Tra Milano e Roma c’è di mezzo un partito. Due piazze, del Popolo e Duomo, due manifestazioni contemporanee contro il governo nell’ultima domenica di settembre e di sole: la differenza è prima di tutto una questione di metodo. Nella Capitale va in scena la reunion dei dirigenti di un Pd lacerato e contuso dopo le innumerevoli batoste elettorali in una piazza riempita a suon di pullman (200 autobus e sei treni: secondo gli organizzatori ci sono 70 mila persone).
Sotto la Madonnina il popolo della sinistra si dà appuntamento in maniera quasi spontanea, si radunano in 25 mila. Organizzano l’Anpi, gli ex deportati dell’Aned e i Sentinelli di Milano, associazione che si batte per i diritti civili, nata nel 2014 contro le ultracattoliche Sentinelle in piedi. Il dress code è qualcosa di rosso: una maglietta, un drappo, uno striscione. Contro le politiche del governo ci sono gli ecologisti, i movimenti Lgtb, l’Osservatorio democratico sulle nuove destre, i sostenitori delle Ong che salvano vite in mare, i militanti di Libera e di Legambiente. Ragazze con il velo, studenti, anziani con il fazzoletto dei partigiani. Lo slogan di questa giornata è “intolleranza zero”: “Milano è antifa”, una scritta che si trova su molti muri, dal centro alla periferia.
“Per un momento ci siamo detti che forse stavamo dando numeri più bassi di quelli della questura – spiega Luca Paladini, portavoce dei Sentinelli –. Siamo stati sorpresi, non ci aspettavamo una risposta tanto incoraggiante. Abbiamo organizzato la manifestazione in poche settimane e abbiamo subito pensato di farla con realtà, Anpi e Aned, che con noi condividono lo spirito antifascista. Volevamo denunciare come certi messaggi d’odio, che non sono cominciati certo il 4 marzo ma partono da lontano, abbiano seminato un clima avvelenato contro i migranti. Non ci meritiamo Salvini ma nemmeno chi, come i 5Stelle, acclamava in piazza il nome di Rodotà e oggi accetta ogni cosa proposta o urlata dal ministro dell’Interno”.
Sul palco si alternano vittime dell’omofobia, migranti, sindacalisti. Arriva, applauditissima come probabilmente non le accadeva da tempo, Laura Boldrini. Massimo Cirri, voce storica di Caterpillar, conduce questa giornata e legge un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre, che si dice “sconfortata” per il clima di antisemitismo e razzismo che monta nell’indifferenza. La piazza balla sulle note rap del bresciano Tommy Kuti, “Sono afroitaliano”. Uno striscione recita: “Sono un italiano nero”.
“Questi pezzettini di società civile hanno più credibilità dei partiti”, spiega Cirri. “La manifestazione è finita, come sempre, con Bella ciao ma prima tutti hanno cantato Maledetta primavera di Loretta Goggi, l’inno dei Sentinelli. È stato strano e molto bello. Milano riesce spesso a intercettare gli umori prima di altre realtà. C’è uno slancio ancora maggiore, credo anche grazie a Pisapia”.
Il collante sono i valori. “I Sentinelli hanno allargato il loro orizzonte: non più solo diritti civili, ma il rispetto delle diversità in generale”, conclude Paladini. “Credo che sia più facile portare in piazza le persone perché nei Sentinelli c’è un mondo variegato: chi vota un partito e chi un altro, chi ha un orientamento sessuale e chi un altro… Funzionano perché si sono dati un raggio d’azione limitato alla tematica dei diritti, non siamo obbligati ad avere un’idea su tutto”.