Il “fuoco amico” siriano ha abbattuto l’altra notte un Ilyushin-20 russo che aveva a bordo 15 militari. È stato un S-200 – missile di un sistema antiaereo fornito dalla Russia alla Siria – a disintegrare sulle acque del Mediterraneo il velivolo che si avvicinava alla costa siriana. In quel momento i cieli erano attraversati dai missili sparati da quattro caccia F-16 israeliani che stavano attaccando il porto di Latakia e dal fuoco di risposta della contraerea.
Per tutta la giornata di ieri sono volate parole grosse fra Mosca e Gerusalemme, l’ambasciatore israeliano è stato convocato dal ministero degli Esteri russo per “chiarimenti”, il portavoce dello stesso dicastero definiva quella israeliana una “provocazione deliberata”. Poi in serata, prima che in Israele iniziasse la festività dello Yom Kippur, il presidente russo Vladimir Putin e il premier israeliano Benjamin Netanyahu si sono parlati al telefono. Putin ha cercato di stemperare la tensione assolvendo Israele e parlando di una “tragica fatalità”, di “una catena di tragiche circostanze accidentali”, ma ha anche annunciato “nuove misure per proteggere i militari in Siria che saranno evidenti a tutti”.
Israele si è detto addolorato per le perdite dei militari russi, ma ha scaricato ogni colpa sul presidente siriano Bashar Al Assad. “Il premier – afferma un comunicato ufficiale – ha sottolineato l’importanza che prosegua la cooperazione di sicurezza fra Israele e Russia, che negli ultimi tre anni è riuscita a impedire vittime da ambo le parti”.
Israele accusa Damasco di aver sparato all’impazzata verso il cielo sopra Latakia e afferma che i propri caccia avevano già lasciato l’area quando è stato abbattuto l’aereo russo. “L’antiaerea siriana – affermano le Forze armate dello Stato ebraico in una serie di tweet – hanno fatto fuoco in modo indiscriminato, senza assicurarsi che non vi fossero aerei russi a tiro”. Quanto ai caccia con la Stella di David, questi erano “già nello spazio aereo israeliano”. L’Ilyushin-20, che stava rientrando alla base aerea russa di Hmeimim, vicino a Latakia, era scomparso mentre imperversava lo scontro tra caccia con la Stella di David e i siriani. Obiettivo del raid israeliano un deposito di munizioni e un sito industriale, due i morti e almeno 10 feriti, tra cui sette militari siriani, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Israele negli ultimi tempi ha intensificato le operazioni in Siria contro arsenali e armamenti forniti dall’Iran, soprattutto contro i depositi destinati al trasferimento di armi pesanti dagli iraniani agli Hezbollah libanesi che combattono a fianco di Assad. Israele – ha avvertito Netanyahu – non può permettere che la milizia libanese si possa dotare di armi ancor più sofisticate di quelle che già possiede e che sono puntate contro lo Stato ebraico. Le accuse di Mosca contro Gerusalemme sono motivate dal fatto che lo Stato ebraico avrebbe avvertito del raid aereo il comando russo in Siria soltanto un minuto prima di passare all’azione.