Quella sulla manovra italiana è una battaglia che la Commissione europea sa di non poter vincere, meglio limitare i danni come ha suggerito il presidente della Bce Mario Draghi sabato, con il suo invito a “calmarsi”. Oggi arriva in Italia il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, ma l’esito dell’analisi di Bruxelles della manovra è già scritto: il governo Conte ha presentato un impianto di legge di bilancio in cui il saldo strutturale (il deficit al netto degli effetti del ciclo economico e delle misura una tantum), invece di migliorare dello 0,1 per cento del Pil come richiesto dalle regole europee e italiane, peggiora dello 0,8. Per la prima volta non si tratta, come coi governi Renzi-Gentiloni, dell’impegno a raggiungere gli obiettivi di deficit concordati ma a un ritmo più graduale. Questa volta l’Italia va in direzione contraria e la Commissione non ha alcuna base giuridica per validare la manovra. E nessuno si aspetta che il governo gialloverde cambi idea.
Le conseguenze immediate saranno minime: l’iter che porta dalla bocciatura della manovra alla procedura d’infrazione per debito eccessivo è lungo e si sovrappone alle elezioni europee. È quasi impossibile che la Commissione europea a guida Jean Claude Juncker abbia il tempo (con il voto a maggio 2019) e la forza politica per chiedere ai governi riuniti nel Consiglio Ue le sanzioni, finora mai applicate. E allora perché preoccuparsi tanto?
La risposta sta sempre nel monito di Draghi, dal vertice del Fondo monetario in Indonesia: “Un bilancio espansivo in un Paese ad alto debito diventa molto più complicato se le persone cominciano a mettere in dubbio l’euro”. Che ci sia il timore di un’uscita dell’Italia dall’euro è evidente da mesi: lo ha dimostrato l’economista Daniel Gros, confrontando il costo per l’assicurazione contro il default dell’Italia (cds) per il debito in dollari e per il debito in euro. Da maggio costa di più assicurare il debito in euro perché gli investitori scontano il “rischio di ridenominazione”, cioè l’ipotesi che il loro credito venga rimborsato in lire.
Lo scontro tra l’Italia e la Commissione sembra a molti una conferma della tesi che domina tra gli analisti dei fondi di investimento da quando l’Huffington Post ha pubblicato il 15 maggio la bozza del “contratto” di governo che evocava l’uscita dall’euro. La tesi è che la Lega di Matteo Salvini, Alberto Bagnai, Claudio Borghi, con il contributo di Paolo Savona, voglia arrivare a uno scontro finale che renda l’uscita dalla moneta unica inevitabile. Nel 2019, avverte la banca Barclays, il Tesoro avrà bisogno di vendere a investitori italiani almeno 80 miliardi di euro di titoli di Stato. Le famiglie hanno le risorse per comprare, perché dal 2011 hanno ridotto di 78 miliardi i loro investimenti in Btp mentre hanno aumentato di 166 miliardi la disponibilità di conto corrente. Ma se ci sono timori sull’euro, gli investitori stranieri inizieranno a vendere e quelli italiani rifiuteranno di comprare a meno di vedersi offrire rendimenti esorbitanti dallo Stato.
La questione europea, come avverte Draghi, rischia di amplificare la pericolosità della manovra che già di suo ha ingredienti di inquietudine. Le stime di crescita del governo – Pil reale +1,5 per cento nel 2019 e Pil nominale, quello rilevante per il calcolo del debito, +3,1 – sono state bocciate dall’Upb, l’autorità indipendente italiana sui conti. Il Tesoro ha poi detto a Bruxelles che l’Upb usava dati vecchi, cosa che l’Upb ha smentito e che è parsa un’offesa gratuita. Perché nessuno crede ai numeri italiani. Anzi, il rischio è che la frenata dell’economia sia brusca, per la congiuntura internazionale negativa per l’impatto limitato delle misure del governo Conte. “Lo spread si è consolidato a 300 punti (ieri ha chiuso a 308, ndr) nelle ultime due settimane, ma non è un equilibrio destinato a durare”, avvertiva ieri un report di Unicredit. Tra i rischi che potrebbero farlo esplodere: un declassamento del debito il 26 ottobre superiore alle attese, lo scontro con la Commissione Ue e la possibilità che qualche grosso detentore di titoli italiani cominci a vendere.
Più alta la temperatura dello scontro con Bruxelles, maggiore sarà la reazione dei mercati a ciascuno di questi eventi negativi e le conseguenze sul costo del debito e sul valore dei Btp in pancia alle banche.