Berlino: basta armi a Ryad. Da Roma silenzio assoluto

Germania, Francia e Regno Unito hanno lanciato un appello a sospendere ogni nuovo contratto di armamenti con l’Arabia Saudita finché Ryad non avrà fatto luce sulla morte del giornalista Jamal Khashoggi. “Solo se tutti i Paesi europei si mettono d’accordo questo impressionerà il governo di Ryad”, ha affermato il ministro dell’Economia tedesco Altmaier ai microfoni della tv Zdf, precisando che “le spiegazioni portate” finora dall’Arabia Saudita non sono “soddisfacenti”. “Non c’è nessun effetto positivo se restiamo gli unici a fermare le esportazioni e allo stesso tempo altri Paesi colmano il vuoto”, ha anche dichiarato. Il ministro conservatore della Cdu, fa riferimento alla decisione annunciata dalla cancelliera Angela Merkel, di non autorizzare più nuove esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita; resteranno però in vigore i contratti che sono già stati approvati negli ultimi mesi.

Fra gennaio e fine settembre del 2018 la Germania ha autorizzato 416,4 milioni di euro di esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita. L’Italia, tra i maggiori esportatori di armi in Arabia Saudita – resta aperta la polemica sulle bombe fabbricate in Sardegna e poi usate nella guerra nello Yemen – non si è unita a Berlino, Parigi e Londra e nemmeno ha diffuso dichiarazioni in merito. Silenzio assoluto.

La vicenda resta aperta. Nessuno crede che Jamal Khashoggi sia stato ucciso accidentalmente per strangolamento durante una rissa scoppiata all’interno del consolato saudita di Istanbul con i 15 uomini dell’intelligence mandati da Ryad per convincerlo a tornare in patria allo scopo di essere interrogato. Non ci crede persino il suo alleato, finora, più stretto, ossia Donald Trump che ha chiesto prove credibili e tangibili, in primis quel che resta del corpo del giornalista.

Se nella giornata di oggi, come promesso durante l’ultimo comizio pubblico, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan svelerà “la nuda verità” sulla morte del dissidente, gli equilibri in Medio Oriente e sullo scacchiere geopolitico potrebbero saltare. Qualora Erdogan, per giunta nel giornata di apertura della “Davos del deserto” a Riad, svelasse le prove che l’opinionista saudita del Washington Post è stato ucciso e smembrato all’interno del consolato saudita di Istanbul – come ritengono gli investigatori turchi – e quindi sepolto nell’area forestale intorno alla megalopoli, in seguito a un piano messo a punto dal principe ereditario Mohammed bin Salman e dai suoi fedelissimi, le tensioni in corso da tempo tra la Turchia e l’Arabia Saudita potrebbero sfociare in una vera e propria crisi.

I due paesi si contendono da anni la leadership del mondo islamico sunnita: Erdogan a fianco della Fratellanza Musulmana mentre l’Arabia Saudita è la depositaria dell’islam waabita nonché custode di Mecca e Medina, i principali luoghi di culto dell’islam sia sunnita che sciita.

Gli inquirenti turchi, che avrebbero fatto ascoltare l’audio del massacro del giornalista in loro possesso al segretario di Stato americano Mike Pompeo, oltre che ad alcuni giornalisti, hanno dato alla Cnn turca un nuovo video. Nelle immagini catturate da una telecamera di sorveglianza all’esterno del consolato si vede uno dei 15 agenti del presunto commando inviato da Ryad per uccidere Khashoggi con indosso gli abiti del reporter mentre esce dalla porta posteriore della sede diplomatica: una messa in scena per dimostrare che il giornalista aveva lasciato l’edificio. L’agente saudita, identificato come Mustafa al Madani, ha anche degli occhiali da vista e una barba finta per somigliare di più al reporter. La sua presenza sarebbe stata registrata da alcune telecamere anche nella Moschea Blu, uno dei principali luoghi di culto di Istanbul.

Il “falsario della storia” che giudicava una bugia l’Olocausto degli ebrei

Il negazionista Robert Faurisson, per il quale le camere a gas dove milioni di ebrei sono stati sterminati dai nazisti erano solo un’invenzione, è morto. “Ma le sue tesi immonde vivono ancora”, scriveva ieri la Fondation Shoah su Twitter. Faurisson era il “falsario della storia”, secondo la definizione di Robert Badinter, il giurista di famiglia ebrea padre della legge sull’abolizione della pena di morte in Francia (nel 1981). Era un “bugiardo di professione”, secondo la storica Valérie Igounet, che gli ha dedicato una biografia nel 2012.

