Potrebbe esserci una lunga catena di sottovalutazioni dei protocolli di vigilanza nell’assurda vicenda che ha visto una diciassettenne segregata per quasi un anno in casa dai genitori, che l’avrebbero punita per essersi innamorata di una sua coetanea. In 10 mesi né la scuola che frequentava, e che ha abbandonato, né le forze dell’ordine con cui è venuta in contatto avrebbero compreso l’incubo vissuto dalla diciassettenne e la sua gravità. La giovane infatti è stata tenuta segregata in casa ad Albano Laziale, cittadina dei Castelli romani, alle porte della Capitale, tra ripetuti insulti e umiliazioni, prima di riuscire a denunciare le privazioni e le violenze morali subite. Una agghiacciante quanto quotidiana storia di omofobia che è stata portata alla luce dal Gay Center di Roma, che ha raccolto la denuncia della ragazza. Ora la madre è indagata dalla Procura di Velletri con l’accusa di sequestro di persona e maltrattamenti.
A novembre dello scorso anno, dopo aver scoperto nei messaggi sul suo cellulare tracce di una relazione con una ragazza, i genitori della giovane, ancora minorenne, avrebbero iniziato a vessarla stabilendo per lei una serie di limitazioni. Prima sarebbe scattato il divieto di uscire con le amiche, poi è arrivato il ritiro della scheda sim del telefono, alla giovane sembra fosse concessa solamente la connessione alla rete wi-di casa con successivo controllo degli eventuali messaggi inviati. Dai continui divieti allo stop alla frequenza scolastica il passo è stato breve, tanto che la ragazza ha perso lo scorso anno scolastico vista la prolungata assenza.
Non ci sarebbe nemmeno una situazione di disagio o marginalità sociale a fare da sfondo alla vicenda. I genitori della ragazza infatti sono due impiegati che lavorano a Roma e risiedono nel Comune non distante dalla Capitale. La giovane sarebbe stata spesso chiusa a chiave in casa e coperta di insulti legati alla sua attrazione per le donne, pronunciati anche in presenza della sorella più piccola.
Tagliata fuori dalla sua rete di relazioni sociali ed esasperata dalle privazioni continue, la ragazza ha tentato una prima volta la fuga, raggiungendo il litorale romano, dove ha sporto denuncia alle forze dell’ordine. Ma, vista la minore età, è stata comunque riaccompagnata a casa, dove sarebbero ripartite sia la segregazione sia le vessazioni. Nelle scorse settimane il contatto telematico con il Gay Center, che consente di sporgere denuncia in forma anonima, e la seconda fuga dall’abitazione di famiglia. Stavolta la segnalazione è arrivata all’Osservatorio di Polizia e Carabinieri contro le discriminazioni. Ora la giovane, su disposizione del Tribunale dei minori, alloggia in una struttura protetta, assistita da degli operatori.
“Purtroppo il suo non è affatto un caso isolato, succede in famiglie di ogni tipo”, denuncia Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center. “La ragazza ha raccontato una situazione familiare molto grave – aggiunge – da quando i genitori hanno scoperto che era lesbica. Viveva in un clima di continua violenza ed era sequestrata in casa” . Per Marrazzo “è importante approvare al più presto una legge contro l’omotransfobia, che preveda anche la formazione per il personale pubblico per evitare episodi di discriminazione e pregiudizio anche da parte di funzionari pubblici come accaduto a questa giovane”. Solo lo scorso anno un ragazzo è stato ospitato presso Refugee Lgbt – la prima casa famiglia aperta dal Gay Center assieme alla Croce Rossa destinata a gay, lesbiche, trans e bisex vittima di maltrattamenti – un altro ragazzo prelevato nella sua abitazione dopo che i genitori lo avevano tenuto rinchiuso in una stanza.
Dopo la denuncia la Procura di Velletri ha indagato la madre della ragazza, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona, mentre la posizione del padre resta al vaglio.