FdI pensa a un decreto per abolire la norma salva-cognato di Renzi

Con la fiducia al decreto Sicurezza cade anche la possibilità per Fratelli d’Italia di ripresentare l’emendamento per reintrodurre la procedibilità d’ufficio per il reato di appropriazione indebita, dichiarato inammissibile in Commissione Affari costituzionali. Ma il partito ci riproverà, quando il testo arriverà alla Camera. Se neanche in quel caso passerà la richiesta di modifica, ha già in programma il prossimo step: ovvero presentare un disegno di legge autonomo.

Obiettivo, cancellare la norma salva-Conticini, indagati dalla Procura di Firenze perché accusati di aver utilizzato a fini personali parte dei fondi versati dalle associazioni umanitarie alla loro Play Therapy Africa. Non spiccioli: 6,6 milioni. Ma i magistrati non hanno potuto metterli sotto inchiesta perché Unicef non ha sporto denuncia. Tra loro, c’è anche il cognato di Renzi. Fratelli d’Italia non demorde. Va detto che, comunque, una eventuale cancellazione della norma non andrebbe a impattare sul procedimento in corso, ma su eventuali altri filoni d’indagine.

A dichiarare inammissibile l’emendamento in Commissione a Palazzo Madama è stato il presidente, il leghista Stefano Borghesi.

Dalla graticola al fai-da-te: l’addio alla base M5S

In principio fu la “graticola”. Chi voleva candidarsi con il Movimento doveva prima essere arrostito a fuoco vivo. Radiografia della vita precedente, attestazione pubblica dell’aderenza ai principi del blog, test di resistenza alle ipotetiche corruzioni della vita pubblica. Queste camminate sui carboni ardenti duravano ore, lo streaming osservava impietoso e poco male se poi, qualche traditore, l’ha passata liscia lo stesso.

Erano gli anni degli esordi nell’amministrazione e vigeva il precetto dell’uno vale uno: conta solo chi partecipa, è il meet up il termometro dell’attivismo. Ora il cambiamento è arrivato anche qui. E alle prossime elezioni comunali, nel 2019, gli aspiranti sindaci saranno liberi dal fardello della comprovata militanza e pure dalla “bollinatura” della base. Bisognerà essere iscritti al Movimento, certo, ma “ogni iscritto certificato su Rousseau può presentare la propria candidatura” e “invitare altre persone ad aderire al ruolo di consiglieri comunali o municipali”.

Funziona proprio così: Mario Rossi, iscritto certificato, si candida e invia a una serie di persone la notifica di “invito” a sostenerlo, presentandosi come candidati nella lista in suo sostegno, ovviamente dimostrando di non avere carichi pendenti con la giustizia e sottoscrivendo statuto e codice etico del Movimento. Una volta raggiunto il numero di persone necessarie a depositare la lista e garantita la parità di genere, si chiede la certificazione al capo politico che, come noto, oggi è rappresentato da Luigi Di Maio. Open Comuni, così si chiama la nuova funzione lanciata su Rousseau a inizio ottobre, è “un modello di partecipazione democratico e senza intermediazioni”, per usare le parole di Enrica Sabatini, che è entrata a far parte dell’associazione di Casaleggio dopo l’improvviso abbandono dell’eurodeputato David Borrelli. Una “rivoluzione” destinata a creare non pochi malumori nella base, già esonerata dallo strapotere del Capo politico che, col nuovo Statuto, può valutare “la compatibilità delle candidatura con i valori e le politiche del M5S”. Ma quello che finora è stato un controllo ex post – furenti furono le polemiche per le esclusioni alle politiche del 4 marzo, in cui si aprì anche agli “esterni” per i collegi uninominali – ora perde anche il filtro dal basso. La regola dice che può essere certificata solo una lista per Comune: negli anni passati le beghe tra meet up – spesso ce n’è più d’uno per città – impegnavano gli esponenti del “nazionale” in faticose mediazioni al momento della formazione delle liste. Ora il rapporto con il territorio viene trasferito di peso sulla piattaforma. La chiamano “libertà che diventa opportunità”.