Faurisson è stato colto da una crisi cardiaca a 89 anni, mentre rientrava da un convegno in Inghilterra. Ammiratore di Petain, trascorreva la vecchiaia a Vichy, la città che fu la sede del governo collaborazionista durante la Seconda guerra mondiale. Faurisson era nato a Shepperton, in Inghilterra, nel 1929, da madre scozzese e padre francese.

Negli anni 70 era stato docente di Lettere moderne all’Università di Lione, prima di essere bandito da tutte le accademie. Nel ‘78 aveva tenuto un corso intitolato: “Il Diario di Anna Frank è autentico?”. Lo stesso anno si era fatto conoscere per aver pubblicato una lettera aperta su Le Monde col titolo: “Il problema delle camere a gas o la propaganda di Auschwitz”. Vi scriveva: “L’inesistenza delle camere a gas è una buona notizia per la povera umanità”. Faurisson ha passato la vita a sostenere che i forni crematori “sono la più grande menzogna del XX secolo”. Che gli ebrei morti durante la guerra sono stati appena qualche centinaia di migliaia. Per questo è stato più volte condannato, in nome della legge Gayssot del 1990 che sanziona gli atti razzisti, antisemiti e xenofobi e chi contesta i crimini contro l’umanità. A rimpiangerlo ora in Francia ci saranno forse alcune figure come Dieudonné, il controverso comico più volte denunciato per antisemitismo. E Jean-Marie Le Pen, il leader storico dell’ultra destra francese, padre di Marine, anche lui condannato per aver sostenuto che le camere a gas sono “un dettaglio” della storia: “Faurisson è il simbolo dell’arretramento della libertà di espressione in Francia”, ha commentato ieri il vecchio leader.

“Scusami per la violenza”: Ramadan e gli sms espliciti

Al centro dell’inchiesta contro Tariq Ramadan ci sono più di 400 sms scambiati con le due donne che lo accusano di averle violentate. Il teologo islamico svizzero, di origini egiziane, è detenuto nella prigione di Fresnes, nel sud di Parigi, dal 2 febbraio scorso, da quando cioè è stato incriminato per stupro.

Le due denunce risalgono all’ottobre 2017. La prima, sulla scia dello scandalo Weinstein, era di Henda Hayari. La scrittrice francese, di origini maghrebine, ha raccontato di essere stata violentata dall’intellettuale in una camera d’albergo a Parigi, nel 2012. La seconda, per dei fatti molti simili ma precedenti, era stata depositata pochi giorni dopo, questa volta da ‘Christelle’ (nome fittizio). Anche lei ha accusato Ramadan di averla violentata nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2009, in una camera dell’hotel Hilton, a Lione.

Christelle ha descritto momenti di estrema violenza. Prima di violentarla, lui l’avrebbe schiaffeggiata più volte, quindi l’avrebbe trascinata per la camera tirandola per i capelli. Sono gli sms ritrovati nei cellulari delle due donne ad aver permesso una svolta nell’inchiesta giudiziaria: convocato ieri davanti ai tre magistrati di Parigi, Tariq Ramadan, che finora aveva sempre negato di aver avuto rapporti sessuali con le due donne, ha ammesso per la prima volta di aver mentito e aver avuto delle relazioni fisiche con loro. Ma nella sua versione si è trattato di rapporti “consenzienti”. A settembre, a confronto in aula con Christelle, aveva ammesso di aver avuto in passato delle amanti. Ma con Christelle, aveva detto, si era trattato di “giochi di seduzione”. Di lei – una “mitomane”, l’aveva chiamata – diceva che l’aveva incontrata una sera a Lione, ma che si erano limitati a bere qualcosa al bar. Gli sms, particolarmente espliciti, invece, lo incastrano.

Alcuni di questi scambi sono stati pubblicati ieri dal sito di Le Point. A settembre 2009 Ramadan ha scritto: “Avrai presto tutto, bambola, mi farai vivere tutte le mie fantasie. Non è così? So che vuoi essere dominata da me”. Poi la mattina del 10 ottobre, il giorno dopo l’incontro, le ha scritto: “Ho sentito il tuo fastidio, scusami per la mia violenza. A me è piaciuto. Ne vuoi ancora? Sei delusa?”. E più tardi: “Non sei stata bene. Sono desolato”. Henda Hayari, ex salafita, diventata militante femminista nel 2015 dopo gli attentati a Charlie Hebdo, aveva contattato il teologo via Facebook per chiedergli consigli religiosi, proprio come aveva fatto tempo prima Christelle.

