I 5Stelle non possono abdicare ai propri valori
Sono d’accordo con Lei, Direttore: siamo a un punto di rottura. Potrebbe verificarsi la caduta del governo e credo che il M5S non possa e non debba venir meno ai suoi valori, anche a costo di far cadere il governo. Perciò non ho apprezzato la sua affermazione “non ci importa un bel nulla (del governo giallo-verde)”, che mi appare sprezzante, fieramente qualunquista e perfino contraddittoria con quanto Lei stesso ha asserito. Se, infatti, come giustamente ha rilevato, non siamo mai stati così vicini all’attuazione del principio “la legge è uguale per tutti”, non si può che sperare che il governo regga e che prevalga quella spinta morale, miracolosamente ritrovata dopo decenni di mercimonio. Auguriamoci che il M5S riesca nel miracolo di indurre a operare “il bene” anche i riottosi della Lega. E farei anche gli scongiuri su quell’accenno alla “sparizione” dei 5S che mi ha colpito perché la temo realmente, vedendo come vanno le cose a livello locale. C’è da rallegrarsene? Cosa ci resta dopo? Lei non perde occasione per rimarcare la sua equidistanza da partiti e movimenti, perché l’essere Giornalista, con la G maiuscola, le imporrebbe un dovere di imparzialità che la fa andare fiero a disquisire nei salotti tv. Ma le ragioni del cuore (e sottolineo cuore) dovrebbero andare oltre l’ipocrisia o l’opportunismo di chi fa il suo mestiere. Che bisogno ha di rimarcare un giorno sì e l’altro pure il distacco e l’olimpica freddezza? Mi aspetterei che, dalla sua posizione, prospettasse a chi non ha ben capito l’urgenza e il valore della contesa politica in atto, il rischio che stiamo correndo e le funeste conseguenze che potrebbero derivarne. Non è il momento di “ghignare” in modo pilatesco, ma di essere partigiani nel senso nobile del termine.
Adriana Rossi
Cara Adriana, come diceva Mao, “non mi importa il colore del gatto, purché prenda i topi”.
M.Trav.
Le province non sono state abolite, ma solo affamate
Le recenti elezioni provinciali hanno rinforzato la pessima opinione che nutro per la riforma Delrio. Le Province non sono state abolite, ma affamate e private della necessaria legittimazione democratica. Eppure le loro funzioni (manutenzione delle strade, sicurezza delle scuole, protezione civile, ecc.) sono tanto più importanti quanto più svantaggiati sono i territori su cui insistono. Mi soffermo sulla perdita di dignità del loro ruolo istituzionale, resa evidente proprio dalle elezioni. Elezioni?
Tecnicamente lo erano, ma di secondo grado, cioè il corpo elettorale non era formato dai cittadini ma da Consiglieri e Sindaci eletti dei Comuni della Provincia. Una sorta di gioco di società, con annessa classifica dei migliori giocatori, ovvero quelli che hanno ricevuto più preferenze. Al massimo, poche centinaia di preferenze che, però, grazie alle magie dell’aritmetica elettorale, diventano quantità immaginifiche di voti “ponderati”. Una democrazia svuotata, quella dei voti ponderati, che mette particolare tristezza proprio quando è esercitata dai pochi aventi diritto (è la seconda volta dall’approvazione della riforma).
Viene così gravemente lesa la dignità delle nostre montagne, delle nostre colline e delle comunità di persone che popolano gli angoli più isolati delle nostre pianure. Sono i territori più deboli e lontani dai nuovi modelli di “città intelligente”, sviliti e resi ancora meno partecipi del loro futuro. La prospettiva andrebbe ribaltata: quale architettura istituzionale garantirebbe il mantenimento di servizi dignitosi per i territori più svantaggiati?
La soluzione potrebbe essere il ripristino di funzioni e risorse in capo alle Province (elette, per cortesia, di nuovo dai cittadini e dotate di competenze tecniche all’altezza dei bisogni espressi dalle comunità locali). Oppure, al contrario, la loro definitiva abolizione: in questo caso, le loro funzioni dovrebbero essere coperte sul serio da altri livelli istituzionali (comunale? Intercomunale? Regionale?) con le necessarie dotazioni finanziarie. Forse non è troppo tardi per cambiare direzione.
Alberto Cardino
La mia solidarietà al “Fatto” dopo la sentenza di babbo Renzi
Complimenti, mi avete sorpreso “oltre ogni ragionevole dubbio”. Dopo il vostro articolo sulla condanna subita a Firenze da Marco Travaglio e la collega giornalista, viste le numerose adesioni ricevute per aiutarvi anche economicamente anziché dare un numero di CC (altri lo avrebbero fatto immediatamente) avete detto che non c’era bisogno, che il giornale ha la forza per affrontare questo attacco alla libertà di stampa. Allora con maggiore convinzione ho aderito alla vostra proposta, ogni giorno acquisto 2 copie del Fatto Quotidiano e una la lascio nei bar di Firenze Sud, dove lavoro. Questo fino a esaurimento della cifra che avrei pensato di sottoscrivere per non far chiudere il giornale. La vita non sarebbe più la stessa senza il Fatto Quotidiano .
Andate avanti così e non mollate. Mia grande stima a Marco Travaglio, a Padellaro, a Lillo, oltre che a tutti voi della redazione ma loro un punto in più.
Raffaele Riccardi