I renziani del Pd stanno scegliendo un campo di battaglia diverso dalla manovra per attaccare il governo gialloverde. L’obiettivo è mettere in imbarazzo i Cinque Stelle, costringendoli a difendere persone e situazioni estranee ai loro valori proclamati oppure ad abbandonare importanti leghisti della squadra di Matteo Salvini. I bersagli sono il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, e il presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi.
Sul primo i parlamentari che fanno capo a Matteo Renzi stanno lavorando a una mozione di sfiducia individuale da presentare nei prossimi giorni. La base d’appoggio: quasi quattro anni fa, Siri ha patteggiato con il tribunale di Milano una pena di un anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta, per il crac della sua Mediaitalia, una società scomparsa lasciandosi alle spalle oltre un milione di euro di debiti. “Non possiamo avere un condannato al governo”, sarà lo slogan dei renziani che mettono sullo stesso piano patteggiamento e condanna. I Cinque Stelle voteranno per salvare il bancarottiere Siri o tradiranno il patto di fedeltà con la Lega? Al Pd vanno bene entrambi gli scenari.
Il secondo bersaglio è Claudio Borghi. In un’intervista al Foglio di tre giorni fa ha dichiarato: “Ho comprato Btp in questi giorni. L’ho fatto anche stamattina (…) resto convinto che un tasso del 3,5 per cento sia esageratamente alto, e dunque si tratta di un investimento ad alto rendimento. E anche se si dovesse uscire dall’euro, non credo si svaluterebbero”. I fondi di investimento che muovono il mercato hanno una specie di ossessione per Borghi che considerano custode dei piani segreti di Matteo Salvini sull’euro. A prescindere che questa percezione sia fondata, seguono ogni parola di Borghi. E Borghi lo sa perché incontra spesso gli investitori. “Ora che le dichiarazioni irresponsabili del suo governo, comprese le sue stesse interviste sull’uscita dall’euro, hanno fatto schizzare i rendimenti dei Btp italiani, a spese di tutti i contribuenti sui quali grava il debito pubblico, Borghi ha iniziato ad acquistare i titoli italiani”, lo attacca Ettore Rosato, vicepresidente della Camera per il Pd. Un altro renziano, Michele Anzaldi, chiede l’intervento di Consob e Antitrust contro il leghista.
C’è un terzo piano d’attacco, più ambizioso, che il Pd renziano sta valutando: contestare al governo in blocco l’abuso d’ufficio e il falso in atto pubblico per la gestione della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Con questa motivazione: giovedì scorso il Consiglio dei ministri ha approvato dei numeri (2,4 per cento di deficit per tre anni) che sono stati comunicati ai mercati. Ma nel testo ufficiale, alla fine, quei numeri erano diversi. Quindi la prima versione era falsa. Anche il governo Renzi ha approvato molti provvedimenti “salvo intese” – cioè rinviando a dopo i dettagli – ma qui, è la tesi, sono state comunicate informazioni precise ma false.