E intanto il Movimento “fa l’americano”

Fuori dalle beghe di governo, c’è un Movimento 5 Stelle che guarda lontano. I consiglieri regionali Roberta Lombardi, Giancarlo Cancelleri e Valeria Ciarambino guidano infatti la delegazione gialloverde in viaggio ormai da una settimana negli Usa, dove studiano il Paese in vista delle elezioni di metà mandato, su invito del governo americano. Tra una conferenza e l’altra, c’è spazio anche per il dilettevole: sorrisoni in pullman, selfie burloni con Abramo Lincoln, ma soprattutto foto-ricordo nel tutone da astronauta dello Space Center. Con buona pace dei colleghi complottisti sulla Nasa e sull’allunaggio.

Prescrizione, grana di governo: “Ora decidano Di Maio e Salvini”

Si sono riuniti, dentro il ministero della Giustizia e a Montecitorio. E hanno parlato, molto. Ma a provare a risolvere una grana chiamata prescrizione dovranno essere ancora loro, i capi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, assieme al presidente del Consiglio che gioca da mediatore, Giuseppe Conte, forse già stasera. Perché la riforma del Movimento resta inaccettabile, per il Carroccio. Nel metodo, perché è contenuta in un emendamento al disegno di legge Anticorruzione, quando invece la Lega vorrebbe un disegno di legge apposito. E nel merito, perché congelarla dopo la sentenza di primo grado per Salvini e i suoi è troppo.

Però il M5S non vuole cedere, perché sulla prescrizione si gioca moltissimo. “Non possiamo cambiare questa norma” ripete il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, di fatto il numero due del Movimento, nella riunione di ieri dentro il ministero in via Arenula assieme a parlamentari dei due partiti che lavorano alla Camera sul testo. È un “no” non trattabile, al Carroccio che fa notare come la prescrizione sia sì prevista nel contratto di governo, ma con una formula vaga, che parla di “riforma efficace”. Non a caso dentro la buvette del Senato, il capogruppo leghista Massimiliano Romeo scandisce: “La riforma nel contratto c’è, ma bisogna vedere il come”. Ma il Movimento non si sposta. Anche a Montecitorio, il teatro di una riunione congiunta delle commissione Giustizia e Affari costituzionali sul ddl Anticorruzione. Nel pomeriggio la relatrice al testo, la grillina Francesca Businarolo, ritira l’emendamento che contiene la prescrizione. Pare una clamorosa apertura al Carroccio. E invece poco dopo la deputata ripresenta la norma, con correzioni minime. Aggiunge la parola “prescrizione” nel titolo, mentre nel testo, dopo le parole “pubblica amministrazione”, appare la dicitura “nonché in materia di prescrizione del reato”.

Correzioni per rendere l’emendamento ammissibile, spiegano. E il parere delle commissioni sull’ammissibilità arriverà oggi. Ma il punto è che la norma non muta. Ergo, è muro contro muro. Evidente anche nella riunione in mattinata al ministero, dove a parlare per la Lega è soprattutto Igor Iezzi, il capogruppo della Lega in commissione Affari costituzionali. Lo stesso che a Montecitorio ha presentato emendamenti a valanga per cancellare le norme sulla trasparenza per fondazioni e partiti, contenute nel ddl spazzacorrotti. Ed è lui all’uscita a raccontare: “Finalmente abbiamo fatto una discussione con il M5S sui 12 articoli del ddl Anticorruzione, e secondo me c’è la possibilità di trovare un accordo, ma resta il dissenso sull’emendamento sulla prescrizione”. Tradotto, secondo il Carroccio Bonafede avrebbe aperto modifiche alle norme su fondazioni e partiti. E perfino un sì al rialzo del limite di 500 euro, oltre il quale tutte le donazioni ai movimenti politici andranno rese pubbliche, con tanto di nome e cognome dei donatori.

Ma dai 5Stelle raccontano un’altra verità: “Le norme su fondazioni e partiti sono intoccabili, anche perché sono uscite dal Consiglio dei ministri, e oggi non se ne è parlato. Piuttosto, la Lega ci ha chiesto lo stralcio dell’emendamento e l’inserimento della prescrizione in una riforma della procedura penale”.

