Sono un medico neoabilitato, vorrei esporre alcuni dei problemi della categoria. Ogni anno viene incrementato il numero di posti per il test di ingresso al corso di laurea a ciclo unico (6 anni) di Medicina e Chirurgia, tuttavia il numero di borse per la scuola di specializzazione è rimasto praticamente invariato. Il risultato è che da un po’ di tempo a questa parte è venuto a crearsi un imbuto tra laurea e specializzazione, per cui tantissimi colleghi rimangono in questo limbo a tempo indefinito (quindi togliere il test di ingresso è una sciocchezza colossale che aggraverà il problema) e in attesa del concorso successivo, fatto di sostituzioni volanti in ambulatori di medicina generale, guardie mediche e altre forme di lavori precari e spesso pagati poco e con l’obbligo di aprire una partita Iva. I contratti della scuola di specializzazione sono delle borse di studio contrattualizzate con una previdenza da versare alla gestione separata Inps. È nato anche un movimento che si chiama non a caso “Giovani Medici Anti-sfruttamento”. Ricordo inoltre che senza diploma di specializzazione non si può partecipare a concorsi pubblici nelle varie discipline specialistiche di interesse. In futuro cosa faremo, importeremo dall’estero una fetta di medici specialisti, mentre molti colleghi abbandonano il nostro Paese verso mete più “sicure” dove siamo molto ricercati e valorizzati visto il bagaglio scientifico-culturale che maturiamo nel corso degli studi?
Lorenzo Vantaggio
Gentile Lorenzo,nello stesso giorno in cui è arrivata la sua lettera, il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha diffuso una nota in cui annuncia lo sblocco di 840 borse aggiuntive per la scuola di specializzazione rispetto a quelle già previste e quindi 2.039 in totale, che sembra essere un buon punto di partenza per cercare di risolvere il problema dell’imbuto formativo. Per il resto, sono d’accordo con lei sull’insostenibilità del sistema, tutto (essere precari e sottopagati è una moda che sarebbe bene finisca presto). Rendere il percorso di laurea in Medicina a numero aperto non è la soluzione. Potrebbe esserlo una pianificazione puntale del fabbisogno di medici e specialisti, equiparare il numero dei laureati in Medicina con quello dei posti disponibili nei corsi post-laurea e ancor più con il fabbisogno di medici in Italia, soprattutto nel settore pubblico. Ma l’Italia è il paese in cui pianificare con precisione e con dati che siano affidabili è una missione impossibile. Aspettiamo insieme la svolta e soprattutto stiamo a vedere se ci sarà.
Virginia Della Sala