La lotta alla mafia si fa anche testimoniando in tribunale, e per incentivare i testimoni di giustizia cambiano le norme: per loro meno soldi ma più occasioni di lavoro e anche una casa confiscata alle mafie nei progetti del sottosegretario all’Interno, Luigi Gaetti (M5S), arrivato la settimana scorsa a Palermo con uno staff di quattro persone per ascoltare in prefettura dieci testimoni (ha disertato uno soltanto, vittima di un incidente domestico) che in Sicilia hanno rotto prassi consolidate di omertà a rischio, a volte, della propria vita.
E se la sicurezza è stato il tema centrale delle audizioni, Gaetti ha ascoltato in molti casi storie al limite della sopravvivenza, segnate anche da contenziosi legali con Riscossione Sicilia di chi, per rompere il muro dell’omertà e compiere il suo dovere di testimonianza civile, ha dovuto rinunciare spesso alle proprie attività o si è visto inseguito dai pignoramenti dell’agenzia di riscossione, implacabile nel pretendere il dovuto.
In tutto il territorio nazionale sono poco meno di 70 i testimoni sotto protezione e circa 200 sono usciti dal programma trovando, in molti casi, buone occasioni di reinserimento nella società.
L’obiettivo degli incontri, spiega Gaetti, è stato quello di raccogliere elementi utili per elaborare un progetto normativo migliorando i decreti attuativi vigenti e “valutando, come modello da riprodurre in sede nazionale, quello siciliano”, l’unico a garantire ai testimoni l’assunzione negli organici della pubblica amministrazione. E anche se Gaetti ammette che in passato “non tutto ha funzionato a dovere”, viste le polemiche che hanno accompagnato le assunzioni dei primi testimoni, sotto utilizzati e praticamente “parcheggiati” negli uffici romani della regione siciliana, il sottosegretario è convinto che “coinvolgendo le regioni è possibile raddoppiare i posti di lavoro fin qui ottenuti dal 2016 per 46 persone mirando a creare l’occupazione per il testimone nel posto in cui vive”. “Pensiamo meno alla capitalizzazione e più alle occasioni di lavoro – aggiunge – e stiamo valutando anche di allargare le assunzioni dei testimoni anche nei ministeri”.
Per loro, nei progetti del sottosegretario, c’è anche l’assegnazione di una casa confiscata alle cosche “per contrastare un sistema che tende a isolarli – dice Gaetti – dopo avere reso la testimonianza”.
Allo studio, infine, anche nuove norme per ridurre i contenziosi legali accesi sull’interpretazione di quelle attuali. “Le mafie – ha concluso il sottosegretario pentastellato – hanno ormai cambiato pelle e per contrastare la loro evoluzione c’è bisogno anche delle testimonianze dei cittadini: una direzione ormai segnata come dimostra la legge sui whistleblower” approvata sul modello americano vigente da 30 anni che tutela i dipendenti della Pubblica amministrazione che segnalano anonimamente i resti commessi dal vicino di stanza o di scrivania.