Anche dal Carroccio confermano la richiesta dello stralcio. Però il Guardasigilli ha detto no. “Non possiamo perdere tempo, dobbiamo mantenere gli impegni con le famiglie delle vittime di stragi che rischiano di rimanere impunite” ripete Bonafede. E poi, dicono dal M5S, la prescrizione non è retroattiva, “quindi per vedere gli effetti della riforma ci vorranno anni”. Un’altra ragione per non attendere, “mentre dalla Lega ci hanno fatto una proposta che rinvia tutto”. Mentre Conte dall’Algeria monita: “La riforma della prescrizione è nel contratto di governo, quindi manterremo il punto. Con gli interlocutori di governo troveremo la formula migliore”.

Così ora la palla passa ai vertici. Oggi Bonafede incontrerà il premier. E in giornata Di Maio e Salvini torneranno rispettivamente dalla Cina e dal Ghana. E proprio il leghista in serata afferma: “La riforma della giustizia e della prescrizione diventeranno realtà ma vanno fatte bene, altrimenti i processi dureranno all’infinito anche per gli innocenti”. Insomma, la quadra è lontana. E di parecchio.

Sicurezza, voto blindato: M5S e Lega non si fidano

Alla fine sarà voto di fiducia, per blindare quel decreto Sicurezza firmato e voluto da Matteo Salvini. Perché i Cinque Stelle non vogliono i voti di Forza Italia e soprattutto di Fratelli d’Italia, aspiranti alleati di complemento del governo. E poi perché non si fidano fino in fondo della Lega, con cui ieri hanno bisticciato forte per tutto il giorno anche sul maxi-emendamento al decreto. Ma il testo arriverà in aula al Senato stamattina. E andrà votato in un colpo solo, come una pillola da mandare giù. Di quelle amare, per il Movimento. Però necessaria, per tenere assieme due contraenti condannati a stare assieme. E così oggi, salvo cataclismi, il dl Sicurezza passerà di forza, cioè con la fiducia, a Palazzo Madama. E non verrà votato dai forzisti e da FdI, con Giorgia Meloni che ieri già pungeva Salvini: “La ruspa del Carroccio è diventata scopa e paletta”. E molto probabilmente non diranno sì neanche i quattro dissidenti del Movimento, Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori e Matteo Mantero.

Quattro senatori con storie e obiettivi diversi tra loro, che per evitare l’espulsione dal gruppo potrebbero restare fuori dell’aula al momento del voto. Ed è il finale in cui sperano anche nel M5S: perché cacciare eletti sarebbe un lusso, nel Senato dove la maggioranza ha un margine di soli sei voti. Tenuto conto anche del fatto che nel Movimento è già in bilico un altro senatore, Saverio De Bonis, eletto in un collegio uninominale della Basilicata, e che a settembre è stato deferito al collegio dei Probiviri del Movimento, perché condannato dalla Corte dei Conti (anche in appello) a pagare circa 2.800 euro alla Regione Basilicata.

Una spada di Damocle sul capo di De Bonis, schieratosi con toni durissimi contro il via libera al gasdotto Tap nei giorni scorsi. Ma ora conta la votazione a Palazzo Madama sul decreto. Coperto con la fiducia, anche per evitare che nei voti segreti Lega e 5Stelle potessero tirarsi brutti scherzi reciproci, da rinfacciarsi poi. E anche perché il timore dentro il Movimento era che la fronda potesse ingrossarsi, salendo ad almeno 7-8 senatori. “Questo provvedimento non piace a tanti di noi, è indigeribile” assicurava ieri Fattori davanti a un cappuccino, dentro la buvette del Senato. “Anche se ci dicessero ‘vi crocifiggiamo’ non potrei votare un testo così contro i diritti umani” giurava. E allora, cosa farà oggi? “Se ci sarà la fiducia vedrò cosa fare, vedremo cosa sarà il maxi-emendamento, io spero fino all’ultimo che migliorino il testo”. E non ha sciolto la riserva neppure De Falco, durissimo contro il sottosegretario dimaiano Stefano Buffagni, che in mattinata a Circo Massimo su Radio Capital ne aveva auspicato le dimissioni in caso di no al decreto. “Gente che parla senza sapere di che cosa sta parlando, con una superficialità criminale” secondo il senatore.

