I nostalgici della marcia di Romiti

Caro direttore, ti scrivo da quella che Jean Giono, negli anni 50 del Novecento, nel suo Viaggio in Italia definiva “una vecchia capitale”. Come Vienna o Ljubljana, insomma, oppure Praga o Budapest. Una città, aggiungeva lo scrittore francese, dove ci si può “permettere il lusso di essere apertamente romantici”. Torino, oggi, dopo oltre un secolo di dominio sciagurato della Fiat, sta cercando di ritornare a essere una vecchia capitale nella cultura, nell’arte, nella musica, nelle tradizioni storiche (la città laboratorio di idee, di ricerca, di innovazione, ecc.). E ha saputo diventare città turistica anche perché poco “cool” e frenetica, non così assolutamente commerciale e finanziaria come Milano, ma più vivibile, più tranquilla, più bella e più assolutamente umana.

Eppure quelli che tu chiami i “giornaloni” la raccontano, in questi giorni, “triste, solitaria y final”. E i partiti e partitini degli affari, delle cosiddette grandi opere, dei Tav (l’ormai obsoleta Torino-Lione) e “per li rami”, quella borghesia locale e quei cascami della vecchia politica di cui scriveva Ettore Boffano, la vorrebbero riportare a essere un “mare di fredde ciminiere” (per citare un verso del compianto zingaro di barriera Gipo Farassino), come ai tempi della marcia dei 40 mila e della Fiat (con tangenti) di Cesare Romiti. Tuttavia, adesso, a marciare sono in meno di 500. Qui, poi, i “giornaloni” si superano nel fare la voce del padrone. Il Corriere della Sera, per esempio, ha scritto che se sabato 4 novembre in piazza Castello a manifestare per il Tav e contro la sindaca Appendino, erano 500, il 10 novembre potrebbero riunirsi in 72 mila (!). Come se il Tav, peraltro, potesse risolvere i problemi, che ovviamente non mancano nell’ex capitale d’Italia, con 2 o 3 mila posti di lavoro a tempo.

Già nel 1864, dopo il trasferimento della capitale a Firenze, Torino dovette reinventarsi. Lo fece allora con l’industria. Ora non può guardare all’industria pesante e al cemento, alle vecchie logiche consociative, agli “affari” per i soliti noti, per andare davvero avanti. E tantomeno deve inseguire Milano che, del resto, mai fu capitale. Torino deve cercare di essere quella che è stata ed è ancora: una vecchia nobile capitale.

Lo ha dimostrato e lo sta dimostrando con la cultura, l’arte (si pensi al successo di Artissima), il turismo non becero. Per cento e passa anni la Fiat ha massacrato e annerito, snaturato, la città. La sindaca Appendino e la sua giunta hanno l’occasione, come era accaduto al sindaco Emanuele Luserna di Rorà nel 1864, di ridarle una parte non effimera e un ruolo non secondario da capitale. Non in virtù di improbabili ritorni alla città fordista e industriale, bensì con cultura, arte, musica, anche il benedetto “food”, e salvaguardia dell’ambiente, soprattutto umanesimo: ecco, una capitale umanistica. Una città, dunque, che della storia sa imparare la lezione per il futuro e non replica beceramente il passato delle “fredde ciminiere”, impossibile a ripetersi se non in farsa.

Tav: mercatini e referendum. Torino divisa tra “Sì” e “No”

Per le grandi opere servono referendum tra i cittadini. Nei giorni delle polemiche accese sulla Torino-Lione, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa interviene per affermare che in queste occasioni sarebbe il caso di consultare le popolazioni coinvolte. “Per le opere a farsi, al di là del Tav, il mio pensiero personale è che non si debbano mai realizzare contro il volere dei cittadini – ha detto –. È chiaro che l’esponenzialità del cittadino si rappresenta nelle sedi comunali, provinciali e regionali, ma credo alla partecipazione dal basso e penso a momenti referendari. Bisogna illustrare le opere ai territori”.

Per anni il movimento No Tav, ambientalisti e amministratori locali hanno proposto di mettere al voto tra le popolazioni interessate, una proposta accettata dalla politica al potere, ma con dei distinguo: “Mi può anche stare bene – diceva nell’ottobre 2006 l’allora sindaco Sergio Chiamparino – purché vengano coinvolti come minimo tutti i cittadini del Piemonte. Limitarlo ai 40 mila della Valle sarebbe una presa in giro”. La stessa idea era condivisa dall’allora governatore del Piemonte Enzo Ghigo (Forza Italia) per il quale un referendum “non limitato alla Valle Susa, ma che coinvolga almeno tutta la Provincia di Torino darebbe un esito di gran lunga favorevole al Tav”, dichiarava nel luglio 2007. Le principali forze politiche erano d’accordo, ma in più di dieci anni non è stato fatto nulla.

Martedì scorso, dopo il voto del consiglio comunale contro la Torino-Lione, Chiamparino ha rilanciato l’idea e negli ultimi giorni alcune forze Sì Tav, come i Radicali e Fratelli d’Italia, lavorano all’iniziativa. Ieri in municipio è stato depositato il testo della petizione per un referendum consultivo presentato dai radicali: “Ritenete voi che la sindaca e la giunta debbano essere impegnati a sollecitare il proseguimento e la conclusione dei lavori del nuovo tunnel per la linea di alta velocità tra Torino e Lione?”, è la domanda da rivolgere ai torinesi.