Sostiene di aver accettato di incontrarlo mentre era di passaggio a Parigi, a margine di un convegno. Di essersi fidata di lui quando le ha proposto di raggiungerlo in camera. Ma una volta su, lui si è scatenato su di lei, l’ha colpita più volte, le ha stretto la gola come se volesse strozzarla. Il 7 ottobre 2012 Henda Ayari gli ha scritto: “Mi disgusti sempre di più. Scendi dal tuo piedistallo pretenzioso arrogante. Il successo ti ha dato alla testa. Sei uno specialista della seduzione e della manipolazione con chi è incapace di riflettere con la propria testa. Ma io non sono così. Togliti di torno”.

Ramadan, che dopo le accuse ha perso la cattedra di Studi islamici all’Università di Oxford, è da tempo una figura controversa. Spesso è stato al centro di polemiche per la sua visione conservatrice dell’Islam e le posizioni giudicate antisemite. I suoi legali hanno più volte chiesto la sua scarcerazione, ma la forma di sclerosi multipla di cui soffre, a 56 anni, è ritenuta gestibile dall’ospedale penitenziario.

Reati in calo del 2,3%. Ma aumentano stupri e frodi informatiche

Nel 2017 sono calati del 2,3% i reati in tutta Italia, con un aumento, però, delle denunce per violenza sessuale, frodi informatiche, droga e incendi. E’ il quadro che emerge dal rapporto sulla criminalità nelle province italiane elaborato in esclusiva dal Sole 24 Ore sui dati forniti dal Ministero dell’Interno relativi al 2017. Sono 6.600 i reati commessi e denunciati nell’ultimo anno in Italia, circa 277 ogni ora. Restano nell’ombra, invece, i fenomeni di microcriminalità, anch’essi diffusi sul territorio, ma che per diversi motivi sfuggono al controllo delle autorità. Nel 2017 sono state denunciate in media 12,7 violenze sessuali al giorno, in crescita del 15%. Un dato a doppia faccia che da un lato evidenzia l’aumento del reato e dall’altro una maggiore propensione a denunciare gli abusi da parte delle vittime. In crescita anche lo spaccio di stupefacenti (+10%) e i reati a sfondo economico (+8%), come le truffe e frodi informatiche che cavalcano la progressiva diffusione di internet. Gli incendi sono 28,2 al giorno (+29% rispetto al 2016). Per quanto riguarda la classifica delle province con più denunce, a guidare è quella di Milano, mentre Oristano, Pordenone e Belluno sono considerate le aree più sicure

Il film del candidato che imbarazza Salvini

Il vicepremier Matteo Salvini, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e la leader di FdI Giorgia Meloni sono tra i protagonisti del trailer del film Italian Politics for Dummies, postato ieri su Internet dal giornale inglese The Guardian. Si tratta del racconto dell’ultima campagna elettorale nel comune di Palermo (2017) firmato dal giornalista delle Iene Ismaele La Vardera, in qualità di candidato sindaco, che approderà davvero nelle sale cinematografiche e sarà co-prodotto da Davide Parenti e distribuito da Medusa di Mediaset. Il Guardian e lo stesso La Vardera su Facebook annunciano l’uscita per il 26 novembre. Era un candidato vero o ha solo voluto fare un esperimento per vedere chi l’avrebbe preso sul serio e come? Il giornalista 22enne de Le Iene, che ha preso il 2,7%, ha raccontato che avrebbe deciso di registrare con una telecamera nascosta gli incontri strategici e le negoziazioni politiche solo a un certo punto della propria campagna elettorale: l’incontro casalingo con Totò Cuffaro, le ore di colloquio con Matteo Salvini, l’offerta di Giorgia Meloni di mettere il suo nome in lista, fino al momento più suggestivo consumatosi in un seminterrato del quartiere Kalsa di Palermo, roccaforte della Mafia siciliana.