Ma il tema per il Movimento è un altro. Evitare l’abbraccio della destra, sul voto a un provvedimento che già pende parecchio da quella parte. Per questo, e anche per dare un segnale di pace ai dissidenti dichiarati e non, il Movimento ha lavorato a correzioni al testo, da infilare nel maxi-emendamento. E una delle principali è l’eliminazione di sanzioni penali per chi blocchi strade con dei sit-in, “solo con la propria persona”, ad esempio sdraiandosi in terra. Salvini vorrebbe renderlo un reato, punendolo con anni di carcere e con la revoca del permesso di soggiorno, mentre ora è punito solo con una contravvenzione. La soluzione elaborata dai 5Stelle, a firma del senatore e professore di Diritto civile Ugo Grassi, limiterebbe un po’ i danni: ossia il sit-in resterebbe punibile con una semplice multa, e il permesso di soggiorno verrebbe revocato “solo” a chi, dopo ripetuti inviti a spostarsi, si facesse portare via dalle forze dell’ordine. Resta da vedere se finirà tutto nel maxi-emendamento, che farà cadere gli altri emendamenti presentati al dl. E d’altronde proprio sul testo finale ieri M5S e Carroccio se le sono ridate di santa ragione.

Uno scontro che inizia presto, con i grillini che accusano la Lega di aver consegnato loro una versione del maxi-emendamento diversa da quella finale. E sarebbe un’altra puntata della saga delle norme che appaiono, cambiano o scompaiono nei decreti e ddl del governo. Sta di fatto che in Senato l’aria si fa presto tesa. Con una parte del Movimento che vorrebbe comunque evitare la fiducia “per non mostrarci deboli”. Mentre i vertici, capitanati dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, piombano a Palazzo Madama per fare il punto. Per questo il premier Giuseppe Conte, in visita in Algeria, rinvia la decisione sulla fiducia a martedì mattina, cioè a oggi.

Deve coprire la trattativa dietro le quinte tra i suoi, parecchio irritati, e Salvini. E sempre per questo nel pomeriggio la maggioranza chiede e ottiene la sospensione dei lavori in Senato, con le opposizioni all’assalto del governo, “che deve coprire le sue difficoltà”.

Ma ieri sera il testo arriva comunque al ministero dell’Economia per la bollinatura, ossia la certificazione della copertura economica delle varie norme. E oggi la partita a Palazzo Madama verrà chiusa con il voto finale. E con la fiducia, così motivata ieri da Luigi Di Maio, in missione in Cina: “Se ci sono opinioni contrastanti nella maggioranza, è giusto che il governo faccia una ricognizione della fiducia”. Perché fidarsi è bene. Ma non fidarsi è molto meglio, tra gialloverdi.

Salvi o Salvini

Ora che ha più tempo libero, Matteo Salvini potrebbe dedicarlo a un sondaggio, magari via Facebook, fra i suoi fan-elettori con poche domandine facili facili.

1. Che ne pensate della ministra-avvocato Giulia Bongiorno, che continua a difendere gli interessi dei clienti, compresi i colpevoli che non possono sperare nell’assoluzione e puntano tutto sulla prescrizione?

2. A proposito: non vi fa un po’ schifo un sistema che ha consentito ad Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, riconosciuto colpevole di associazione per delinquere con Cosa Nostra fino al 1980, di farla franca perché la prescrizione è scattata pochi mesi prima della sentenza di appello e nessuno aveva pensato di bloccarla dopo la sentenza di primo grado?

3. Un anno fa la Cassazione ha dovuto prosciogliere per prescrizione il padre di una ragazza minorenne e alcuni educatori della ‘comunità’ che la ospitava, condannati in primo e in secondo grado per averla abusata sessualmente nel 2002. Sedici anni non sono bastati per i tre gradi di giudizio, un po’ per le solite lungaggini processuali, un po’ perché in Italia la prescrizione non parte quando il reato viene scoperto, ma quando viene commesso. Un anno per le indagini, cinque per il processo di primo grado col rito ‘abbreviato’ (tutti condannati), una lunga pausa prima del giudizio d’appello (il vero imbuto dove si inceppano i processi), altri tre anni per la sentenza di secondo grado (tutti ricondannati) e la solita prescrizione in Cassazione. Che ne dite ora di fermarla dopo la sentenza di primo grado, come propone il nostro ministro Alfonso Bonafede, in linea con il Contratto di governo?