Molti dei quali, nel frattempo, si preparano alla manifestazione di sabato a cui aderiranno, senza bandiere e striscioni, partiti e organizzazioni di categoria. Ieri mattina è sorto un imprevisto che ha scatenato il “dàgli all’Appendino”: in piazza Castello, nell’area davanti alla prefettura dove sabato ci sarà la manifestazione, sono state montate le transenne per l’allestimento dei mercatini di Natale. Così sul gruppo Facebook “Sì, Torino va avanti”, cioè una delle “anime” dell’evento che vuole rappresentare la società civile, sono tornati gli attacchi alla sindaca Chiara Appendino: “Apertura al dialogo in perfetto stile Appendino-5 Stelle”, scrive Franco Giorda, secondo il quale si tratta di qualcosa “da denuncia”. Un’utente, Adriana Calcagno, non ci sta: “Facciamo i moti carbonari”. “Una provocazione bella e buona”, giudica Marina Stuardi. Anche alcuni esponenti del Pd interpretano la presenza delle transenne come un tentativo di “mettere i bastoni fra le ruote” alla protesta: “Prove di dialogo – ha scritto su Facebook il segretario metropolitano del Pd Mimmo Carretta –. Solo ieri Appendino lanciava parole di apertura e oggi chiude… con le transenne. Vediamo domani cosa si inventa”.

Tenta di placare la polemica una delle coordinatrici del gruppo Giovanna Giordano Peretti: “Siamo in contatto diretto con tutte le autorità competenti che devono assicurarci che tutti gli aspetti di sicurezza siano debitamente considerati. Abbiate pazienza: sono questioni complesse e stiamo facendo salti mortali per riuscire a far tutto in una settimana”. E infatti poche ore dopo arriva la precisazione dal Comune: “La richiesta di allestimento del Villaggio (del mercato natalizio, ndr) è stata presentata in data 17 settembre 2018 e regolarmente autorizzata a partire dalla mattinata di oggi, 6 novembre, per consentire il montaggio degli stand, come da relazione tecnica, nei tempi necessari, già previsti e concordati per la sua inaugurazione”, che è programmata il 24 novembre. Soltanto ieri mattina “è pervenuta agli uffici la richiesta di suolo pubblico per la manifestazione di sabato”. Insomma, coincidenze temporali a cui l’amministrazione ha cercato di fare fronte: “Gli uffici della Città hanno immediatamente richiesto agli organizzatori dei mercatini di sospendere il montaggio per qualche ora, fino alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”, che si riunirà questa mattina in prefettura.

Dallo scoop del Fatto alla chiusura indagine. Chi rischia il processo

20 dicembre 2016. I carabinieri del Noe guidati dal capitano Giampaolo Scafarto sorprendono l’ad di Consip Luigi Marroni mentre prova a disinstallare le cimici dell’inchiesta Consip. Sentito prima dai militari e poi dai pm di Napoli Woodcock e Carrano, Marroni fa i nomi di chi l’avrebbe avvertito delle indagini in corso: il ministro Luca Lotti, il generale Emanuele Saltamacchia, il presidente di Consip Luigi Ferrara, il presidente di Publiacqua Filippo Vannoni, aggiungendo che Ferrara l’avrebbe a sua volta appreso dal comandante dei carabinieri Tullio Del Sette. Marroni parla anche dei suoi contatti con Tiziano Renzi. Il giorno dopo le carte passano a Roma.

22 dicembre 2016. Il Fatto Quotidiano pubblica in esclusiva la notizia che il comandante Del Sette è indagato per la presunta soffiata. Il giorno dopo, nuovo scoop: è indagato anche Luca Lotti.

9 gennaio 2017. Il capitano Scafarto conclude e consegna ai pm di Napoli e Roma l’informativa che riepiloga un anno di indagini su Romeo e sulle sue mire sugli appalti della centrale acquisti Consip. Contiene alcuni gravi errori che secondo i pm romani sono stati commessi con dolo per trascinare Renzi sr. nell’inchiesta, in particolare attribuendo a Romeo una frase su un presunto incontro con il padre dell’ex premier che in realtà è stata pronunciata da Italo Bocchino. Scafarto è indagato.

3 marzo 2017. Le Procure di Napoli e Roma in coordinamento sentono Tiziano Renzi, Carlo Russo, Daniele Lorenzini e altri personaggi della vicenda Consip. Russo si avvale della facoltà di non rispondere.

27 giugno 2017. Henry John Woodcock è indagato per rivelazione di segreto: i pm ipotizzano che il magistrato sia la fonte del Fatto. Circostanza sempre negata da Lillo. Procura e Gip poi archivieranno le accuse.

29 ottobre 2018. La Procura di Roma chiude le indagini su Consip. Per la fuga di notizie verso i vertici Consip, rischiano il processo Lotti, Saltalamacchia e Vannoni, accusati di favoreggiamento. E l’ex comandante generale, Del Sette, accusato anche di rivelazione di segreto. Chiesta l’archiviazione per Tiziano Renzi, Alfredo Romeo e Italo Bocchino, accusati inizialmente di traffico di influenze.