Il giovane candidato, propostosi come novello Davide contro Golia nelle strutture elettorali locali, il nuovo appassionato di politica contro i vecchi metodi di fare politica, sarebbe stato accompagnato persino al cospetto di un parente del boss Gino ‘U Mitra” Abbate, che gli avrebbe offerto 300 voti a 30 euro l’uno al suono della consueta dichiarazione “Qui la gente ha fame. Noi decidiamo per chi vota la gente, altrimenti non vota”. Dopo il modesto risultato elettorale, La Vardera ha confessato l’intento di svelare i retroscena della campagna ed è tornato dagli attori protagonisti dei suoi girati segreti.

Cuffaro avrebbe dichiarato che “le conversazioni che hai registrato tra noi non cambieranno nulla”. Salvini si sarebbe astenuto dal commentare. Resta il fatto che il film darà uno spaccato disarmante del modo di fare politica, di tutti gli interessi e di tutti gli inquinamenti (anche mafiosi) che ruotano attorno alla libera scelta del voto.

Eletto Gravina, la Federcalcio torna all’antico. E addio Malagò

Il commissariamento del Coni è stato un disastro, si torna al passato: il calcio italiano riparte da Gabriele Gravina. L’ormai ex n.1 della Serie C, dirigente di lungo corso, è stato eletto nuovo presidente Figc col 97% dei consensi. Percentuali bulgare, che mancavano dai tempi di Giancarlo Abete (non a caso suo “padrino” e coordinatore dell’alleanza). Alla fine lo hanno votato tutti: i Dilettanti di Cosimo Sibilia, arbitri e allenatori lo hanno voluto, gli altri si sono accodati; non vedevano l’ora di liberarsi del Coni. L’era Gravina sarà all’insegna delle intese larghissime per piccoli ma vitali cambiamenti. Una mini-riforma dei campionati (Serie B a 20 e semiprofessionismo in C), ordine nei tribunali e in nazionale.

Ora tutti sorridono e qualcuno fa solo buon viso a cattivo gioco. C’è Marotta (più preoccupato dalla puntata di Report sui rapporti tra Juve e gli ultrà malavitosi che dalle elezioni), ma non Andrea Agnelli (ormai dove c’è uno manca l’altro), e nemmeno Urbano Cairo: forse la Serie A che conta non si sente rappresentata. C’è Giovanni Malagò, costretto a ricordare i 5 commissariamenti in 11 anni, quasi a giustificarsi davanti a un mondo che lo ha respinto. C’è Michele Uva, potente direttore Figc in uscita, con cui però bisognerà trovare una soluzione. C’è Claudio Lotito che affila le armi (come sempre). E poi Gianni Infantino, grande capo della Fifa, che regala l’unico brivido: “Il calcio non ha bisogno della tutela di qualcun altro”, dice sul caos dei ricorsi in Serie B e la giustizia sportiva. La tirata d’orecchi è per l’ultimo decreto del governo (i club esclusi possono rivolgersi subito al Tar) e per il Coni, che per il futuro prepara una commissione ad hoc: il primo è un provvedimento urgente, il secondo se toglierà competenza alla Figc rischia di sembrare un’invasione sull’autonomia del pallone, che la Fifa non tollera. Tutta polvere sotto al tappeto.

Anche le diossine nei fanghi scaricati sui terreni agricoli

“Una sanatoria che permette di scaricare fanghi con diossina nei campi agricoli”. La denuncia arriva da Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. E punta il dito contro l’emendamento. Quello all’articolo 41 del decreto Genova presentato dai parlamentari Flavio Di Muro (Lega) e Gianluca Rospi (Movimento Cinque Stelle). Quindi dal governo.

Già nei giorni scorsi era scoppiata la polemica perché, denunciò Patrizia Gentilini di Medici per l’Ambiente, il decreto Genova alzava i limiti per gli idrocarburi contenuti nei fanghi. Ma nei giorni scorsi ecco comparire un emendamento che, secondo Bonelli, peggiora la situazione. Inserendo anche diossina e altre sostanze inquinanti: “È una sanatoria di diossine e pcb. Si introduce una licenza d’inquinare sui fanghi di depurazione destinati ai suoli agricoli”. Materia tecnica, molto complessa. I Verdi la riassumono così: “L’emendamento prevede che nei fanghi di depurazione da spargere nei campi ad uso agricolo possano essere presenti Pcdd (policloro-dibenzo-p-diossine) e Pcdf (dibenzofurano policlorurato, un’altra diossina) e i Pcb (policlorobifenili). Poi toluene, selenio e IPA (idrocarburi policiclici aromatici) in quantità elevatissime”.

