Grande è la confusione sotto il cielo che illumina il Pd di Bari e della Puglia. Il Congresso si deve fare, ma nessuno lo vuole. Neppure il segretario regionale del Partito, l’onorevole Marco Lacarra, renziano doc al quale non difetta la schiettezza. “Diciamo la verità, il congresso lo vuole il ceto politico, non certo i militanti, le donne e gli uomini che tengono in vita circoli, che organizzano le Feste dell’Unità. Fosse stato per me l’avrei evitato”. Ma se evitare non si può, rinviare è possibile. Settembre doveva essere il mese decisivo per l’assemblea regionale che avrebbe dovuto stabilire tempi e modalità del Congresso, nulla di fatto, tutto rinviato a ottobre. Con il segretario regionale che tre mesi fa ha annunciato le dimissioni ma è ancora in carica.
Partito in salute e allo stesso tempo malato, unito ma anche spaccato: la condizione del Pd pugliese è indefinibile. Governa da 15 anni il Comune capoluogo, più altri importanti enti locali, e la Regione, ma tracolla alle Politiche di marzo, dove racimola un rachitico 13,6%, cinque punti in meno rispetto alla media nazionale.
“Alle politiche si è perso perché la gente ha votato contro Renzi”, la tesi di Michele Emiliano. “Di fronte a questi numeri – è la risposta di Ada Fiore, candidata in un collegio salentino – qualcuno ci deve spiegare perché ha giocato a distruggere il Pd”.
Sta di fatto che tre mesi dopo, a giugno, si vota di nuovo in Comuni importanti e il Pd, col centrosinistra, sembra risorgere. Altamura, 70 mila abitanti, col 54,70% dei voti stravince il sindaco del Pd Rosa Melodia, sconfiggendo la destra e i Cinquestelle che passano dal 32% delle Politiche al 15,7. Ma neppure i successi locali bastano a sanare le spaccature che attraversano il Pd. “Il partito – dice Lacarra – è lacerato, esattamente come un anno fa, nonostante questo io mi ritengo un segretario unitario. E imporrò l’unità, perché tra due anni qui si voterà per il sindaco di Bari e per la Regione, se ci dividiamo rischiamo di perdere. La destra è forte, i Cinquestelle tentano di riprodurre lo stesso modello nazionale con contratti di programma allargati a una destra a trazione leghista. Per questo invito Emiliano a evitare esternazioni spiacevoli”. Quelle che il governatore ha fatto recentemente in un convegno. “Il Pd non ha più senso, è il mio avversario numero uno, tutta la componente renziana è schierata contro di me”. Quindi sì alle primarie a novembre, ma non per eleggere delegati e dirigenti del Pd, ma per scegliere il candidato alla Regione.
Emiliano lancia la sfida perché si sente forte. Pochi giorni fa ha incassato “l’elogio” di Corinna Cretu, Commissario europeo per le politiche regionali. Un giudizio netto: “Per come ha speso i fondi, la Puglia può dare lezioni al Sud, all’Italia e all’Europa”. L’Italia politica si divide su reddito di cittadinanza e sforamenti di bilancio, in Puglia, tasso di povertà assoluta 8%, esiste già. Si chiama Red (reddito di dignità), 600 euro al mese per 60 mila pugliesi in difficoltà, con l’obiettivo di raggiungerne almeno altri 300 mila nei prossimi cinque anni, spesa totale 350 milioni. Misure popolari che accrescono il consenso di Emiliano, impegnato a tessere alleanze, al centro, a destra e a sinistra. Rimpasta la giunta regionale e fa entrare Mino Borraccino, LeU, come assessore allo sviluppo, ma si copre a destra stabilendo un patto per il 2020 con Massimo Cassano, ex deputato di centrodestra, al quale riserva un posto in giunta per il fedelissimo Gianni Stea.
Un attivismo che divide i renziani. Vicinissimo al “rottamatore” è Antonio Decaro, il sindaco di Bari, che però è schierato su posizioni più moderate rispetto all’ultrà Teresa Bellanova. L’ex viceministro allo Sviluppo economico è la candidata che Renzi e le sue truppe pugliesi vorrebbero contrapporre a Emiliano nella corsa alla Regione. Si attendono scontri feroci. “Il problema – nota Pierpaolo Treglia – è che ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli. Faremo un congresso senza aver mai analizzato nel profondo le ragioni del disastro di marzo. Pensiamo ancora di risolvere tutto con accordicchi dentro il solito ceto politico”. Pierpaolo, classe 1987, è una giovane promessa del Pd, presidente del partito a Bari, è vicesindaco di Palo del Colle, 21 mila abitanti. “Le Feste dell’Unità stanno andando discretamente, a Taranto in una situazione difficilissima ho visto una bella presenza ai dibattiti. I nostri militanti ci chiedono una cosa sola: costruire un partito di sinistra, che abbia un sistema di valori riconoscibile. Schierarci al congresso, ma con chi? Zingaretti, Richetti? È tutto ancora in alto mare e non è la disputa sui nomi e i gazebo per votare che ci serve”.