“Il progettista ha fatto delle valutazioni improprie, ma anche con quelle valutazioni improprie il ponte era da chiudere”, non ha usato mezzi termini Carmelo Gentile, docente del Politecnico di Milano cui Autostrade aveva commissionato uno studio sulla salute del ponte in vista del progetto di retrofitting. Il dossier del Politecnico conteneva diversi spunti allarmanti. Gentile è stato sentito ieri come testimone (non indagato) nell’inchiesta di Genova. “Spea – ha aggiunto – sapeva, aveva calcolato il livello di efficienza che era sotto uno e con quel dato il ponte andava chiuso. A me, però, non diedero tutta la documentazione, altrimenti lo avrei detto anche io”. Gentile è andato oltre: “Con un monitoraggio interpretato da chi è capace di farlo non so se si sarebbe riusciti a evitare il crollo ma, è una mia idea personale di cui mi assumo la responsabilità, molto probabilmente si sarebbe evitata la tragedia”. L’ingegnere del Politecnico ha concluso: “Tutte le persone che sono state sentite, tranne chi ha firmato il progetto strutturale, non avevano un quadro generale della situazione. Infatti la commissione ministeriale dice che le verifiche di sicurezza non tornavano. Non sugli stralli, ma sull’impalcato. A voi le conclusioni”.
Ieri mattina i periti incaricati dal gip e quelli scelti dalle parti si sono ritrovati ai piedi del Morandi per la prima perizia sul campo. Un esercito di 70 periti e avvocati – caschetto e scarponi da montagna che qualcuno indossava con eleganti completi gessati – pronti per esaminare ogni minimo reperto, per salire sul ponte ed essere issati su una gru per vedere da vicino i famosi stralli. Ma prima di tutto ieri è stato necessario esaminare i reperti conservati nell’hangar. Un po’ come avvenne per Ustica, dove fu riassemblato il Dc9 Itavia abbattuto. “Il nostro compito è ricostruire il puzzle del ponte”, racconta uno dei periti.
Un lavoro enorme: ecco nell’hangar, uno accanto all’altro, centinaia di reperti. Dal pezzo di calcestruzzo che pesa decine di tonnellate, al frammento; dal guard rail ai trefoli d’acciaio.
Ogni pezzo è accompagnato da una foto e una scheda che ne ripercorre la storia: dove è stato recuperato, in che posizione si trovava sul ponte. “Dovremo prima esaminarli con strumenti sofisticati per valutarne le condizioni. Poi saranno essenziali i documenti del progetto originario per ritrovare la loro collocazione sul ponte e per capire come siano stati realizzati. La Procura è stata chiara. Ci hanno chiesto velocità. Per questo già domani (oggi per chi legge, ndr) saremo di nuovo sotto il ponte. Arriveranno anche i droni”.
L’inchiesta avanza, ma la politica si impantana. “Commissario sì, commissario dai, commissario fantasma”, verrebbe da parafrasare la vecchia canzone di Elio e Le Storie Tese. Qui non è un primario, ma un commissario. Dopo il decreto sventolato da Giuseppe Conte in piazza davanti a 15mila genovesi e poi ritirato e modificato, adesso tocca al commissario. Dopo 45 giorni, dopo il veto M5S su Giovanni Toti – reo di aver presentato il progetto di Renzo Piano accanto ai vertici di Autostrade – nei giorni scorsi Salvini aveva annunciato la candidatura di Claudio Andrea Gemme, presidente di Fincantieri. Manager vicino al centrodestra già indicato come possibile candidato sindaco di Genova (prevalse Marco Bucci).
Oggi pare già in soffitta, sono spuntate infatti possibili ragioni di incompatibilità sollevate dal M5S: il ruolo in Fincantieri, prima di tutto, visto che la società potrebbe ricostruire il ponte. E poi ci sarebbe la questione dei familiari di Gemme che vivono nella zona interessata alla ricostruzione. Commissario fantasma, direbbe Elio. Con l’inquietudine dei genovesi che aumenta.
A chi toccherà adesso? Il toto nomi cambia di ora in ora. Ieri in mattinata sembrava in pole position Roberto Cingolani, scienziato e presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). Nome apprezzato da molti, ma qualcuno ha fatto notare le passate simpatie Pd di Cingolani che nel 2015 si era speso per la candidata Raffaella Paita, poi sconfitta da Toti. Senza contare che Matteo Renzi lo considerava un suo pupillo. Ma più recentemente Cingolani è stato anche ospite della Fondazione Casaleggio. Insomma, ferita sanata. Intanto ecco spuntare un altro papabile. È il sindaco di Genova, Marco Bucci, che in città gode di grande popolarità. Certo, se riunisse in sé le cariche di sindaco e commissario, diventerebbe un doge, con un potere quasi assoluto. Avversari, ma anche amici come Toti, potrebbero non gradire.
L’unico risultato acquisito finora sono i 19 milioni che ieri sono arrivati da Roma. Si tratta della prima tranche di un finanziamento di 33 milioni complessivi. Saranno destinati alle infrastrutture viarie (12 milioni), al rinforzo del trasporto pubblico (6 milioni). Poi 5 milioni per gli sfollati e l’assistenza abitativa.