Il ministero dell’Ambiente ribatte: “La nuova disciplina finalmente fissa limiti precisi in una materia che finora non era stata regolamentata. Ci siamo attenuti ai livelli che erano stati suggeriti dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)”. I Verdi negano: i limiti c’erano ed erano contenuti nel testo unico dell’Ambiente del 2006: “I livelli indicati nella nuova legge in alcuni casi supererebbero di centinaia di volte quelli fissati dalle norme del 2006 . Per il toluene è previsto un limite di 200 volte maggiore perché si passa da 0,5mg per Kg a 100; per il Selenio il limite è alzato di 3 volte e passa da 3 mg per kg a 10; per i PCB, pericolosissimi inquinanti persistenti, passa da 0,06 a 0,8 mg per Kg e viene alzato di 13,3 volte; per i PCDD/PCDF (diossine) il limite passa da 10 mg per kg a 25”. Secondo Bonelli “si autorizza in questo modo ad accumulare sui terreni destinati all’agricoltura diossine, PCB e microinquinanti tossici trasformando nel tempo quei terreni in aree da sottoporre a bonifica e contaminando le matrici ambientali e la catena alimentare”. Ma le polemiche riguardano anche i livelli consentiti per gli idrocarburi: “L’articolo 41 – è l’accusa di Bonelli – prevede già un aumento di venti volte degli idrocarburi. Non solo: la misurazione dei livelli non sarebbe effettuata sulla ‘sostanza secca ’, ma sul cosiddetto ‘tal quale’ cioè un campione cui può essere aggiunta acqua riducendo quindi la concentrazione di idrocarburi”. Qui di nuovo le versioni sono opposte: “La misurazione sul ‘tal quale’ sarà consentita sugli idrocarburi di origine naturale; per esempio quelli prodotti dalle feci. Per gli altri vale la sostanza secca”.

Questioni tecniche, ma gli effetti, visto che si tratta di terreni agricoli, rischiano di essere concreti. Tutto nasce dalla situazione di emergenza delle discariche. Soprattutto nel Nord Italia, e in particolare in Lombardia. Dove una sentenza della Cassazione negli anni scorsi aveva fissato nuovi e rigorosi limiti per gli idrocarburi. Seguirono provvedimenti della Regione per sbloccare la situazione e ricorsi dei Comuni al Tar perché i limiti più severi fossero mantenuti. Da una parte, insomma, si sosteneva che con livelli troppo bassi si rischiava la paralisi. Dall’altra i Verdi, e non solo loro, ritengono che “alzare i limiti è un modo per evitare alle imprese di investire in impianti più sofisticati e meno inquinanti”.

Daniela Altera di Usb Ambiente spiega: “I Policlorobifenili (PCB) sono una famiglia di 209 molecole messe fuori legge negli anni ’80”, Altera conclude: “Anche se oggi non vengono più prodotte, ne restano tuttora grandi quantitativi in apparecchiature elettriche, plastiche, edifici e in definitiva nell’ambiente in quanto la loro eliminazione definitiva è estremamente problematica. Nel 2013 tutti i 209 PCB sono stati classificati dalla Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeni livello I. Il nuovo Governo sostiene di aver abbassato i parametri fissati in una bozza di decreto del precedente esecutivo, ma a noi risulta che siano esattamente gli stessi”.

Mail Box

 

Gli onesti non dovrebbero pagare i tributi degli altri

Anche l’attuale governo non si sottrae alla vergognosa pratica del condono fiscale. Le motivazioni attengono sempre alla volontà dei partiti di favorire la propria parte (a scopo elettorale?), usando un’espressione che suggerirebbe l’esistenza di un conflitto tra Stato e cittadini. Dunque, se c’è un conflitto, bisogna fare la pace, segnatamente la pace fiscale. Da cittadino che ha sempre pagato i tributi, osservo che il presunto conflitto non esiste. Esistono persone disoneste che non pagano le tasse. Alcuni affermano che esisterebbe un’evasione di sussistenza, in quanto che se taluni soggetti pagassero tutte le tasse non avrebbero di che vivere. Ho studiato ragioneria e ho imparato che nell’avviare un’attività si deve considerare se questa è redditizia oppure no, altrimenti non si deve avviare. A volte l’attività, da redditizia che era, va in perdita, è vero. In questo caso si devono prendere altre decisioni, ma in nessun caso vi sono le ragioni per far pagare ad altri (si legga “lavoratori dipendenti e pensionati”) i tributi non versati. Di fare l’imprenditore o il libero professionista non l’ha ordinato il dottore a nessuno. Quindi, non è che per mandare avanti la ditta si deve fare il furbo col fisco e il disonesto col resto dei cittadini, i quali non hanno scritto “giocondo” in fronte.

