Che brutta giornata per il giudice Brett Kavanaugh, scelto da Donald Trump per la Corte Suprema e chiamato a difendersi da accuse di violenza sessuale quand’era al liceo e all’università. E anche per la sua accusatrice, Christine Blasey Ford, docente di Psicologia, messa sotto torchio davanti alla Commissione Giustizia del Senato che deve avallare la nomina del giudice, da una specialista in reati sessuali, Rachel Mitchell, avvocato, repubblicana.
La Ford, 52 anni, è parsa tesa, quasi impaurita: “Sono terrorizzata – ha detto –, ma è mio dovere civico essere qui”. Lei e Kavanaugh non sono mai stati insieme nell’aula della Commissione: mentre lei parlava, il giudice la ascoltava dallo studio al Senato del vicepresidente Mike Pence.
“I dettagli di quella notte… non li dimenticherò mai, si sono impressi nella mia memoria e mi hanno episodicamente perseguitato, quando sono divenuta adulta… Ho creduto che Brett mi avrebbe violentata, uccisa… Lui e Mark erano ubriachi, ridevano… Sono sicura al 100% che fosse lui… Le ultime due settimane sono state le più dure della mia vita: ho dovuto rivivere i traumi di quella notte, subire minacce, nascondermi, essere protetta con la mia famiglia”.
Le deposizioni della Ford e di Kavanaugh rubano la scena sulle tv all’Assemblea generale dell’Onu, dove si succedono capi di Stato e di governo, e inducono il presidente a rinviare il faccia a faccia con il vice-segretario alla Giustizia Rod Rosenstein: in ballo, le dimissioni dell’uomo che sovrintende al Russiagate.
Kavanaugh ha affrontato la prova, cruciale per la sua nomina, con il conforto di una telefonata d’incoraggiamento del presidente Trump e del vice Pence. Trump lo ha incoraggiato a essere aggressivo e determinato nel respingere le accuse, ridotte a una “manovra democratica” per cercare di impedire che la Corte Suprema abbia un orientamento conservatore per almeno una generazione. Kavanaugh sposterebbe a destra l’orientamento della massima magistratura degli Stati Uniti, i cui membri sono designati a vita – e i 4 progressisti sono in media più anziani dei loro colleghi –.
La Blasey Ford è la prima donna ad avere accusato pubblicamente di aggressione sessuale Kavanaugh.
Dopo di lei, altre due sono venute allo scoperto: Deborah Ramirez, 53 anni, che studiò con il giudice all’Università di Yale; e Julie Swetnick, che non racconta un’esperienza personale, ma atti di violenza cui avrebbe assistito – è una ex dipendente pubblica, che ha ottenuto i nulla osta di sicurezza di numerose amministrazioni federali. La Ramirez e la Swetnick non avrebbero però voluto collaborare con la Commissione Giustizia del Senato.
Kavanaugh nega persino di conoscere la Swetnick e i media conservatori scovano stuoli di donne che testimoniano la correttezza del giudice. Nella vicenda, entrano avvocati come Michael Avenatti abituati a sguazzare nel torbido con Trump: lui rappresenta Stormy Daniels, la pornostar che avrebbe avuto una relazione sessuale con il magnate prima che questi scendesse in politica e il cui silenzio sarebbe stato poi comprato in campagna elettorale.
La deposizione della Ford è stata seguita da quella del giudice. Kavanaugh nega gli addebiti, anche se ammette che da studente gli capitava di bere; e ha cura di evitare di ‘colpevolizzare’ le presunte vittime, evitando il trito argomento “perché non l’hanno detto prima?”. Ma spiega che la sua famiglia “è stata distrutta da questa vicenda. Ma non riuscirete a farmi lasciare”.
Trump, che sarebbe pronto a cambiare idea sul giudice alla luce delle deposizioni, ma che continua a difendere Kavanaugh, a contestare le accuse e a denunciare i rischi del movimento #Metoo, ha voluto vedere tutta l’audizione, parte in diretta sull’AirForceOne, parte registrata alla Casa Bianca. Nessun commento a fine testimonianza.
La deposizione è stata invece seguita dal vivo da attiviste e simpatizzanti di #Metoo, fra cui Tarana Burke e l’attrice Alyssa Milano, che credono alla Ford e chiedono ai senatori di respingere la nomina del giudice.