Addio a Tiberio Barchielli, fotografo dell’ex premier

Aun certo punto, durante qualsiasi evento legato a Matteo Renzi, si materializzava lui, con la sua macchina fotografica. Ieri, a 60 anni, dopo una breve malattia, è morto Tiziano Barchielli, che come l’ex premier, era nato a Rignano sull’Arno. Amico di Tiziano, Barchielli faceva parte di quel sottobosco oscuro e ingarbugliato che è stato una delle cifre del renzismo. Petalo irrinunciabile del Giglio Magico spesso appariva misteriosamente (e senza camera) anche a iniziative per qualche motivo interessanti per l’ex premier. “Ciao Tiberio. Grande fotografo, grande amico, grande uomo. Sono stato fortunato a lavorare con te. Ti voglio bene”, ha scritto ieri su Facebook Renzi. Barchielli, ex fotoreporter e paparazzo (è stato direttore del sito Gossip blitz), con lui diventa il fotografo ufficiale di Palazzo Chigi. Le uniche immagini a disposizione dei media spesso sono le sue (con quelle del cameraman, Filippo Attili): è parte centrale del tentativo di “Minculpop” di quel governo. Da Obama che guarda Renzi con sguardo rapito al selfie di gruppo a San Francisco, Barchielli compone un racconto quotidiano. Durante il G7 del 2015 in Germania, è sua l’istantanea sulla panchina immersa nel verde, con Obama al centro, Merkel e Renzi a destra e a sinistra. I tre sembrano soli, in un clima di intimità. Le foto dei media, però, rivelano che vicino alla panchina c’era una folla di gente. Il rapporto di Matteo con i due non era così esclusivo. Inquadrato come “esperto”, Barchielli prendeva circa 70 mila euro lordi l’anno. Posizione e compenso mantenuti con Gentiloni. Ma faceva due lavori: seguiva a titolo più o meno amichevole anche il premier precedente. E restava uno degli occhi di Renzi dentro il Palazzo.

Tiziano ai pm: “Temevo di essere intercettato”

Alle 15.40 del 3 marzo 2017, con i giornali pieni di pagine sul caso Consip, Tiziano Renzi – il “patriarca dei renziani”, come lui stesso dice che lo chiamano – è in Procura, a Roma. Deve rispondere ai magistrati che lo accusano di traffico di influenze illecite. Non è un giorno semplice né per il padre, né per il figlio, che nel frattempo prepara anche lui una strategia difensiva. Non davanti ai pm, ma a Otto e mezzo dalla Gruber. L’ultima telefonata di Matteo, Tiziano Renzi la riceve circa quattro ore prima dell’interrogatorio. L’ex premier gli suggerisce come comportarsi e gli ricorda il peso della vicenda.

Tiziano Renzi ascolta, dialoga. È ragionevole ipotizzare che prima di rispondere ai pm abbia avuto il tempo di ponderare con attenzione i consigli del figlio. Compresi quelli dispensati il giorno prima: “Non dire che c’era anche mamma”. Matteo si riferisce alla presenza di Laura Bovoli e del marito al Four Seasons per un convegno del fine 2012 ai tempi delle primarie contro Pier Luigi Bersani, dove forse Tiziano potrebbe avere incontrato Alfredo Romeo, circostanza sempre negata in pubblico ma sulla quale esita in privato, non escludendo di averlo forse incontrato in un bar, ma non ricorda. Padre e figlio sul punto litigano, Matteo non crede che il padre non possa avere memoria precisa su una cosa così importante.

Sarebbero ottimi spunti per l’interrogatorio di Tiziano Renzi, che peraltro è il primo a parlare coi pm del Four Seasons, indicandolo come il luogo “dove mi recai per il battesimo del figlio di Carlo Russo, (…) non ho mai parlato con lui di Consip, non ha spinto per lui su Consip”. Davanti ai pm, poi, Tiziano Renzi nega di conoscere Alfredo Romeo (sono stati poi gli stessi investigatori a ricostruire un incontro, che ritengono poco rilevante, del 16 luglio 2015 a Firenze).

Perché allora tutti, tra cui Carlo Russo e l’ex ad di Consip Luigi Marroni, “la tirano in mezzo a questa vicenda”?, chiedono. E Tiziano: “Credo che cerchino di usare il mio cognome: sono un bersaglio facile”.

Su Marroni, davanti ai pm Renzi sr afferma di averlo conosciuto “tra il 2014 e il 2015, quando lo incontrai nella sua qualità di assessore alla sanità della Regione Toscana per la richiesta dell’associazione il Cireneo di installare una statua della Madonna di Medjugore nel piazzale Mayer a Firenze”.

“Questa storia della Madonnina è una delle barzellette di questo Paese in questo periodo”, gli dirà poi il figlio al telefono il 14 marzo 2017.

Ma torniamo all’interrogatorio. Tiziano Renzi dice di non aver mai parlato con Marroni “dell’attività di Consip, né ho fatto pressioni su di lui al riguardo, né gli ho mai raccomandato Russo”. I pm non gli credono. Parlano di un “giudizio di inattendibilità di quanto dichiarato dall’indagato”, ma chiedono la sua archiviazione perché convinti che Russo sia un millantatore. È lo stesso Russo dal quale Tiziano a un certo punto sembra volersi tenere alla larga. Il 5 dicembre 2016 la Procura di Napoli inizia a intercettare Tiziano. Solo due giorni dopo, Russo viene contattato da Roberto Bargilli, detto Billi (estraneo all’inchiesta), l’autista delle primarie del 2012 di Matteo Renzi. “Gli ho detto di dire a Russo di non chiamarmi – spiega Renzi sr. ai pm – perché temevo di essere intercettato”. “Già verso la fine del 2014 – aggiunge – mio genero aveva intimato a Russo di non usare il mio nome. Russo era una delle persone che io percepivo come un pericolo”.

