“Un inasprimento delle sanzioni va nella direzione giusta, per accrescere una fedeltà fiscale che in Italia non esiste come negli altri grandi Paesi Ue. Serve maggior rigore ma aumentare le pene non basta: tutta la macchina fiscale deve essere resa più efficiente per evitare che gli accertatori si trovino a comunicare la notizia del reato alla Procura un anno prima della scadenza della prescrizione facendola finire di fatto nel nulla”. Antonio De Nicolo, Procuratore capo di Udine, accoglie favorevolmente il giro di vite sui reati tributari fatto dall’emendamento al ddl Anticorruzione presentato dai 5stelle e ribadisce le critiche alla revisione del sistema sanzionatorio varata nel 2015. “Con le soglie di imposta evasa fatte lievitare dal governo Renzi – sottolinea De Nicolo – le fattispecie di reato perseguibili si sono più che dimezzate vanificando centinaia di indagini”.
Con questa proposta andare in carcere sarà più facile?
Non è così automatico. L’inasprimento delle sanzioni penali dovrebbe rappresentare un deterrente, la fedeltà fiscale è un valore più che un obbligo che dovrebbe essere fortemente condiviso, anche se da noi è poco sentito. Se però non ci mettiamo poi in condizione di applicare la legge qualsiasi normativa rischia di fare la fine delle grida manzoniane che prevedevano pene durissime per tutto e per tutti ma che poi erano facili da evitare.
Che cosa manca per centrare l’obiettivo di una maggiore fedeltà fiscale anche nel nostro paese?
Intanto le nuove pene andrebbero raccordate con tutto il sistema sanzionatorio. Si dovrebbe prima di tutto rispettare la differenza di gravità dei reati commessi e occorre tenere presente che la prospettiva di veder punito un reato con una condanna tra i 3 e i 5 anni di reclusione è più temibile per un incensurato che non la possibilità di vedersi comminare una pena che prevede un minimo e un massimo compreso tra uno e 8 anni, per la semplice ragione che i giudici tendono quasi sempre a uniformarsi alla sanzione minima, che per un incensurato vuole dire evitare la detenzione: la leva di efficacia della deterrenza penale si misura sui minimi e non sui massimi
Il principale deterrente per l’azione dei pm invece è la prescrizione…
Pochi procedimenti per reati tributari riescono ad arrivare a sentenza. Si impiega troppo tempo per individuare l’atto illecito penalmente perseguibile per la evidente sperequazione che esiste tra la massa dei contribuenti e le forze messe in campo dallo Stato per attivare controlli adeguati. Per questo i provvedimenti di questo genere vanno accompagnati con interventi per accrescere l’efficienza della macchina fiscale, potenziando il personale degli uffici tributari e aumentandone la capacità investigativa, altrimenti si rischia di vanificare la volontà del legislatore. Ma c’è anche un terzo aspetto che riguarda il sistema fiscale generale: la determinazione delle aliquote
La pressione fiscale è insostenibile?
È un formidabile ostacolo all’adesione dei contribuenti. Per questo la terza direttrice da seguire è una revisione delle aliquote fiscali: se superano il 50 o il 60%, la fedeltà fiscale diventa un miraggio. Si deve trovare un equilibrio che non costringa gli imprenditori che ci troviamo di fronte a dirci, ancora oggi, o pago le tasse o i dipendenti. Solo così potremmo permetterci di essere più severi a livello repressivo.