Vuole ridurre il costo dei ticket e tagliare la spesa per i farmaci, “perché ora si spende male”. E rivendica l’obbligo flessibile sui vaccini, “su cui si è fatta molta esagerazione”. Nel suo ufficio sul Lungotevere il ministro della Salute Giulia Grillo, medico e deputata per i Cinque Stelle, racconta la sua idea di sanità.
Ha annunciato che chiederà al governo risorse, innanzitutto per la riduzione dei ticket su farmaci e visite. Ma di che misure parliamo?
Stiamo lavorando all’abolizione del superticket (la tassa di 10 euro su ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica, ndr), poi vogliamo rimodulare i ticket, aiutando innanzitutto le fasce più deboli, come gli anziani.
Servono molti soldi, e la manovra è già complicata.
La scorsa settimana abbiamo avuto un primo incontro con il ministero dell’Economia, ed è stato positivo. Ma non chiederemo solo risorse, perché lavoriamo anche a misure per risparmi mirati.
Ecco, arrivano i tagli.
No, parliamo di sprechi. Io ho voluto un tavolo sulla governance farmaceutica perché in questi anni, a fronte di drastici tagli ai servizi della sanità pubblica, la spesa per i farmaci è lievitata, fino a sfiorare i 30 miliardi nel 2017. E questa spesa è esplosa perché non è stata governata.
Ma dai tagli ci rimetteranno i pazienti, come al solito.
Non vogliamo togliere medicinali, ma smettere di spendere troppo, cioè male, in alcuni settori. Bisogna intervenire innanzitutto sul costo di farmaci pure preziosi, come quello per la cura dell’Epatite c. Ma in generale si è verificata troppo spesso l’estensione dell’indicazione terapeutica per alcuni prodotti, senza controlli. E ne hanno tratto vantaggio solo le aziende.
E il tavolo per la governance come potrà intervenire?
Dovrà dare le indicazioni politiche su come spendere sui farmaci, innanzitutto all’Agenzia sul farmaco. Ma l’obiettivo è che questo lavoro si traduca in leggi o altri atti normativi. Il tavolo ha quasi ultimato un documento di indirizzo politico.
Intanto servirebbe chiarezza sui vaccini. In pochi mesi avete cambiato idea mille volte: effetto anche delle pressioni dei no vax e delle divisioni interne, no?
La linea del governo era ed è chiara: trovare un equilibrio tra la tutela della salute dei cittadini e l’evitare fenomeni di esclusione sociale e scolastica. Dopodiché io ho ritenuto che lo strumento del decreto legge non fosse quello adeguato dal punto di vista giuridico. E allora si è scelta la via del disegno di legge.
In agosto M5S e Lega hanno calato un emendamento che prevedeva il rinvio di un anno dell’obbligo di vaccinarsi come requisito per l’ammissione a scuola. Un blitz anche contro di lei…
Posso dire che non l’ho condiviso, né nel merito né nel metodo.
Sono esplose le divisioni.
No, c’erano sensibilità diverse. Ma ora c’è un nostro ddl in Senato, che sarà calendarizzato appena possibile.
Il ddl prevede l’obbligo flessibile: ossia si imporranno le vaccinazioni solo dopo casi di contagio o epidemie. Molto discutibile, no?
Obbligo flessibile è una sintesi, e vuol dire che le istituzioni intervengono quando è necessario. Ed è la stessa formula che applicano in Spagna e Germania, basta informarsi (mostra un dossier di diritto comparato, ndr). Il tema dell’obbligo di vaccinazione è giuridico e non scientifico, a differenza di quanto sostengono certi ignoranti, perché attiene alla libertà personale.
L’obiezione rimane: vi muoverete solo in caso di guai.
L’obbligo si può imporre solo con precisi presupposti giuridici, a cominciare dal grave rischio per la salute pubblica. Ma il punto è la prevenzione vaccinale, per cui stiamo preparando un piano. L’ultimo piano di eradicazione del morbillo è del 2011.
E i bambini immunodepressi chi li tutelerà?
Loro purtroppo rischiano ovunque, non solo a scuola. E per quelli trapiantati non esistono precedenti di contagio negli istituti, perché vengono immunizzati prima dell’intervento.
E quelli con malattie rare o patologie oncologiche?
Li tutelerà solo il raggiungimento delle necessarie coperture vaccinali, anche senza obbligo. Ricordo che il decreto Lorenzin non le ha migliorate dove erano basse: quindi è stato inutile.
A luglio lei ha promesso una partnership pubblico-privata per aumentare la produzione di cannabis terapeutica. Ma che tempi prevede?
Purtroppo non brevissimi. Ci vorranno almeno due anni, perché a oggi l’Istituto farmaceutico non può fare di più. Ma io voglio rendere l’Italia autonoma nella produzione.
Intanto è difficile trovarla.
Ci sono problemi nella distribuzione: in Sicilia la vendono solo due farmacie. Per questo, vogliamo raddoppiare le importazioni dall’Olanda.
Quando sente parlare di cannabis light, venduta nei negozi, la Lega insorge e parla di “erba del diavolo”. Invece lei è antiproibizionista…
Io ho una posizione molto laica, ma il tema non era nel contratto del governo, quindi va trovata una mediazione.
L’ultima parola però sarà la sua. E nel frattempo il Consiglio superiore di sanità ha bocciato la vendita della cannabis light.
Non ho condiviso quel pronunciamento, perché a mio avviso il Css è entrato in un campo non suo, quello giuridico. Ora attendiamo il parere dell’Avvocatura dello Stato. Poi decideremo, anche perché la questione riguarda cinque o sei ministeri diversi.
Lei ha smentito Matteo Salvini, negando che ci sia un’emergenza di tubercolosi provocata da migranti.
Non bisogna strumentalizzare. La tubercolosi dall’immigrazione arriva, tanto che ne erano affetti anche alcuni sulla nave Diciotti. Ma il nostro sistema sanitario sa gestirlo, anche se è un costo.
Ma parlare di emergenza può creare una psicosi, no?
La psicosi non ci deve essere, ma in tanti Paesi la sanità pubblica non esiste. Quindi dobbiamo affrontare il problema, senza creare allarmismi.