Anche il generale Emanuele Saltalamacchia gli aveva detto di “fare attenzione a Russo perché era un tipo pericoloso”.

Matteo: “Devi portare a casa il culo, niente provocazioni”

L’unico interrogatorio vero, di quelli che si vedono nei film americani con l’accusa che incalza e l’indagato stretto all’angolo, Tiziano Renzi lo ha subito da Matteo Renzi.

Nel libro Di padre in figlio, pubblicato nel maggio del 2017, pubblicavamo il contenuto della telefonata tra i due del 2 marzo 2017 alla vigilia dell’interrogatorio di Tiziano a Roma. Avevamo solo una sintesi dei carabinieri del Noe. Ora – con la chiusura dell’inchiesta Consip e il deposito degli atti – si possono leggere le telefonate integrali. Si tratta di conversazione che né i carabinieri né i pm hanno pensato di valorizzare.

La prima telefonata risale quindi al primo marzo 2017, due giorni prima dell’interrogatorio di Babbo Renzi. Il figlio sembra un allenatore che lo motiva all’angolo del ring prima del match.

Matteo Renzi: L’avvocato deve prepararti all’interrogatorio e questo sono cazzi tuoi e credo che sia opportuno che tu lo faccia per bene. (…) è una cosa che riguarda te e l’avvocato e va bene, ma qui sta dicendo che tu e questo meraviglioso e straordinario personaggio che risponde al nome di Carlo Russo (…) dicono che voi due vi facevate promettere dei soldi da Romeo.

Tiziano Renzi: Se lui si è fatto promettere dei soldi perché è amico mio (…) io che c’entro (…) come faccio a saperlo?

Matteo: Non ti sto ponendo il tema di che cosa hai fatto. Ti sto dicendo che è quello che sta dicendo, secondo i più è un errore casualmente di stampa dell’Ansa che casualmente vi mette insieme, anche perché Carlo Russo lo hanno indagato per questa cosa, mentre te non c’entri un cazzo e sei su Roma per il traffico d’influenze, cioè per aver alzato quella merda di telefono e aver chiamato Marroni… cosa che sicuramente in una prossima vita non sarai.

Tiziano: Ma non è vero.

Matteo: Ma sì, questo è quello su cui ti stanno rompendo i coglioni (…) Non far nulla. Fatti fare un comunicato da Bagattini (l’avvocato difensore, ndr) (…) Poi venerdì devi stare attento perché devi dire la verità come ovvio che sia, ma l’interrogatorio è per venerdì…

Tiziano: (…) Dimmi che cosa devo fare e io lo faccio.

Matteo: (…) Lo faccio fare io a Bagattini. (…) Preparati per l’interrogatorio e basta.

Il giorno dopo, 2 marzo 2017, i toni cambiano. Matteo Renzi quella mattina legge su Repubblica che l’ex tesoriere del Pd campano, Alfredo Mazzei, va sostenendo di avere saputo dall’imprenditore Alfredo Romeo che un giorno aveva incontrato Tiziano Renzi grazie a Carlo Russo. Tiziano Renzi sostiene con il figlio di non conoscere Mazzei, cosa vera, ma Matteo non gli crede e gli strappa una mezza ammissione su un “non ricordo” relativo a un incontro al bar.

Matteo Renzi: Ma come fai a dire che Mazzei non lo conosci?

Tiziano Renzi: (…) Non lo so chi è Mazzei!

Matteo: È l’unico che conosco anch’io…(…) Io spero che tu riesca a capire la fase che stiamo vivendo (…) se tu vai in un interrogatorio (…) e pensi di poter dire non so chi sono, non so chi sono questi, ti portano via e fanno bene! (…) Ti devi ricordare chi hai incontrato, come, quando, perché e dove, e non devi pensare di mandarla in cavalleria, devi entrare nel merito di tutti i singoli punti e andare su tutte le singole questioni a ricordarti che cazzo hai fatto! Perché non è più la questione della Madonnina del Maier (…) Questa è un’altra questione (…) tu e il tuo giro di merda di Medjugorje (…) Stai distruggendo una esperienza! (…) Hai fatto una cena o no con Romeo?

Tiziano: No, mai! Io le cene me le ricordo! È i bar che non ricordo! E gli incontri al volo che non mi ricordo!

Questa incertezza sui bar e sugli “incontri al volo” potrebbe essere letta dai pm in connessione con gli accertamenti svolti. Il Nucleo Investigativo infatti ha lavorato sulle celle telefoniche agganciate dai telefoni e ha scovato un “probabile” incontro avvenuto il 16 luglio 2015 a Firenze, quando i telefoni di Romeo, Russo e Tiziano Renzi agganciano alle ore 15 celle attigue.

Matteo Renzi: Possibile che non ti ricordi uno come Romeo, se l’hai incontrato? Mi pigli per il culo?

Tiziano: Non lo ricordo!

Matteo: (…) Io non ti credo, ma ti immagini un magistrato! Io non credo che tu possa (…) dimenticarti di aver incontrato uno come Romeo, che era noto a tutti (…) Romeo è stato uno su tutti i giornali, nel 2008, 2009, era uno legato a Rutelli, era uno legato a Bocchino, era uno legato a mezzo mondo!

