle ultime ore sulla prescrizione mi sono arrivati solo segnali positivi. Bisogna trovare la quadra”. Poche ore dopo l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato, Luigi Di Maio è di nuovo alle prese con mille riunioni. Ma quella fondamentale ce l’avrà stamattina a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e l’alleato di governo, l’altro vicepremier Matteo Salvini.
Martedì sera sembravate a un passo dalla crisi di governo. Dicono che lei fosse infuriato per la cacciata di Roberto Battiston dalla presidenza dell’Agenzia spaziale, decisa dal ministro Bussetti e dalla Lega.
Sicuramente non eravamo stati informati della decisione, e adesso addirittura già trapelano nomi di sostituti. Ho visto circolare il nome di un generale (l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Pasquale Preziosa, ndr) ma noi dobbiamo scegliere una persona che fa parte di quel mondo di eccellenza, in grado di reggere quel ruolo.
È stato un colpo di mano?
Finora abbiamo concordato tutte le nomine. Io non ne faccio una questione di nome, ma di metodo, che va difeso.
Come farete a fidarvi del Carroccio d’ora in poi?
Su questo non vedo problemi, si risolve tutto.
Non pare semplice. Martedì minacciavate di non votare il dl Sicurezza e invocavate garanzie sulla prescrizione. Ha fiutato agguati in arrivo o voleva segnali dalla Lega?
La prescrizione è nel contratto e va fatta. Il tema è che quando non ci confrontiamo io e Salvini direttamente aumenta la tensione.
Vi sabotano?
No, semplicemente i parlamentari vanno avanti, e retroscena e indiscrezioni si inseguono. Ma la situazione si è sgonfiata.
È vero che si era irritato anche perché in commissione alla Camera non era arrivato il via libera al calendario dei lavori sul ddl Anticorruzione, che contiene l’emendamento sulla prescrizione?
È una circostanza che ha fatto parte delle tensioni di questi giorni. Noi abbiamo garantito la massima lealtà sul dl Sicurezza, perché non facciamo scherzi. Però certo, venerdì sono uscite le anticipazioni sugli attacchi di Giancarlo Giorgetti (sottosegretario a Palazzo Chigi, leghista, ndr) al reddito di cittadinanza nel libro di Vespa. Poi sono emersi i problemi sulla prescrizione, anche se è nel contratto di governo. Infine non si sbloccava il calendario dei lavori in commissione. E allora è legittimo che la prima forza politica che ha i due terzi dei parlamentari possa essersi arrabbiata.
Lei ha delineato un brutto quadro, non crede?
L’allarme è rientrato. Ma ora dobbiamo chiudere sulla prescrizione, votandola dentro il ddl Anticorruzione. Non possiamo dire alle famiglie delle vittime delle stragi che slitterà tutto all’anno prossimo.
Qualcosa dovrete concedere alla Lega. Magari limiterete la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado solo ad alcuni reati gravi.
Il diavolo si annida nei dettagli. È inutile pensare di favorire la prescrizione con degli escamotage. Non dico che lo voglia fare la Lega, ma noi dobbiamo fare sì che la riforma di questo istituto sia efficace.
Pensa che nel vertice di domattina (oggi, ndr) possiate trovare un accordo?
No, si deve trovare, perché il ddl con la prescrizione va votato in aula alla Camera il prima possibile.
E se non la trovaste?
Va trovata, altrimenti salta il contratto di governo.
Intanto avete incassato il dl Sicurezza, ma ponendo il voto di fiducia. Un tempo eravate contrari a utilizzarla…
Era necessaria.
Per non dar modo a Forza Italia e soprattutto a Fratelli d’Italia di sostenere la maggioranza?
Innanzitutto ricordo che oggi abbiamo approvato il decreto con numeri superiori alla maggioranza assoluta, quindi il governo c’è. Dopodiché, quando alcuni parlamentari della maggioranza dicono di voler votare gli emendamenti dell’opposizione nei voti segreti, è necessario fare una ricognizione della fiducia.
Lei allude ai 5 “dissidenti” del M5S che sono usciti dall’aula prima del voto…
Ho trovato questo comportamento non proprio da cuor di leoni. Hanno avuto paura di votare contro il governo, e ci hanno portato a mettere la fiducia.
Li volete espellere?
Saranno i probiviri a decidere. E la procedura riguarderà tutti i comportamenti di questi giorni.
Decidere con la propria testa è un diritto dei parlamentari. E sono anche usciti dall’aula, senza crearvi danno. Volete comprimere la libertà degli eletti.
Questi parlamentari, come tutti gli altri, si erano impegnati a rispettare il codice etico, ossia a votare la fiducia al proprio governo. Noi siamo portavoce del contratto di governo. E gli altri senatori che hanno votato il decreto sono fessi? Lei pensa che questo provvedimento piacesse da impazzire a tutti? Noi abbiamo un accordo da rispettare.
Lei prima ha ricordato l’attacco di Giorgetti sul reddito di cittadinanza. Erogarlo da marzo, secondo il sottosegretario e molti altri, sarà complicato. Non crede che abbiano ragione? Ci sono tanti paletti e ostacoli.
Noi stiamo facendo una corsa contro il tempo, perché tanta gente non ce la fa più. Bisogna essere convinti di quello che è nel contratto di governo. E sono convinto che il Carroccio e i suoi elettori siano convinti del reddito di cittadinanza.
Se andasse male nelle prime settimane, ne pagherete le conseguenze alle Europee. E la Lega potrà dilagare.
Ce la faremo e, quando ci sarà il reddito sarà la nostra rivoluzione.
Repubblica ha scritto del condono ottenuto da suo padre per la casa di famiglia Pomigliano d’Arco, dove lei ha tuttora la residenza. E l’accusa per lei è naturale: incoerenza.
Nel 1966 mio nonno ha costruito la casa utilizzando un regio decreto del 1942. E nel 1986 mio padre per eccesso di zelo decise di mettere ordine col Catasto perché non si sapeva neppure se mio nonno avesse prodotto tutte le carte al tempo, quando mio padre aveva 16 anni. La risposta alla richiesta arrivò nel 2006: che colpa ne ha la mia famiglia?