4. Nel febbraio 2017, sempre a Torino, la Corte d’appello dovette dichiarare prescritto un grave stupro di 20 anni prima, scoperto troppo tardi per riuscire a celebrare il secondo e il terzo grado. I giudici chiesero scusa al popolo italiano. Ma anche in quel caso la riforma Bonafede avrebbe assicurato gli stupratori alla giustizia e reso giustizia alla vittima e ai suoi familiari. Eppure sta destando molto scandalo anche nella Lega: anche voi ne siete scandalizzati, o siete favorevoli?

5. Nel marzo 2017 la Cassazione ha fatto le corse per evitare che si prescrivesse in extremis un processo sulle violenze subìte 17 anni prima da una ragazzina che si era poi suicidata. Sarebbe bastato, per gli avvocati degli aguzzini, ricorrere a qualche cavillo dilatorio in più per assicurare l’impunità a quelle bestie. Voi trovate giusto che chi viene condannato in tribunale presenti ricorsi infondati e pretestuosi per tirarla in lungo?

E alla fine venga premiato dalla prescrizione, anziché punito con un aumento di pena per ostruzione alla giustizia?

6. La riforma blocca-prescrizione di Bonafede viene osteggiata da FI e dal Pd, pieni di prescritti che con quella riforma sarebbero finiti in galera, e dalla lobby degli avvocati (a cui per fortuna molti legali seri non aderiscono), in nome della “ragionevole durata del processo”. Noi sappiamo che i processi hanno una irragionevole durata anche perché gli imputati colpevoli hanno tutto l’interesse a farli durare in eterno, in attesa della prescrizione. In ogni caso daremo alla Giustizia più mezzi e più personale per sveltire indagini e processi. Ma in ogni caso: voi preferite che un colpevole di stupro, molestie, pedofilia, furto in appartamento, corruzione, associazione mafiosa, voto di scambio ecc. la faccia franca dopo sette anni e mezzo da quando ha commesso il reato, o che venga condannato anche dopo otto o nove anni?

7. Noi ci battiamo per ampliare la legittima difesa contro i ladri e i rapinatori che minacciano la vita degli onesti e chiediamo persino la castrazione chimica per i pedofili e gli stupratori seriali. Ma voi preferite uno Stato che provvede con una giustizia severa ed efficiente a punire questi delinquenti, o uno Stato che se ne lava le mani e si affida alla giustizia fai-da-te delle vittime dei delitti, lasciandoli soli con la loro pistola e il loro spray al peperoncino?

8. Il 17 agosto, all’indomani del crollo del ponte Morandi a Genova, ho incontrato i familiari della strage ferroviaria di Viareggio del 2009 e ho preso un impegno preciso con loro e con i genovesi: “È un segnale che voglio lanciare a nome del governo e da cittadino italiano: mai più stragi impunite. Stiamo ancora scavando e a Genova, dove qualcuno dovrà pagare per quei morti, quei feriti, quegli sfollati, quel disastro: non voglio che vada a finire come a Viareggio dove dopo 9 anni rischiano di essere prescritti alcuni reati e c’è ancora gente che deve pagare per quei 32 morti innocenti. È incredibile che dopo 9 anni sia ancora in corso l’appello con la prescrizione dietro l’angolo per alcuni reati particolarmente gravi e odiosi. Stragi impunite come a Viareggio non ne voglio più. L’impegno è che a Genova chi ha sbagliato paghi e paghi fino in fondo. Chi sbaglia paga, questo governo non ha amici, raccomandati, debiti, riconoscenze verso nessuno se non verso gli italiani. Lo Stato faccia lo Stato, gli errori del passato non sono rimediabili, ma vediamo di non ricommetterli in futuro. Questo tragico gemellaggio Genova-Viareggio ha tanto da insegnare: non ci siano tentativi di far perdere tempo e di tirarla in lungo come a Viareggio”. Ora abbiamo la possibilità, votando il ddl Bonafede, di rimediare per sempre agli errori del passato. Voi con chi state: con chi difende la prescrizione o con chi vuole bloccarla?