Tiziano: (…) L’unica cosa è quando abbiamo fatto, quando lui ha fatto il ricevimento al Four Seasons, c’era una serie di imprenditori, c’era anche la mamma, ma siamo venuti via subito noi.

Il four Seasons – dove tra l’altro Tiziano, come dirà ai pm, va “per il battesimo del figlio di Carlo Russo” – non è stato oggetto di domande, né durante i due interrogatori di Matteo né al padre. Certo l’ex premier non vuole che sia tirata in ballo la mamma.

Matteo: C’era anche la mamma (…) non c’entra che tu lo dica (…) perché è la volta buona che interrogano anche lei, per cui almeno la mamma evita di dirlo (…) siccome non c’entra un cazzo (…) Evitiamo di mettere in mezzo anche lei (…) Lo hai incontrato Romeo in un altro momento sì o no?

Tiziano: Non ho memoria di aver incontrato Romeo!

Matteo: Allora vai a processo (…) e avremo tre anni con te a processo. Io lascio le primarie e non è un problema (…) Pensa di poter raccontare questo ai magistrati, tu vai a dire che non ricordi di aver incontrato un signore che ha 30, 50, 100 milioni di fatturato.

Tiziano: Non me lo ricordo.

Matteo: (…) E Carlo Russo e tu sei andato da Marroni, così, per simpatia, per la Madonnina, Carlo Russo è un padrino di battesimo, va tutto bene! E io sono biondo, magro e con un cazzo di 30 centimetri (…)

L’aspetto divertente di questa storia è che poi Tiziano Renzi ha detto proprio queste cose ai pm. Che non gli hanno creduto (ma hanno comunque chiesto l’archiviazione). Come non gli ha creduto Matteo, il quale al di là del vittimismo, non ha dovuto lasciare per questo nessun incarico o corsa elettorale. Se ha perso è stato merito suo.

Matteo: Babbo, vai, piglia per il culo (…) Tu devi dire le cose che sai, devi ricordartele! Cazzo! Devi dire la verità! E la verità tu non l’hai detta a Luca in passato, quindi ti prego di iniziare a dirla (…) e non mi far dire altro. (…) Devi ricordarti quando hai incontrato Romeo, se lo hai incontrato una o più volte. Devi dire tutto quello che lui ti ha detto (…) perché non puoi dire bugie!

A poche ore dall’interrogatorio del papà, i due si sentono. È il 3 marzo 2017. L’ex premier ricorda al padre il peso della vicenda: “Si sta giocando un pezzo di potere che non è semplicemente il mio culo, ma si stanno giocando pezzi di potere tra servizi segreti, magistratura e mezzo mondo (…) Si sta giocando una partita molto complicata. Questa partita dovrà il sottoscritto andare oggi all’attacco, mentre tu sarai interrogato, (…) io andrò dalla Gruber. Quindi io farò una roba di controattacco”. Poi consiglia: “Stai tranquillo che fai la tua parte, devi portare a casa il culo, (…) non devi avere atteggiamenti provocatori e polemici nei confronti di questo qui. (…) Io faccio la mia parte, se mi vogliono ammazzare m’ammazzano in campo e non m’ammazzano, che tu lo sappia”.

Le domande che già abbiamo posto quando avevamo a disposizione solo il brogliaccio, ora possono essere precisate meglio: Caro Matteo Renzi ci spieghi cosa si sono detti tuo padre e Luca Lotti, se è lui quel Luca? E ci dici finalmente qual è questa verità che Tiziano non ha detto a Luca? E ancora: credi che tuo padre sia un bugiardo quando nega l’incontro con Romeo e Russo almeno una volta, a Firenze il 16 luglio, o ti sei convinto di essere biondo, magro e superdotato?

Carabiniere travolto da un treno mentre insegue un ladro

Tragediain pieno centro a Caserta. Un vice-brigadiere di 34 anni, Emanuele Reali, è morto travolto da un treno durante un inseguimento.

Originario del Frusinate e in servizio nel Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri della Compagnia di Caserta, non si è accorto dell’arrivo del treno della linea matesina, proveniente da Napoli e diretto a Piedimonte Matese. Il fatto è accaduto all’altezza di Via Ferrarecce, a pochi metri dalla stazione. Con lui sembra ci fossero altri colleghi, tutti in borghese. Dalle prime indiscrezioni emerge che nel pomeriggio di ieri un gruppo di presunti ladri stesse pianificando furti negli appartamenti in zona Acquaviva.

I carabinieri ne avrebbero fermati due, mentre il vice-brigadiere si sarebbe lanciato all’inseguimento del soggetto sfuggito alla cattura. Dopo aver scavalcato il muro di cinta della ferrovia di via Trento, Reali non si sarebbe accorto del treno in arrivo, che lo ha investito e ucciso all’istante. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Polizia ferroviaria. Reali era sposato e padre di un bambino.

Ossa vaticane: sono di donna, forse adulta

Una settimana fa, durante dei lavori, quattro operai hanno scoperto uno scheletro umano e un mucchietto di ossa sotto il massetto del pavimento della Nunziatura Apostolica al civico 27 di via Po a Roma. Al momento, avviata la laboriosa opera dei periti al servizio dei magistrati, tra le molteplici ipotesi un paio sembrano più plausibili: i resti forse appartengono a due corpi con due tempi di usura diversi, anche se dei nuovi frammenti – rinvenuti ieri – vanno esaminati; un corpo era di una donna (non è stabilito) che all’epoca del decesso era adulta, mancano pezzi di bacino e degli arti inferiori. Come ripetono i medici: prima degli esami del dna o di analisi più complesse, il margine di errore è di un decennio. Gli esperti hanno estratto anche dei campioni del terreno in cui era occultato il corpo: la Nunziatura potrebbe non essere il primo luogo di sepoltura.

