Colpo di scena ieri alla Corte d’Appello di Milano. All’ordine del giorno il processo di secondo grado per la vicenda Maugeri. Alla sbarra di nuovo l’ex governatore lombardo, Roberto Formigoni, che arriva in aula con sei anni di condanna in primo grado. Si attende qualche sconticino. Che non si vede e anzi i giudici, dopo una breve camera di consiglio, snocciolano una condanna anche superiore alla prima. Conti alla mano: sette anni e sei mesi. Formigoni è imputato per corruzione nel processo sul caso San Raffaele-Maugeri per aver ottenuto, secondo l’accusa, una serie di utilità, tra cui l’uso di yacht, vacanze e cene, per favorire i due enti con delibere di giunta per circa 200 milioni di rimborsi pubblici. Tra le due condanne, inoltre, la Corte dei conti ha disposto il sequestro a carico dell’ex senatore di circa 5 milioni di euro, vitalizi compresi. Nel frattempo, due giorni fa, a Cremona l’ex Celeste è stato rinviato a giudizio per un’altra vicenda di corruzione nell’ambito della sanità. Insomma piove sul bagnato. E la prospettiva del carcere si fa sempre più vicina. Anche se in realtà, Formigoni, se la Cassazione confermerà il verdetto di ieri, potrà chiedere di scontare la condanna ai domiciliari come prevede la legge per le persone che hanno compiuto i 70 anni di età. Formigoni ne ha 71. La corruzione, infatti, non è uno dei reati che impedisce agli ultrasettantenni di richiedere di scontare la pena definitiva, se superiore a 4 anni (altrimenti si può richiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali), in “detenzione domiciliare ordinaria”.
Tra l’altro, prima che il processo arrivi in Cassazione (30 giorni per le motivazioni e altri 30 per il ricorso scontato della difesa) si dovrebbe prescrivere l’imputazione “minore” che riguarda il capitolo San Raffaele (a fine 2018). Per il capitolo principale Maugeri, invece, i termini di prescrizione arriverebbero fino a oltre metà del 2019. “Sono rimasto senza parole”, è stato il commento del suo legale Mario Brusa. Va ricordato, poi, che durante il processo di primo grado, l’accusa aveva chiesto nove anni per Formigoni, all’epoca accusato anche di associazione a delinquere. Imputazione poi caduta in sentenza. Da qui i sei anni per la sola corruzione. Subito il ricorso in appello e la richiesta, da parte della Procura generale, di confermare la pena massima, ovvero sette anni e mezzo. La Corte (presidente Marina Caroselli) ha aggravato la pena anche a carico di un altro imputato, l’ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino, portandola dai 7 anni del primo grado a 7 anni e 7 mesi, come richiesto sempre dal procuratore aggiunto Laura Pedio e dal sostituto pg Vincenzo Calia.
Un aumento di pena arrivato nonostante una parte delle imputazioni (due capi e per le condotte anteriori al novembre del 2010) per Passerino si sia prescritta. Per Formigoni, oltre alla pena, è stata aggravata anche l’interdizione dai pubblici uffici, da 6 anni a “in perpetuo”. Chiuso il capitolo giudiziario, sono partite le polemiche. Con i dioscuri del Celeste, Maurizio Lupi e Alessandro Colucci, che lo difendono. Mentre i cinquestelle, per voce del consigliere regionale Dario Violi concludono: “Formigoni ha rovinato l’immagine della Regione”.