La famiglia di Maurizio “Zanza” Zanfanti, il celebre playboy romagnolo, ha fatto sapere che il parroco don Raffaele Masi si è rifiutato di celebrare le esequie, che si terranno comunque con rito cattolico. Il diniego del parroco non è in controtendenza rispetto alle ultime aperture della Chiesa in tema di sessualità? Qualche giorno fa, Papa Francesco ai giovani della diocesi di Grenoble-Vienne ha detto che il sesso è un dono di Dio e non bisogna avere tabù.
Arturo Piacentini
Gentile Piacentini, quelli di Zanza – morto “nell’adempimento del dovere” come scritto da Antonio Padellaro – sono funerali cattolici negati a metà. Il parroco da lei citato non voleva “clamore mediatico” e alla fine la diocesi di Rimini ha precisato di assicurare “preghiere al defunto” e ha ribadito che il rito religioso si svolgerà oggi pomeriggio nella chiesa del cimitero riminese. Fin qui la cronaca. Poi ci sono le sue domande intorno all’interpretazione di quel “clamore mediatico” addotto per chiudere le porte della parrocchia di Zanza. C’entrano il sesso e la sessuofobia millenaria della Chiesa? Certo che sì. Forse le parole che lei ricorda di Bergoglio non sono proprio adattabili al modello di vita incarnato dal famoso playboy romagnolo, ovviamente dal punto di vista cristiano – e in ogni caso questo non giustificherebbe il rifiuto del parroco – ma la sostanza è chiara. Per un semplice motivo: mai come oggi le lacerazioni della Chiesa rivoluzionaria di papa Francesco si giocano soprattutto sul sesso. Da un lato ci sono i numerosi scandali di pedofilia nel clero, cui s’aggiunge l’eterna questione dell’omosessualità “nascosta” di centinaia di sacerdoti. Dall’altro c’è invece l’opposizione a Bergoglio della destra farisea e tradizionalista che impugna la bandiera della sessuofobia, in nome della Dottrina e non della misericordia. È accaduto sulle aperture a separati e divorziati nell’Amoris Laetitia oppure quando è esploso il caso dei Cavalieri di Malta, con l’estromissione di un nobile tedesco (poi riabilitato da Bergoglio) accusato di aver distribuito preservativi nei Paesi martoriati dall’Aids. Come vede le resistenze al riformismo di questo pontefice sono notevoli. Sono ancora in tanti nella Chiesa a temere il sesso più di ogni altra cosa, più della povertà o della corruzione. Quest’anno cadono pure i 50 anni della Humanae Vitae di Paolo VI sul matrimonio. All’epoca ci fu un cardinale che disse che il sì alla pillola avrebbe aperto la strada alle “intemperanze della libidine”. Capito?
Fabrizio d’Esposito