Non so voi, ma io credo di conoscere le risposte degli elettori di Salvini. E anche quelle opposte del suo alleato B., otto volte prescritto per reati gravissimi e ancora a piede libero proprio per quello. Sta a Salvini scegliere chi preferisce.

Lo scorpione stavolta regali un libro. Acquario, occhio a quei falsi amici

ARIETE – Non godere troppo o ti verranno Le rughe del sorriso (Mondadori). Oltretutto Carmine Abate paventa, per te e la tua relazione, una improvvisa impasse: “Di nuovo quel silenzio, come se certi ricordi le soffocassero le parole in gola”. Rimanda ogni chiarimento.

TORO – “La vendetta che aveva in mente la pugnalò al cuore, lasciandola ammutolita e chiusa in sé proprio nel momento in cui aveva bisogno”: altro che Fratelli di latte, qualcuno in famiglia sta ostacolando un importante progetto di lavoro, dice Chantel Acevedo (e/o).

GEMELLI – Che Carnaio, denuncia Giulio Cavalli (Fandango), ma tu smettila “di raccontarci quanto ti dispiace e quanto sei buono, così alla prossima festa dell’intelligenza puoi ritirare il premio”. Stai un passo indietro in azienda, o ti attirerai le ire del ben noto collega.

CANCRO – Racconta Peter Godfrey-Smith in Altre menti (Adelphi): “Anche se i polpi non sono molto sociali, il loro coinvolgimento con altri animali in qualità di predatori e prede è, in un certo modo, sociale”. Preparati all’incontro ravvicinato con un amico a dir poco tentacolare.

LEONE – “E così adesso sono fidanzata. Prenotata, come un tavolo al ristorante”: ammetti che te la sei cercata. O ti adegui alla cattività, o scappi prima che chiudano le gabbie, come gli Animali in salvo di Margaret Malone (Nne).

VERGINE – “Una cosa era sicura: si stava cacciando in un guaio”, e tu con lui/lei. Tra di voi è meglio mettere un Muro, come Francesco D’Adamo (DeA): nessuno dei due è abbastanza saggio e maturo per gestire una relazione incendiaria.

BILANCIA – “Sei bravo nel tuo lavoro, amico; tra i migliori che ho visto. Con te non mi hanno imbrogliato”, si complimenta Arturo Pérez-Reverte, nonostante la cupezza del romanzo L’ultima carta è la morte (Rizzoli). Non sederti sugli allori proprio ora: incarico in vista.

SCORPIONE – Paola Dubini attacca: Con la cultura non si mangia. Falso! (Laterza). Ad esempio, “gli investimenti in cultura sono correlati alla salute e all’aumento della qualità percepita della vita”. Regala un libro all’amante depresso/a: ne beneficerete in due. Non del libro.

SAGITTARIO – Mai buttarsi Nel nostro fuoco, tipo Maura Chiulli (Hacca): “Aveva creduto nella relazione con E., si era convinto che quella donna così carica di speranza lo avesse salvato una volta per tutte”. E invece manco mezza. È andata così: cambia crocerossina.

CAPRICORNO – Willy Blum ha un freddo dannato, e pure tu non scherzi: è colpa dell’umore, non del maltempo. Non dar retta a Robin Wire (Centauria), o a tipacci come lui che ti insinuano solo dubbi: “La mamma mi ha fatto bello. Non posso essere anche intelligente”. Ma sì.

ACQUARIO – Vi sussurra Laura Frassetto dalla Terra dei sussurri (Elliot): quel vostro caro amico, o presunto tale, “non vi proteggerà. State giocando con il fuoco”. Innanzitutto smettetela di confidargli notizie sensibili di lavoro, o potrebbe seminare zizzania coi colleghi.

PESCI – Istruzioni per dipingere by Nicola Gardini (Garzanti): “Io do ragione al tempo./ Lo guardo mentre prende/ tutto, manco si sente”. Abbi pazienza, e la tristezza se ne andrà, tornerà da chi è venuta: il seduttore seriale, ma non serio.