Paride Antoniazzi

 

Caro Paride,

condivido in pieno, salvo che per rari casi di piccoli imprenditori e partite Iva messi in ginocchio dalla crisi post 2009.

M.Trav.

 

L’immigrazione incontrollata si contrasta solo con la legalità

Premesso che l’Italia è da sempre in prima fila riguardo l’accoglienza, i grandi numeri dei migranti ospitati nel nostro paese parlano chiaro. Ciò non significa che l’Italia deve essere costretta sempre e comunque ad accogliere altri profughi. Peraltro da sola, vista la vergognosa indifferenza dell’Unione Europea. Nella maggior parte dei casi arrivano migranti senza documenti di riconoscimento provenienti da aree NON in guerra. Esiste un perverso meccanismo su scala mondiale di traffico illegale di esseri umani pianificato da mafie, scafisti, organizzazioni “umanitarie” e governi collusi.

In questa caotica situazione i magistrati dovrebbero applicare la legge in modo più determinato e severo. Un eccessivo garantismo e umanitarismo non fanno altro che alimentare il drammatico fenomeno dell’esodo incontrollato. Gli scafisti scarcerati recentemente dalla procura di Palermo sono stati liberati perché hanno agito per “necessità”. Il messaggio che passa è che gli scafisti, cioè i criminali, possono tranquillamente fare il loro lavoro “umanitario” aggirando così il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di sfruttamento. A tale proposito anche i fatti accaduti a Riace sono preoccupanti.

Il sindaco Lucano si vanta di infrangere la legge, a suo dire, per questioni umanitarie.

In realtà la Procura lo indaga per appalti senza gara e favoreggiamento. Perfino i cittadini (spalleggiati dai politici di turno) hanno manifestato per le strade di Riace a favore del sindaco, cioè a favore dell’illegalità. Se non si interverrà in modo tempestivo e nella legalità, il fenomeno migratorio non farà che innescare ulteriori pericoli sociali. E le responsabilità ricadranno evidentemente su quei politici (italiani ed europei) ma anche religiosi e intellettuali che, con l’abile scusa dell’accoglienza, fanno il gioco delle mafie.

Michele Criscuolo

 

DIRITTO DI REPLICA

Gentile redazione del Fatto Quotidiano, è urgente fare una operazione verità. Sui vitalizi riservati ai parlamentari europei a scivolare sulla buccia di banana (come ironicamente è stato scritto in un articolo pubblicato lo scorso 19 ottobre) sono i cittadini.

Sono loro infatti che pagano la pensione privilegiata agli europarlamentari che scatta a 63 anni e ammonta a 1.484,70 euro al mese. Ci sono milioni di cittadini che dopo 40 anni di lavoro hanno una pensione da fame e c’è invece una casta che resiste in Europa. Ricordiamo che dopo due legislature l’assegno raddoppia.

Inoltre, i deputati europei non versano i contributi previdenziali come invece fanno tutti i normali cittadini. Chiamatelo come volete, ma cosa è questo se non un vitalizio che scatta a 63 anni? Grazie al Movimento 5 Stelle l’Italia è diventato il diciannovesimo Paese europeo a cancellare questo privilegio medioevale. Abbiamo chiesto al Parlamento europeo di seguire l’esempio virtuoso di Camera e Senato, ma Antonio Tajani continua a nascondersi dietro una foglia di fico. Chiediamo a lui e a tutti gli europarlamentari di accettare questa sfida di cambiamento richiesta dai cittadini.

La nostra proposta è semplice: cambiare al più presto l’articolo 14 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo che disciplina il trattamento pensionistico degli eletti. Nessun politico deve avere più una pensione privilegiata. A tutti i politici deve invece essere riservato lo stesso trattamento pensionistico dei cittadini. L’Unione europea ci ha imposto la legge Fornero, noi imporremo loro l’equità sociale!