Il macabro ritrovamento nell’appartamento del custode di Villa Giorgina (ambasciata vaticana in Italia dal ‘59) ha spinto gli inquirenti a riaprire – senza pure un riferimento preciso nei fascicoli di un’inchiesta per omicidio – i casi irrisolti di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, le due ragazze scomparse a distanza di poche settimane nel 1983. Orlandi era cittadina vaticana, quel giorno del 22 giugno la famiglia l’aspettava a casa dopo una lezione di musica – suonava il flauto traverso – in una scuola di piazza Sant’Apollinare. Una telefonata alla sorella, e poi il buio. Gregori era figlia di una barista di via Volturno e abitava in via Nomentana, non lontano da Villa Giorgina. Il 7 maggio risponde al citofono a un “amico”, comunica alla mamma che ha un appuntamento in piazza di Porta Pia e non farà mai più ritorno.

Per oltre trent’anni i parenti e gli amici di Emanuela hanno convissuto con alterne speranze, infiniti depistaggi, molte reticenze, le piste della pedofilia, del ricatto al Vaticano, del complotto internazionale. Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, non intende più commentare ipotesi. Ieri ha incontrato i magistrati assieme all’avvocato Laura Sgrò: “Aspettiamo il dna per il resto siamo solo nella fase delle ipotesi. Bisogna attendere la prossima settimana, nel frattempo seguiremo la vicenda da vicino e nei prossimi giorni torneremo in procura”.

Via Battiston, Lega e 5Stelle litigano anche sullo Spazio

Via il titolare di una poltrona che scricchiolava da settimane: Roberto Battiston, presidente dell’Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana, è stato rimosso dal suo incarico. In un tweet, ieri, ha parlato del “primo spoils system” applicato agli enti di ricerca, visto che l’Asi è formalmente sotto la vigilanza del ministero dell’Istruzione. Al suo posto, circola il nome di Pasquale Preziosa, già capo di Stato Maggiore dell’aeronautica.

Battiston, che è un accademico (ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Trento) è stato ufficialmente rimosso ricorrendo alla legge Frattini, che prevede la possibilità di revocare le nomine conferite nei sei mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Il decreto di nomina di Battiston, che lo riconfermava alla guida dell’Agenzia, era stato adottato il 7 maggio, quando le Camere erano già sciolte, era già iniziata la nuova legislatura ma ancora non c’era stato il giuramento del nuovo governo. Insomma, Battiston è nominato “da un ministro appartenente a un governo privo della fiducia delle nuove Camere e a poche settimane dal giuramento del nuovo governo”, si legge in una nota interna del ministero, riferendosi all’investitura arrivata dall’allora ministra uscente Pd, Valeria Fedeli, dopo un iter selettivo, raccontato dal Fatto, che per il tempismo era apparso come un tentativo di “blindare” il presidente.

Inoltre, sono gli stessi revisori dei conti di Asi a far notare – in un verbale – che il decreto di nomina non è stato inviato, come previsto per legge, agli organismi di controllo tra cui l’Ufficio centrale di Bilancio del Mef, nonostante fosse prevista nel provvedimento. Inoltre, secondo il ministero, l’incarico sarebbe stato conferito in violazione delle nuove disposizioni sull’Agenzia Spaziale Italiana, senza acquisire il parere obbligatorio del Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale” previsto dalla nuova legge di febbraio 2018. Legge che prevedeva che assieme a Battiston fosse nominato anche il consiglio di Amministrazione di Asi: non è stato fatto. E ancora, le nomine fatte sotto Battiston, come il rinnovo dell’attuale direttore generale dell’Asi (compenso annuo di 197 mila euro): per il collegio dei revisori “non appare in linea con i principi di pubblicità e trasparenza correlati al buon andamento della pubblica amministrazione” perché sarebbe stata valutato e avanzato da Battiston, mentre nel 2015 l’Agenzia “aveva provveduto attraverso una specifica selezione pubblica”.

La revoca passa quindi come una vittoria della Lega, visto che la decisione arriva dal ministro dell’Istruzione Bussetti, in quota Carroccio, e che le deleghe allo spazio sono in mano al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. È un siluramento che si cercava da tempo e che soddisfa le istanze di chi negli anni ha visto in Battiston la causa del progressivo minor peso italiano nell’industria e nelle politiche aerospaziali europee (nonostante sia tra i primi finanziatori dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Ue) e della pessima gestione del Cira, il Centro di ricerca aerospaziale. E i Cinque Stelle?

Ieri il viceministro pentastellato dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha detto di aver saputo della revoca da Twitter “Non mi esprimo su Battiston, ma sul metodo – ha precisato al Fatto – : è impensabile che su una decisione del genere non si consulti il viceministro che, oltretutto ha le deleghe alla ricerca”. E mentre il M5S predicava che la nomina “deve essere condivisa”, al ministero già circolava il nome del successore, da indicare al Comitato interministeriale, e che ha più a che fare con difesa e industria – cari alla Lega – che con l’istruzione: è il generale Pasquale Preziosa, capo di Stato Maggiore dell’aeronautica militare fino al 2016 e docente di diritto aerospaziale. Super partes, assicurano dal Miur, lavorerebbe a titolo gratuito perché pensionato.

