La caccia grossa al cinghialone è partita. No, non siamo tornati a Tangentopoli, quando così veniva chiamato Bettino Craxi, parliamo di Rai. Il cinghialone è il Tg1, la testata più autorevole, seguita, desiderata, ambita. Con i suoi quasi sei milioni di telespettatori (24-25% di share) è il tesoro su cui ogni leader politico vuole mettere le mani: dalla scelta del nuovo direttore (o direttrice) del primo Tg italiano scaturiranno, a cascata, tutte le altre nomine.
La notizia, però, è che ancora non si sa quale dei due partiti di governo conquisterà l’agognata preda. Archiviata la querelle della presidenza – con Marcello Foa che questa mattina sarà ri-votato dal Cda – è iniziato il braccio di ferro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per accaparrarsi il Tg della rete ammiraglia. Se fino a qualche settimana fa sembrava che la casella dovesse andare al Carroccio, col vicedirettore Gennaro Sangiuliano, ora i giochi si sono riaperti e in corsa sono tornati i 5Stelle. Il cui nome di punta è Alberto Matano, uno dei conduttori dell’edizione delle 20.
La parabola di Matano segue una curvatura particolare. Nato a Catanzaro, classe 1972, approdato al Gr1 nei primi anni Duemila, Matano si fa tutta la gavetta del cronista politico, ma ad aiutarlo a fare il grande salto al Tg1 di Gianni Riotta (nel 2007) è la vicinanza a Pier Ferdinando Casini, che è un amico della famiglia. Al Tg1 Matano fa il suo, sempre nella redazione politica. Poi, dopo una parentesi a Unomattina, comincia a condurre le edizioni minori. Il salto alle 20 lo fa nel 2013 con Mario Orfeo, suo grande sponsor. Lui è bravo, rassicurante, buca il video: piace alle figlie, alle mamme e alle nonne. Alter ego del suo rivale di sempre, Francesco Giorgino: a Saxa Rubra si narra di litigate tra i due da far tremare i vetri.
Ma mentre Giorgino è rimasto inchiodato al Tg, Matano piace a Daria Bignardi che, nel 2017, lo chiama a Rai3 per condurre Sono innocente, trasmissione dove vengono raccontate storie di errori giudiziari e malagiustizia. Non proprio l’identikit del perfetto grillino. E invece ora Matano si ritrova in pole position per la direzione in quota 5Stelle: un po’, dicono, per la sua amicizia col sottosegretario grillino Vincenzo Spadafora, un po’ perché i 5Stelle, per le direzioni, cercano volti noti, riconoscibili.
Al Tg1 però, se gli ascolti vanno bene (23,8% la media serale contro il 18,3% del Tg5 da giugno 2017 a giugno 2018), in redazione il clima è pessimo. Da una parte ci sono i giornalisti vicini al centrodestra che si lamentano perché “si continua a fare un Tg filo-Pd e filo-renziano”, dall’altra c’è malumore per la gestione degli “Speciali” che, dopo le dimissioni di Daniele Valentini, sono gestiti da Maria Luisa Busi senza che gli altri tocchino palla.
Il nome di Salvini per il Tg1, comunque, è sempre lo stesso: Sangiuliano, il quale, andasse male, potrebbe essere dirottato al Tg2 (dove però c’è anche Luciano Ghelfi) o alla Tgr (dove sono in lizza pure Alessandro Casarin e Roberto Pacchetti). Al Tg3, invece, dovrebbe restare Luca Mazzà, che vanta un buon rapporto col “capitano”. Per le reti, invece, a Rai1 dovrebbe arrivare (in quota Lega) Marcello Ciannamea; per Rai2 si parla di Maria Pia Ammirati e per Rai3 di Carlo Freccero (entrambi in quota M5S però).
Altre caselle sparse: se Rainews24 interessa ai 5Stelle, Rai Fiction è nel mirino della Lega. Poltrone di gran potere sono anche Rai Cinema, Rai Pubblicità e Rai Way. Infine si parla pure di un ritorno a Roma per Antonio Preziosi. L’ex direttore della Radio, ora corrispondente da Bruxelles, si è sposato due settimane fa: testimone dello sposo era Antonio Tajani (FI), mentre a officiare è stato il cardinale Tarcisio Bertone.