Le pagelle dei politici

 

Bocciati

Idiozia nera L’unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti è di non oltrepassarli mai, diceva Giacomo Leopardi. E in questi tempi d’idiozia diffusa e ben tollerata, per superare i limiti della stupidità richiamando addirittura l’attenzione altrui era necessario impegnarsi. Tale Selene Ticchi D’Urso, militante di Forza Nuova, è balzata agli onori della cronaca per l’outfit scelto in occasione della manifestazione tenutasi a Predappio per celebrare l’anniversario della Marcia su Roma. La signora, tra le organizzatrici della parata, ha ritenuto doveroso corredare l’attitudine oltranzista e nostalgica con quel negazionismo che potesse renderla prima inter pares: così ha deciso d’indossare una sobria maglietta con la scritta “Auschwitzland”, per paragonare, senza troppi pudori, un campo di concentramento ad un parco giochi. Mostrandosi più fascista dei fascisti, la militantissima Ticchi ha ottenuto così il risultato d’indisporre persino i vertici di Forza Nuova, che si sono sentiti in dovere di sospenderla dal movimento. “É humour nero”, si è giustificata l’attivista, con buona pace di André Breton, Jonathan Swift, Kurt Vonnegut & co.. L’apologia di fascismo è reato, ma è possibile che nell’ordinamento giuridico italiano sull’idiozia non ci sia scritto nulla?

Voto 0

Dritti nel medioevo Divieto di vendita di bevande in contenitori di vetro per i negozi d’attività artigianali del settore alimentare, divieto di bere alcolici all’aperto in parecchie zone della città, di legare bici ai pali o a elementi d’arredo urbano, proibiti gli assembramenti di persone davanti ai locali pubblici fuori “dai luoghi autorizzati”, vietati gli abiti che offendono il comune senso del pudore: ecco l’aggiornamento del nuovo regolamento di polizia urbana approvato dal consiglio comunale di Novara. Un plauso al sindaco Alessandro Canelli per aver riportato Novara dritta nel Medioevo senza costi aggiuntivi.

Voto 4

 

Promossi

Dissensi ragionati Esiste l’opposizione fine a se stessa, quella meramente ideologica, il cui obiettivo è smontare le proposte altrui senza nemmeno prendersi la briga di scendere nel merito, e poi esiste l’opposizione mirata, che esprime il suo dissenso contestualmente a circostanze precise e le cui osservazioni sono mosse da un’accurata conoscenza della materia. In questa seconda categoria rientra la lettera che Sergio Giordani ha inviato al premier Conte, a nome del Comune di Padova, per chiedere di sospendere gli effetti del decreto sicurezza e di aprire un confronto con l’Anci, considerato il diretto coinvolgimento nella materia dei Comuni. Tra le varie perplessità, l’impossibilità di ospitare i richiedenti asilo negli Sprar preoccupa il sindaco “non tanto dal punto di vista politico, quanto da quello umanitario e della sicurezza. I problemi vengono scaricati sui Comuni, col rischio di aumentare il numero di persone che non sanno dove andare a mangiare e dormire e quindi anche gli episodi di microcriminalità”. Ecco, se quando le obiezioni sono così chiare e motivate ci si prendesse la briga di ascoltarle, già sarebbe un bel passo avanti.

Voto 7

La Settimana Incom

 

Bocciati

Grande zimbello
A a beneficio di auditel, è andato in scena il confronto tra Fabrizio Corona e Ilary Blasi, a 13 anni dal (presunto) scandalo Vento. Nel senso di Flavia, che avrebbe trascorso a poche settimane dal matrimonio di Ilary con Francesco Totti, mentre le aspettava il suo primogenito: l’ex re dei paparazzi disse di avere delle foto. Dell’episodio ha scritto il Capitano nella sua biografia, ribadendo che la cosa era del tutto inventata. Raramente si è vista tanta volgarità in tv, nonostante il sangue freddo e la fermezza della signora Totti. A fine collegamento lui ha sfoderato la sua classe sui social: “A bella caciottara con le smagliature. Ricordati che oggi il potere in televisione non conta più un ca… . Squallore senza fine, penserete voi. Invece no: dopo è intervenuto, in difesa dell’ex re dei paparazzi, anche un tizio, famoso per essere fidanzato con Stefania Pezzopane.
Cazzotto da OscarL’attore Alec Baldwin è stato arrestato a New York dopo aver preso a pugni un uomo che voleva “rubargli” il parcheggio nell’East Village. Baldwin aveva lasciato un amico a fare il palo per occupare il posto finché Il malcapitato – che è poi finito all’ospedale – non ha provato a parcheggiare. Quando si dice stress da traffico.

