Alla fine la scelta è quella, per paradosso, più ovvia e insieme meno scontata: sarà il sindaco di Genova, Marco Bucci, il commissario alla ricostruzione del ponte Morandi e opere connesse. Il premier Giuseppe Conte ha firmato il decreto di nomina ieri pomeriggio: felice l’interessato e felice, ma con qualche preoccupazione, il governatore ligure Giovanni Toti visto che finora Bucci è stata una sua fedele creatura, ma ora diventa una sorta di zar della città che sommerà ai poteri di primo cittadino quelli, enormi, di commissario governativo quasi legibus soluto, potendo derogare a ogni norma escluse quelle penali.
Ora i problemi di Bucci, oltre a quelli scontati dell’impegno che si è caricato sulle spalle, riguardano il rapporto col governo o, più precisamente, con la parte grillina del governo con cui dovrà di preferenza interloquire (Danilo Toninelli e Luigi Di Maio). Prima di accettare, infatti, per due giorni il sindaco di Genova ha contrattato coi 5Stelle e il premier Conte le modifiche al decreto per Genova che ritiene necessarie: “Così non potrei lavorare”, aveva detto qualche giorno fa; “Non abbiamo mai fatto guerra col governo, erano discussioni e le discussioni sono positive sempre: ci siamo messi d’accordo sulle cose da fare, lavoriamo su alcune variazioni al decreto”.
E qui la faccenda si fa più scivolosa. Bucci, infatti, aveva posto come condizione per accettare l’incarico anche la possibilità di coinvolgere Autostrade per l’Italia nella ricostruzione del Morandi, ipotesi negata alla radice dal decreto per Genova, che vieta qualunque forma di intervento alle società in qualunque modo riconducibili alle concessionarie autostradali. Dice il neo commissario: “Il governo ha scritto chiaro sul decreto che Autostrade è fuori. Io devo rispettare quel che dice il decreto. Questo vuol dire che chi non ha avuto a che fare con il ponte deve avere la possibilità di giocare la sua partita”.
E qui c’è già un primo distinguo: il decreto, come detto, vieta a tutte le concessionarie autostradali di partecipare ai lavori. Anche, per dire, alla Itinera dei Gavio, che controllano circa il 20% delle corsie italiane e sono, per inciso, tra i finanziatori svelati dall’Espresso della Fondazione Change di Giovanni Toti e, attraverso lei, anche di Bucci.
D’altra parte, il sindaco-commissario non è stato così ultimativo neanche sulla società dei Benetton: “Non abbiamo parlato ancora del ruolo di Autostrade: ne parleremo in modo sereno. Io non precludo niente”. Con serenità, Bucci dovrà pure convincere la concessionaria controllata dal gruppo Atlantia – con cui presentò in pompa magna il progetto di ponte di Renzi Piano (“mi piace molto”) – a riaprire il portafogli, visto che ha congelato la seconda tranche di aiuti agli sfollati dopo aver saputo di essere stata estromessa dalla ricostruzione del Morandi.
Sarà curioso leggere su questo punto gli emendamenti al decreto durante l’iter parlamentare. I temi li ha già messi sul piatto Bucci: “Parleremo delle aziende che vengono escluse, parleremo del modo di finanziamento, dei rimborsi agli sfollati che ovviamente bisogna decidere chi li fa”. L’opposizione non sarà certo un ostacolo: far ricostruire il ponte ad Autostrade, per dire, è la richiesta ufficiale avanzata ieri dal Pd ligure in una nota. Meno patemi dovrebbero esserci, invece, sui fondi aggiuntivi chiesti da Comune e Regione: “Ci saranno certamente più risorse, il viceministro Rixi (leghista ligure, ndr) sta lavorando molto su questo”.
Non si è fatto ovviamente mancare le promesse, Bucci, prima tra tutte quella sulla celerità della ricostruzione: “Sarà fatto un lavoro di qualità e con il minor tempo possibile, questo è un impegno che prendo verso i genovesi”. Basta un anno e mezzo per rifare il ponte Morandi? Gli chiedono allora i giornalisti: “Si può fare anche in meno – s’allarga il commissario – Le cose si possono fare in 12, 15 o 16 mesi: con questi tempi si può fare un buon lavoro”. L’uomo che doveva occupare la sua poltrona, il manager Claudio Andrea Gemme, in un colloquio col premier Giuseppe Conte aveva ipotizzato un iter di non meno di 18-20 mesi, probabilmente di più (vedi nella pagina accanto): se Bucci rispetterà gli impegni presi, sarà lo zar di Genova, altrimenti la sua carriera politica è finita.