Prima concede gratuitamente un appartamento a Denis Verdini aspettandosi in cambio “la possibilità di avere cortesie”, poi però, dopo poco più di un anno, decide di vendere l’intero palazzo e si trova quindi a dover “cacciare” l’illustre inquilino: “Gli arriva la lettera che deve andarsene da lì”. Il cruccio è di Sergio Scarpellini, immobiliarista pluriottantenne romano che da quando è stato arrestato per corruzione nel dicembre 2016, ha iniziato a raccontare ai magistrati quello che ormai è diventato noto come il “sistema Scarpellini”: finanziare politici di ogni colore e distribuire a loro utilità, case e uffici per assicurarsene la benevolenza e, magari, qualche servizio.
Così ha fatto con Verdini, quando era ancora senatore e segretario di Ala, offrendogli un appartamento da 280 metri quadrati in via Poli, a pochi passi da Fontana di Trevi, in comodato. L’ex senatore e presidente di Ala è stato per questo indagato a metà settembre per finanziamento illecito, seppure il contratto di affitto gratuito fosse regolarmente registrato. Scarpelllini spiega ai magistrati durante uno dei tanti interrogatori che “l’affitto medio per quel genere di appartamento era di circa 6.000 euro mensili e Verdini non ha mai pagato nulla se non le spese condominiali” ma poi ho “deciso di cedere l’appartamento” perché se venduto l’intero stabile vale “15 milioni”.
È maggio del 2016 quando Scarpellini inizia a occuparsi del problema “sfratto Verdini” parlando al telefono con il suo braccio destro, Nicola Cristanti De Ascentis. Quest’ultimo dice all’imprenditore che “appena lo prendo (a Verdini, ndr) gli intimo lo sgombro”. Vendendo tutto “arriviamo a 15 milioni”. Ancora: “Facciamo l’atto con tutte le garanzie, allora a Verdini gli arriva la lettera che se ne deve andare”. Scarpellini chiede a quanto si può vendere l’appartamento in uso all’ex senatore. “Tre”, risponde Nicola. E lui ribatte: “Diciamo quattro, vale quattro”.
A luglio la situazione però non si è ancora sbloccata: Verdini è ancora lì. E Crisanti se ne lamenta, insiste per “staccare” l’ex senatore e chiedere un anticipo della banca per fare l’operazione immobiliare.
Scarpellini sull’argomento è tornato in due interrogatori differenti. Nel primo del 22 dicembre 2016, subito dopo l’arresto, ha detto di aver concesso la casa perché gli era stato detto dal “braccio destro di Verdini che ove avessi avuto bisogno erano pronti a farmi delle cortesie”. Nel secondo interrogatorio, il 15 febbraio 2017, dice: “Io sono una persona generosa ma è chiaro che essendo un imprenditore mi aspettavo che facendo un favore avrei potuto in futuro dove necessario trarne qualche vantaggio”. Ancora: “Mi trovavo in una situazione di parità con Verdini, non mi sono sentito costretto né mi è stato detto che avrebbero potuto farmi cortesie”. Tutto ritrattato. Dopo mesi Scarpellini decide di raccontare un po’ di favori fatti e spiega di non averli concessi per ottenere qualcosa in cambio ma per “evitare l’inimicizia di politici e conseguenti eventuali danni alle mie attività imprenditoriali”. E, garantisce: “Non ho mai chiesto nulla in cambio”. Salvo andarsene dalle case quando necessario? Di fatto Verdini dopo pochi mesi ha lasciato l’appartamento che è ancora lì, in via Poli.