Gomitata, testata e sputo. Per aver perso la testa Douglas Costa si beccherà una mini-stangata: almeno tre giornate, forse di più se il giudice sportivo volesse andarci col pugno pesante. Cosa abbia provocato la follia dello juventino invece è un mistero: sul web si rincorrono voci su un presunto insulto razzista da parte del giocatore del Sassuolo, Federico Di Francesco (figlio di Eusebio, allenatore della Roma). “Non sapete nemmeno cosa mi ha detto!”, ha risposto il brasiliano sui social a chi lo rimproverava del brutto gesto, per cui si è detto dispiaciuto. Resterà un segreto fra i due giocatori, almeno per il momento.
Il fattaccio è accaduto domenica, nei minuti finali di Juventus-Sassuolo (2-1 per i padroni di casa). Una gomitata su azione di gioco, non sanzionata; un accenno di testata a gioco fermo, punita con l’ammonizione; uno sputo a palla lontana, per cui l’arbitro Chiffi (fischietto molto giovane che ha faticato a gestire gli attimi concitati) lo ha espulso dopo segnalazione del Var.
Il codice di giustizia sportiva prevede un minimo di tre giornate di squalifica per “condotta violenta”, che possono diventare cinque in casi di “particolare gravità” (ma lo sputo non rientra nella categoria secondo la recente giurisprudenza; vedi i precedenti di Castaignos nel 2012 o Lavezzi nel 2011 ). C’è di più: la procura Figc ha inoltrato al giudice sportivo Gerardo Mastrandrea i video dei tre episodi, nell’eventualità che il direttore di gara non li abbia visti tutti. Il secondo e il terzo sono stati già sanzionati, il dubbio è sul primo: la gomitata-spallata, sicuramente volontaria, non troppo dura (l’avversario si è subito rialzato). Normale contrasto o altro fallo violento? Se il giudice dovesse optare per la seconda, potrebbe costare un turno in più.
Resta il dubbio su cosa abbia fatto Di Francesco per scatenare un simile raptus. Sul ragazzo aleggia l’ombra del razzismo, con una serie di presunti insulti diffusi sui social (insieme a una foto di una sua esultanza con saluto fascista al Lanciano, nel 2016, seguita da olemiche e chiarimenti). Il giocatore del Sassuolo non è coinvolto nel procedimento disciplinare contro Douglas Costa. Soltanto se la Juventus ricorresse contro la squalifica, mettendo nero su bianco le presunte accuse razziste (fin qui il calciatore ha fatto solo allusioni, mentre l’allenatore Massimiliano Allegri ha parlato genericamente di “provocazione”), allora la Corte d’appello valuterebbe anche la posizione di Di Francesco.
La provocazione rappresenterebbe un’attenuante, potrebbe valere uno “sconto” al brasiliano. Ma andrebbe comunque provata, mentre non sembra esserci traccia di offese discriminatorie, né nel referto arbitrale né nelle immagini televisive: solo il replay di un altro contrasto, precedente alla reazione, in cui Di Francesco entra duro sul bianconero e poi si allontana dicendogli qualcosa (ma il labiale non è chiaro). Non è neanche detto che la Juve faccia ricorso, considerata la gravità del gesto. Una cosa è certa: Douglas dovrà pagare, sono tutti d’accordo.