Per andare dove deve andare, per dove deve andare la letteratura? Verso casa e verso ieri, potrebbe essere una delle risposte del mercato editoriale. Magari con miglior senso dell’orientamento di Totò e Peppino in piazza Duomo, si ravvisa una tendenza a pubblicare libri, le cui coordinate di luogo e tempo affondano nel ritorno e nel passato. Non ora, non qui, profetizzava uno dei primi testi di Erri De Luca. E neanche domani o altrove, va aggiunto. O meglio, se c’è un domani e un altrove, che sia allora una distopia claustrofobica, totalitaria, apocalittica. Dà maggiore sicurezza invece calcare i propri passi, risalire alle proprie origini. In fondo il tema del nòstos, del viaggio di ritorno, è un classico letterario: da Ulisse nelle sue peregrinazioni da Troia a Itaca, al giovane ‘Ntoni dei Malavoglia che riapproda ad Aci Trezza. Altro che “Addio monti” manzoniani, altro che Argonauti. Qua si ha nostalgia delle sacre spoglie, ci si riscopre migranti e sradicati, si anela a ottenere Il diritto al ritorno, come recita un vecchio libro di Leon De Winter.
A casa torna Benito Lacunza, Il trombettista dell’Utopia (La Nuova Frontiera, pp. 281, euro 16), del premio Strega europeo 2018 Fernando Aramburu, uno che di attaccamento alla Patria se ne intende. A trent’anni Benito, un beone scansafatiche fuoricorso in medicina, lascia le notti a suon di jazz dei bar madrileni e la compagna alla quale scroccava vitto e alloggio per accudire il padre in agonia a Estella, in Navarra; e tornando cresce, nella gestione dei rapporti umani e delle finanze, badando a un fratello che sta per sposare la donna sbagliata e tenendo testa a un’avida zia, sanguisuga di eredità.
Tornano a casa i personaggi letterari di Barcellona desnuda di Amaranta Sbardella (Exòrma, pp. 192, euro 14,90): quando un giovane bibliotecario prova a catalogare i libri dei quali sono protagonisti, Pepe Carvalho, Petra Delgado e molti altri evadono dallo schedario per riappropriarsi della loro città, evitando di stereotiparla (e non era facile vista la presenza di scrittori come Dan Brown o Ruiz Zafón).
Il ritorno, titolo dell’ultimo romanzo di Joseph Conrad che racconta di un abbandono amoroso e di un pentimento e che vortica intorno all’avvenuta o meno lettura di una lettera, è il riferimento de Il secondo ritorno di Giuliano Gallini (Nutrimenti, pp. 176, euro 16), un gioco di specchi ambientato a Milano, dove un’artista contemporanea decide di mollare il suo partner e poi se ne pente. Forse.
Insomma, ritorni luttuosi, letterari, sentimentali, veri o finti o domestici che siano, a ciascuno la sua terra e il suo tempo di ritorno. A volte è proprio la terra a essere inventata, perché si ha bisogno di un punto d’arrivo rassicurante, o per lo meno radicante.
In due casi questa terra immaginata rappresenta una sorta di Eden perduto, un mito fondativo carico di pathos, un luogo di frontiera, una colonia, un’enclave ideale per due scrittori novecenteschi che vivono una stagione di grande riscoperta: la contea di Holt nei romanzi di Kent Haruf e Paradise Falls nell’epopea di Don Robertson. È la loro dimensione crepuscolare, benedetta, paradisiaca e allo stesso tempo così pauperistica, così concreta in una sfaccettatura ottocentesca o western a differenziarli da una Xanadu o da un Paese delle Meraviglie, da una Narnia o da una fortezza Bastiani. La contea di Holt è probabilmente più nota: dopo il grande successo della Trilogia della Pianura di Haruf, NNE ha fornito ai lettori una vera e propria cartina topografica in appendice a Le nostre anime di notte. Piccolo centro inesistente nei pressi di Denver, Colorado, Holt è il recinto di tutta l’opera di Haruf, anche del primo capitolo Vincoli, (NNE, pp. 264, euro 18) appena arrivato in libreria. Dopo i burberi fratelli McPheron e i vecchietti amanti, è la volta di Edith Goodnough, ottantenne accusata di omicidio. I principi fondativi sono sempre quelli dell’America rurale, tutta etica, speranza e sentimenti armonici dove è meglio essere giusti piuttosto che felici.
Meriterebbe un discorso a parte il monumentale lavoro di Don Robertson. Bisognerà attendere febbraio per leggere la seconda parte di Paradise Falls. Il primo volume (Nutrimenti, pp. 673, euro 22) è ambientato in Ohio, a partire dal 1865. La guerra di secessione si è appena conclusa e in questa cittadina immaginaria, arcadica, c’è un uomo che impersona i valori dei padri fondatori. Ma l’idillio è destinato a implodere, Milton lo insegna, il paradiso è lì per cadere, e Paradise Falls è pronto a diventare un intrigo, un labirinto, un incubo, di quelli che hanno convinto Stephen King a parlare di Robertson come uno dei tre scrittori che lo ispirarono da giovane. In questi due luoghi magici, si annida non soltanto l’anima di una nazione, ma un sentimento astorico, quello di una casa, dolce casa, una casa da proteggere, anche a costo di inventarsela.