La delegazione al Parlamento europeo del Movimento 5 Stelle

Agenzie di rating. Perché dobbiamo essere ostaggi di questi valutatori?

 

Ma queste agenzie di rating sono idonee a emettere giudizi che i politici usano per i loro scopi? Sono adatte a valutare l’attendibilità di un intero Stato? E in che misura? Non occorre che vi sia una scala di valori secondo i quali rilevare la loro attendibilità? Per esempio, chi le domina e le possiede? Anche i manovratori che stanno dietro, quale attendibilità hanno? Chi sono? Chi gli dà questa considerazione così alta? Si è visto quanto vale il loro giudizio nel caso della Lehman Brothers. Non possiamo lasciarci dare delle pagelle da chi non sappiamo quanto vale in realtà e da chi è mosso. Poi, se non sanno neppure valutare gli scribacchini di rating, i media non si lamentino del poco seguito che hanno i giornali.

Gianni Oneto

 

Caro Gianni, le agenzie di rating sono società private che offrono agli investitori un servizio: producono degli indicatori di rischio per valutare se il rendimento offerto da un titolo – nel nostro caso un’obbligazione emessa da uno Stato – è coerente con la probabilità di non rivedere i propri soldi alla scadenza. Possono avere qualche conflitto di interessi con società private connesse a quelle nell’azionariato delle agenzie, ma non certo con gli Stati. Il rating è un servizio pagato dal giudicato, non dall’investitore. Perché è chi emette debito che vuole un rating come “certificato di garanzia” che gli permette di trovare finanziatori. Le agenzie vendono un servizio che al mercato serve. Come in tutti i settori, non è mai bene quando la concorrenza si riduce e restano pochi grandi colossi (Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch più qualche protagonista marginale come Dbrs e la cinese Dagong). Ma inutile lamentarsi: può non piacerci, ma molti fondi di investimento o istituzioni (Bce inclusa) per statuto possono maneggiare soltanto titoli con un rating sopra il livello junk (“spazzatura”). E quindi se il rating scende troppo, vendono tutto.

Premesso tutto questo, il declassamento del debito italiano si basa su argomenti difficilmente contestabili: la manovra del governo Conte farà aumentare il deficit, interrompe il percorso di riduzione del debito e si basa su stime di crescita del Pil bocciate anche dall’autorità indipendente sui conti pubblici, l’Upb. Il governo sapeva di andare incontro a questo giudizio, ma si è comunque assunto il rischio. Se la scommessa avrà successo lo capiremo tra qualche mese. I costi del declassamento – per banche, risparmiatori, aziende e Tesoro – li paghiamo da subito.

Stefano Feltri

Che Lucano che fa: scene (in tv) un po’ marziane

Chi può andare in televisione e chi no? Ormai nella nostra Tv passa di tutto, una volta si andava in bagno, adesso si va in studio. Osservando la lucida calma del sindaco di Riace Domenico Lucano, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, veniva da chiederselo. Oggi chiunque urli, aggredisca, scateni la rissa è un perfetto guappo organico alla repubblica dei talk. Invece, Lucano trasmetteva un’immagine opposta: determinata eppure mite, dimessa eppure serena. Soprattutto, concreta. Un uomo d’azione nel regno del vaniloquio: “Non mi piace la parola ‘modello’, sa di schema, a Riace tutto si è svolto nella spontaneità.”

Forse la sua prima colpa è stata proprio agire, se necessario perfino contro le leggi. Ascoltandolo, si capiva sia il respingimento della Lega, che non lo voleva sul servizio pubblico, sia la rabbia di Giorgia Meloni per l’assenza di repliche di Fazio (lo stesso Fazio di sempre, ma stavolta mosso da un quid di coraggiosa disobbedienza). Se il mezzo è il messaggio, eccome se lo è, la Tv trasmette tipi umani prima delle loro idee, e questa era la prima sorpresa. C’era poi un secondo tema mediatico a rendere l’ospite tanto sgradito: siamo assediati da servizi sull’invasione dei barbari venuti a minacciare il nostro lavoro, le nostre famiglie, le nostre vite, ma il caso Riace capovolge questo teorema. “Se l’integrazione è possibile a Riace, significa che è possibile dappertutto”. Ma dai, vuoi vedere che un mondo migliore è possibile? Più che Lucano, un marziano.