Credo più nella Procura di Caltanissetta che nel Csm per potere accertare la verità sulle responsabilità in relazione ai depistaggi sulla strage di via D’Amelio. La giornata, all’udienza preliminare al processo di Caltanissetta a carico dei tre poliziotti che avrebbero suggerito a Vincenzo Scarantino false dichiarazioni, si era aperta con una buona e una cattiva notizia. Da una parte, la contestazione dell’aggravante ai poliziotti di aver favorito la mafia. Dall’altra, “l’assenza dello Stato che si notava”, con la conseguente richiesta – poi raccolta nella serata di ieri – al governo di costituirsi parte civile. Fiammetta Borsellino era a Caltanissetta.
Quale è stata la sua impressione dopo avere visto l’udienza?
Sono molto soddisfatta per la scelta della Procura di chiedere la modifica del capo di imputazione con la contestazione dell’aggravante. E mi sento garantita dalla presenza sul banco dell’accusa di un pm come Stefano Luciani che conosce il processo in ogni dettaglio, fino ai singoli verbali. Ieri era la mia prima udienza, e quando sei lì ti rendi conto della vastità della materia da studiare. Ma c’ero per testimoniare la mia vicinanza a una Procura che si sta impegnando con tenacia, a distanza di anni, a sciogliere un nodo enorme sulla mancata verità. E anche ai giornalisti che continuano con la loro presenza e il loro impegno a non far spegnere la luce.
Lei sa che suo zio Salvatore proprio nei confronti del pm Luciani non è stato tenero per la sua scelta di alzarsi e uscire dall’aula, quando parlava l’avvocato Fabio Repici. Ha visto in quel gesto una mancanza di rispetto verso la difesa della parte civile, talvolta critica verso i pm di Caltanissetta…
Questo episodio non lo conosco. Ci possono essere mille motivi per le quali Luciani si sia alzato. Io in questa polemica non voglio entrare. Non è per un episodio del genere che si può mettere in discussione una persona che ha studiato così a fondo il processo, possiede un patrimonio enorme di conoscenza, e avendo chiesto, dopo essere stato trasferito a Roma, di essere distaccato appositamente qui per seguire questo dibattimento. Io guardo più alla sostanza. Per quello che sta facendo è una persona che merita la mia riconoscenza.
Perché è importante la contestazione dell’aggravante?
Innanzitutto per una ragione pratica, perché penso che si allunghi la prescrizione. In secondo luogo perché si comprende finalmente che chi ha messo in atto il depistaggio ha di fatto favorito la mafia perché non ha permesso nei tempi congrui l’individuazione dei veri responsabili.
Lei – dopo avere incontrato Giuseppe Graviano in carcere – ieri, in una pausa del processo, ha affrontato i tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di concorso in calunnia per avere depistato le indagini. Cosa vi siete detti?
Nello stupore generale ieri si sono presentati in aula tutti e tre. Io ho pensato fosse una grande occasione. Piuttosto che guardarsi in cagnesco come fossimo rivali, ho pensato come sempre di far prevalere il dialogo e la speranza, nelle persone. Ho detto loro che potevano fare la loro parte per aiutare i giudici ad accertare la verità. Perché ognuno di noi in questa storia, in un modo o in un altro, c’è dentro fino al collo. Questa cosa li ha visibilmente scossi. Mattei in particolare mi è sembrato commosso. Nessuno di loro si aspettava che io andassi lì a presentarmi.
Anche lei era alterata emotivamente…
Ovviamente. Non sapevano cosa dirmi, se non che avevano conosciuto mio padre e che capivano. Capivano? A un certo punto mi pare di avere sentito dire da uno di loro che erano dei servitori dello Stato. Io gli ho chiesto: ma di quale Stato? Chi vi ha dato l’ordine di fare certe cose? E quando mi hanno farfugliato qualcosa sui magistrati, io li ho invitati a dire chiaramente in questo processo se c’erano, e chi erano, i magistrati o i superiori che gli dicevano di agire.
E loro cosa hanno risposto?
Mi pare che Bo mi abbia detto che a loro sembra di stare in un film, ma gli ho risposto che le cose non avvengono grazie allo Spirito Santo. Io spero che nel corso el processo da loro possa arrivare un contributo. Spero che dicano se hanno ricevuto ordini da qualcuno di fare i verbali in un certo modo e da chi li hanno ricevuti quegli ordini.
Sta seguendo le audizioni sul caso Scarantino al Csm?
Sono rimasta delusa dal Csm perché dimostra, dalle domande che i giudici hanno fatto durante le audizioni, di non conoscere nulla, nessun atto processuale. È come se avessero messo le mani avanti, sottolineando di non avere poteri. Questa è una resa, è un atteggiamento anche dal punto di vista mediatico. Come se non ne sentissero un’urgenza istituzionale, ma se c’è una sentenza di primo grado che parla di depistaggi… Anche l’audizione di Nino Di Matteo si è di fatto risolta in una auto-assoluzione, eppure il suo contributo potrebbe essere fondamentale, ma servono le domande giuste. Quando si vuole entrare davvero nel vivo delle cose c’è sempre un Consiglio della magistratura che non fa le domande giuste e un magistrato che, di conseguenza, non può rispondere appropriatamente.
Crede che il Csm debba chiedere l’audizione anche di altri magistrati al tempo in servizio alla Procura di Caltanissetta?
Certo. Anche Ilda Boccassini deve essere sentita, così come tutte le persone che, in modo più o meno marginale, sono state coinvolte: dai magistrati ai cancellieri. Tutti. Non stiamo parlando di una semplice emissione di assegni scoperti, ma di una strage. E penso che questo processo possa essere l’occasione giusta.
Cosa si aspetta da questo processo?
Mi aspetto che venga riconosciuto un percorso di ricerca della verità. L’esito mi auguro sia positivo, ma anche se questo non dovesse essere l’importante è cercare la verità. La ricerca della giustizia, della verità, prima ancora che le condanne. È quello che mi ha insegnato mio padre.