Da anni si combatte, specialmente il Partito Radicale, per la liberalizzazione delle droghe leggere e per la legalizzazione delle droghe pesanti (coca, morfina, eroina ecc.). L’attuale legislazione, che condanna penalmente l’uso e lo spaccio di tali sostanze, mi ricorda la situazione dell’aborto prima della legalizzazione. Leggendo quello che è successo alla povera Desirée (e credo sia solo la punta di un iceberg) mi chiedo cosa aspetta il governo a intervenire. Forse ci sono altri motivi che fanno girare gli occhi altrove, visto che attorno alla droga girano milioni di euro? La liberalizzazione e la legalizzazione delle droghe, oltre a togliere dalla strada tanti poveri cristi, avrebbe altri vantaggi: ridurre il numero di detenuti nelle carceri; minori spese giudiziarie; alleggerire le operazioni delle forze dell’ordine. Tutto questo farebbe risparmiare milioni di euro allo Stato. “Le droghe fanno male”, dicono i benpensanti. È vero, ma causano meno morti dell’alcool o delle sigarette che sono monopoli di Stato. O sbaglio?
Gianni Rossi
Gentile signor Rossi, la penso come i Radicali, personalmente legalizzerei tutto, anche le droghe cosiddette pesanti, perché non credo al proibizionismo e inorridisco all’idea di un mercato criminale che vale non milioni, ma miliardi di euro. La stima è 14,4 miliardi nel 2017 secondo l’ultima Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia fornita dalla Presidenza del Consiglio, di cui il 40 per cento per la sola cocaina (circa un milione di consumatori) e il 28 per cento per i cannabinoidi (sei milioni di persone), pari allo 0,9 per cento del Pil e al 75 per cento dell’intera economia illegale del nostro Paese. Un’enormità di profitti per le organizzazioni criminali mafiose e non. E altrettanto enorme è il costo della macchina giudiziario-poliziesca che fronteggia il traffico: si calcola circa 1,5 miliardi di euro pubblici l’anno, dalle indagini ai processi e alla detenzione, che potrebbero essere impiegati altrimenti. Credo anche che bisognerebbe smetterla di dire che il problema è la droga, il problema è semmai la sofferenza psichica all’origine dell’abuso di sostanze psicotrope, alcool e psicofarmaci legali inclusi, che il sistema sanitario non è in grado di trattare. Peraltro le diverse esperienze condotte all’estero, dall’Olanda alla Svizzera e agli Stati Uniti, dicono che la liberalizzazione/legalizzazione funziona, specie per le droghe cosiddette leggere. E tuttavia sarebbe preferibile intervenire a livello europeo, altrimenti c’è il rischio che la liberalizzazione/legalizzazione in un solo Paese alimenti il mercato illegale altrove e produca fenomeni di turismo “tossico”.
Alessandro Mantovani