 

Nc

Frank(ly) speaking A un anno dal ciclone Harvey Weinstein e dalle accuse di molestie sessuali piovute addosso a Kevin Spacey è tornata, purtroppo senza di lui, House of Cards: la sesta e ultima stagione è iniziata su Sky. Frank muore e la first lady Claire Underwood, diventa presidente degli Stati Uniti. Robin Wright è una bravissima attrice, ma Spacey ci mancherà moltissimo. E lascialo fuori è stata una vera fesseria.
Argento Vivo Ci sono partiti “zombeschi”, tipo Forza Italia, oppure LeU di Pietro Grasso”. Parola di esperto del settore, ovvero di Dario Argento a Un giorno da pecora: “Il neozombismo lo ha diffuso Renzi”. E chi fa più paura tra i suoi film horror, come Profondo Rosso, e Matteo Salvini? “Salvini, è più concreto. Dei momenti fa proprio paura”.

 

Promossi

Mona (E)lisa Ospite di Rds in occasino del lancio del nuovo disco, Elisa si è prestata a un gioco: ha cantato uno dei suoi più grandi successi – Luce, Tramonti a Nord est – in dialetto triestino. E la nuova versione è da ridere, perché la protagonista della canzone che ha vinto il Festival di Sanremo nel 2001 diventa classicamente “mona”. Adorabile.Non me lo so
spiegare
Tiziano Ferro h
a raccontato di aver cantato “Ordinary People” di John Legend in un karaoke bar in Portogallo. Ma nessuno se l’è filato. E lui con ironia ha commentato: “Indifferenza per la mia appassionante partecipazione al karaoke. Meglio che torni al mio repertorio”. ‘Di sere nereee’, ne hanno tutti…

Consumismo? Sì, ma occhio al controllore

Pomeriggio di acquisti. Destinazione El Charro e Pierino il Fichissimo, i nostri due negozi preferiti. O meglio, i miei. Manolita ha molti dubbi: da una parte va in visibilio di fronte alle vetrine cariche del tutto e di più, dall’altra cerca di dominarsi e dichiara: “Al cospetto del troppo e del superfluo, sono in totale dissaccordo col clima di edonismo e consumismo dei nostri tempi. Non mi avranno mai, posso fare senza!”. Ma basta oltrepassare la soglia della vetrina per farle avere un attacco di shopping compulsivo. “Come abbiamo fatto a vivere fino a oggi senza il Chiodo di pelle nera, come delle autentiche motocicliste? Mai più senza. E come abbiamo fatto a non abbinarci una maglietta bianca su un paio di jeans Levis 501? Mai più senza. E poi guada qui, il pezzo forte, la famigerata cintura con la mega fibbia intercambiabile, bella da morire, un po’ scomoda da portare soprattutto da seduti, ma irrinunciabile. Mai più senza. E gli immancabili stivali Frye a punta quadrata sono così eleganti, leggeri e raffinati. Decisamente, mai più senza. E gli scaldamuscoli rosa, i guanti tagliati alle dita con le piccole borchie, le indispensabili otto paia di spalline per dare volume alle spalle. Mai più senza…ma che davvero davvero?” Io tentenno solo davanti allo Schott di El Charro, a 500 mila lire! “Troppo – le dico – rimandiamo a Natale”. E lei con gli occhi fuori dalle orbite: “Neanche per idea”. Tiriamo fuori il libretto degli assegni e diamo fondo allo stipendiuccio del lavoretto part-time e alle paghette settimanali. Mai più senza, che soddisfazione! Ci avviamo sulla via di ritorno per prendere il tram, sale il controllore: “Biglietto prego”. “Oh noo! Ce lo siamo dimenticato”. Ci fa la multa. Mai più senza… biglietto.