Scopri anche tu se sei “giusto” e “di sinistra”

L’ultimo passo verso il ridicolo della cosiddetta sinistra italiana si chiama “fascistometro”. È un test che intende misurare, teoricamente con ironia e di fatto con spocchia, il fascismo che è in noi. Sessantacinque frasi, luoghi comuni, slogan. Con questo test inedito, partorito dalle menti naziste del Fatto, potrete invece appurare quanto siate di sinistra e dunque superiori al vile volgo. In alcuni casi le frasi sono volutamente identiche a quelle del Fascistometro, perché spesso il “Giusto di Sinistra” è più fascista dei fascisti. Se per esempio Lenin avesse fatto il Fascistometro, sarebbe risultato più nero di Farinacci. Per la cronaca ho fatto il test anch’io, ma ho raggiunto mestamente il livello minimo di fascismo. Ci sono rimasto male e, per divenire un perfetto balilla anziano, sto prendendo in questi giorni lezioni da Belpietro e Crosetto.
Spuntate tutte le frasi che vi sembrano di buon senso, calcolate un punto a frase spuntata e leggete il risultato finale. Siete Miseri Toninelli, Quasi Nardella, Groupie di Repubblica, Veri Augias o Subcomandanti Murgia?

1. Il suffragio universale mi piaceva molto, ma dopo il 4 marzo ho cominciato a nutrire dubbi.
2. Dobbiamo accoglierli tutti.
3. L’elettore medio italiano è come un Fedriga che corre a piedi, contromano e in mutande sulla BreBeMi. Per questo poi al governo ci vanno imbecilli come questi.
4. Il Partito è il Partito.
5. Salvini è Kaiser Soze.
6. Libertà è partecipazione.
7. Chi ha votato No il 4 dicembre dovrebbe chiedere scusa.
8. Quando sono triste, leggo gli editoriali di Raimo. Così poi sono ancora più triste.
9. Tifo Inter, guardo Lerner, leggo Serra e ascolto Vecchioni.
10. Prima non vengono gli italiani, ma gli ideali. E solo quelli di sinistra, perché gli ideali di destra sono odiosamente reazionari e ancor più intollerabili.
11. Con la cultura si mangia eccome. E anche per gli apericena ai Parioli, tutto sommato, viene abbastanza comoda.
12. L’Italia è un Paese ingovernabile. A meno che non lo governiamo noi.
13. Non sono omofobo, però quando vedo Rocco Casalino un po’ vacillo.
14. Renzi è forse un po’ arrogante, ma ha ricevuto troppi attacchi dalla stampa ed era molto meglio di quelli che ci sono adesso. Già mi manca.
15. La mia idea di satira coincide con Zoro. È bravissimo.
16. Non so chi sia la Murgia, ma sono sempre d’accordo con lei.
17. Sto su Twitter solo per seguire la Boldrini.
18. Destra e sinistra non saranno mai uguali.
19. L’Italia attuale è un Paese para-democratico e chiaramente fascista.
20. Riace è un modello. I bronzi ricordano Andrea Romano in perizoma. E Mimmo Lucano è Che Guevara coi capelli tinti.
21. Prima di Saviano, credevo che la malavita fosse un’invenzione di Francis Ford Coppola.
22. Quando sono in difficoltà cito Scalfari. Anche se non l’ho mai letto.
23.Voto Pd perché una volta si chiamava PCI.
24. Il Fatto Quotidiano è qualunquista, populista, pentaleghista e fascista. Non solo: è pure implicato nel caso Ustica. Me l’ha detto Bonifazi.
25. Ho fatto un figlio unicamente per potergli applicare le regole di vita di Recalcati.
26.Di Maio colleziona copie originali del Mein Kampf in cantina.
27. Il mio film preferito era Il caimano, ma dopo il Patto del Nazareno l’ho cancellato per far posto a La vita è bella.
28. La tivù di qualità per me è quella che fa Fabio Fazio.
29. Jovanotti mi piace molto perché è un artista impegnato.
30. Apprezzo molto le sonorità alternative dello Stato Sociale, anche se il cantante ha un nome che sembra quello di un personaggio sbagliato della saga di Tolkien.
31. Lo Ius Soli è senza dubbio una priorità.
32. La gente non è stanca, come dicono i populisti: legge solo i giornali sbagliati. Ma noi, una volta al governo, sapremo educarla.
33. Un Paese senza confini è come un libro di Severgnini: bellissimo.
34. Se un ladro mi entra in casa, non gli sparo: gli leggo un pezzo di Mario Calabresi. Perché sono democratico. E perché il ladro, in questo modo, scapperà di sicuro.
35. Se degli italiani stuprano una donna, è la prova che il problema dei clandestini non esiste. Se invece a stuprarla sono dei clandestini, è la prova che la società è ingiusta e pure i genitori italiani hanno le loro colpe.
36.I diritti civili sono molto più urgenti dei diritti sociali.
37. Le quote rosa vanno introdotte per legge, ma solo se poi ne usufruiranno unicamente le Madia e Carofalo, perché Lezzi e Meloni mi stanno sui coglioni.
38. Non sono io a essere razzista, sono loro a essere grillini.
39. Ha ragione Potere al Popolo: il vero problema del femminismo contemporaneo è Chiara Ferragni.
40. Io so che se salterà Salvimaio avrò Salveloni, quindi un governo molto più di destra, però se straparlo tutti i giorni di fascismo forse vendo più copie. E soprattutto, come diceva Scalfari, tra Berlusconi e Di Maio tutta la vita Berlusconi.
41. Vi ricordo che poi tutta questa plebe vota.
42. I giornalisti che non votano a sinistra non sono necessariamente servi o fascisti, ma di sicuro non sono nel giusto. Vivono nell’ignoranza. E come minimo non tirano lo sciacquone dopo aver pisciato.
43. Noi siamo violenti per cultura, loro per ignoranza.
44. Non dico che per votare 5 Stelle sia necessario essere idioti. Però un po’ aiuta.
45. Il governo Conte è il governo più fascista nella storia della Repubblica italiana.
46. Per fortuna che c’era Napolitano.
47. Per fortuna che c’è Mattarella.
48. Con Zingaretti risolveremo tutto.
49. Orfini in Compagni di scuola mi ha commosso.
50. I tacchi sono di destra, i sandali di sinistra. E le ciabatte rivoluzionarie.
51. Com’era bello Veltroni quella volta lì al Lingotto.
52. Beppe Grillo non mi faceva ridere neanche quando mi faceva ridere.
53. Dio mio quant’è simpatica e mattacchiona Luciana Littizzetto!
54. Non ho dubbi su chi sia buono e chi sia cattivo. E non per teoria o per sentito dire. Per esperienza diretta: il buono sono io.
55. Sogno di sposarmi aspettando l’alba dopo aver visto con lei/lui l’opera omnia di Kiarostami sorseggiando vino sfuso. Infatti sono ancora single.
56. Marco Damilano mi erotizza di brutto. Soprattutto di profilo.
57. Il vincolo di mandato è un’idea nazista.
58. Però il loden di Monti era bello. E quella volta con la Fornero piansi anch’io.
59. In confronto a questi qua, Craxi era Dio e Cirino Pomicino San Giuseppe.
60. Io sono garantista quando sono al governo e giustizialista quando sono all’opposizione.
61. Maria Elena Boschi mi ricorda un po’ Nilde Iotti e un po’ Rosa Luxemburg.
62. Se una cosa giusta la dice Di Battista non mi piace, se una cosa sbagliata la dice il Partito la voto: è questa la democrazia, compagni.
63. Non è che io creda davvero al ritorno del fascismo. È che, se fingo di crederci, mi sento un po’ meno scemo e colpevole ad aver votato fino all’altro giorno quelli che voto da trent’anni.
64. L’Unità l’ha fondata Gramsci. E l’ho ammazzata io.
65. L’unica salvezza per il futuro del Paese è tornare a votare. E poi tornarci ancora. Fino a quando il risultato finale piacerà a me e a quelli come me. Quelli giusti. Quelli democratici. Quelli illuminati e dunque superiori.

