Andrea Occhipinti, le han fatto la pelle o l’ha venduta cara? “Di sicuro non me l’hanno fatta”. Di pelle, in ogni caso, si tratta: Occhipinti ha deciso di dimettersi da presidente della sezione distributori dell’Anica “perché la nostra scelta – si legge nel comunicato della sua società Lucky Red – di distribuire Sulla mia pelle di Alessio Cremonini in contemporanea nelle sale e su Netflix ha creato molte tensioni tra gli esercenti che lo hanno programmato (pochi) e quelli che hanno scelto di non farlo (molti). Il successo del film ha aumentato queste tensioni”.
Occhipinti, nessun rimpianto?
Ho fatto la cosa più opportuna. Abbiamo realizzato il film pensandolo per il cinema, abbiamo corso i nostri rischi, poi è venuto bene, l’ha comprato Netflix: positivo, un’opera prima italiana distribuita in 190 Paesi. Certo, Netflix ha quelle modalità, non c’erano alternative all’uscita in sala in contemporanea.
Le sue dimissioni sono arrivate solo oggi (ieri, ndr).
Era la prima riunione utile dopo la pausa estiva. C’è da dire anche che la cosa è montata, insomma, ho capito che era il momento di farlo.
Perché?
Non volevo che una scelta personale, la mia, fosse intestata ai distributori, che anche solo ci si chiedesse: la condividono o meno?
Le hanno chiesto di dimettersi?
No, nessuno. E voglio essere chiaro: io combatto insieme agli esercenti, non sono il nemico. Sulla mia pelle ha provocato una scintilla, ma la questione non riguarda Lucky Red e gli esercenti italiani, bensì Netflix e l’esercizio nel mondo.
In Italia siamo reduci dalla peggiore estate al botteghino degli ultimi 13 anni.
Questa sofferenza ha amplificato la reazione, si capisce: molti esercenti sono sul punto di chiudere, i contributi sono fermi, e così il Leone d’Oro a Roma di Cuarón, i Coen, Greengrass passati a Venezia e anch’essi targati Netflix che non vedranno la sala li hanno spaventati. Quindi, la tempesta perfetta, Sulla mia pelle, di cui non sono il responsabile.
Non tutti sanno che oltre a essere distributore e produttore con Lucky Red, è anche esercente, amministratore delegato di Circuito Cinema: crede nella sala?
Eccome, è la fruizione migliore: condivisione, emozione, l’esperienza più forte, più bella.
Però?
Il mondo cambia, la reazione non può essere lo spavento. Sulla mia pelle è divenuto un caso, e che in certe sale sia andato bene ha fatto incazzare, non poco.
C’è un’altra novità: le proiezioni pirata, affollatissime.
Beh, la pirateria condivisa non è una novità, in certi posti piratavano Sky per vedersi le partite: non cambia poi molto.
Le sale da tempo non ospitano più solo cinema: concerti, opera in diretta, documentari d’arte, pilot di serie tv. E se i film Netflix fossero la pena del contrappasso?
Non deve nemmeno chiederselo, altrimenti la mettono in croce.
Come se ne esce?
Tocca essere più sofisticati, serve diversificare. Ci sono dei film che possono arrivare in sala per uscite piccole e trovare poi una visibilità più importante sulle piattaforme: non ha senso spendere centomila euro per lanciare un titolo che non dura nemmeno una settimana. Quante volte capita che il pubblico senta parlare di un film e non sappia dove trovarlo, perché non è più in programmazione? Per questi, che non hanno possibilità reale di visione se non nella pirateria, le piattaforme sono un’opportunità preziosa di sfruttamento. Non sapevamo che impatto Sulla mia pelle avrebbe avuto quando ci han chiesto di comprarlo, ma oggi possiamo chiederci: che strada avrebbe fatto senza Netflix?
Il protagonista Alessandro Borghi ha twittato: “Ma oggi, lasciatemelo dire, sapere che a Roma siamo solo in 5 sale, mi fa davvero tanto incazzare”. Che gli rispondiamo?
Stacce! Scherzi a parte, il problema è la realtà del mercato, conseguenza diretta della brevità della nostra stagione: l’estate da noi non esiste, sicché abbiamo la durata media di tenitura più esigua in Europa.
Occhipinti, lei è produttore, distributore e pure esercente: nessun conflitto d’interessi?
Non c’è conflitto, faccio le cose che hanno senso in ogni comparto. Prendo dei film, ma se poi temo non abbiano vita in sala non li faccio uscire: Sulla mia pelle da esercente l’ho preso.
Ma chi ha vinto, l’Occhipinti produttore, il distributore o l’esercente?
Ha vinto il produttore, poi l’esercente, il distributore non so. C’è chi dice che rompo gli schemi, e chi che rompo le palle. Ma…
Ma?
Solo una cosa, la più rilevante: le sale per Sulla mia pelle erano piene di giovani. E noi, ci facciamo la guerra?