 

Misero Toninelli (da 0 a 15)

Non ci siamo. Ti mancano proprio i fondamentali. Come minimo sei uno di quelli che legge di nascosto Travaglio al bar, sogna per sua figlia un professore di Filosofia tipo Nicola Morra e spera che Paola Taverna marci su Roma per spezzare le reni a Giachetti. Tutto in te è sbagliato: sei ontologicamente irrisolto e non vi è in te possibilità alcuna di salvezza. Vergognati.

 

Quasi Nardella (da 16 a 30)

La Via della Conoscenza non si nega a Nardella, cioè a nessuno: quindi c’è possibilità per tutti. Persino per te. Studia, leggi, soffri. Esercitati alla Palestra dei Giusti, scegliendo magari Fiano o la Meli come guru motivazionali. E non dimenticare di abbonarti a Internazionale: nel numero ora in edicola c’è in regalo il modellino di Big Jim Raimo in mutande a Fregene. Scala 1:1.

 

Groupie di Repubblica (da 31 a 45)

Ammettilo: leggere Francesco Merlo, guardare Massimo Giannini e ascoltare Vittorio Zucconi ti regalano un fremito che non provavi dai tempi dei cineforum dedicati a Jodorowsky. Sei nel Giusto e daresti un rene (di Bonafede) pur di scrivere su Repubblica o anche solo stringere la mano a Ezio Mauro. Il presente è fosco, eppure non hai perso la speranza. Il Paese è nelle tue mani: si può fare (cit)!

 

Vero Augias (da 46 a 60)

Tu non pensi: sentenzi. Tu non dubiti: agisci. Tu non ponderi: riveli. Grande è in te la Saggezza. Nel tuo mondo ideale non c’è diritto di cittadinanza per chi non la pensa in tutto e per tutto come te. Da una parte ci sono i barbari e dall’altra la Luce, che coincide ovviamente col tuo Essere. Il tuo non è Snobismo, bensì Realismo. Sia fatta la tua volontà, o Vate di noi tutti.

 

Subcomandante Murgia (sopra i 60)

Tu non sei di sinistra: tu sei La Sinistra. In confronto a te Bordiga era Fassina e Gramsci Diliberto. La realtà si ostina a remarti contro, a conferma di come a esser fascista non sia l’Italia attuale bensì la realtà tutta. Il mondo è birbo ma per fortuna ci sei tu, novello Goldrake del proletariato lanciato a bomba contro razzismo e sessismo. Solo tu puoi salvarci: non deluderci, Campione!

 

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